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Il Caldiero Terme conquista un pareggio in trasferta che gli da ottime possibilità di passare il turno ed approdare alle semifinali della Coppa Italia - Fase Nazionale. I gialloverdi di mister Cristian Soave hanno pareggiato 1 a 1 nella gara di andata del doppio confronto contro gli astigiani del Canelli, che hanno battuto nel turno precedente il leggendario
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24/9/18
IL CALCIO LUNGO DI CAMPOLONGO

Per anni è stato l’ultimo, invalicabile limite del Magico Sommacampagna dei fratelli Maccacaro, Dino, il presidente, e Cesare, il mister, classe 1937, centrocampista ed attaccante, che ha giocato anche nell’Hellas Verona, nel Catanzaro e nel Genoa. Era il Somma, unica veronese che la notte del 1° luglio 1977, alzò al cielo piovoso del leggiadro catino del “Silvio Appiani” di Padova l’insalatiera della Coppa Italia Dilettanti, conquistata con quella velenosa, imperiosa testata di “Fuffo” Fulvio Begnini, a dispetto dello sparviero rosso-nero del Contarina, fresco della promozione in Serie D. L’anno dopo, Begnini passò dall’altra parte della barricata, mentre i vari “Spin” Minucelli, Sbampato, Ferrais, Dusi, il portiere alla Garella, Alberto Bertucco - che non si muoveva un passo dalla porta perché la mamma l’aveva traumatizzato, dicendogli di stare sempre in casa, di non andare in strada a scalciare i barattoli perché passavano pericolosamente le automobili - continuarono a vestire la casacca bianco-celeste ascendendo pure loro al Paradiso della Serie D, Interregionale.
 
Un altro calcio, un’altra poesia, un altro sfondo, un altro contesto storico: “Noi la maglia” racconta Paolo Campolongo, nato il 22 agosto del 1961 – di Oppeano, la portavamo lunga fino ai polsi ed era sempre quella, fatta di lana”. Allora sì, che si portava a casa la maglia: ma, non perché nessuno ti poteva soffiare il posto, per carità, ma perché non esisteva il cambio, un’altra casacca, e quando era sporca, o sdrucita – il più delle volte la numero 5 di “Campo” – ci pensava la mamma a lavarla o a rattopparla: “Mi ricordo le interminabili trasferte a Macerata, a Sant’Elpidio a mare, a Trieste: si partiva all’alba della domenica mattina e si rientrava a notte fonda. E, il giorno dopo dovevi essere al lavoro, io con mio padre nel laboratorio di mobili”.

Ed, “El Campo”, lo ritroviamo un giovedì sera durante un nostro blitz agli impianti sportivi del Cadeglioppi del presidente Maurizio Marchiotto: ha la stessa struttura corporea di un corazziere, il caschetto biondo di capelli è stato sacrificato sull’altare del passato, la cicca è pendula, il parlare e a rate come le boccate di fumo che esala, mentre il cucchiaino (di plastica) rimescola non solo il caffè e la sambuca, ma soprattutto il suo passato di calciatore.  E’ timido, sembra rispondere con fatica: il dribbling, meglio, il pressing sui ricordi e i “punteros” più ostici che ha incontrato in un decennio di serie D sia all’Audace che con il Magico Somma, riserva ancora un cocktail di lucidità e di agilità: “La punta che più mi ha fatto dannare è stato Fulvio Signorini, classe 1961, della Virescit Boccaleone: era molto più basso di me, ma saltava venti “skei” più in alto del sottoscritto. Aveva scatto, occhio e si è visto dove, di lì a poco, è finito: all’Atalanta in serie A, sì, come, nel Lotto, un ritardatario sulla ruota di Cagliari, già, come un petardo esploso tardi. Per non parlare di Renato Villa, classe 1958, incontrato ad Orzinuovi: lui nell’Orceana, io sempre con la gloriosa casacca del Somma. Ci siamo incontrati prima che lui passasse, già maturo pure lui, al Bologna. E, Renato Faloppa, la “bandiera” del Real Vicenza di mister G.B. Fabbri, di Paolo Rossi, di Filippi, di Galli, del 2° storico posto alle spalle della Juve, dove lo mettiamo? L’ho francobollato nell’AlpiLatte Zanè: era un mix di classe, esperienza e furbizia: non per niente era stato a lungo capitano di quel L.R.Vicenza dei miracoli. E, “Totò” Antonio Rondon (1975), la punta del Thiene, ex L.R.Vicenza ed Atalanta?”.

“El Campesino”, - ci piace chiamarlo così – in queste ultime stagioni del post-Malagnini, ha fatto a più riprese e sempre all’occorrenza, il mister del Cadeglioppi: due feste fa l’abbiamo visto in panca ricoprire il ruolo di massaggiatore, con tanto di borraccia da ciclista gialla in mano, pronto a soccorrere questo o quel giocatore infortunato cadeglioppino. Non uno stinco di santo, eh, “El Campo”: quando la situazione lo richiedeva, lui mostrava il ghigno o i muscoli all’avversario: “Cartellini rossi, è vero, ne ho beccati, ma maxi squalifiche nessuna. Al massimo 3 giornate: quella volta, il direttore di gara mi aveva talmente innervosito, che per poco stavo per mettergli le mani intorno al collo! Non ero, diciamo, una ballerina, anche perché giocando a uomo, non potevi mica metterti a pettinare le bambole”.

Pochi sanno che Paolo ha esordito con la maglia dell’Audace SME, nell’allora serie C unica, lanciato 17enne dall’ex terzino del Gree-No-Li, l’ex milanista, ma veronesissimo (del rione San Zeno), mister Eros Beraldo (3 scudetti col Diavolo: 1955-57-59, una Coppa Latina e una finalissima di Coppa dei Campioni persa con i rossoneri per 3 a 2 contro il Real Madrid di Alfredo “Saeta Rubia” Di Stefano, il più grande giocatore mai esistito al mondo, perché da attaccante soleva sempre partire dalla difesa, ha giocato in 3 Nazionali (Argentina, Spagna e Colombia), ha vinto 5 Coppe con le orecchie, 8 scudetti spagnoli, 1 Coppa Intercontinentale, 4-7-1926- 7-7-2014): “Esordio a Bolzano, poi, trasferta ad Omegna” snocciola il rosario dei ricordi “El Campo”.

Quindi, 2 stagioni in D nel Legnago dei fratelli Moietta, di Ostiglia, gli imprenditori che, vista la mala parata finanziaria societaria, dovettero perfino vendere i pali delle luci di illuminazione alla Sampietrese, di San Pietro Polesine, piccola realtà di pochi abitanti, che passò dalla 2^ categoria alla serie D, con molti veronesi tra le sue fila, allenata dal lupatotino Pietro Apostoli, e con dentro Renato Marangoni, Gigi Manganotti, Gobbi, addirittura l’ex Hellas Verona, Roberto Ranghino; che giocava come stopper-terzino, classe 1944, ex Ternana e Novara, per un tot a gettone. Già, la sampietrese: visse la sua favola come una farfalla: a mezzogiorno, rientrati da messa, i suoi abitanti mettevamo la testa sui piatti fumanti di brodo; alle 14.00 punto avevano già riempito come un bicchiere di Trebbianello le tribune del loro stadietto. Tanti i ricordi che sfilano, quelli sì come intriganti ballerine del tempo che non torna più, davanti al “Campe”: che a Cà degli Oppi ha il figlio Simone, centrocampista del 1989, che si appresta a conquistare la 9^ permanenza di fila in 2^ categoria dei biancazzurri del Segretario isolarizzano Marzio Olivieri, artigiano del mobile pure lui.
 
Il “settebello” sommacampagnese (4 stagioni in D, le altre, 2, in Promozione perché a quei tempi non esisteva l’Eccellenza, nata con l’edizione ’93-’94, una in 1^ categoria nella favola che andava oramai a declinare verso il tramonto), si ferma alla stazione dell’inesorabile tempo, ed “El Campesino” scende per andare a giocare vicino a casa e al suo laboratorio di falegnameria. All’A.C. Isola Rizza, in Prima categoria. Ma, ha lasciato sulla carrozza della prima classe anche rigori trasformati e perfino qualche gol: “A Somma campagna, contro l’Opitergina, squadra del paese del grande Gianfranco “Zigo-gol” Zigoni, anticipo tutti a centrocampo nel catturare la palla, accendo il motore, aziono le possenti leve e scarico un bolide che si insacca giusto nel sette, laddove s’annidano le “telarine”, le ragnatele”.

La pala inesorabile dei ricordi di Paolo Campolongo macina, meglio, svela un ultimo dettaglio, un estremo particolare che non conoscevamo: eccovelo: “Prima di giocare a Legnago, con il futuro portiere del Foggia, il soavese Raffaele Trentini, avevo provato, spronato da Mario Pranzani, per l’Abano Terme di Padova, in serie D o Promozione, ora non ricordo bene, tanti anni sono passati. Ma, alla fine, non si fece niente; e non ho mai capito il perché”. Ma, hai scritto ugualmente tante belle pagine di storia calcistica, Paolo Campolongo, il confine invalicabile di tanti grandi, celebri, epiche squadre!

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it












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