ULTIMA - 24/5/19 - FABIO BRUTTI (CALDIERO): "LA ROSA NON SARA' STRAVOLTA"

Per il giovane direttore generale del Calcio Caldiero Terme, l'ex portiere Fabio Brutti, al suo 7° anno consecutivo nel direttivo team giallo-verde termale, la società del presidente Filippo Berti è in continua crescita di gioco e risultati: "Sono contentissimo" ci confida Brutti "di come abbiamo giocato quest'anno, facendo
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3/11/16
VITTORIO BETTINARDI, IL “POETA DEL GOL”, PARTE DALL’IRPINIA

Una passione, quella per il calcio, che l’accompagna da una vita, fin da quando era bambino. Ora ci sono gli studi classici, la passione per il violino e per la poesia. Passione per il “fubal”, che lo sta portando, come un piccolo Napoleone Bonaparte, dal Manzanarre al Reno, come direbbe il Manzoni nel suo “Il cinque maggio”, dal Nord al Sud d’Italia come invece preferiamo dire noi, pur di vedere coronato il suo grande sogno di ragazzo di un paese della provincia veronese. Vittorio Bettinardi, classe 1999 (è nato il 14 febbraio), padre Marco possidente terriero, mamma Emanuela ingegnere, dopo i primi calci sferrati nel Palazzina del mitico Costantino Falsiroli e i 3 di costruzione nel Mantova (un anno nei Giovanissimi Nazionali, e due negli Allievi Nazionali virgiliani), ora milita nella Primavera dell’Avellino guidata da mister Renato Cioffi.
 
Vittorio è un attaccante, che ricopre il ruolo anche di seconda punta: “Ho sempre giocato prima punta, seconda invece con i difensori sempre alti. Ora, ad Avellino, gioco esterno destro o sinistro in maniera indifferente. Sono un rapido, amo il gioco di prima, andar via in velocità, la corsa non mi manca di certo. Piuttosto che militare in una Berretti di Lega Pro, ho scelto di scendere al Sud e giocare nella Primavera di una squadra di serie B, come l’Avellino”.

Completamente sradicato dalla sua Villafontana di Bovolone, lontano dai suoi amici e dalla sorella Francesca – anche lei promettente attaccante, classe 2000, della Primavera dell’Agsm – ma, il calcio non è passione ereditata dal padre, eh! -, catapultatosi a 800 km più a Sud, Vittorio, 174 cm di altezza, ambidestro, ha intelligentemente deciso di proseguire gli studi classici: “Sono iscritto alla 5^ liceale presso il Liceo Classico “Pietro Colletta”: in Greco e in Latino me la sono sempre cavata bene, più in latino, se devo dir la verità; ma, ho anche preso anche i miei 4, eh; accantonate scolastiche che non hanno fatto altro che bene”.

Ora in Filosofia sta affrontando Hegel e la sua sintesi: “L’anno scorso ho studiato la Critica della Ragion Pura, quella della Ragion Pratica e quella del Giudizio di Emmanuel Kant, ora spero di conseguire un bel voto alla Maturità Classica per poter entrare alla “Bocconi” di Milano e frequentare la Facoltà di Economia Aziendale e Management”. Così, tra una versione di Platone in Greco e una traduzione di Seneca o di Tacito in Latino, tra un’ode del Carducci e una poesia del Pascoli, c’è tempo anche per inseguire la palla con la casacca degli irpini: “Nel campionato nazionale Primavera, purtroppo, siamo ultimi, prima è la Juventus. Ho sostenuto provini con il Pescara (“qui ho fatto anche gol, ma senza, ahimè, essere preso dagli adriatici”). Un altro, forse, quello più importante e quasi decisivo, l’ho sostenuto e superato con il L.R.Vicenza, il cui allenatore mi voleva davvero; ma, alla fine hanno preferito “promesse” di club italiani più importanti, vedi Juventus, e ho subito capito che per me non ci sarebbe stato molto spazio come titolare dei lanieri bianco-rossi vicentini. E a fine agosto ho optato per quello che allora mi è stato proposto: il trasferimento ad Avellino”.

Prototipo di ragazzo davvero in gamba, Vittorio: scrittore anche di poesie (“Ora tra calcio e Maturità mi rimangono pochi ritagli di tempo per ispirarmi, per stendere versi”). Già, Vittorio: tanto romantico con la penna in mano, tanto sparagnino e concreto con la sfera incollata allo scarpino: “Tifo Roma e il mio idolo è Francesco Totti. Mia sorella Francesca tifa Milan e in camera ha il poster di Kakà. Credo di essere uno dei pochissimi giocatori non assistito da un Procuratore Sportivo: credo molto nelle mie forze e nella pulizia nel calcio, nella meritocrazia. Se uno cioè deve arrivare, non servono né gli sponsor né gli “aiutini”. Qui, al Sud, è il campo che parla: devi sfondare con le tue forze, vanno in campo i tuoi veri meriti, le tue capacità, il tuo sudore, le tue rinunce, i tuoi immensi sacrifici”.

Il suo sogno è quello di sfondare nel calcio che conta: il nome Vittorio – messo apposta dal padre Marco per augurare al proprio figlio una carriera da prim’attore, non da comparsa: così almeno ci ha confidato la sua amata nonna paterna, Cesira, un tempo maestra elementare –, ebbene, Vittorio, sicuramente è già di gran buon auspicio.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it












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