ULTIMA - 18/3/19 - LA VIRTUS VINCE A TERAMO E INTRAVEDE LA SALVEZZA

Continua la serie positiva della Virtus Verona di mister Gigi Fresco che vince per 2 a 1 allo stadio “Bonolis” a Teramo e la salvezza ora sembra davvero possibile. I rossoblu veronesi hanno un ottimo approccio alla gara e all’11° sono già in vantaggio. Onescu dalla destra con un traversone basso taglia l’area biancorossa e sulla palla arriva in spaccata
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INCONTRI VIP'S

31/3/09 - INCONTRI RAVVICINATI: MARCELLO PERA

Anche il senatore Marcello Pera, nato a Lucca nel 1943, confessa di aver giocato a calcio.

Da ragazzo, e molto prima di diventare, durante la XIV Legislatura, il Presidente del Senato della Repubblica (carica ricoperta nel periodo 2001-2006) e prima, dunque, di cambiare – parole sue come vedremo – 4-5 professioni, compresa quella di parlamentare.

Già ordinario di Filosofia teoretica all'Università di Catania e di Filosofia della scienza all'università di Pisa, è senatore dal 1996.

All'estero e in Italia ha pubblicato numerosi libri su trattazione filosofica.

Nel 2004 con Benedetto XVI (allora cardinale Joseph Ratzinger) ha scritto “Senza radici”, e l'ultima sua fatica “Perché dobbiamo dirci cristiani”, sfornata nel 2008, riporta la prefazione, sotto forma di lettera, scritta dall'attuale pontefice.

Senatore Marcello Pera, ma lei non ha mai giocato a calcio, da ragazzo?

“Da giovane sì, come tutti, ma non ero particolarmente promettente.
Quindi, finito il periodo diciamo così scolastico, delle Scuole Superiori, poi, ho decisamente cessato”.

E in che ruolo giocava?

“Ero portiere: mi mettevano in un ruolo di molta responsabilità, ma, non con troppo talento”.

E nella vita, che ruolo ha giocato il senatore Marcello Pera?
Allora, portiere da giovane, e finora in che ruolo crede di aver giocato?

“Bè, di ruoli ne ho giocati parecchi, perché io fatto tante professioni, ne ho fatte 4-5 diverse.
Bè, insomma, sempre con grande responsabilità e credendo fortemente in ciò che facevo”.

Attaccante, o ancora portiere?
Oppure regista di centrocampo?

“Mi sono trovato a essere attaccante, in realtà, oltre che ad attaccare sono stato attaccato.
Attaccato vuol dire che mi andava bene il ruolo del portiere, adesso mi sembra di avere un ruolo di attaccante”.

Ha una qualche fede calcistica oltre che alla fede cristiana?

“Guardo il calcio da spettatore della poltrona della domenica oppure degli altri giorni utili.
Non ho una squadra vera e propria, di cui possa dire sono tifoso”.

La Lucchese?

“Sì, ma quella è cuore, quelle sono radici, quella è casa. Quindi...necessariamente anche se la Lucchese è molto modesta e non so più in quale serie sia finita”.

Nutre una simpatia per il Milan, la Juventus (ipotesi improbabile per un toscano!), per l'Inter?

“E' vero, noi toscani non siamo amanti della Juventus, i fiorentini in particolare.
C'è una vecchia simpatia, dai tempi in cui giocavo portiere, per il Milan”.

Aveva un idolo quando giocava portiere da ragazzo?

“Sì, me ne ricordo – e giù una risata - parecchi portieri.
Mi ricordo i portieri stranieri, i portieri russi che erano considerati dei grandissimi – Lev Yaschin, suggeriamo – di grande scuola.
Yascin era un mito della mia giovinezza.
E, il vecchio Buffon, del Milan.
E, questi giocatori avevano una caratteristica, secondo me, avevano un aspetto – pensi a Lorenzo Buffon, insomma – di persone molto rigorose, molto serie, molto responsabili.
E certamente poco inclini, come molti protagonisti dello sport oggi sono, allo spettacolo, al varietà”.

Se stilassimo una Nazionale degli ultimi papi del 900, dove metterebbe Ratzinger – sappiamo che lei, quando l'attuale pontefice era ancora cardinale, ha scritto un libro a quattro mani e anche nell'ultima sua fatica – “Perché dobbiamo cristiani” - il papa le ha scritto una lettera nell'introduzione -, dove Voytyla, Montini e papa Giovanni XXIII?

“Mi sento poco rispettoso; comunque, Ratzinger certamente uomo di punta, perché è un uomo di grande dottrina e profondità”.

Voytyla?

“Ugualmente: oltre che essere stato una persona di grande tenuta – si consideri la sua lunga vita da papa e i tanti ruoli che lui ha svolto anche indirettamente e qualche volta direttamente politici -.”

E papa Montini, dove lo mettiamo?
In difesa, a centrocampo...

“E' un'analogia, questa, che mi torna difficile; tuttavia, Montini era un uomo del confronto con le novità e con la modernità.
Fu, secondo me, un grande papa”.

Si è mai commosso calcisticamente il senatore Marcello Pera?
Guardando i Mondiali, le Olimpiadi, quando sente un inno patriotico?

“Bè, l'inno dà sempre qualche brivido a tutti, ti fa avvertire una identità.
La commozione a eventi sportivi, direi proprio una commozione no; entusiasmo tanto quando si vedono e si verificano i grandi eventi”.

E in privato?

“Per quanto riguarda gli eventi sportivi, no, per il resto sì”.

L'ultima volta che si è commosso in pubblico e nell'esercizio delle sue funzioni di parlamentare o di Presidente del Senato?

“Bè, mi sono commosso più volte in occasioni pubbliche, cerimonie.
Mi sono commosso quando ho visitato Auswitz, mi sono commosso quando sono andato a visitare i nostri militari in Iraq.
Mi capita di commuovermi, sì.
E, poi, mi commuovo di cose un po' meno appariscenti dal punto di vista pubblico.
Mi commuovono i piccoli, ma importanti episodi della nostra vita quotidiana”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 31 marzo 2009












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