ULTIMA - 25/5/19 - IL BASSANO 1903 BATTE IL MONTORIO ED E' CAMPIONE REGIONALE

E' stata una bella partita, quella giocata ieri sera a Montecchio Maggiore, fra il Bassano e il Montorio, calcio valida per il titolo Regionale di Prima categoria. I giallorossi di mister Francesco Maino partono subito forte e passano in vantaggio dopo soli 5 minuti con Cosma, che, su invito di Garbuio, mette in rete con un tiro da sotto
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29/8/17
A TU PER TU CON LUCIANO MOGGI

Nostra  intervista eslusiva con l’ex Direttore Generale della Juventus di Giovanni Agnelli e dell’ultima Champion’s League conquistata dalla Vecchia Signora, Luciano Moggi. A Ferragosto, il nuovo consulente e diggì  (contratto triennale, a partire dalla primavera 2017) del presidente – Gazment Demi - degli albanesi del Partizani di Tirana (club vincitore di 15 scudetti e di 15 Coppe d’Albania), l’81enne Moggi ci ha accolto nella sua villa a Monticiano di Siena, dove ci trovavamo anche noi in vacanza, a qualche chilometro di distanza. Luciano Moggi è nato il 10 luglio 1936 proprio a Monticiano di Siena. La sua carriera di diesse è partita dalla Roma (1 Coppa Italia con i giallo-rossi capitolini) , con tappe alla Lazio, al Torino (1 Coppa Italia con i granata) , al Napoli (1 scudetto, una Coppa Uefa, 1 SuperCoppa Europpea all’ombra del Vesuvio),  ed, infine, alla Juventus (6 gli scudetti conquistati con i bianco-neri – più uno revocato -, 5 le SuperCoppe Europee, 1 Champion’s League, 1 Coppa Intercontinentale, , 1 SuperCoppa Uefa, 1 Coppa Intertoto).

Direttore, come mai l’esperienza in Albania e non in un altro Paese europeo? “Diciamo che attualmente il calcio in Albania è in crescendo. Lo dimostra il fatto che la Nazionale è 3^  dietro l’Italia nel girone di qualificazione dei Mondiali di Russia 2018. Direi che è un’esperienza un po’ particolare, in cui vedo un mondo nuovo e bisogna capire bene fino a che punto può arrivare quel calcio. Che sicuramente è in crescita. Ho visto molti giocatori interessanti, addirittura il portiere della Nazionale Alban: è un portiere che potrebbe stare in qualsiasi squadra italiana. Lo dimostrano poi quelli che già ci sono, Etrit Berisha dell’Atalanta e Thomas Strakoschia della Lazio. E’ un divertimento e un diversivo: perché  è un calcio nuovo che progredirà nel tempo”.

Come mai  la Spagna sta spadroneggiando un po’ troppo nei Trofei in palio in Europa? “Il calcio spagnolo è più forte del nostro perché usa di più il settore giovanile. Comprano, è vero, giocatori a cifre stratosferiche, ma, poi riescono a venderli  altrettanto bene: è il caso di Neymar dal Barçelona al PGS . Hanno una “cantera” diversa da quella italiana, dove il settore giovanile non è tenuto nella giusta considerazione, e si vedono i giovani che non vengono fuori. Sì, ci sono alcune società che li fanno crescere – una di queste è l’Atalanta: lo sta dimostrando il campionato che gli orobici hanno fatto l’anno scorso con mister Gasperini -. Ma, sono ben poche le società perché nella maggior parte dei casi assistiamo a club italiani con 11 stranieri; ed una di queste è la Roma, la Fiorentina, l’Udinese. Questo è il motivo per cui il calcio itlaliano non riesce a crescere, motivo per cui quelli di fuori sono più forti di noi italiani”.

Siamo alla vigilia dei Mondiali di Russia 2018 e alle porte del campionato italiano 2017-’18. Cosa prevede dal suo osservatorio? “Aspettiamo, con la Nazionale,  un attimo di vedere se ci qualifichiamo. Perché la qualificazione non è certa, perché se non vinciamo in Spagna praticamente si qualificano gli spagnoli e dopo noi dobbiamo disputare i play off con le altre seconde.  Prima aspettiamo di qualificarci, poi, vedremo il resto. Ma, il resto è ben poca cosa”.

Campionato: sarà di nuovo della Juventus?
“Mah, la Juventus vista nella SuperCoppa italiana contro la Lazio ha sicuramente dei problemi, ma ha più problemi di amalgama che di qualità, perché come qualità è la migliore di tutte. Probabilmente, devono essere sistemati e rivisti dei ruoli, perché ci sono molti trequartisti, molti attaccanti, pochi centrocampisti ed è andato via Bonucci. E, questa è sicuramente una mancanza grave”.

C’è chi sostiene che sarebbe stato meglio che fosse andato via mister Allegri piuttosto che Bonucci… “Da quanto si è appreso dai giornali, l’allenatore ha trattato male il giocatore e non è certamente edificante la cosa.E, poi, ci sarebbe stabilire chi poteva restare o meno alla Juve”.

Cosa dice dell’ex dilettante Andrea Nalini, ora professionista nel Crotone, che ha salvato grazie alla memorabile doppietta rifilata all’ultima giornata alla Lazio? “E’ vero, è vero! E’ stato un salvataggio vero e proprio quello che ha fatto Nalini. Ma, io direi che più che un salvataggio del Crotone, dobbiamo parlare di un suicidio dell’Empoli. Il quale Empoli, in vantaggio di 8 punti, alla fine ha sprecato tutto il suo vantaggio. Il Crotone non si è mai dato per vinto, ha cercato sempre di andare avanti e nel girone di ritorno la squadra calabrese ha fatto i punti che ha fatto la Juve; quindi, si è salvato con merito”.

Che giudizio si è fatto, lei, direttore, di questo ragazzo esploso tardi ed emerso dai dilettanti, alla pari di Torricelli? “Lui ha già fatto la carriera sua perché in questo momento non è che può aspirare a una carriera migliore”.

Il caso Andrea Nalini non dovrebbe farci capire che è giunto il momento di pescare anche in casa nostra, dai nostri dilettanti, dalla nostra periferia? “Pescare in periferia significa fare una scuola ai tifosi, perché se nel calcio mercato non ci fossero i nomi i tifosi non andrebbero allo stadio. Poi, magari si accorgono loro stessi tifosi che strada facendo che quelli che sono stati presi sono solo dei nomi e basta, deludono le attese. Le società di calcio preferiscono prendere lo straniero, soprattutto di colore perché fa sempre immagine, e i tifosi sono contenti solo di vedere in campo questo straniero, che magari poi dopo 2-3 sedute o dopo 2-3 partite rivela la sua pochezza. E, allora si rimpiange quel giocatore italiano che non si è preso. Ma, questo è il mondo del calcio in cui viviamo, in cui siamo immersi. Un calcio che no fa bene all’attività della Nazionale, anche perché la Nazionale che vediamo stenta a battere a battere anche le Nazionali più piccole. Bisogna che le società italiane si mettano in testa di lavorare più sul settore giovanile e di mandare i propri osservatori a vedere i giocatori anche delle serie minori. Io, per esempio, quand’ero al Napoli, ho preso dalla serie C un giocatore di 25 anni che si chiamava Gianfranco Zola. Ma, perché? Perché ero andato a vederlo, ero andato per capire quello che poteva fare.  Addirittura era un giocatore che al napoli doveva essere il sostituto di Maradona; e credo che abbia meritato l’appellativo e credo  - anzi, credo - che abbia fatto sicuramente cose interessanti sia in Italia che in Inghilterra”.

Torniamo a parlare dei  nostri dilettanti “ritardatari”, nella fattispecie quelli passati dai campionati minori del Veronese, ossia, dopo Nalini, Maichol De Marchi e Kevin Lasagna… “Ma anche Lasagna è un buon giocatorino: lui e Nalini sono giocatori che possono giocare in squadre di mezza classifica; ma, possono fare parte anche di un gruppo, praticamente, stare in panchina ed essere adoperati in un modo migliore. Ma, la realtà, qual è? E’ che non si vedono i Lasagna perché fa più colpo prendere Schick e non Lasagna, e, allora, si fanno più abbonamenti, la gente viene allo stadio, tutto lì”.

Bisogna, insomma, rivalutare i nostri orti italiani, o no?
“Mah, io l’ho sempre fatto e i risultati ci sono perché c’è gente che gioca in Nazionale, gente che gioca all’estero nelle Prime squadre, tipo Marchisio, ma ce ne sono tanti, e sarebbe lunga fare nomi. Credo che proprio questo modo di operare possa  salvare l’ economia delle società di calcio perché  non è giusto sempre comprare, ma è anche giusto produrre. Questo significa portare avanti il settore giovanile e significa avere il giocatore in Prima squadra del proprio vivaio, e queste sono tutte plusvalenze nel momento in cui eccezionalmente si può vendere il giocatore”.

Come mai dopo Moggi la Juventus non riesce più a imporsi in Europa, nella Champion’s League? “Perché in questo momento sono più forti gli avversari. La Juventus è una squadra che in Italia domina perché correttamente è portata avanti da una gestione che sa quello che deve fare. Non spende più di quello che guadagna anche su alcuni giocatori, si può permettere il lusso di comprare a 90 milioni Higuain, però, poi, vende a 100 e rotti milioni Pogba. Quindi, è un’azienda vera e propria. La Juventus prevale  suile altre squadre perché le altre squadre sono società sportive, non sono considerate delle aziende vere e proprie, nonostante fatturino molti milioni di euro. La Juventus è la più organizzata in questo, e siccome la gestione, l’organizzazione della società è la cosa importante che manda in campo la tranquillità nei giocatori, ecc., sempre per questo motivo sta vincendo  i campionati per meriti suoi sicuramente, ma anche per i demeriti degli avversari. Se prima c’erano 7-8 squadre che potevano vincere il campionato, quando si guardano le classifiche finali oggi si vedono distacchi di 10 punti significa che c’è una squadra sopra le altre”.

Sarà ancora Juventus a maggio 2018?
“Ancora sì. Io penso che come squadra sia ancora la  migliore. E’ vero, che deve essere riorganizzata bene, perché la mancanza di Bonucci è grave e il ruolo di Bonucci è un ruolo determinante per una squadra di calcio perché sta come posizione davanti alla difesa, deve essere tatticamente a posto, e come qualità è alta qualità. Bonucci era tutto questo perché era il primo difensore, perché era quello che portava avanti le azioni per la squadra, adesso tutto questo è difficoltà, e la prima difficoltà la si vede anche nei gol che la Juve ha preso anche nelle partite amichevoli, soprattutto, nella SuperCoppa. Adesso, non essendoci il playmaker, c’è più facilità da parte degli avversari nell’ attaccare nell’uno contro uno, e se mai ce ne fosse bisogno per capirlo, basta guardare quello che ha fatto Lucai con Deciglio: l’ha saltato a piè pari e poi ha messo sui piedi Mosert il pallone della vittoria. La difesa è un po’ da registrare, da riorganizzare, ma sicuramente è, come qualità, è la migliore di tutte”.

Di chi sentiremo parlare di calciatori nel campionato italiano, chi esploderà da noi e in Champion’s League? “Allora, Dybala sarà sicuramente il migliore, su questo non c’è dubbio! Poi, bisogna vedere il Milan, bisogna vedere i giocatori che il Milan ha preso dall’Atalanta, vedi Franck Kessié; questi ex atalantini stanno dando tutto se stessi, agonisticamente mancano ancora di qualità e di esperienza perché sono giovani. Bisogna vedere se il rapporto che c’è stato con l’Atalanta che ha fatto esaltare le qualità di questi giovani è lo stesso che vedremo una volta arrivati al Milan. L’esperienza insegna che i giocatori che provengono dall’Atalanta non sempre hanno un rendimento importante, quindi, è tutto da verificare”.

Quindi, sarà una lotta tra Juve e Milan? Non parla dell’Inter, direttore... “No, no, diciamo che ci può essere una lotta per arrivare secondi. E, se il Milan riesce a battere il Napoli, può darsi che arrivi secondo e il Napoli terzo, perché la Roma è sparita completamente”.

Lei vuole dire che i capitolini avvertiranno in maniera negativa il dopo-Totti? “Totti qui non centra, oppure centra relativamente. Hanno venduto i pezzi migliori, Rudiger, Salah, quindi, ora è smontata completamente la squadra ed ora non potrà più  riprendere un iter, perché Salah era quello che dava l’imprevedibilità alla Roma, Rudiger era il migliore difensore che avevano loro. La perdita di questi elementi certamente si farà sentire”.

Da Monticiano di Siena, 15 agosto 2017
Andrea Nocini per
www.pianeta-calcio.it












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