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INCONTRI VIP'S

25/8/09 - INCONTRI RAVVICINATI: MASSIMO PICOZZI

A COLPI DI...PICOZZI

Psichiatra e criminologo, Massimo Picozzi, classe 1956, è il più grande esperto italiano di criminal profiling.

Insegna criminologia presso l'Università “Carlo Cattaneo” di Castellanza, dove dirige il Centro di ricerca sul crimine.

Le forze dell'ordine si avvalgano delle sue perizie in merito ai più gravosi fatti di cronaca compiuti in questi ultimi dieci anni, dal delitto di Erika e Omar a Novi Ligure al caso delle “Bestie di Satana”, dall'omicidio di Samuele Lorenzi a Cogne, alla strage di Erba.

Collabora con riviste e periodici e ha condotto trasmissioni televisive di approfondimento, quali “Serial Killer” (su Italia 1), “La linea d'ombra” (Rai 2).

Da cinque anni a questa parte, è anche un apprezzato scrittore, firmando testi a quattro mani con Carlo Lucarelli.

Professor Picozzi, parlando di argomenti più dolci rispetto ai crimini efferati di cui lei si sta occupando, ha mai giocato al calcio?

“Sì, ho giocato a calcio; anzi, forse, quando avevo 12-13 anni mi ero spostato da Milano a un paesino della provincia, ed è stato proprio il calcio e l'oratorio a permettermi di stringere nuove amicizie e di inserirmi in una nuova realtà”.

E in che ruolo?

“Essendo tra i più grandi – ma, sono ancora una persona abbastanza imponente di statura, ma ero tra i più sviluppati più precocemente – e mi piazzavano come centravanti. E, siccome le mie doti ginniche ed atletiche non erano un granché, ma avevo una fortuna strepitosa, ero soprannominato “Muller”, da Gerd Muller. Che non era assolutamente bello a vedersi e segnava con tutto: un po' come Pippo Inzaghi adesso, gli tiravano addosso, tirava di istinto, anche con le parti meno nobili”.

Quindi, lei Picozzi è milanista, par di capire...

“La mia fede è milanista, oltretutto ho avuto un papà juventino, che, nonostante fosse bianco-nero, si prestava a portarmi a “San Siro” a vedere il Milan. Peraltro, i miei ricordi di infanzia legati a partite viste a “San Siro” sono anche lì piuttosto traumatici, perché quello che ho stampato in mente è Mora (Milan) che finisce nella porta con la gamba fratturata a ciondoloni, e quando ero a pochi metri quando Romeo Benetti (Milan) passò sul ginocchio di Liguori del Bologna e ancora adesso sento un crac. Però, poi, sono anche volato a Manchester a vedermi la finale Milan Juventus, quindi, ho anche ricordi recenti molto più piacevoli. Cosa succede adesso, francamente non riesco a capirlo”.

Qual è la persona che ha commesso il più grande “crimine” nel calcio: un arbitro che assegna un rigore inesistente in una finale di Champion's League, oppure indicare Luciano Moggi basta avanza?

“Diciamo che con tutta la simpatia per il buon Maradona, il peggio è la sua “mano de Dios”: evidentemente è qualcosa di totalmente antisportivo, che tanto ci siamo un po' appassionati quando Di Canio ai tempi fermò l'azione che poteva andare in gol e tutti ne hanno fatto elogio. Sicuramente quei gesti, e poi naturalmente i falli; ogni tanto se ne vedono da veri killer”.

Anche la simulazione in campo o in area è un bel “crimine” o no?

“La simulazione un po' meno: ogni tanto capita una o due volte all'anno e non sempre nel campionato italiano – anche più facile in quello inglese – entrate assassine, a gamba tesa sulle ginocchia che francamente in alcuni casi meritano una denuncia penale, dritto, sparato, saltando il discorso del Tribunale sportivo”.

Il suo idolo di oggi e quello di ieri?

“Il mio idolo di oggi? Se Kakà non se ne fosse andato, tutto sommato avrei avuto occasione uno. Anche perché è sempre stata una persona molto discreta. Quello di ieri, ahimè, Maldini è diventato l'idolo di ieri. Da poco tempo”.

Milanisti fino in fondo, dunque?

“Sì, sì, sempre e assolutamente. Devo dire che mi piacciono molto anche altri giocatori: quelli che fanno il loro lavoro, stanno in silenzio, non fanno polemiche sono quelli che ho apprezzato più. Del Piero è una persona che apprezzo, perché fa il suo senza mai alzare i toni”.

La Nazionale che le è più piaciuta?

“Io sono legato però a ricordi miei e di mio padre che vedevamo insieme: Italia-Germania 4 a 3. Quindi, per me quella è quella che mi è rimasta assolutamente nel cuore”.

Il più grande “gol” e la più clamorosa “autorete” commessa da Massimo Picozzi criminologo?

“Ah. Il più grande autogol? Forse, agli inizi della mia carriera mi sono fidato di qualche giornalista, che mi raccontava che le fonti non riservate naturalmente. E lì ho sbagliato; autogol fortunatamente di poco conto. Il più grande gol? Di farmi trovare pronto in situazioni particolari. Mi viene in mente l'indagine su Cogne e, quella volta, forte della mia esperienza, scientemente non aprir bocca, non dire nulla di tutto ciò che concerneva l'indagine, manco il più piccolo dettaglio. Che è stata una cosa molto apprezzata”.

Non si è mai commosso, cos'è che la tocca professionalmente più nel profondo?

“Sono i dettagli in genere: quando interveniamo su un'indagine su una scena del crimine, le difese scattano in maniera molto veloce, si cerca di capire cos'è accaduto e non l'uomo, la vittima che sta dietro la macchia di sangue. Quello che commuove, appunto, sono i particolari. Per esempio, sulla scena della villetta di Cogne, aver visto il giocattolo di Samuele piuttosto che la scarpina messa in un angolo sono quelle cose che aggirano le barriere difensive, su cui sempre non si è pronti, e a questo punto colpiscono sotto la cintura”.

Se fosse un ipotetico allenatore della Nazionale dei papi, questi ultimi pontefici dove li schiererebbe?

“Ratzinger è ovviamente in difesa, al punto che francamente sta facendo un catenaccio tale, che rischia di subire una valanga di gol. Io all'attacco, per affetto, ci metterei papa Pacelli. Voitjla al secondo posto. Papa Pacelli è una persona assolutamente da valutare: eh, direi che Pio XII è dietro le punte. Vojtjla? Ha vissuto tutta una vita in attacco. Montini? Secondo me, è la persona la più sottovalutata. Una persona di grande spessore e di grande sofferenza per il ruolo che ha ricoperto. Lo mettiamo in porta: un ruolo delicato ha avuto e allora lo mettiamo in porta”.

Il delitto che sta aspettando di risolvere?

“Mi piace molto passare da delitti realizzati, accaduti e da indagare a prevenire, cioè, a far parte di come sto lavorando: con Magistratura e Polizia costruire delle unità per identificare e catturare al più presto criminali più violenti”.

Qual è il delitto che le dà più fastidio?

“Il delitto che mi dà più fastidio è il delitto sui bambini”.

Anche il modo in cui li massacrano?

“No, no, è proprio qualunque tipo di atto violento, di molestia, di sadismo soprattutto a sfondo sessuale è la cosa più difficile da affrontare proprio perché mette in atto delle dinamiche emotive, ma è la cosa più vergognosa e più terribile”.

L'ultima volta che ha sorriso?

“Oh, stasera: avendo scelto tutti insieme di raccontare anche storie così curiose, simpatiche, interessanti, come “Il ladro della Gioconda” e “Charles Ponzi”, diciamo che ci siamo un po' divertiti insieme e abbiamo sorriso insieme”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 14 agosto 2009

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