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INCONTRI VIP'S

27/3/09 - INCONTRI RAVVICINATI: FILIPPO PERBELLINI

Abita nel cuore pulsante della città di Giulietta e Romeo.

A fargli compagnia, nelle prime ore di un pomeriggio di fine marzo riscaldato da un tiepido sole un cane di piccola taglia, il pianoforte e candelabri di fine cesello.

Filippo Perbellini, classe 1990, ci viene incontro nascondendo dietro gli occhiali a montatura rettangolare color nera quella timidezza che inevitabilmente accompagna chi è appena stato accecato dai fari sfavillanti della celebrità.

San Remo, il teatro “Ariston”, i lustrini, i flash dei fotografi sono alle spalle da un mese circa, ma, la fretta di un altro appuntamento da rispettare è lì a attenderlo, dietro l'angolo, dove scorgi una bandiera di “Forza Italia”.

Filippo, “Pippo” per gli amici, ha tanti sogni quanti capelli – molti ricci – che spuntano sul suo capo.

Un maglione coloro grigio raccoglie un corpo esile, celato dalla giacca indossata all'”Ariston”: l'acne giovanile che accenna ad affiorare intorno al mento è l'esatto codice d'identità di un giovane che vive di libri – frequenta il Liceo Don Bosco a Verona – musica, fans e sogni. Tanti sogni e di gloria per lo più.

Filippo, cosa ti è rimasto dentro di San Remo?

“E' stata una bellissima esperienza; il ricordo più bello è stato il duetto con Cocciante, veramente molto appassionante, ricco di musica e di felicità”.

Che consigli ti ha dato Cocciante prima di guadagnare le scale sfavillanti del teatro “Ariston”?

“Bè, lui per me, oltre che essere un grandissimo artista e musicista, è un maestro di vita.
Mi ha dato moltissimi consigli su come comportarmi sul palco.
Ancora oggi, quando ci sentiamo, mi ripete di rimanere umile, di rimanere me stesso, di continuare questa grande strada, che è la passione per la musica”.

Cosa ti ha colpito di questo grande genio, Riccardo Cocciante, nato in Viet Nam?

“Mi colpito la sua semplicità e la sua voglia, strepitosa ancora nonostante l'età non più da ragazzino, di continuare a far musica.
E, devo dire che c'è riuscito, perché con “Giulietta e Romeo” e “Notre Dame de Paris” ha fatto grandissime cose”.

Come sei riuscito a conoscerlo, ad entrare in contatto con lui?

“L'ho conosciuto in Arena di Verona, quando ha fatto la prima di “Giulietta e Romeo”, sono riuscito a lasciargli un mio cd con alcuni pezzi che avevo inciso, delle cover, e gli son piaciute, perché mi ha chiamato – io veramente non ci credevo: mi pareva una cosa assurda! -.
Mi chiama e dice “Sono Riccardo Cocciante e vorrei conoscerti”.

Abbiamo lavorato insieme ed è venuto fuori appunto il pezzo “Cuore senza cuore”, che è poi il pezzo di San Remo”.

Parliamo, ora, di Pippo Perbellini calciatore.
Mi hanno detto che giochi a calcetto. E' vero, o no?

“Sì, gioco a calcetto, ma, è più un divertimento; infatti, appena tocco la palla sento piovermi contro un sonoro “Ma, va a cantare!”

Mi diverto, più che altro, e mi piace il calcio.
Mi piace lo sport in generale, mi diverto”.

Ci sono delle belle medaglie appese in questa stanza...

“Sì, sono un po' mie e di mia sorella.
Tra musica e cavallo (mia sorella fa equitazione), sci.
Mia sorella è molto brava ad equitazione, mentre io facevo sci agonistico: da piccolo ero abbastanza bravo”.

In che ruolo giochi a calcio?

Pippo si ripassa la folta e riccia chioma alla Marco Simoncelli, il giovane asso della Gilera.

“Gioco sulla fascia oppure attaccante perché corro poco.
Però, dai, me la cavicchio”.

Sei mancino o destro? “Destro”.

Sei forte di testa? Qual è il numero che nel calcio ti riesce meglio?

“Ho un buon tiro e lo scatto. Poi, però, basta”.

Il tuo giocatore preferito? E il tuo cantante?

“Il calciatore preferito? Mi piace molto Pato. Soprattutto perché è giovane e mi piace molto. Il cantante preferito è Stevie Wonder, assolutamente”.

Tu credi in Dio? “Sì, sì, assolutamente”.

Dove schiereresti in campo calcistico gli unici due papi che hai conosciuto?

“Sono due giganti; in ambito calcistico – e giù un bel sorriso -, be, metterei Voytyla portiere e Ratzinger prima punta.
E giù un altra risata!”

Perché Voytyla in porta? Perché, forse, è riuscito a parare molti colpi?

“Sì, sì. Per quello. Invece, Ratzinger ha dato un attimo di vivacità, ha stuzzicato un pò; può dare fastidio agli avversari”.

Quando hai pensato di affrontare il mondo della canzone?

“E' un sogno che inseguivo da tanto, perché ho cominciato da piccolo e all'inizio era più un gioco, era cioè una questione di divertimento.
Adesso, sì, c'è sempre il divertimento e la voglia, ma il tutto sta diventando quasi un lavoro, quindi, mi impegna molto.
E, quindi, in quest'ultimo periodo ho le idee un po' più chiare”.

Che cosa ti ha lasciato San Remo?

“E' stata un'esperienza forte, perché non avevo mai vissuto delle emozioni così forti.
Saper affrontare il palco non è semplice, perché ti trovi a dover scendere delle scalinate, con tante persone, con tanta gente che ti guarda e che s'aspetta molto da te.
E' stato difficile, ma, alla fine ce l'ho fatta.
Poi, un'altra cosa che mi è rimasta è la difficoltà di avere dieci telecamere puntate in faccia e tu che devi rispondere ai giornalisti, che a volte ti possono fare delle domande che possono dare fastidio”.

Ce ne è stata una in particolare che ti ha recato più fastidio?

“In particolare, non ho subito tante domande imbarazzanti.
Forse, l'unica critica è stata quella di assomigliare troppo al mio padrino, Cocciante.
Però, riuscire a cantare un pezzo di Cocciante significa esser arrivato ad un livello professionale buono”.

Pippo Perbellini ha scelto Cocciante o Cocciante ha scelto Pippo Perbellini?

“Io credo che lui assolutamente ha scelto me; debbo ringraziarlo perché lui è stato veramente eccezionale.
Poi, non si sa mai: mi piacerebbe molto collaborare con lui e stiamo vedendo di fare altre cose insieme. Speriamo. Mi piacerebbe molto”.

Quand'è che esce la tua ultima fatica?

“Adesso uscirà un nuovo singolo, verso i primi di aprile, con un altro video, mentre ai primi di maggio uscirà l'album”.

Non hai mai indossato una casacca di calciatore a 11?

“Ho sostenuto dei provini con l'Audace: ho fatto degli allenamenti così per provare, ma era troppo impegnativo, non riuscivo cioè a stare dietro contemporaneamente al calcio e alla musica. Mi hanno chiesto di partecipare alla Nazionale Cantanti, e sarebbe molto bello giocare con artisti di grande livello. Vediamo”.

Non hai mai suonato uno strumento musicale?

“Sì, sì suono io; oltre che cantante e musicista, suono il pianoforte, la batteria e percussioni, la chitarra, suono un po' di tutto”.

Nella vita, adesso come adesso, ti senti un attaccante, un centrocampista, un difensore o un portiere che deve parare subito i colpi bassi?

“Ma, per ora mi rivedo in un attaccante, perché, essendo giovane, è giusto che bisogna dare il cento per cento, bisogna buttarsi fuori.
Eppoi, sperare che qualche palla entri in rete. Finora è andata bene.
Speriamo di fare tanti gol”.

La squadra del cuore?

“Squadra del cuore: io amo tutte e due le squadre di Verona, anche
perché Giovanni Martinelli è mio padrino di battesimo e di cresima.
Tifo il Verona come mi piace il Chievo. E, oltre alle due squadre di Verona, mi piace anche il Milan, ho un debole per il Milan”.

Qual è il titolo della tua prossima fatica?

“Il prossimo singolo sarà “Stai”, un pezzo scritto da Neffa e spero vi piaccia, spero che sia una bella canzone”.

Grazie e in bocca al lupo per la tua carriera, Filippo!

“Ciao e grazie a tutti!”

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 27 marzo 2009












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