ULTIMA - 19/1/19 - SGREVA (BORGOPRIMOMAGGIO): "ORA NON POSSIAMO PIU' SBAGLIARE"

Il Borgoprimomaggio di mister Tiziano Salvagno domenica scorsa è tornato a vincere (1 a 0 a San Massimo con gol di Nicolas Torni) dopo che nelle ultime 8 partite, dopo gli ultimi due 2 pareggi a reti inviolate, aveva incassato 6 sconfitte consecutive precipitando in classifica dal 1° al 10° posto. Il direttore generale Enrico Sgreva, che domani
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31/10/18
CHI NON HA DATO TUTTO, NON HA DATO NIENTE!

Il pallone, in Italia, è uomo. Ma il calcio è anche DONNA. Essere donna è una straordinaria avventura, è un'intensa sfida...perchè se sei donna devi vedere di più, devi pensare di più, devi combattere di più!

Purtroppo viviamo in una civiltà ipocrita, in cui la parità del genere è un'illusione e il sesso femminile è escluso a priori. Ne ho sentite tante sul calcio femminile, ma leggendo un articolo a questo proposito c'è una frase che mi ha particolarmente colpita: “Sgomberando per un momento il cervello da preconcetti e opinioni, il football racchiude un femminino, più di quanto non siamo abituati a pensare. Le donne sono come una partita di calcio, uno spettacolo sorprendente, non sai mai cosa ti riservino, diverse a seconda del paese verso il quale ci si sposta, esilaranti come un gol negli ultimi minuti di recupero. Le donne ti incuriosiscono come i 90 minuti, sanno tenerti sulle spine come i supplementari e possono essere decisive come un calcio di rigore.”

Dobbiamo smetterla di considerare la femmina come una “fauna speciale” da proteggere, perchè le donne devono imparare anche a difendersi da sole, a tutelare loro stesse e la loro essenza e quindi a sapersi bastare. Questo non comporta il distacco dal sesso maschile ma ci deve far diventare consapevoli di chi siamo e cosa vogliamo. Il calcio in rosa in Italia è prigioniero di stereotipi come ad esempio quello che le donne sono più scarse, sono più deboli, sono omosessuali ecc.. Occorre un cambio di pensiero e un taglio ai luoghi comuni del passato. In italia c'è poco interesse da parte dei mass-media per lo sport femminile che di fatti è quasi assente. Parlare a calciatrici di smarcamenti, di dribbling, passaggi, tattiche di gioco, contrasti, fuorigioco e via dicendo non eÌ impossibile. Non siamo inferiori e perciò non dobbiamo nemmeno subire questi pregiudizi. Non dovrebbero esistere sport “più o meno femminili” ma esclusivamente sport. “Il calcio non è per signorine” fu una frase attribuito a Guido Ara, mediano della Pro Vercelli, squadra che otteneva successi grazie ad un gioco combattivo e “maschio”.

Nel 1996 erano tesserate 8.800 atlete, numero bassissimo in confronto alle centinai di migliaia di praticanti dei paesi scandinavi e della Germania. Per non parlare dei 3 milioni e mezzo di atlete statunitensi. E' proprio l'America a dare la spinta all'ingresso della versione femminile del calcio nella famiglia olimpica in occasione dei giochi di Atlanta del 1996. Il calcio in Italia fece le sue prime esperienze del 1946 a Trieste ma l'iniziativa nel fare propaganda per questo tipo di sport si spense ben presto. Poi, a Milano nel 1965, l'iniziativa di un'altra donna fondò due squadre con il sostegno del presidente dell'Internazionale Angelo Moratti. Da li a poco in Liguria, Toscana, Emilia iniziarono a crearsi nuovi club. Venne poi costituita a Viareggio la Federazione Italiana Calcio Femminile che promosse poi il suo primo campionato nazionale vinto dal Genova. La FICF riuscì a creare un sistema di campionati (A e B) e nel 1988 la Lega Nazionale Dilettanti costituiÌ il Comitato Nazionale Calcio Femminile.

“Il calcio è di chi lo ama”, si dice. Allora è sicuramente anche mio, perchè io lo amo. Amo correre dietro al pallone e per chi ancora non lo sapesse vorrei ricordare che il campo eÌ sempre rettangolare, che la partita dura sempre 90 minuti e che la porta eÌ sempre larga 7.32 metri e alta 2.44, cosiÌ come nel calcio degli uomini. Ho iniziato a giocare a calcio dopo aver abbandonato la prima esperienza nel mondo dello sport con la ginnastica artistica capendo che non era proprio quello il mio mondo. Accompagnando mio fratello agli allenamenti, ha iniziato a piacermi guardando gli altri divertirsi correre dietro a quel pallone. Ho iniziato a giocare a soli 7 anni in una squadra maschile e non ho mai smesso. Ho incontrato diversi allenatori e uno in particolare mi è rimasto nel cuore perchè apprezzava le mie capacità e le valorizzava nonostante i vari stereotipi e pensieri della gente al di fuori del campo. Mi ha trasmesso la determinazione giusta per continuare e così, quando arrivò il momento di decidere se andare avanti a giocare in una squadra femminile o abbandonare questo sport, non avevo alcun dubbio...andai avanti, sempre più convinta. Certamente chi cercava di smontare il mio desiderio c'era, ma ho deciso di combattere e andare avanti sicura delle mie scelte e di quello che mi piaceva fare. Ho deciso di sognare perchè è un diritto di tutti. E ad un uomo o una donna che sognano devono essere date pari opportunitaÌ per poter raggiungere i loro obiettivi, grandi o piccoli che siano. Si tratta di una lotta le cui armi sono rappresentate da pregiudizi di tutti coloro che ancora credono che vedere una donna prendere a calci un pallone sia impensabile e destabilizzante.

E' una passione che nasce e cresce nell’anima di un essere umano indipendentemente dal sesso di appartenenza. Ed è proprio la passione che fa superare ogni differenza di genere. Con gli anni si impara che in Italia il calcio femminile non daÌ da vivere, una società può crollare da un momento all'altro perchè non ci sono soldi, ho imparato che il calcio eÌ pura passione. L'impegno, il sacrificio e la voglia di mettersi in gioco sono gli stessi chiesti agli uomini ma la differenza sta nel giro di soldi che eÌ dietro al calcio che in Italia conta, quello maschile. Mi sono sentita dire maschiaccio, solo perchè giocavo e calcio, a prescindere dal resto. Ed è veramente toccante come il calcio per una ragazza sia solo un hobby, un divertimento e un piacere puro. Il calcio femminile quando va avanti è grazie agli sponsor perché non viene considerato professionistico. All'estero è diverso, il calcio in rosa ha riconoscimenti come quello maschile. Certamente è diverso dal calcio degli uomini, ma noi ci mettiamo anche piuÌ passione perchè lo facciamo esclusivamente per quello! Ed è uno degli aspetti che dovrebbe essere apprezzato maggiormente.

Dovremmo poter vivere la passione per il calcio, senza ostacoli. Dovrebbe essere un impegno di tutti, quello di rimuovere questi ostacoli, in primis sociali e culturali che rendono difficile l'entrata nel mondo del calcio ad una donna. Una bambina, se appassionata di calcio, dovrebbe poter trovare una squadra, una società ed una struttura adeguata, ma anche uno staff qualificato che le permetta di coltivare la sua passione. Si dovrebbero incentivare politiche di sensibilizzazione nelle scuole, nelle palestre e anche nei club, dove le bambine possano avvicinarsi a questo mondo dando la possibilità a tutte di poter praticare l'attività senza pregiudizi, senza paura di essere considerate “maschiaccio” e senza limiti di natura fisica e/o psicologica. Certo è che non eÌ facile quando una bambina che gioca a calcio, pur avendo gli stessi sogni del suo coetaneo maschio che ambisce a diventare calciatore, si sente dire che non eÌ lo sport per una femmina, che eÌ un maschiaccio e che le donne non sanno giocare a calcio. Il problema eÌ anche dovuto al fatto che la maggior parte dei genitori, schiavi degli stereotipi, non spronano la figlia a giocare a pallone ma piuttosto desiderano che intraprenda la strada della ballerina, della tennista o della pallavolista. Ma la domanda che mi sorge è, perchè non può diventare la giocatrice di calcio più forte al mondo? E la difficoltà spesso è che, quando il sogno di quella bambina è di fare la calciatrice, non tutte le persone che la circondano sanno sostenerla come avrebbe bisogno.

Dobbiamo ricordarci che, quando una passione nasce dal cuore, che sia cucina, danza o calcio, non c'è alcuna differenza. La differenza sta nel fatto che, quando un maschio gioca a calcio lo può fare sia per passione che per discorso economico, quando una donna gioca a pallone non ha altro che la passione nel cuore e farebbe di tutto per poter anche solo 10 minuti rincorrere la sfera su quel campo verde. Un mio caro amico mi disse “Mi pesa andare agli allenamenti tutti i giorni, la maggior parte delle volte sono stanco e non ho voglia, ma lo faccio comunque perchè mi danno soldi”. Questo significa che, quando va sul quel campo non ci mette tutto l'impegno che potrebbe metterci, fa quello che il mister gli dice, gioca un po' con i compagni e poi se ne torna a casa felice come prima. Siate sicuri del fatto che, non si sentirà mai una donna dire una frase del genere, ma piuttosto sentirai dire che lei va ad allenamento perché è contenta di andarci, perchè dopo una giornata di lavoro pesante non vede l'ora di correre dietro al pallone e lo fa con tutto l'impegno che ha, perchè ha voglia di farlo, perchè non ha secondi fini, lo fa perchè ama tutto questo, perchè l'emozione di segnare un gol vale più di tutto il resto, perchè o dà tutto o non dà nulla e poi se ne torna a casa più felice di prima!

Martina Giuliano per www.pianeta-calcio.it

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