ULTIMA - 17/2/19 - GIANA ERMINIO E VIRTUS VERONA SI DIVIDONO LA POSTA (1-1)

E' finito 1 a 1 lo scontro salvezza fra Giana Erminio e Virtus Verona, valido per la 27^ giornata di campionato (8^ di ritorno), che si è giocato ieri al Comunale “Città di Gorgonzola”. Un punto che serve poco ad entrambe che se finisse oggi il campionato sarebbero retrocesse in serie D. Il Giana è terzultimo a 26 punti mentre la Virtus Verona è sempre
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INCONTRI VIP'S

18/10/09 - INCONTRI RAVVICINATI: RAFFAELE BONANNI

BONANNI, UNA VITA DA MEDIANO

Raffaele Bonanni è abruzzese, di Bomba di Chieti, dove è nato il 10 giugno 1949.

E' il numero uno dell'organizzazione sindacale della Cisl, della quale è diventato per la prima volta Segretario Generale il 27 aprile 2006, succedendo a Savino Pezzotta.
Il 24 maggio 2009 è stato riconfermato al vertice della Cisl.

Da ragazzo, dopo aver conseguito il diploma di perito commerciale, Bonanni ha lavorato come manuale in un cantiere edile della Val di Sangro, e, quindi, ha conosciuto in prima persona le problematiche dei rischi e i temi dell'infortunistica dei lavoratori dipendenti del ramo dell'edilizia.

Si è iscritto prima alla CIGL, e, dopo qualche mese, nel 1970, alla CISL.

Ha proseguito la sua attività sindacale in Sicilia, dove è stato collaboratore di Sergio D'Antoni.

Nel 1981 diventa Segretario Generale della Cisl di Palermo e nel 1989 Segretario della Cisl siciliana.

In Trinacria, si è battuto contro le infiltrazioni mafiose negli appalti e nella vita vita pubblica.
Sposato, ha due figli.

Ha mai giocato a calcio, Raffaele Bonanni?

“Certo che ho giocato a calcio da ragazzo, anche se non mi è mai piaciuto.
Ero costretto a giocare a calcio perché tutti i miei amici giocavano a calcio. Ma, non ho mai amato il calcio”.

In che ruolo giocava?

“Giocavo numero quattro, cos'è il numero quattro? Sì, mediano. Mi davano una maglia della squadra numero quattro. Sì, sì, mediano, ecco”.

Il gol più bello e l'autorete più clamorosa che ha fatto nella sua carriera di sindacalista e di uomo della politica?
Serba qualche rimpianto per qualcosa che sognava di fare, ma, poi, non è riuscito ad ottenere?

“No, io ho fatto molti gol, davvero. Molti gol. Ne ho fatti così tanti, che ho scordato quelli che non ho fatto”.

Si ricorda quello che le è rimasto più impresso, quello che le ha dato maggiore soddisfazione?

“Sì, sì. Le cose più belle che ho fatto, con grande soddisfazione personale è stato un periodo, alla fine degli anni Ottanta, quando avevamo costituito un sacco di norme di garanzia per il settore edilizio, che non aveva garanzie.
Dalle norme anti-mafia fino ad arrivare a norme di garanzie per l'applicazione dei contratti negli gli appalti pubblici. Questo è stato un periodo molto intenso, perché questo presuppose un lavoro fortissimo nel territorio, con i Comuni, con le Regioni. Insomma, abbiamo fatto un lavoro di grande fatica, che durò molto tempo, e, come tutte le fatiche vere, durò molto tempo. Non sono mai miracoli nella vita, e questo è stato un periodo davvero molto importante nella mia vita, che m'insegnò la pazienza, mi insegnò la relazione e mi insegnò anche l'azione pedagogica che ha ogni volta un risultato positivo. Che non può che venir altro che dall'approfondimento, dall'applicazione, dalla sperimentazione, dalla riflessione. Questa è stata la lezione più importante sul campo che io ho appreso. Non ci sono mai miracoli, non ci sono mai azioni singole, e i progetti non si applicano mai al cento per cento; sono un divenire continuo. Per me, è stato un grande insegnamento sul campo. Sul campo”.

Che cos'è che le dà più fastidio normalmente?

“Oggi, quello che mi dà più fastidio, è questa cultura che spinge tutti a chiedere che qualcuno ci risolva tutti i problemi. Come se si volesse la felicità attraverso un qualcuno che ce la regala. E, invece, ci regala solo infelicità. E, questo è un periodo molto buio, tant'è vero che bisogna recuperare il senso dell'impegno di ciascuno, della partecipazione, che è l'unico ingrediente che fa delle democrazie le democrazie forti. Questo è l'assillo personale che ho. Vedo che cresce la consapevolezza dei problemi che abbiamo e anche delle medicine che servono. Cresce. Però, ci sono minoranze molto forti, seppur profetiche. Si fa fatica a estendere, perché è stato troppo suadente, è stato troppo narcotizzante il messaggio di affidare a uno tutto ciò che invece solo con la moltitudine può risolversi”.

Cos'è che la commuove maggiormente?

“Mi commuove i miracoli che avvengono ogni volta di persone – che sai le persone possono essere tutto e il suo contrario -, mi commuove quando escono fuori i talenti migliori, le virtù migliori delle persone. Questo mi commuove davvero tanto”.

Lei ci crede, ci crede nell'Aldilà, e come se lo immagina?

“Eh, eh. No, no, io non ho mai immaginato l'Aldilà. So che è una cosa che ci porta a un passaggio positivo, ma, davvero, davvero, non ho mai immaginato l'Aldilà. Probabilmente perché non credo, non credo. Ovvero, non ho mai pensato alla morte. Però, penso che l'Aldilà sia una cosa migliore dell'aldiqua”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 18 ottobre 2009
seguiranno foto...

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