ULTIMA - 17/2/19 - GIANA ERMINIO E VIRTUS VERONA SI DIVIDONO LA POSTA (1-1)

E' finito 1 a 1 lo scontro salvezza fra Giana Erminio e Virtus Verona, valido per la 27^ giornata di campionato (8^ di ritorno), che si è giocato ieri al Comunale “Città di Gorgonzola”. Un punto che serve poco ad entrambe che se finisse oggi il campionato sarebbero retrocesse in serie D. Il Giana è terzultimo a 26 punti mentre la Virtus Verona è sempre
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INCONTRI VIP'S

7/9/09 - INCONTRI RAVVICINATI: MONS. GIUSEPPE VERUCCHI

VERUCCHI: “VI PREGO, DATEMI DEL PIRLO!”

Monsignor Giuseppe Verucchi, nato nel 1937 a Miceno, frazione di Pavullo nel Frignano (Modena) – dalle parti di Luca Toni, per intenderci - è l'arcivescovo di Ravenna e Cervia.
Ci concede l'intervista dopo aver celebrato messa nella chiesa di Stella Maris, a Milano Marittima, la gaudente – soprattutto in estate – frazione di Cervia.

Eccellenza, non ha mai giocato a calcio, nell'oratorio, da bambino?

“No, nell'oratorio no perché io sono nato in montagna e non c'era neanche un metro di oratorio; però, una volta diventato sacerdote cappellano, io ho rivitalizzato l'oratorio della parrocchia, facendo nascere delle squadre di calcio.
Avevamo squadre di calcio, a seconda delle varie età, e poi la pallavolo e la podistica. Io in seminario qualche rara volta giocavo in seminario, ma, per il fatto che in seminario eravamo in molti e i campi grandi non li avevamo, ci siamo appassionati per forza alla pallavolo.
In un campo di calcio ci stanno almeno 7-8 campi da pallavolo e noi abbiamo dovuto, per giocare tutti, realizzare tanti campi da pallavolo. E, lì ci siamo specializzati, e posso dire che avevamo raggiunto un livello anche abbastanza alto: non siamo andati a fare le gare competitive, ma, se andavamo, davamo del filo da torcere alle avversarie più titolate”.

Siamo nel Modenese, par di capire dal suo accento, monsignore?

“Sì, sì. Però, una volta diventato cappellano, vivendo in mezzo ai
giovani, ho cercato di dare molta importanza alla crescita globale dei ragazzi. Ci tenevo alla scuola, allo sport, al divertimento e all'aggregazione, e ci tenevo alla vita spirituale, per cui i ragazzi vivevano una vita completa. Cioè, passavano dalla scuola, alla famiglia, al campo sportivo, alla chiesa, agli incontri, alle meditazioni, alla vita sacramentale, ed è stata un'esperienza bellissima. A livello personale, sono un po' desideroso di seguire un po' tutti gli sport. Mi appassiono al calcio – peccato che non posso dedicare tanto tempo -, per cui seguo le partite, ci sto male quando la mia squadra perde, la Juve”.

Un giocatore della Juve di ieri e di oggi che l'appassiona?

“Mi piace Del Piero, per la serietà, e quel che è morto? Scirea. Bravissimo atleta. Quando poi le persone son brave non importa a quale squadra appartengono. E, ci tengo soprattutto a vedere l'uomo, la persona, i valori, perché ci sono anche dei giocatori bravissimi dal punto di vista tecnico, ma, valgono ben poco dal punto di vista umano. Va be, li guardo giocare, ma, non è che li apprezzo molto. Però, mi interessano molto anche tutti gli altri sport, tutto, tutto. Adesso, per esempio, a Ravenna abbiamo la Ildem, già mamma due volte, più di 40 anni, e continua a gareggiare a canoa ed è bravissima. Pensi, per dirle: non posso vedermi in diretta tutte le partite di calcio, perché nell'orario in cui si svolgono le partite, non ho tempo. Allora, le partite le registro, e cerco di non farmi dire il risultato, così alla sera me lo guardo”.

La Nazionale italiana che le è più piaciuta?

“Mi è piaciuta molto la Nazionale che ha vinto in Spagna; quella lì è stata appassionante, anche perché l'ho vissuta assieme ai ragazzi e le ricordo che dopo la vittoria – mi sembra al “Bernabeu” - ho fatto un campeggio, un'esperienza estiva con i ragazzi, e avevo i ragazzi di 18-20 anni con me. Siamo arrivati al “Bernabeu”, al “Santiago Bernabeu” e i ragazzi – e giù un sorriso – sono andati a baciare il campo. Bellissimo, bellissimo! Ma, mi è piaciuta moltissimo anche quella che ha vinto anche tre anni fa, quella di Lippi, insomma. Soprattutto, mi sono appassionato a certe conversazioni che dopo ho sentito fare da alcuni giocatori. Ho sentito che veramente ce l'hanno messa tutta, al di là anche delle loro capacità fisiche. Ha vinto il gruppo, ma ha vinto – dai, mi aiuti lei; quel giocatore che stava male, era ammalato, soffriva di diarrea che so io; quello della Bassa Italia: Gattuso, ecco, Gattuso: è stata una cosa splendida perché Gattuso sembra un torello, mamma mia! Invece, si è rivelato di una umanità, di una semplicità incredibile: molto bello! Poi, Maldini: sono esempi questi qui di vita. Io, poi, personalmente, non li conosco, ma da quello che si vede, sono delle grandi persone. Ma, ce ne sono anche il altri campi dello sport, non solo nel calcio”.

La nominiamo, Eccellenza, ipotetico cittì della Nazionale degli ultimi pontefici. Dove schiererebbe Ratzinger, Montini, Roncalli, Pio XII e gli altri che ora dimentico?

“Eh, eh. Si potrebbe dire che Giovanni Paolo II potrebbe essere un attaccante perché questi ha girato il mondo intero per poter annunciare Cristo, e, quindi, fare gol, e annunciare veramente Cristo è stata una cosa incredibile. L'attuale papa mi sembra che sia da centrocampo, perché sta cercando di tenere unita la Chiesa nel dopo Concilio, e sta tentando di vivere momenti ecumenici importanti per unire, amalgamare le varie anime che ci sono all'interno della Chiesa. Montini ha dovuto dirigere il Concilio Vaticano II: forse, al posto di Cannavaro, che sa tenere a bada e guidarli tutti. E, ha dovuto faticare non poco. Ha ricevuto l'eredità del Concilio, che era nata da Giovanni XXIII. Il quale, con ogni probabilità, ha pensato ad un Concilio secondo la tradizione della Chiesa. Cioè un Concilio che si doveva risolvere in 2-3 mesi, e avrebbe dovuto affrontare alcune questioni, ma in brevissimo tempo. Dopodiché, una volta che l'ha fatto partire, lo Spirito Santo ha portato il Concilio a fiorire in tantissime altre direzioni. Papa Roncalli non so dove collocarlo all'interno della squadra. Forse, è un allenatore che si è trovato una squadra, che poi ha giocato in maniera anche un po' diversa da quello che lui si aspettava. Poi, dopo 4-5 anni di pontificato è morto, quindi, l'eredità sua l'ha raccolta Montini e l'ha dovuta portare avanti anche se con fatica. Papa Montini, credo che lo scopriremo, come capita spesso, negli anni a venire, perché è stato un grandissimo papa, poco capito al momento. Ma, in seguito alla prova dei fatti, alla verifica della storia, apparirà un papa sempre sempre più grande, e sono convinto anche l'attuale Ratzinger sarà uguale”.

Cos'è che la commuove più facilmente; quand'è l'ultima volta che ha pianto?

“Ah, mi commuovo spesso; mi commuovo davanti alle cose belle, davanti alle sofferenze, davanti alle gioie. Io ho una scorza molto dura, ma, al di là della scorza, c'è, anzi, cerco di trattenermi – e, forse, anche per questo che sembro un po' aggressivo – mi trattengo, perché senno mi scopro. Non la considero mica una debolezza, ma, non si può star lì a lacrimare e a piangere. Insomma, bisogna avere anche un po' di forza. Ma, mi commuovo molto spesso, davanti a un bambino, non so, davanti a una famiglia bella, davanti a un bel tramonto, davanti a una montagna, ma, soprattutto, davanti ai fatti. I fatti, gli episodi. La lettura del curato d'Ars, che sto leggendo ripetutamente in questi giorni. Leggo vari libri sul curato d'Ars e mi commuovo quando rileggo, poi, per l'ennesima volta dei fatti. Perché si vive la presenza del Signore in questo piccolo prete di Ars”.

Come si immagina l'Aldilà, Eccellenza Verucchi?

“L'Aldilà? La pienezza della vita, la pienezza della gioia. Non ho in testa il paradiso, il giardino, che so io; ho in testa una Comunione. Allora: ci sono delle esperienze che noi facciamo di qua, che sono una percentuale minima di quello che sarà di là. Le esperienze che facciamo di qua sono soprattutto quelle che anticipano l'Aldilà, esperienze di fraternità, di Comunione, di gioia condivisa. Allora, quando vedo marito e moglie che vanno d'accordo e si vogliono bene, ecco, io li considero un anticipo dell'Eternità. Piccolo eh, piccolo eh, perché, se l'Aldilà è un enorme prato pieno di fiori, va bene, l'amore di Dio quaggiù è un piccolo fiorellino. Però, mi dà la possibilità di anticipare il futuro. Così una famiglia che vive l'amore, l'aiuto reciproco, così in una Comunità, un gruppo, un'associazione, un Movimento, una comunità parrocchiale dove si vive intensamente l'amore. Insomma, l'Aldilà ha un riflesso nell'aldiqua, nella vita di comunione e di fraternità, e se è questo è l'anticipo, l'Aldilà sarà la pienezza”.

L'”autogol” e il “gol” più clamoroso di Sua Eccellenza, monsignor Giuseppe Verucchi?

“Di “autogol”, purtroppo, ce ne sono frequentemente: specialmente quando faccio una cosa che non dovrei fare, quando non faccio un intervento presso le persone, la comunità stessa, e che dovrei fare. Quando ho un'occasione per annunciare il Signore e non lo faccio, oppure quando ho anche spazio o senza volerlo si può anche sbagliare. Infatti, chi non fa gol, non sceglie di non far gol: gli va male, e, allora, non sempre si riesce ad annunciare Cristo, a vivere la vita come si dovrebbe vivere. Di “gol”, invece, be, il Signore me ne ha fatti fare, mi ha dato la possibilità di fare, Lui, eh. Quando annuncio la Parola, quando incontro la gente, celebro l'Eucarestia, quando confesso le persone. Sono i momenti nei quali sono utilizzato dal Signore come suo ministro: questi son tutti “gol””.

Se lei avesse giocato a calcio, in quale ruolo le sarebbe piaciuto militare?

“A me piaceva stare davanti, fare l'attaccante. Infatti, per quel motivo che ho detto, abbiamo giocato soprattutto a pallavolo, e in quello sport il ruolo in cui ho giocato era lo schiacciatore, a tal punto che mi sono logorato la spalla destra”.

Nella vita, finora, in una sorta di parodia calcistica, in che ruolo ha giocato: attaccante, difensore, centrocampista o portiere?

“Ah, purtroppo; no, purtroppo. Per fortuna, il Signore mi ha dato la possibilità di giocare in tutti i ruoli. E in tempi diversi, perché sono stato cappellano dieci anni, parroco sedici anni, vicario generale dieci anni, parroco ancora 3 anni, e poi vescovo. Quindi, diciamo, nella squadra che gioca la partita di Dio, ho giocato un po' tutti i ruoli, e in parrocchie e in zone diverse. I primi momenti nella diocesi di Modena, poi, per dieci anni qui a Ravenna. In genere, però, mi sento un attaccante. Anche se il Signore mi chiede molto spesso di fare il Pirlo, perché il centrocampo, mi piace Pirlo perché con molta calma lui passa i palloni. Adesso un po' meno, ma tempo fa era ancora più preciso: bravissimo! Serve il pallone proprio sul piede dell'attaccante in maniera incredibile. Allora, il parroco, il vescovo, è importante che facciano giocare bene tutti. Vedi Pirlo, centrocampo, l'allenatore. Ma, l'allenatore non gioca, ma, a me piace anche giocare”.

Le piace di più Lippi o Sacchi?

“Non mi pronuncio, perché dopo centrano anche delle motivazioni, delle valutazioni umane della persona. Io dico: l'allenatore è bravo quando sa tenere insieme il gruppo, e far giocare la squadra. Certi allenatori, si vede che non ce la fanno, interrompono i rapporti e devono cambiare squadra. L'allenatore mi sa che sia bravo quando riesce a rapportarsi bene con tutti i giocatori”.

Prandelli, le piace?

“Prandelli è molto bravo, mi sembra, eh; è molto umano. E' serio, ha anche fatto delle scelte per amore di sua moglie ammalata. Sono figure molto belle, perché si sente la grande umanità e via”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 18 agosto 2009
seguiranno foto...






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