ULTIMA - 25/3/19 - LA VIRTUS VERONA TRAVOLGE IL RIMINI ED E' IN ZONA SALVEZZA

Non si ferma più la serie positiva della Virtus Verona di mister Gigi Fresco che travolge 3 a 0 il Rimini allo stadio “Gavagnin-Nocini” ed è ora in zona salvezza diretta. I rossoblu virtussini giocano un ottimo primo tempo e al 4° minuto sono già in vantaggio; Palma perde palla, Giorico serve Casarotto che appoggia per Danti che in diagonale batte
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ULTIM'ORA

5/12/18
SIAMO ALLENATORI, MA PRIMA DI TUTTO SIAMO EDUCATORI ...

EDUCARE SIGNIFICA VIAGGIARE
Ancora nella concezione odierna della scuola e in generale in qualsiasi ambito di insegnamento, spesso istruire ed educare vengono considerati come sinonimi. Questo è il primo errore su cui si struttura un sistema traballante e fallimentare di insegnamento. La differenza tra educare e istruire è da ricercare a partire dell'ETIMOLOGIA del termine dalla quale si evincono divergenze che portano a due differenti approcci educativi. Istruire deriva da "IN-STRUERE", verbo latino che significa "PORTARE DENTRO MATERIALE", mentre educare deriva da "EX-DUCERE" e significa "TIRARE FUORI, MOSTRARE, PORTARE ALLA LUCE IL NASCOSTO". Si capisce subito che quindi da questi due termini conseguono due approcci completamente diversi. Quando infatti istruisco, è come se riempissi uno zaino di materiale, riempio quindi il bambino o il ragazzo di nozioni, dettagli per i quali basta un ascoltatore passivo senza una riflessione. Se invece EDUCO, ASCOLTO colui coinvolto nell'educazione per capire cosa posso trarre fuori da lui. Certamente questo approccio richiede un livello di impegno e sforzo cognitivo maggiore e le tempistiche richieste per dei sensibili miglioramenti sono più dilatate, ma la crescita è ingente e si autopotenzia nel tempo. L'educazione è perciò un viaggio in cui l'educatore ACCOMPAGNA il ragazzo, non gli presenta la soluzione, ma LO FA SBAGLIARE, LO LASCIA SBAGLIARE affinché quel ragazzo possa autorealizzarsi, affinché possa divenire una persona capace di evolvere il suo pensiero ed il suo ragionamento.

"AMIGDALA, COSA MI COMBINI?"
Ovviamente quando ad un educatore si presenta davanti a sè un bambino, ragazzo, una persona, non è così facile, ma è talmente complesso da risultare spesso frustrante per quante volte non ce la si fa. Questo problema, dopo un'attenta riflessione, è principalmente rappresentato dalle EMOZIONI le quali vengono elaborate nel sistema limbico. Ritengo siano il maggiore fattore che porti all'insuccesso l'educatore poichè esse non ci permettono di agire con razionalità e hanno il potere di distorcere e offuscare i nostri ragionamenti. Quante volte infatti vediamo professori, educatori, allenatori che si arrabbiano, urlano, si infervorano dopo un primo errore di un ragazzo? TROPPE.

Può essere che questa azione derivi dal fatto che l'educatore voglia soddisfare sè stesso, voglia poter dire "abbiamo vinto", ma non credo che questa sia l'unica motivazione di un approccio sbagliato. Credo che oltre a questo scenario, ce ne sia un altro possibile, ovvero uno in cui l'educatore non per forza è accecato dalla smania di potere, di sentirsi il migliore e dal narcisismo. Esiste anche un allenatore che parte da una condizione di estrema razionalità e che ha davvero a cuore la crescita dei ragazzi e non gli importa di vincere o perdere. Se questo allenatore però desidera così intensamente la crescita di ogni singolo ragazzo, non possiede la giusta pazienza e magari ha poca autostima, assumerà comportamenti educativi controproducenti. Tutto questo accade perchè non si notano miglioramenti nel breve periodo e perciò si diventa frustrati, si pensa di aver sbagliato, di essere sbagliati nell'approccio: NON È COSÌ!

"MA QUANTO CI METTI?"
Ecco un altro fattore prevalentemente incisivo nell'educazione (o almeno così si pensa): il tempo. Il tempo è una variabile, la variabile principe di ogni ambito, a partire da quello FISICO. Riflettiamo attentamente sul concetto di tempo: ci sfugge, non sappiamo definire cos'è il tempo, non abbiamo una definizione come per le altre unità di misura, ma perchè? Semplice, perchè IL TEMPO È UNA CREAZIONE DELL' UOMO, È ARTIFICIALE. Una distanza, un'altezza e una profondità sono unità VISIBILI, TANGIBILI, mentre il tempo per quanto ci sembra essere concreto, non lo è. Già Albert Einstein demolisce il concetto di tempo descritto da Isaac Newton, affermando che il tempo assoluto NON ESISTE e che lo spazio-tempo non è che una rete distorta da materia e energia.

Infine giungono Lee Smolin e Carlo Rovelli i quali con il “modello della gravità quantistica a loop”, cercano di unificare la relatività generale di Einstein e la meccanica quantistica: il tempo scompare.  Ciò che esiste a livello fondamentale sono solo “atomi di spazio”. L’universo e la sua storia non sono altro che modi in cui si dispongono questi “atomi di spazio”. "Il tempo è tra quelle cose che ci appaiono diverse da quelle che sono. È un’illusione travestita da realtà." (Parmenide di Elea, VI-V secolo a.C). Spesso mi interrogai sul concetto di tempo, su cosa volesse dire "poco tempo" e cosa "tanto tempo". La risposta che mi sono dato è che, come non esistono cose facili e cose difficili, ma solo cose che so e che non so fare (cit. Velasco), non esiste un tempo troppo lungo o troppo corto per apprendere un gesto, ma esiste un tempo adeguato per la mia comprensione e apprendimento e un tempo inadeguato.

Sono un sostenitore di Vygotskij il quale sostiene che esista una ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE (ZSP) rappresentante la distanza tra il livello di sviluppo attuale e il livello di sviluppo potenziale. Se quindi presentiamo all'allievo un compito di difficoltà che è compreso nella ZSP, con l'aiuto dell'educatore (deve essere limitato a piccoli input e NON SVOLGIMENTI DI PENSIERO), egli può trovare una soluzione e AUMENTARE IL SUO LIVELLO ATTUALE (comprendendo fino alla ZSP racchiusa dal compito rappresentato). Per questo dobbiamo permettere ai ragazzi di sbagliare, permettere di costruire un percorso di esplorazione dentro e fuori sè stessi, perchè ognuno di noi ha IL SUO TEMPO. La "fretta", la confusione e la immediatezza sono ormai padroni di questo nuovo mondo, ma un percorso di crescita necessita il tempo necessario per lo sviluppo e soprattutto di un ambiente favorevole.

LIBERTA' di sbagliare non significa anarchia
Ecco, l'ambiente, ultima variabile su cui mi interessa aumentare il focus. Prima ho affermato che le emozioni sono qualcosa che ci portano al fallimento, all'errore per quanto riguarda l'educatore. Non è un'assioma trasferibile anche ad altri soggetti coinvolti nel processo di educazione, quali gli allievi, o meglio, non tutte le emozioni portano all'errore. Se l'educatore deve essere il più possibile al timone del suo sistema limbico con una presa forte e salda, il bambino no, non lo può essere. Pertanto il compito dell'educatore è anche quello di creare un ambiente favorevole e il più possibile stimolante per l'apprendimento. Cos'è un ambiente favorevole? Credo sia un ambiente in cui l'allievo è sereno, sa che può sbagliare, sa che non verrà giudicato, sa quali sono gli obiettivi da raggiungere e sa (grazie alle disposizioni del maestro) quali sono i criteri di accettabilità. Varie ricerche hanno dimostrato che l'apprendimento derivante da un'autovalutazione sia l'apprendimento più efficace e più duraturo. Ovviamente devono essere forniti all'allievo i criteri di accettabilità del compito affinchè egli possa autovalutarsi correttamente, cosa certamente più facile con soggetti più cresciuti dei bambini, ma non impossibile.

E NEL CALCIO?...
Il calcio è un ambito che NON DIFFERISCE da quello esposto precedentemente, è lo stesso ambito poichè è sempre coinvolto un processo educativo. Il bambino cresce, impara a gestire le proprie emozioni, a relazionarsi, a trovare soluzioni e a rispettare regole. Siamo allenatori, ma prima di tutto siamo EDUCATORI, svolgiamo un ruolo fondamentale nello sviluppo della psiche della persona. Per questo dobbiamo seguire, accompagnare, ma LASCIAR TROVARE AL RAGAZZO LA SOLUZIONE. La fretta non ci appartiene, la pazienza è la nostra virtù, perciò quando vediamo uno sbaglio non redarguiamo, ma stiamo in silenzio per evitare che si accendano meccanismi psicologici controproducenti: se diamo attenzione e importanza all'errore, si rischia che il bambino lo rifaccia perchè egli cerca attenzioni e anche un'attenzione negativa è sempre un'attenzione. Inoltre poniamo il bambino in una condizione di stress (SA DI AVER SBAGLIATO, LO VEDE!). Un gesto corretto va incentivato, facciamo loro notare quando fanno giusto, così diamo attenzioni e loro le ricercheranno cercando di riproporre il gesto ("gli ha detto bravo, devo fare anche io così!"). Non facciamoci prendere da pregiudizi o da emozioni negative e prestiamo attenzione all'effetto PIGMALIONE: Se il mio allievo percepisce che io lo vedo come Zidane, egli mi darà prestazioni più elevate. Al contrario se vedo lui come scarso, tenderà a eseguire gesti sbagliati e performance scarse.

"QUANDO ALLENIAMO, ABBIAMO 15 MESSI!"
 
Mattia Dorigatti per www.pianeta-calcio.it












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