ULTIMA - 25/5/19 - IL BASSANO 1903 BATTE IL MONTORIO ED E' CAMPIONE REGIONALE

E' stata una bella partita, quella giocata ieri sera a Montecchio Maggiore, fra il Bassano e il Montorio, calcio valida per il titolo Regionale di Prima categoria. I giallorossi di mister Francesco Maino partono subito forte e passano in vantaggio dopo soli 5 minuti con Cosma, che, su invito di Garbuio, mette in rete con un tiro da sotto
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8/3/17
SIMONE DAL DEGAN RIVIVE LA SUA STREPITOSA CARRIERA

Video registratore e via. Cinquecento partite non si possono racchiudere in un solo fermo immagine soprattutto se in tutte le tappe della propria escalation calcistica, dai dilettanti ai professionisti, Simone Dal Degan ha lasciato dappertutto il segno. Simbolo di un calcio di periferia che unisce due ere diverse, ma alla fine lui preferisce pensare solo al presente e alla sua nuova sfida guidando da leader carismatico una Provese che s’appresta a rincorrere da protagonista il suo primo campionato in Promozione. Tra tutti i ricordi di un lungo rewind della propria carriera, il più bello rimane proprio quello dell'altra domenica. «Sicuramente l’emozione più grande da quando ho iniziato a giocare a calcio», esordisce. «La premiazione a sorpresa per le 500 partite e il mio gol decisivo al 94° davanti ai miei bambini. Credo sia stata una bella storia da raccontare».

Una storia ispirata al calcio, la sua, la classica avventura di un ragazzino nel corpo di un adulto che non si è mai stancato di correre dietro ad un pallone. Ma come si ritrovano sempre, ogni anno, le motivazioni che spingono a vincere? «Credo si tratti di una certa mentalità che acquisisci con il passare del tempo», spiega. «Poi quando arrivi ad una certa età pensi sempre possa essere l’ultima soddisfazione, quindi cerchi di renderla indimenticabile».

Rimane una delle stagioni più serene quella che stai per affrontare con la Provese? «Sicuramente ci stiamo divertendo, ma anche se da fuori può sembrare una stagione tranquilla ti assicuro non è così. Ho sempre cercato giocare a calcio con una certa mentalità, soprattutto perché nella mia carriera niente è stato così scontato. Per fare i risultati che stiamo facendo serve tanto lavoro e spirito di sacrificio, e ahimè non è ancora finita».

Che cosa passa nella propria testa quando si pensa a questo entusiasmante e personale traguardo raggiunto? C’è una parte di te che è rimasta intatta e la stessa? «Sono sempre stato un ragazzo che ha messo sempre la faccia in quello che ha fatto. Questo a volte è stato apprezzato, tante altre meno, ma ne vado orgoglioso. Ho sempre cercato di fare il meglio per la squadra e per le persone dove giocavo prima del mio interesse personale. Ho fatto del lavoro la mia prerogativa principale pensando che solo attraverso questo si potesse arrivare a certi livelli».

Se ti guardi indietro, ripartendo dalle tue vittorie, cosa rivedi?
«Rivedo i due campionati vinti a Rovigo in Serie D e a Oppeano dalla Promozione all’Eccellenza. In mezzo vedo la vittoria ai playoff di Bassano con il Cologna con le porte della Serie C che si erano aperte. Sicuramente però la prima volta che assapori la vittoria di un campionato rimane un’emozione indescrivibile e quella di Rovigo, nel passaggio dai dilettanti ai professionisti, rimane unica».

Il nastro è ormai riavvolto, ripartiamo dalle piazze dove sei passato. Cologna Veneta: «Calcio, passione e amicizia. Uno dei posti dove mi sono divertito di più fuori e dentro il campo, coltivando anche rapporti speciali con persone speciali».

San Bonifacio: «Sono stati quattro anni di professionismo ma con il rimpianto di essere retrocessi in una società che avrebbe potuto fare calcio ad alti livelli per tanti anni».

Rovigo: «Fare il calciatore in una città come Rovigo è difficile, si aggiungono gioie e dolori nel confrontarsi con una piazza esigente in tutto. Lì mi sono sentito un giocatore vero».

Legnago: «Uno dei più grossi rimpianti della mia carriera. Capitato in una stagione storta, non sono riuscito a godermi una piazza importante e con grandi potenzialità».

Oppeano: «Una scommessa vinta, sono arrivato a gennaio in una squadra con un piede in una categoria e lasciata dopo uno spareggio per andare in serie D due anni dopo».

Calcio Caldiero Terme: «Una delle stagioni che mi ha fatto crescere di più a livello umano in mezzo a tante difficoltà personali. Una piazza molto organizzata e proiettata a fare calcio a grandi livelli».

Infine, il tuo presente, la Provese: «Calcio che si incontra con l’amicizia e persone speciali. Una società che ha voglia di crescere dopo tante sofferenze».

C’è una partita che ricordi fra tutte? «Rovigo-Spal su tutte». Era il 19 dicembre 2006. «Me la ricordo come se fosse ieri. Abbiamo portato allo stadio quasi 8.000 persone, con diretta su Rai Tre. Noi primi contro la Spal, seconda ed eterna rivale. Per la cronaca abbiamo vinto 2 a 1 ed è stata una festa in città incredibile».

Un allenatore? «Te ne dico due. Carmine Parlato che mi ha completato come difensore, dandomi nozioni importanti e poi Simone Boron. Quest’ultima è una persona speciale che rappresenta un po’ l’ideale di allenatore che vorrei essere io».

Tornando al campionato e al tuo presente, che cosa ti auguri da questa stagione e che cosa invece ti riserverà il futuro? «Intanto voglio finire alla grande questa stagione e poi continuare a giocare finché avrò questa voglia e con questo entusiasmo. Per il futuro non vedo la mia vita senza il calcio». 500 di questi giorni, Simone.

Federico Vaccari per www.pianeta-calcio.it












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