ULTIMA - 23/1/19 - LA VIRTUS VERONA CEDE CONTRO LA CAPOLISTA PORDENONE (1-2)

Per l'ennesima volta la Virtus Verona di mister Gigi Fresco viene beffata nei minuti finale della partita dopo essersi battuta alla pari contro la capolista incontrastata del girone B di serie C, il Pordenone di mister Attilio Tesser. A decidere la sfida a favore dei neroverdi friulani è stata una rete del 38enne Emanuele Berrettoni, ex Hellas Verona,
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19/6/17
PER L'AMBROSIANA, 90 ANNI DAVVERO ECCELLENTI!

Il pallone ha stregato anche Sant’Ambrogio della Valpolicella, paese abitato da uomini coraggiosi e dediti ad avere ragione del marmo, piegandolo ogni volta alle loro volontà, ai loro desideri  creativi. Fin dai suoi albori, “el fubal” ha esercitato una forza attrattiva anche in questo lembo di terra a Nord di Verona, dove, complici  forse anche l’aria frizzantina della vallata e quella che spira dal vicino  Baldo, ti accompagnano nei progetti fin da quando metti, di buon’ora, giù i piedi dal letto. E, il passo è sempre cadenzato, misurato, tipico di quelli che sanno vivere e conoscono a mena dito la montagna, le sue risorse, il suo battito, ma anche i suoi rischi, i suoi rovesci. Uomini tutti d’un pezzo, “giganti della pietra” che si sono fatti ammaliare, contagiare da una sfera – non di pietra rossa – ma, di cuoio, che ti conquista  al primo sguardo perché non sai mai dove termina la sua corsa quando le imprimi la traiettoria.

Giganti in carne ed ossa, quelli di Sant’Ambrogio, che sanno cosa vuole dire identità con il loro territorio, quando è richiesto di fare comunità; così come quando gli imprenditori più facoltosi, coraggiosi ed anche più fortunati di quella terra si sono riuniti il giorno dell’Epifania, il 6 di gennaio 2017, a Rosà vicentino, quando in palio c’era  la luccicante Coppa Italia Dilettanti di Eccellenza, tolta come un pugnale luccicante dalla fondina color rosso e nero da un colpo beffardo della mala sorte inferto dai “pescatori del Delta”, dai più quotati e gettonati chiozzotti. Ma, quella del calcio è una partita che non finisce mai, fatta di vincite e di rivincite, di duelli al gelo e di corse che sotto i primi raggi di sole primaverile ti permettono di sferrare il sorpasso, di  arrivare quasi a stingere la casacca, talmente madida di sudore qual è, di  tagliare il traguardo alla Ginettaccio Bartali, cioè con le braccia levate al cielo e con quei due secondi – 2 punti - di fiero sguardo girato all’indietro, una sorta di sudato quanto meritato scherno verso il nemico che ti insegue da una vita, che non ti moll mai, che ti rosicchia i calcagni, convinto di riuscire ad afferrarti  prima o poi, e che, ahilui!, schiuma dalla rabbia come una caffettiera che alla fine si ritrova a bruciare solo dalla rabbia sulle brace di una sconfitta cocente e  mal digerita.

Giganti rossi come il pregiato marmo di quelle parti, giganti neri dalla rabbia dopo quell’entrata a gamba tesa dell’autorete su punizione, schiaffo ingiusto, immeritato rifilato da una ciurma di “corsani” – anche loro neri, i lagunari – votati al solo obbiettivo di tagliare per primi il traguardo che ti spalanca la serie D. Giganti, meglio “eroi”, che alla pari di Giulia, la supertifosa ultraottantenne  - classe 1930…e lode, che da bambina non si è perduta una gara una dei suoi amati beniamini ambrogini: la decana dei “diavoli” di Sant’Ambrogio l’abbiamo scorta  battere i piedi, mordere le labbra ripassate da un rosso intenso e vivace come l’attaccamento alla bandiera;  anche palpitare a lungo, sospirare, defibrillare, alzarsi in punta delle sue scarpette rigorosamente verniciate pure quelle di rubino, sprizzare alla fine gioia da tutti pori. Senza mai concedersi una pausa, un respiro, un sorso di sosta, mai accettando, nemmeno per un solo secondo, l’invito portole da un cavalleresco invito di appollaiarsi, alla pari di tutti gli altri spettatori, su uno dei gradini dell’affollatissima tribuna del “Montindon”. 

Quella  30ma giornata, quella domenica dell’apoteosi, salutata dal secco, ruvido, imperioso, imperiale, sicuramente leggiadro e favolistico 3 a 0 rifilato alla non facilmente arrendevole Piovese. La chiamano, la gente di lassù, di quelle parti, non “razza Piave”,  bensì “razza  Sant’Ambrogio”, gagliarda come il rosso Amarone, sapida ed armonica come il buon gioco trasmesso  dal suo condottiero Tommaso Chiecchi ai suoi prodi, valorosi scudieri incoraggiati ogni volta dal tenente di vascello,  poco avezzo alle dichiarazioni, l’impenetrabile Gianluigi Pietropoli, e dal suo vice, l’impavido ed imperturbabile imprenditore di successo Mauro Testi. “Allegra”, anche se non troppo, per carità, “brigata”, audace e al tempo stesso  brillante come il rosso Valpolicella; Classico… gioco di squadra, quello sciorinato dai “diavoli rosso e neri” ambrosiani, unico perché  vivace e propositivo  quando viene mesciato, servito  in campo verde, e in più riconoscibile perché sempre scintillante  e ravvivato dai  suoi riflessi color rosso granata.

Un gruppo fantastico, che ha grondato  fino all’ultima stilla voglia di vincere e capacità di adattamento al gioco avversario. Il Classico… bicchiere di vino Valpolicella Classico, quasi mai Amarone (esattamente solo 3 volte in tutto), sempre mezzo pieno, mai mezzo vuoto di  entusiasmo; che quando ne assaggi un solo goccio ti fa volare, non t’inganna, come è riuscito a  essere ogni volta tratto in inganno, ad essere scherzosamente  irriso chi ogni volta affronta la curva in bici o in auto non la Curva più regale, la monegasca del Tabaccaio per la Formula Uno, ma il più modesto, il più accessibile per ogni turista, curioso essere umano  Curvone di San Giorgio Ingannapoltron. Quel ghirigori di tornanti, per intendersi, che alla fine della sua corsa ti porta in Paradiso, ti offre un balcone – la location scelta per anni per la presentazione estiva della “rosa” ambrogina - anche sul calcio dell’Ambrosiana, terrazza con vista sul punto più alto della sua parabola pallonara, sull’Eden del calcio semiprofessionistico, la serie D.

Ma, non solo questo: è anche generoso, quel poggiolo eremo in cima a San Giorgio Ingannapoltron, che fa alla maniera di un fungo improvviso capolino dalla natura, nell’offrirti scorci incantevoli, un paesaggio di una bellezza unica, originale nel suo genere,  nel mostrarti quasi il meglio  di questo lembo di terra, riconoscente nei confronti di chi sa trattarla, rispettarla, onorarla  e con chi sa convivere bene con lei.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it












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