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26/1/17
SE NE VANNO SEMPRE … DEGLI UOMINI VERI

Spinimbecco calcistica ancora sotto choc per la scomparsa del suo “guerriero” più fulgido, Antonello Degli Uomini, venuto a mancare improvvisamente in questi giorni a soli 53 anni. Antonello è stato il simbolo del “fubàl” giallorosso della scoppiettante frazione di Villabartolomea: a lui hanno affidato la guida della Prima squadra in Terza categoria prima che si decidesse – per mancanza di sponsor – di mandare in soffitta – nell’estate del 2013 – il pallone in quel lembo dell’estremo versante veronese.

E, tra i rifondatori dell’USD Spinimbecco anche Degli Uomini, nella vita bancario, e grande punto di riferimento del club prima presieduto da Sergio Cappellari (quante fette di gustose sopresse abbiamo degustato da lui, vicino al casello ferroviario, in via de La Pila!) e animato anche dal factotum ed amico Daniele Cappellari. Ricordiamo ancora un nostro blitz effettuato alcuni anni fa sul campetto, quello di fronte alla chiesa di Santa Maria Assunta dove si darà a ore l’estremo saluto ad Antonello, quello che si era trasformato in un fiero fortino per i tanti eroi giallo-rossi passati da lì, su tutti l’irrefrenabile Patrese e bomber Farinazzo: sempre col sorriso dipinto sul volto, felicemente sorpreso di essere stato raggiunto dalla nostra direzione, che in cambio gli chiedeva ulteriori domande sulla sua “creatura” calcistica e nell’occasione faceva archivio fotografico dello “Spinin”.

La gioia di quell’incontro  si concretizzò nel farci pervenire in redazione a Verona una torta – la più semplice che possa esistere perché fatta di solo latte e uova fresche di giornata – e peculiarità di quel paese. La torta margherita, da noi battezzata “la stofegona”, da mandar giù con biccherotti di clinto – quella sfornata, per capirci, da Enos Nardin, il figlio di “Bruto paiazzo”, il genitore che aveva avviato la bottega di alimentari ed acceso il forno nel primo dopo guerra e quello dietro la piazza centrale.

Lo abbiamo rivisto, Antonello, il 22 luglio dell’anno scorso, durante la cena di presentazione della Prima squadra del GSP Vigo 1944 del presidente Raimondo De Angeli: “Ma, cosa ci fai tu qui, Antonello, sei passato dall’altra parte della barricata?” E, lui che, fiancheggiato dal più effervescente Daniele Cappellari, ci spiega di aver accettato l’incarico di Responsabile del vivaio bianco-granata vighese. “Sai, direttore, io non posso stare senza la mia famiglia e il calcio”, ci rispose sorridendo e in ottima forma.

Ecco, questo il grande cuore di una persona vera, impegnato anche come cristiano nella comunità parrocchiale del suo amato paese (era un Ministro dell’Eucarestia, che portava a domicilio la Comunione).  Un sorriso sincero, irradiato da una persona semplice ma vera, che continuava a combattere con quel male che l’ha sconfitto più del peggiore, del più cattivo, del più meschino ed illeale avversario, proprio  perché non gli concede più la gara di ritorno, la rivincita. Antonello Degli Uomini se n’è andato assieme a quello “Spinim” che – ci ha confidato lui stesso quella sera a tavola ospiti  del Vigo – sognava un giorno di far rivivere, di rimettere in moto.

La morte almeno una cosa ci consegna, assieme a fiumi di lacrime e a tanti mancamenti: la creazione di un ricordo che per sempre attraverserà il tempo e lo spazio, e che per noi mortali si chiama semplicemente mito. Da rinfrescare, da alimentare  ogni volta perché custodito gelosamente nella nostra mente.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it












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