ULTIMA - 18/2/19 - GRANDE GESTO DI FAIR PLAY DEL SAVAL MADDALENA

Grande gesto di fair play, che difficilmente si vede nei campi di calcio dilettantistici, quello accaduto ieri prima della gara fra la capolista Pieve San Floriano e il Saval Maddalena del presidente Flavio Massaro, squadra in piena lotta per una poltrona play-off nel girone A di Terza categoria. I biancazzurri locali avevano in distinta ben tre giocatori
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31/8/17
GIGI MANGANOTTI: "DILETTANTI SENZA PASSIONE"

Un passato da giocatore nelle fila del Modena, Rovereto, Macerata, Sassuolo, Audace e Chievo Verona. Da allenatore, invece, ha allenato per tre anni le giovanili del Chievo e del Verona, il Legnago, il Bardolino, le Cucine Maistri Corrubbio, il San Martino, l’Oppeano e il Raldon. Oggi, nel sua casa di Marchesino, dove ha un vero e proprio mini-centro astronomico fornito di telescopio, computer professionali e telecamere, fotografa costantemente il cielo alla ricerca di novità ed eventi eccezionali. Luigi Manganotti, dopo una vita nel calcio, qualche anno fa ha deciso di salutare il calcio e dedicarsi all’astronomia amatoriale, una passione che coltiva dal 1975.

Luigi, cos’ha significato per te il calcio?
“Il calcio è stata la mia vita. Fin da bambino sognavo di poter giocare a calcio a grandi livelli e, fortunatamente, sono riuscito a togliermi qualche soddisfazione. Questa disciplina è stata la mia passione più grande, per le mie generazioni il calcio era tutto”.

Quali sono state le soddisfazioni più grandi che ti ha dato il pallone?
“Le gratificazioni più belle che ho ottenuto provengono dai rapporti che sono riuscito a costruire nel tempo. Ancora oggi, ad esempio, sono in contatto con molti ex compagni e addetti ai lavori conosciuti nelle varie stagioni sportive. Il calcio di allora era fatto per passione, un calcio semplice e per nulla paragonabile a quello pomposo e principesco di oggi”.

Che idea ti sei fatto, invece, del calcio dilettantistico del passato e di quello di oggi? “Ho giocato nel Chievo e nell’Audace quando militavano entrambe in Serie D. Quello era un calcio, a differenza di quello di oggi, slegato da regole tattiche e senza un visione completa di squadra. Successivamente Malesani, Purgato, Filippi e anch’io, quando iniziai la carriera da allenatore, incominciammo a lavorare sul calcio a zona. In definitiva oggi il calcio è più tecnico, ma meno passionale”.

Come mai dopo l’esperienza con il Raldon nel 2014 hai deciso di smettere?
“Principalmente perché ho degli acciacchi fisici che non mi permettono di svolgere questa professione nei migliori dei modi e poi perché non mi ritrovo in questo calcio. In passato esisteva la meritocrazia, invece al giorno d’oggi con le regole che sono state inserite, i ragazzi sanno già di avere il posto assicurato e questo altera negativamente i loro comportamenti e i loro modi di approcciarsi agli allenamenti e alle dinamiche relazionali. Con questo non voglio generalizzare, ho conosciuto dei giovani giocatori bravi e molto vogliosi di apprendere, ma la maggior parte delle nuove generazioni vedono il calcio come un passatempo e non hanno voglia di imparare”.

Cosa c’è di positivo nel calcio dilettantistico di oggi?
“Ci sono tante cose da salvare, una su tutte l’amore dei presidenti e delle tante persone che dedicano il loro tempo e i loro soldi per questo sport. Non è facile fare calcio a livello dilettantistico, ma credo che questo sport possa tornare utile e istruttivo come una volta”.
 
Segui ancora il calcio dilettantistico?
“Seguo le partite della juniores elite del San Giovanni Lupatoto perché ci allena mio figlio e poi qualche volta vado a vedere la Prima Squadra di Lucio Manganotti; inoltre, mi guardo le partite dell’Aurora Marchesino visto che casa mia è proprio di fronte al loro campo da calcio”.

Cosa c’è nel futuro di Gigi Manganotti? “Negli ultimi anni mi hanno contattato alcune società, ma ho sempre detto di no perché credo che per fare l’allenatore sia necessario essere giovani e in forma. A 67 anni non mi sento in grado di poter rivestire un ruolo importante come quello dell’allenatore. In futuro, però, potrei tornare nel calcio come “tutor”, una figura che secondo me manca nel calcio di oggi: mi piacerebbe poter essere utile alle nuove generazioni di allenatori, magari aiutandoli a non commettere gli errori che ho commesso anch’io in passato. Ad oggi, comunque, la mia passione è l’astronomia e l’universo”.

Sebastiano Perbellini per www.pianeta-calcio.it






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