ULTIMA - 17/2/19 - GIANA ERMINIO E VIRTUS VERONA SI DIVIDONO LA POSTA (1-1)

E' finito 1 a 1 lo scontro salvezza fra Giana Erminio e Virtus Verona, valido per la 27^ giornata di campionato (8^ di ritorno), che si è giocato ieri al Comunale “Città di Gorgonzola”. Un punto che serve poco ad entrambe che se finisse oggi il campionato sarebbero retrocesse in serie D. Il Giana è terzultimo a 26 punti mentre la Virtus Verona è sempre
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INCONTRI VIP'S

2/9/09 - INCONTRI RAVVICINATI: GIANCARLO MAZZUCA

GIOCARE CON LA mazZUCA

Nato a Forlì nel 1948, Giancarlo Mazzuca, prima di diventare direttore responsabile de “Il Resto del Carlino”, del “Quotidiano Nazionale”, e il direttore editoriale de “La Nazione” e de “Il Giorno”, ha ricoperto il ruolo di vicedirettore a “La Voce” di Indro Montanelli e di “Fortune”.

E' stato anche inviato speciale al “Corriere della Sera” e caporedattore a “Il Giornale”.

Ha scritto diversi libri, e dall'aprile 2008 è diventato Deputato nelle file del Pdl.

C'è tanta fierezza di romagnolo nei suoi fondi, direttore.

“Sono contento e orgoglioso di essere romagnolo, e quando posso torno alla mia Romagna perché è la mia regione, la mia terra. Mi lega il ricordo di una giovinezza molto cara e il ricordo dei miei genitori; quindi, per me la Romagna è sempre la numero uno”.

Ha mai giocato a calcio da ragazzo nella sua Romagna?

“Sì, ho giocato da bambino, non ero un granché, ero un po' una schiappetta; però, giocavo da terzino e come terzino ero un po' falloso: mi difendevo”.

Destro o sinistro? “Destro”.

Nella vita che ruolo ritiene di aver giocato finora l'on. Mazzuca?

“Be, credo di aver giocato un ruolo molto più importante come giornalista. Ruolo? Attaccante, abbastanza critico e, quindi, di aver segnato molti gol. Come parlamentare, sono ancora non dico all'autogol, però ancora tanti gol non ne ho fatti. Spero di rifarmi nel secondo tempo”.

Il gol più bello finora segnato, da giornalista?

“Il gol più bello è aver lavorato assieme a Montanelli e aver avuto la possibilità con lui di imparare il mestiere, di poter scrivere dei corsivi molto incisivi, di aver seguito, o cercato di seguire le lezioni che mi ha dato. Io credo di essere cresciuto, stando con Montanelli in quei tre anni, prima a “Il Giornale” e poi a “La Voce”. Mi sono serviti moltissimo e, quindi, il mio ricordo è sempre legato a quel periodo lì”.

Cos'ha imparato Mazzuca da Indro Montanelli?

“La chiarezza dell'esposizione: lui diceva sempre che quando battevi un fondo non bisognava sapere molto, ma bastava avere un concetto, svilupparlo, di scrivere molto semplice e di essere soprattutto in sintonia con il proprio lettore. Credo di aver cercato poi di attenermi a queste regole e ho capito in queste regole si riesce ad avere un proprio pubblico”.

L'autogol invece più clamoroso?

“Ma, di infortuni ne ho fatti tanti, di errori tanti. Non so qual è stato l'infortunio giornalistico più clamoroso, ne ho fatti tanti. Ma, grandi smentite non ne ho avute, quindi, sinceramente adesso come adesso non ricordo un episodio più grosso dell'altro. Rammarico? Ma non so neanche. A un certo punto, ho avuto il rammarico di aver lasciato il “Corriere della Sera”; di solito il “Corriere della Sera” non si lascia. Però, poi, se non andavo via dal “Corriere della Sera”, non imparavo ad andare dietro a Montanelli, a seguire l'avventura de “La Voce”. Non lo so, è difficile capire. Adesso, per esempio, posso aver avuto il rammarico di aver lasciato il giornalismo attivo per fare il parlamentare. Può darsi che poi, in un secondo momento, la partita possa essere risulta. Può capitare come in una partita di calcio, che può essere decisa in zona Cesarini, al 91mo minuto”.

La sua fede calcistica?

“Be, il Bologna chiaramente; purtroppo, non è un Bologna che fa molto soddisfare. E' un Bologna un po' deludente; speriamo che prima poi il Bologna venga fuori. Ecco, il Bologna è un po' la cartina tornasole di una città che è sempre stata all'avanguardia in Italia, ma, che, da un po' di anni a questa parte, è la “Bella addormentata nel bosco””.

Il mito calcistico di ieri e quello odierno.

“Be, di ieri, senz'altro, un grande giocatore che ho sempre amato era Gianni Rivera. Il giocatore che mi piace di più oggi in Italia? Dico Di Vaio perché è del Bologna”.

Se lei fosse il cittì di una Nazionale di api, dove schiererebbe gli ultimi pontefici, in che ruolo?

“Montini sarebbe un ottimo centrocampista, alla Mudingavj, un elemento che serviva ottime palle all'attacco; papa Giovanni Paolo II, senz'altro, centravanti, mentre papa Benedetto XVI lo metterei mediano, terzino. Però, non ha il passo da terzino: attaccante, allora, ala destra. Però, non segna molti gol”.

Quand'è che si è commosso l'ultima volta?

“Ma, mi sono commosso spesso; poco tempo fa, parlando dei miei genitori a Forlì, li ho ricordati e mi sono commosso”.

Calcisticamente non si è mai commosso: non so, quando sente l'inno di Mameli?

“Certe volte, quando a livello di Nazionale vinciamo, l'inno di Mameli commuove me, ma anche tutti gli italiani. Quindi, è senz'altro un inno che commuove. Mi dispiace che molte volte ci commuoviamo solo quando gioca la Nazionale di calcio: lo sottolineavo l'altro giorno. Siamo un Paese che non ha mai avuto una vera unità nazionale, siamo un'Italia che viene fuori dall'Italia dei Comuni e delle Signorie, e non riesce a trovare una spinta nazionale. Solo spinte dal Sud o le spinte del Nord della Lega, e non riusciamo mai a trovare un minimo comun denominatore, salvo quando c'è o la pastasciutta, che piace a tutti gli italiani, oppure la Nazionale di calcio”.

Lei ci crede? E come se l'immagina l'Aldilà?

“Io spero in un Aldilà sereno, che possa appunto essere il futuro dell'umanità, nel senso che da là si può vedere cos'è il mondo dal di sopra”.

Vorrebbe rivedere i suoi genitori anche lei, riabbracciarli?

“Magari, magari: però, è difficile dirlo. Comunque, la speranza, la fede c'è: io mi auguro che ci sia un Aldilà. Se lo augurano, a cominciare i preti, ma se lo augurano anche i cittadini di buona volontà, perché una vita senza un Aldilà è una vita che ti crea molti interrogativo, molti dubbi”.

E' una sorta di tagliatella insipida...

“Sì, è vero, per la tagliatella ci vuole il ragù buono, però, ci può essere anche una tagliatella con il prosciutto, ed è buona lo stesso”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 2 settembre 2009






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