ULTIMA - 20/1/19 - LE 8 QUALIFICATE AI QUARTI DELLA COPPA VERONA 2018-19

Si sono giocate oggi le partite della terza ed ultima giornata del 1° turno della Coppa Verona 2018-19 riservata alla formazioni di Terza categoria, denominata “Memorial Gianni Segalla”, che hanno consegnato il pass per il passaggio ai quarti di finale in programma domenica prossima. Nel Girone 1 il Lessinia vince 1 a 0 la sfida decisiva contro il Borgo San
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10/5/17
QUANDO “GHIO” GENE GNOCCHI ILLUMINAVA ZENORINI

Prima di diventare un campione della battuta, Gene Gnocchi (al secolo Eugenio Ghiozzi) è stato un apprezzabile calciatore. Abbiamo incontrato il famoso comico, conduttore televiso, cantante, scrittore in uno studio fotografico alle porte di Mantova, mentre si preparava a compiere un tour in Italia. “Il calcio è stata la mia grande passione” racconta Gene Gnocchi (classe 1955)  “sono arrivato in Interregionale (con i mantovani del Castiglione delle Stiviere), militando anche nella Fortitudo Fidenza, nel Viadana (Mn), nel Busseto (Pr), nel Guastalla (Re) e nel Vigolzone (Pc). Giocavo centrocampista e ho pennellato assist per – visto che sei di Verona – Zenorini, sì, Icio, di Pescantina”.

“Anzi, quell’anno e mezzo a Castiglione, mi pare la stagione 1984-85 e provenivo da 4 campionati nei rosso-neri del Fiorenzuola d’Arda” rincara la dose dei ricordi Gene “di veronesi ce n’erano 5: uno ho saputo (Enzo Bonfaini) che è morto di recente”. Con un uomo dalla battuta facile, non potevamo risparmiare a Gene il ricordo di una punta, in forza al Fiorenzuola d’Arda pure lui, dal cognome piuttosto stravagante: Stefano Pompini, classe 1963: “Certo che lo ricordo; ci ho giocato contro 4-5 volte, lui con la maglia del Colorno (Pr) in Interregionale. Era una punta forte a quei tempi e per quelle categorie, uno che la cacciava dentro, spesso e volentieri, eh. So anche che, terminata la carriera (è stato anche al Rimini, all’Ascoli e al Brescello, oscillando tra la C1 e la C2), ha intrapreso quella di allenatore. Sì, un cognome unico!”

Per gli altri 3 “moschettieri” chiediamo aiuto a Icio Zenorini, il numero 9 di Gene Gnocchi, classe 1959: “Certo che me lo ricordo Gene: indossava il 10, era un giocatore molto tecnico, l’uomo davanti alla difesa, non correva tanto, ma lui la palla la faceva correre, smistandola a noi punte là davanti. Era l’uomo che dettava il passaggio, con lui ho vissuto una stagione e mezza, trionfando in Promozione”.

Zenorini, pescantinese doc (oggi lavora in una prestigiosa Cantina vinicola in Valpolicella), è cresciuto nel vivaio dell’Hellas Verona, debuttando all’inizio degli anni 80 in Mitropa Cup (La Coppa dell’Europa Centrale”, la progenitrice della Coppa dei Campioni) con i giallo e blu guidati da “zio Uccio” Valcareggi in Belgio, a Molenbeek, risultato finale 0 a 0: “Non ho giocato la gara di ritorno di Coppa, al “Bentegodi”, ma quell’anno sono andato in panchina alla prima di Coppa Italia, contro il Brescia, e sono stato convocato in tribuna al vecchio “Comunale” di Torino, nella trasferta persa per 4 a 1 contro la Vecchia Signora”.

Gli altri veronesi in forza al club della provincia di Mantova, con presidente l’imprenditore calzaturiero Mario Beschi, che confezionava scarpe per la Russia, erano il portiere, ex Primavera del Verona, Stefano Melotti, classe 1963, di Dossobuono, il baffuto difensore villafranchese Franchini (aveva appena portato lo Sporting Suzzara dal’Interregionale alla serie C2) e la fascia destra Gigi Cozza: “Noi compagni di squadra chiamavamo Gene “Ghio”, perché il suo vero cognome è Ghiozzi. Quell’anno della promozione in Interregionale ho segnato 22-23 reti, su assist pennellatimi anche da Gene, il quale qualche gol su punizione l’ha anche segnato. Come modo di giocare io l’accosto a Gianni Rivera, perché era un fantasista, uno cui piaceva anche la giocata di fino”.

Già in Gnocchi si intravedeva la vis comica: “Nello spogliatoio e in pullman, nelle trasferte, era uno spasso: no, in campo e durante gli allenamenti era un professionista con tanto di laurea in Giurisprudenza. Si divertiva col microfono in pullman a prendere in giro il compagno di squadra che quella festa sfoggiava una cravatta tutta originale, un maglione particolare. Ah, adesso che mi fai venire in mente, ne ricordo una di spassosa di battuta rivolta non ricordo a chi, ma che diceva: “Ehi, tu, ma quel maglione lì, chi te l’ha fatto?, è stata forse la nonna dopo aver guardato le istruzioni della Lego?”

“A dicembre dell’anno successivo al trionfo del Castiglione” aggiunge Zenorini “la società chiamò un certo Benedetti, centrocampista meno di ragionamento, che proveniva, se non ricordo male, dall’Orceana, e lui, Gene, intuendo subito di non poter convivere nello stesso ruolo,   pretendendo giustamente un suo spazio, preferì  andarsene, cambiare casacca. L’ho rivisto in tivù qualche anno dopo a “Il gioco dei 9”,  inventare la macchietta di una donna di Balconi di Pescantina, “tifosa di Zenorini”, ma, in realtà, era il marito il vero fan del sottoscritto, ed intraprendere la grande carriera che ha fatto. Ogni tanto noi “vecchie glorie” del Castiglione delle Stiviere ci ritroviamo per memorabili rimpatriate”.

Fabrizio Zenorini ha giocato fino a 44 anni, realizzando oltre 300 reti: “Ho firmato una media di 20 gol a campionato (nel Pescantina, nel Sommmacampagna, nell’Ambrosiana), poi, ho iniziato a fare il giocatore-allenatore a Costermano, per la Pol. Adolfo Consolini, diventando unicamente mister a Corrubbio, a San Zeno di Montagna ed alla guida delll’ F.C. Valdadige, queste due ultime “creature” del presidente, il  geometra Donato Montagna”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it












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