ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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INCONTRI VIP'S

30/9/09 - INCONTRI RAVVICINATI: JOSE' ALTAFINI

"IL GOLASSO DI ALTAFINI"

Da anni è un seguitissimo commentatore televisivo e un apprezzato opinionista sportivo.

Ma, la fama di Josè Altafini è legata strettamente alla sua splendida carriera di calciatore e di formidabile realizzatore.

Nato in Brasile, a Piracicaba Sao Paulo, il 24 luglio 1938 da emigrati italiani in Sud America, è cresciuto nel Palmeiras, dove si guadagnò subito l'appellativo di “Mazola” per la grande rassomiglianza con il capitano del grande Torino e della nostra Nazionale, Valentino Mazzola, perito nell'incidente aereo di Superga nel maggio del 1949 assieme a tutti i compagni di squadra granata.

Altafini si è laureato campione del Mondo (Svezia 1958) con il Brasile: la vetrina gli permise di essere subito acquistato dal Milan, con il quale giocò 7 campionati e con il quale vinse la prima Coppa dei Campioni dei rosso-neri (ed italiana), firmando proprio lui il gol della vittoria a “Wembley” contro i portoghesi del Benfica del pallone d'oro e scarpa d'oro Eusebio, e l'anno prima trionfatori nella manifestazione europea.

Ma, fece in tempo anche a vestire, da oriundo, per 6 volte la casacca azzurra, realizzando 5 reti.

A Milano conquistò 2 scudetti (1958-1959 e 1961-62), risultando ancora oggi il miglior realizzatore di Coppa dei Campioni con le sue 14 reti.

Sempre con il Milan, nella gara stravinta dal “diavolo” contro l'Union Luxembourg per 8-0, Altafini realizzò la bellezza di 5 gol, record tuttora imbattuto e che divide con altri 8 atleti europei.

Poi, altre 7 stagioni a Napoli, dove segnò 71 reti in campionato e 15 nelle competizioni europee.

Quindi, il finale di carriera in Italia con la casacca della Juventus, dove conquista con reti decisive due scudetti (1972-3 e 1974-75).

Complessivamente nei nostri campionati Altafini ha firmato 216 reti in 459 gare disputate, vincendo ex aequo con Aurelio Milani dell'Inter (ma ex anche di Sampdoria e Fiorentina) la classifica di miglior cannoniere della stagione.

Attacca gli scarpini al chiodo a quasi 40 primavere, disputando altri due campionati in Svizzera, prima nel Chiasso e poi nel Mendrisio.

Josè, qual è il gol più bello che hai segnato da calciatore?

“Non ho un gol in particolare. Direi quello di “Wembley” perché è stato il gol della vittoria, ma non vuol dire che sia stato quello più bello, semmai quello più importante. Il gol contro il Benfica, 1963”.

Invece, l'autogol più clamoroso, il rimpianto più grande?

“Non ho mai fatto autogol; come faccio autogol? Ah, ne ho sbagliati tanti; come faccio a ricordare? Eppoi, le cose brutte non ricordo mai.
Io le cose brutte le cancello dalla mia mente”.

Perché José Altafini non ha mai fatto l'allenatore?

“Perché non ho le caratteristiche per farlo: non mi piace comandare, mi piace essere così libero di fare delle altre cose. Potevo fare il direttore sportivo, ma, non sono riuscito a fare”.

Ricordi più piacevolmente il Milan o la Juventus?

“Ma, io in tutte e tre le squadre che ho giocato (c'è anche il Napoli) sono stato come con una donna: quando l'hai amata, l'hai amata in quel momento e basta”.

La società di queste tre che l'ha trattata meglio?

“Tutte mi hanno trattato bene: ho sempre avuto un ottimo rapporto con i tifosi; se ci sono state delle incomprensioni, forse è stata per colpa mia”.

Non si è mai commosso nella vita?

“Mi commuovo sempre: sempre mi commuovo. Anche adesso”.

Cos'è che la tocca di più?

“Una storia d'amore, che finisce, come quelle che si vedono nei film. Lasciare la squadra in cui hai giocato e ti sei divertito. I bambini, soprattutto, quelli. Poi, gli anziani mi fanno molto commuovere. I cani. Anche gli animali. Io ho un cane, perciò amo i cani”.

Ci crede nell'Aldilà? Ha Fede, crede in Dio?

“Sì, come no?”.

Come se l'immagina l'Aldilà José Altafini?

“Per me, è tutto buio, non posso immaginare. Importante è che io abbia sempre un contatto diretto con il mio spirito guida, con il mio angelo custode, con cui ci parlo quotidianamente”.

Il giocatore più grande di tutti i tempi?

“Pelè, assolutamente”.

Non Alfredo Di Stefano o Maradona. I quali hanno giocato anche in Europa oltre che essere cresciuti in Sud America?

“No, no, Pelè rimane il più grande di tutti. E, i tre Mondiali che ha giocato, contro chi li ha disputati? Non contro i brasiliani, ma contro gli stranieri, e ha vinto anche Intercontinentale; ha giocato dappertutto”.

Il momento, da calciatore, che l'ha più emozionata, quello in cui si è sentito più felice?

“Quando sono stato ingaggiato dalla mia squadra, il Palmeiras, quand'ero ragazzo: avevo 17 anni”.

In Brasile, da ragazzino, ha sofferto la povertà?

“La povertà, proprio no, ma, guardi, non eravamo ricchi”.

Il giocatore italiano più forte di tutti i tempi; che magari ha incontrato sul campo, o ha commentato poi da opinionista?

“Per me, Rivera. Perché Rivera aveva tutto: tecnica, sapeva fare gol, sapeva fare i passaggi, sapeva tutto quello che occorre nel calcio. Lui e Baggio sono stati i migliori”.

Non ha nessun rimpianto, allora, magari di aver rifiutato un importante trasferimento e di essersi quindi pentito?

“No. L'unica cosa, l'unico rimpianto è stato di non aver giocato di più nel Brasile e vincere tre Mondiali. Ho giocato 12 partite, realizzando 11 gol, vincendo un Mondiale, quello del 1958 in Svezia”.

Il record di Altafini, qual è?

“Il record della Coppa dei Campioni, competizione in cui ho fatto 14 gol. Che non è mai stato eguagliato da nessuno, perché adesso non si gioca più con il sistema di 9 partite solo, ma oggi sono più di 18. 14 gol, sì, nel Milan, nel 1963, quando abbiamo battuto in finale il Benfica”.

Ti proclamiamo cittì di un'ipotetica Nazionale degli ultimi papi. Dove schiereresti Vojtjla, dove Ratzinger, dove Roncalli?

“Mah, io quand'ero bambino, forse il papa che più mi ha impressionato è stato Pio XII, perché papa Pio XII aveva quell'imponenza, quel carisma, quella personalità incredibile.
Però, devo dire che Vojtjla è stato quello che forse è stato più amato da tutta l'Italia e da tutto il mondo”.

E, Ratzinger, l'attuale pontefice, dove lo metterebbe? E, Roncalli, “Il papa buono”?

“Non lo so, come faccio a dare un numero di maglia? Non lo so: le maglie più importanti della squadra, quelle di portiere, centromediano, centrocampista e di centravanti. Ovvero, la colonna vertebrale della squadra”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 30 settembre 2009
SEGUIRANNO FOTO...

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