ULTIMA - 21/4/19 - BUONA PASQUA 2019 A TUTTI I NOSTRI LETTORI

La redazione sportiva di www.pianeta-calcio.it, assieme al suo direttore responsabile Andrea Nocini e a tutti i suoi collaboratori, porge a tutti i nostri sempre più numerosi lettori e lettrici, ai suoi fedelissimi sponsor, i migliori auguri di una serena Pasqua da trascorrere con i propri
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25/3/16
PASTRENGO: GAMBINI TORNA ALL'ANTICO ED E' SUBITO TRIONFO"

Il Pastrengo vola al secondo posto in classifica con l’aiuto di un portiere speciale: viste le 4 giornate di squalifica inflitte al portiere titolare Mauro Faettini, classe 1975, la società giallo-verde decide di colmare questa momentanea assenza con il mister-portiere Gabriele Gambini. Esatto, avete letto bene, Gabriele come portiere ha vestito maglie prestigiose: Legnago, Sambonifacese, Montebaldina e molte altre. Ma, ormai da due anni, aveva intrapreso la carriera di allenatore: la stagione scorsa sedeva sulla panchina dell’Alba Borgo Roma in Promozione, portando la squadra giallorossa ad una salvezza tranquilla. Il buon lavoro svolto non gli era valso la riconferma, e le proposte estive non l’avevo soddisfatto. Così, quest’anno era rimasto libero e in attesa di un nuovo allettante incarico. L’ex portiere ha ricevuto la richiesta d’aiuto del Pastrengo e ha deciso di ritornare tra i pali. Con lui in porta, la squadra di mister Paolo Brentegani ha ottenuto due vittorie, la prima ai danni di Scaligera 2003 e poi contro il Povegliano.
 
Quali sono state le sensazioni di questo rientro? “Erano due anni che non entravo in campo per un match importante. Il mio fisico non è al top, è stato difficile rientrare così, all’improvviso. Diciamo che ho puntato sull’esperienza in queste partite d’alta classifica”.
 
Con la figura di allenatore momentaneamente sospesa quali sono i tuoi progetti? “Io ho ancora in mente la carriera di allenatore. Questo rientro da portiere è solo una parentesi. E’ capitata questa situazione e mi sono rimesso in gioco. Devo dire che in porta potrei ancora dire la mia, anche in categorie superiori (ride). Come allenatore, invece, vorrei trovare una società dove sia presente la meritocrazia. E’ giusto che giochi chi se lo merita, non chi ha importanti gradi di parentela all’interno della dirigenza. Non bisogna imporre al mister delle scelte dovute a fattori extra calcistici. Da questo punto di vista, sono rimasto deluso dall’esperienza all’Alba”.
 
Come ti è sembrato l’ambiente Pastrengo, dove può arrivare questa società? “Sono rimasto piacevolmente sorpreso. Un ambiente semplice, una squadra affiatata, formata da bravi ragazzi e da buoni giocatori. Con il loro calcio possono raggiungere qualsiasi traguardo, veramente una bella squadra, che vince e si diverte”.
 
Ci sono stati degli episodi nella tua carriera che ti hanno fatto pensare di lasciare il mondo del calcio? “Gli anni più belli sono stati quelli di fine carriera. Ho smesso di giocare a 38 anni perché avevano messo la regola del giovane. Non trovavo giusto dover sacrificarmi durante la settimana e poi trovarmi in panchina alla domenica per una regola. Nonostante sia ancora breve, ho pensato di lasciare anche la carriera di allenatore. Combattere con i figli dello sponsor o dei dirigenti è dura. Purtroppo questa “abitudine” è presente in tutto il calcio, anche nei settori giovanili. Per carità, i soldi dello sponsor sono importanti per costruire una squadra, ma non a discapito dei giocatori che meriterebbero di giocare. Ripeto, sono per la meritocrazia”.
 
Qual è il tuo giocatore modello?
“Uno che non molla mai, che non si abbatte davanti agli errori. Non devono mancargli volontà e voglia di mettersi sempre in gioco. Per migliorare bisogna sempre sperimentare cose nuove, per vedere, se funzionano meglio di quelle vecchie. Prima o dopo, un giocatore con questa mentalità fa la differenza”.
 
In questo momento ti senti più portiere, allenatore, o entrambi?
“In queste partite con il Pastrengo non ho dato molti consigli ai compagni. Ho pensato prima a me stesso, e quindi, a non fare danni. Ho dovuto limitarmi molto perché la testa va, ma il fisico non è più quello di una volta. Nella seconda partita, contro il Povegliano, mi sono sentito più partecipe nel gioco della squadra”.
 
Quali sono le motivazioni che ti hanno portato a giocare fino a 38 anni?
“Il piacere di praticare questo sport. Verso i 34 anni ho cominciato ad essere un po’ stufo. E' stata una cosa passeggiera, infatti dai 35 ai 38 anni ho vissuto, al Team Santa Lucia Golosine, i periodi più belli della mia storia calcistica. Si, perché entravo in campo sereno e pensavo solo a divertirmi. Mi sono sempre posto degli obiettivi da provare a raggiungere, anche questo, mi ha portato così avanti”.
 
Qual è la cosa che più ti affascina della figura dell’allenatore?
“Far giocare un bel calcio alla propria squadra, dandole serenità e armonia. Riuscire a farsi seguire dai giocatori e vedere che ripongono in te la loro fiducia è molto bello. Quando nasce un’ottima simbiosi tra allenatore e squadra, è fantastico, perché si crea un forte legame. Questo è quello che mi è successo con i giocatori dell’Alba”.
 
Sebastiano Perbellini per www.pianeta-calcio.it












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