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INCONTRI VIP'S

27/5/09 - INCONTRI RAVVICINATI: CARD. EMMANUEL WAMALA

WAMALA, “L'HAMRIN DELL'UGANDA”

Emmanuel Wamala (Kamaggwa, 15 dicembre 1926) è primate d'Uganda ed arcivescovo emerito di Kampala.

Ha frequentato il Seminario di Katingodo, poi, nel 1956 è giunto all'Urbaniana a Roma, dove il 21 dicembre è stato ordinato sacerdote.

Ha proseguito gli studi alla Gregoriana, conseguendo la licenza in Scienze Sociali.

Nel 1960 ritorna in Uganda, dove insegna presso il Seminario di Bukalasa fino al 1968, quando viene nominato cappellano della Makerere University.

Nel 1974 viene nominato vicario generale di Masaka, mentre il 17 luglio 1981 è eletto vescovo di Kiyinga-Mityana.

L'8 febbraio 1990 papa Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Kampala, ed è lo stesso pontefice a proclamarlo “principe della Chiesa” nel Concistoro del 26 novembre 1994.

Il cardinale Emmanuel Wamala ha partecipato al conclave che nell'aprile 2005 ha portato all'elezione di papa Benedetto XVI.

Eminenza, ha mai fatto sport?

“Sì, nella mia vita io ho fatto sport, specialmente nel seminario minore e maggiore del mio Paese. Dopo queste due parentesi non ho più continuato.
Ma, nel seminario minore e maggiore io giocavo a calcio”.

E in che ruolo giocava?

“Con il 7 e il 3”.

Quindi, ala destra e terzino sinistro?

“Più ala destra, perché calciavo solo di destro”.

In Uganda, il calcio lo segue?

“Non tanto, non tanto. Come sport, invece, il calcio è molto conosciuto, molto amato e molto stimato. Ma, io non lo seguo tanto”.

Torniamo, Eminenza, a lei calciatore. Che tipo di atleta era, quali erano le sue caratteristiche?

“Ero molto veloce; possedevo il dribbling, un buon tiro, vedevo la porta ed ero un leader del seminario. Giocavo bene. Insomma, la mia squadra contava molto su di me. Ricordo gli applausi degli studenti quando facevo un bel numero o quando segnavo”.

Quindi, faceva anche dei gol?
Era uno pericoloso sotto porta?

“Sì, sì, facevo anche i gol nel seminario in Uganda”.

Aveva un idolo, allora, simpatizzava per qualche campione?

“Quand'eravamo ragazzi, noi non conoscevamo i giocatori europei”.

Non conoscevate nemmeno Pelè?

“Sì, Pelè lo abbiamo conosciuto, ma lui è venuto più tardi. Io avevo già lasciato il seminario in Uganda quando esplose Pelè”.

Ha praticato altri sport oltre al calcio?

“Ho giocato solo a calcio. Atletica? No”.

Da ragazzo, in seminario, giocava ala destra. Nella vita, invece, che ruolo ritiene di aver giocato il cardinal Emmanuel Wamala?

“Nella vita? Ho giocato il ruolo di pastore, sono stato pastore. Non attaccavo nessuno, ma cercavo di guidare il gregge di Dio. E, con amore e grazia”.

Lei ha conosciuto i papi del 900, da Pio XII a Benedetto XVI.
Sapeva che papa Eugenio Pacelli, Pio XII, faceva canoa?

“Ho conosciuto Pio XII, papa Pacelli. Prima di venire a Roma come studente, avevo sentito molto parlare di lui; specialmente le sue allocuzioni durante la Guerra.
Poi, quando sono venuto a Roma, l'ho visto da vicino, siamo stati ricevuti in udienza con il nostro vescovo.
Ho conosciuto Paolo VI, papa Montini, il quale ha anche visitato il nostro Paese, ha canonizzato i nostri martiri.
Ho conosciuto papa Giovanni XXIII, papa Roncalli”.

Che ricordo ha del “papa buono”, papa Roncalli?

“Tutti, tutti erano buoni”.

Immaginiamo, Eminenza. Ma, conserva un aneddoto, un ricordo in particolare del pontefice del Concilio Vaticano II?

“Giovanni XXIII era una persona semplice, ben ricevuto nel mondo. Qualsiasi persona poteva essere vicina a lui: era semplice”.

Ha fatto in tempo a conoscere papa Giovanni Paolo I, papa Albino Luciani?

“No, no, non l'ho conosciuto”.

Sì, invece, papa Giovanni Paolo II...

“Vorrei dire che quello è il mio papa, perché mi ha fatto vescovo e mi ha fatto cardinale.
E, poi, quando ero presidente della Conferenza Episcopale, e in una visita a Limena l'ho invitato a venire in Uganda, e lui è venuto”.

Che ricordo ha di questo papa che vogliono fare santo?

“Per me, è un uomo che merita di essere dichiarato santo, e che nella sua semplicità, nelle sue lettere, nelle sue encicliche era molto semplice da leggere, ma profondo nella spiritualità. Autoritariamente, ha giocato un ruolo di Pietro, di guidare il gregge di Dio. Anche nei suoi viaggi – mi sembra un centinaio di viaggi – è stato molto vicino alla gente per conoscere le loro condizioni e per dare adeguate risoluzioni e dignità ai loro problemi”.

E, papa Benedetto XVI, papa Ratzinger?

“Ratzinger? Anche lui è il mio papa perché sono stato nel conclave quando lui è stato eletto. L'unico conclave cui ho partecipato. Allora, sono fiero che lui sia il giusto Santo Padre per i nostri tempi. Sì, i nostri tempi così esigono un papa come quello e risponde adeguatamente alle esigenze del tempo in cui viviamo”.

A questi pontefici, se lei fosse un allenatore, un mister di calcio dove li schiererebbe?

“Nel campo di calcio? Nel campo di calcio ci sono dei ruoli che sono punti di riferimento a cui si delegano tutte le azioni”.

Allora, Vojtjla lo metterebbe a centro-campo come play maker, regista?
“Sì, sì”.

Ratzinger?
“Bè, quello ha cominciato il suo servizio. E' ancora presto”.

Papa Roncalli, il “papa buono”?

“Nel gioco del calcio – e il cardinale si lascia andare a una lunga risata -.
E' molto difficile rispondere. Forse... Non so”.

In porta perché ha parato diversi colpi?
“Non so, non penso così”.

Papa Montini, Paolo VI?
Difensore dopo il Concilio Vaticano II?

“Non, non soltanto difensore, ma anche attaccante perché doveva portare avanti quel lavoro del Concilio Vaticano II”.

Che momento sta vivendo l'Uganda dal punto di vista religioso e politico?

“Dal punto di vista religioso, l'Uganda potremmo dire sta godendo la sua primavera perché la Chiesa cresce, la vita cristiana cresce anche.
E' questione solo di approfondire la vita cristiana e le vocazioni alla vita sacerdotale o religiose o anche matrimoniali crescono. E possiamo dire che vive la sua primavera”.

Dal punto di vista politico, invece?

“C'è molto da fare là. Considerando il fatto che siamo indipendenti da 47 anni, in questi 47 anni abbiamo avuto due guerre civili. Abbiamo avuto un'onda di banditi, che hanno disturbato una zona dell'Uganda per 23 anni. Adesso che le guerre civili sono indietro (lontane), le abbiamo già più o meno dimenticate, e anche quell'onda dei banditi è fuori e sta nel Congo, ebbene, siamo sulla strada per andare avanti, in vista della crescita della Nazione sia anche a livello di democrazia”.

L'ha conosciuto il cardinal Tarcisio Bertone, colui che ha promosso il Campionato di calcio del Vaticano e nostro ospite sul libro “Vip nel pallone”?

“Sì, sono stato vicino a lui in occasione di un viaggio in Messico”.

Recentemente, allora?
“Sì, recentemente. Lui è venuto con me”.

Ha apprezzato, allora, Eminenza, il grande entusiasmo e ottimismo tipico di un salesiano come il cardinal Bertone.

“Conosco poco di lui, ma credo che farà un buon servizio”.

Ha una simpatia per qualche squadra, per qualche giocatore di adesso?

“Io non ho simpatia per le partite di calcio. Da noi adesso seguono molto le partite del campionato inglese. Molto, molto”.

Sa che domani (mercoledì sera) Manchester e Barcellona si contenderanno la finale di Champion's League?

“Non solo i giovani, ma anche i più grandi seguono le partite del campionato inglese.
Io adesso non mi interesso tanto di sport”.

Nemmeno una simpatia per l'Inter, il Milan o la Juventus.
Sa che l'Inter ha appena vinto lo scudetto?

“C'era uno della Juventus, un giocatore, che è andato a giocare in Sudamerica, quando la squadra italiana era molto conosciuta e tutti volevano sempre vincere. Non è in Italia adesso: non sappiamo dove è andato”.

Nemmeno per l'Arsenal (tentiamo in tutte le maniere di scoprire la “fede calcistica” del cardinal Wamala)?

“Da noi parlano molto di Arsenal”.

Probabilmente perché milita qualche giocatore dell'Uganda?

“No, no. Sono pazzi per l'Arsenal”.

Il suo santo preferito: San Francesco d'Assisi, Sant'Agostino?

“Santa Teresa del bambin Gesù”.

La salutiamo e la ringraziamo, Eminenza, sperando di vedere al più presto la Nazionale dell'Uganda partecipare nei prossimi Mondiali di Sudafrica 2010.

Non ha mai partecipato e come suo miglior traguardo è un secondo posto in Coppa d'Africa nel 1978.

“Ma, ha partecipato ai Mondiali?
Credo di no anch'io”.

“Forse, alla Coppa d'Africa” suggeriscono lì vicino gli amici Tiziano Formenti e Silvano Mosele.

“Nello sport” riprende il cardinal Emmanuel Wamala “è molto debole in Uganda. Gioca bene a calcio, quello sì, ma non arriva a livello di Camerun e di Nigeria. O del Marocco”.

Infine, il suo motto, Eminenza.

“”In Te speravi” (“In Te, Dio, ho riposto la speranza”)”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 26 maggio 2009
seguiranno foto...

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