ULTIMA - 20/5/19 - ANDATA PLAY-OUT DI SERIE C: LA VIRTUS VERONA BATTE IL RIMINI (1-0)

Buona la prima per la Virtus Verona di mister Gigi Fresco oggi al "Gavagnin-Nocini" contro i biancorossi del Rimini di mister Petrone. I rossoblu si sono imposti 1 a 0 ed ora sono i veronesi a contare sul doppio risultato nel match di ritorno a Rimini dove potranno vincere o pareggiare per rimanere in serie C anche nella prossima stagione.
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ULTIM'ORA

5/8/17
L’A.S.D. MINERBE 1934 GIOCA A NASCONDERSI

Nottata tra le più afose del secolo, quella di mercoledì scorso, ma il gruppo dell’ASD Minerbe 1934 ha voluto lo stesso sfidare la insopportabile calura del Solleone dandosi appuntamento per una bicchierata al “Vincantiamo”, locale di degustazione nel cuore di Legnago gestito dalla “vecchia gloria” minerbese, Dario Osanni. La parte del leone l’ha recitata il nuovo mister, il “maestro elementare”, originario di Bevilacqua – dove ha costruito le sue fortune di coach – Giuseppe Sartori, negli ultimi due anni consecutivi alla guida del Montagnana dei records. Per lui, trattasi di un ritorno nel Veronese, per sperare magari o senza magari di vivere un ciclo alla guida dei nero-verdi della presidentessa Nicoletta Vivaldi – mamma del geniale, talentuoso  e classe ’91  Leonardo Pavoni (il padre è il team manager dell’Aurora Cavalponica, Stefano Pavoni, classe 1956, ex golden boy della vecchia borgo Venezia) -.

Ma, una parola l’ha spesa anche il diggì Giorgio Stillisano, calabrese di origine, con i capelli rasati in cui fa capolino la spina di pesce (il pesce spada della sua amata e splendida Calabria?), ma di sangue zebrato: “Sabato 9 e domenica 10 settembre” ha annunciato ai suoi ragazzi “tutti in ritiro a Bosco”. Davvero rara come una mosca bianca, o in via di estinzione come un panda che una Terza categoria si possa permettere il lusso di un ritiro pre-campionato: ma, si sa quanto aiuti a cementare, a far conoscere i vecchi e i volti nuovi del collettivo minerbese!

Anche l’”Antognoni dei dilettanti”, Alberto Tenzon, 41 primavere portate senza neanche sapere di indossarle, ha espresso fortemente il desiderio di riportare la “squadra del prima che canti il gallo” in Seconda nell’arco di 9 mesi con quel suo declamare a voce autorevole “Ragazzi, o quest’anno si va in Seconda, o mai più!”. E, ai più esperti conoscitori di riminescenze storiche, è apparso per un attimo, nella propria mente, di sentire echeggiare all’ombra del Torrione legnaghese e lungo le sue mura madide di storia e di vetustà quel “O Roma, o morte!” gridato  da Giuseppe Garibaldi, la sera del 20 luglio 1862, dentro la chiesa di Maria Vergine Immacolata a Marsala, quando l’”Eroe dei due Mondi”, Garibaldi appunto, al fine di raccogliere più camice rosse siciliane possibili e per spronarle a liberare Roma dalle truppe papaline guidate dal sommo scranno da Papa Pio IX, Giovanni Mastai Ferretti da Sinigaglia di Ancona.

Il pontefice, racconta la storia - per fortuna, fu risparmiato nell’andare in pasto ai furibondi, esasperati trionfatori garibaldini (tra cui il maggiore Vincenzo Caldesi, nato nel 1817 nella città famosa per il lustro metallico, Faenza di Ravenna, deputato, partecipe di mille battaglie, perito più tardi in un’altra campagna a Firenze  il 3 agosto 1870, a soli 53 anni: dell’impavido e pluridecorato  ufficiale faentino ne parla anche in una poesia in Giambi ed epodi – specificatamente nel passo “’O liòn de Romagna” - il grandissimo Giosuè Carducci). I quali garibaldini, espugnatori della “Città Eterna”,  volevano gettare il Santo Pontefice marchigiano in fondo al fiume capitolino, il Tevere.

E, mister Sartori, che ribatte come un martello pneumatico il motto di sapore quasi insurrezionalista declamato da Tenzon, con quel  “Ueh, io sono venuto qui solo per due obbiettivi: vittoria in campionato e conquista della Coppa Verona!”. Lo ascoltano in religioso silenzio sia Nassim (“Nassim è nostro!” “Nassim è nostro!”  grida ripetutamente  il popolo minerbese a più voce), sia  l’ex Minerbe ritornato al “primo amore che non si dimentica mai”, la punta marocchina Job. Ma, anche gli occhi verdi, che cangiano in un blu mare, tipico della sua Palermo, e sottolineati, rimarcati da ciglie nere come le seppie e lunghe, e con quei baffetti che lo rendono la miglior controfigura di uno dei più grandi, il “Re dei Queen”, Freddy Mercury , parliamo di Davide Carbone, ebbene “Carboncino” non mima una parola col labiale, ma disegna smorfie di grande stupore nelle labbra al solo sentire musica per i suoi (ma non solo suoi) orecchi.

Restano glaciali (come marron glassè) – nel sentir così augusti proclami - come i suoi due primi romanzi thriller di prossima edizione anche le pupille della riconfermata – anche lui, alla pari di Carbone - punta, il minerbese Marco Farinazzo, classe 1994, conoscitore di più lingue e maccartista e calvinista (cavolo, a così giovane età!), e nostro prezioso (perché bravo e perché si fa attendere!) collaboratore di testata. L’ex “granata mulinaro”, al secolo la punta 1992 Marco Covassin (in attesa di un posto come tecnico radiologo nel Trentino), non ha rimpianti di aver lasciato il fortino intitolato al grande Arnaldo Bottacini in quel di Coriano: “Il gruppo non era più quello di una volta!”. E, a Minerbe, lo accompagna un altro ex granata, l’arch. Mattia Veronese, classe 1984 (chissà i due quante ne combineranno in ritiro a settembre!). 

Arriva in ritardo, come suo solito, il passionale e meraviglioso Enrico Bottura, classe 1980, con il suo “Concamarise” tatuato nel suo ventricolo destro e nel suo atrio sinistro. Tutti guardano già preoccupati il nuovo preparatore atletico Beozzi, che sembra Ronaldo quando fa il segno della culla, perché qualche serata, da fresco genitore, lui, comprensibilmente, lo dedicherà al pargoletto. Il segretario Nicola Falchetto è più smunto e fradicio di una Fiat Panda passata sotto un Car Wash: ha lavorato in Lombardia tutto il giorno, ma la “rosa” riesce lo stesso a passarcela e pure a scattare la foto di gruppo. Alfonso – uno dei tantissimi fratelli, cugini Frontera, crotonesi, che vantano orgogliosamente lo stesso nome e cognome (incredibile, ma vero!) – sta già pensando a quanti gol deve cacciare in fondo al sacco: il pallottoliere minerbese deve essere rinforzato…magari con i ponteggi forniti dalla stesso impresario edile, Giorgio Stillisano.

Silenzioso, in agguato per mordere i calcagni della preda più vorace, più pericolosa, quel marcantonio di difensore che non è altro Fabio Magosso, ex Coriano pure lui, classe 1993, barba da Mangiafuoco, sì, ma più che altro da mangia-bomber avversari. C’è chi con voce tra l’autorevole, l’autorizzato,  Adriano Bovo, rivendica il diritto di prendersi anche quest’anno il numero 6, con quel suo “Ehi, guai a toccare la maglia col numero della mezza dozzina!”. Bovo è talmente convincente, che nessuno della brigata accenna alla minima replica. Samuele Fanton, quello con il codino a forma di albero di Natale tipo modulo adottato da Carlo Ancelotti in una semifinale di Champion’s League, si succhia lo spritz in beata solitudine, ma non perde di vista il “compagno di merenda” ed ex portiere casaleonese, Gianluca Cervato. Chiamato da tutti i suoi meravigliosi ed accorati compagni “Gianlu Batticuore”… per il suo muscolo cardiaco qualche volta propenso a fare sgradevoli … cassanate.

Anche Tommaso, il figlio del mister Giuseppe Sartori – mercoledì  notte presentatosi alla ciurma nel rituale “Discorso alla Nazione” in versione George Clooney, cioè senza barba, capelli pepe sale ed abbronzatura che si spreca - , non spizzica una parola che sia una, incantato, Tommaso, dalla grinta del padre-allenatore e speranzoso che nessuno gli rinfacci il posto di difensore perché figlio del più classico ed italico cesarismo e nepotismo: il giovane Tommy, barba anche lui, promette scintille, è il tipico molosso di pochi guaiti, di poche parole e di tanti morsi…

Inizio della preparazione il 21 di agosto, all’ora concordata - dopo una contrasta riunione-fiume di tipo condominiale -  alle 20.00 in punto (e non alle 19.30). “Forse” conclude mister Sartori il suo sermone “ci potrebbe essere il colpo dell’ultima ora, la classica ciliegina sulla torta. A Montagnana” si tuffa alla Dick Fosbury, con quel balzo all’indietro, nella storia, “non ho perduto neanche un’amichevole, vincendo tutto quello che si poteva vincere. L’anno della tripletta, addirittura zero squalifiche! Vorrei ripetermi anche a Minerbe, ma l’impegno e il remare devono essere massimali e unidirezionali! Ci aspetta un girone basso veronese, speriamo a 16 concorrenti, forse infarcito di avversari patavini e vicentini. Merlara e Vigo partono già con il favore dei pronostici”.
 
Allenamenti al “Vinovo” di San Zenone di Minerbe, partite ufficiali, invece, al “Bertoldi”, sempre di Minerbe. Tanti i sogni e… i bisogni di gloria di un club, l’A.S.D. Minerbe 1934, che non ha mai mimimamente pensato, in tutta quest’estate rovente, di inoltrare la domanda di ammissione alla Seconda categoria. Perché da società pluri-ottantenne sa benissimo che le vittorie riportate sul campo hanno ben altro sapore rispetto a quelle guadagnate a tavolino, senza meriti e senza il sudore della fronte!

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it












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