ULTIMA - 26/5/19 - TUTTI I VERDETTI DEGLI INCONTRI DI OGGI

Nel ritorno dei play-out di serie C, la Virtus Verona di mister Gigi Fresco cade 2 a 0 a Rimini e torna in serie D, dove andrà a fare compagnia all'Ambrosiana e al Villafranca, che si sono salvate ai play-out, e al Vigasio e Caldiero promosse quest'anno dall'Eccellenza. Nel campionato di Promozione, l'Albaronco perde al 3° turno
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ULTIM'ORA

8/1/19
E' IL CALDIERO LA REGINA DELL'ECCELLENZA VENETA

CALDIERO, NON FA’ LA STUPIDA, PROPRIO ADESSO! I TERMALI, DOPO AVER TRIONFATO IN COPPA ITALIA, SONO ATTESI DOMANI NEL BIG MATCH DEL GIRONE A IN CASA DELLA CAPOLISTA ARCELLA

Complimenti – meritatissimi e sinceri! – al Caldiero di mister Cristian Soave; il quale si è preso la migliore delle rivincite dopo lo scorno subito 7 anni fa nella stessa finale, quand’era alla guida del volonteroso Team Santa Lucia Golosine. Al “Rino Mercante” di Bassano - luogo che gronda di leggenda e di storia… e della famosa grappa, oltre che dell'epica canzone...il ponte, dove ci darem la mano e un bacin d'amor...; che tanto ci avrebbe potuto scaldare le vene, le arterie e le arteriole! - campo neutro per la finalissima veneta di Coppa Italia Dilettanti, si sfidano la Caldiero calcistica di neanche 6 mila abitanti e la più celebre Mestre, di circa 20 mila abitanti, terraferma e “topos lavorativo-industriale” della più leggiadra e turistica Venezia (200 mila i suoi abitanti).
 
Sulla carta, in base a questi numeri, ed anche rispetto al dribbling della storia, il confronto, la tenzone sembra davvero improponibile: ma, per fortuna, in campo non scendono i soldi, la storia, il vissuto oramai carico di polvere non da sparo ma da archivi asfittici, ma la volontà, la chimica, il collettivo, l’abnegazione, il non mollare mai, gli stimoli, le motivazioni. Ed è solo, a nostro avviso, sotto quest’aspetto, che ha trionfato il Caldiero, squadra che non meritava affatto di dover sottoporsi all’appendice dei tempi supplementari, nemmeno all’elettrochoc dei calci di rigore calciati ad oltranza, perché la Coppa, cari signori e signore, se la sarebbe ampiamente meritata per la supremazia mostrata in campo, per le 4-5 occasionissime (l’estremo termale Fortunato è stato chiamato due sole volte in causa, la seconda in maniera fatale circa la conclusione di Cacurio).
 
E, solitamente, la palla racconta – nei suoi abbondanti de ja vù - che in una finalissima secca chi segna per primo ha già posto le mani sulla Coppa, di qualsiasi competizione sportiva si tratti: e, nella fattispecie, quando la scintilla avversaria si trasforma da petardo da Befana in un minaccioso raudo da stadio, ebbene, rischia di assordati, di gambizzarti, di metterti a ko in maniera definitiva. Invece, il Caldiero è stato capace, di lì a poco, con una sorte di pistola del tempo puntata alla tempia, di reagire, sapete perché? Perché aveva capito che non poteva finire al tappeto per il classico tiraccio del sabato polare artico, paragonabile a uno spritz che ti taglia il fegato se non lo accompagni con le tartine o i tramezzini.
 
Ricordiamoci anche che i giallo-verdi dell’Est veronese avevano sacrificato in tribuna due carneadi del calibro di bomber Niccolò Zanetti, “perla” del mercato dicembrino, acciaccato e in forse la sua presenza per domani nel big match tra la “regina d’inverno” U.S. Arcella e il Caldiero, e Lorenzo Zerbato, appiedato dal Giudice Sportivo. Non solo, ma mister Soave, classe 1974, la classe degli invincibili fisicamente (vedi Alex Del Piero), e indimenticato quanto prolifico, l’irresistibile “puntero” di Pordenone e Portosummaga, non ha portato con sé in panca un giocatore talentuoso, quale l’ex Primavera del L.R.Vicenza, Massimiliano Mezzina, classe 1998, jolly di fascia e del centrocampo.
 
Il “Conte di Castelmassa di Rovigo”, tale Giovanni Guccione, classe 1989, ci ha impressionato per impegno continuo, passo, movenze da patentato “killer d’area”; per quella conclusione nel primo tempo che ha incocciato l’incrocio dei pali, senza, ahilui!, incontrare la meritata fortuna. E, per il gol del pareggio a qualche goccio di distanza dallo scroscio finale del 2° tempo supplementare; quando, anche i tifosi più coraggiosi ed infreddoliti del Caldiero non pulsavano più sangue tiepido nelle loro vene, perché plasma rosso ghiacciato dal gol-doccia scozzese di Cacurio.

Immenso, stoico, storico Emilio “Eliseo” Brunazzi, a dannarsi l’anima, spaziando a destra e a manca, alla ricerca disperata dell’intercettazione della palla, come si fa quando si riceve un sms da una desiderata e si vuole subito conoscere il significato del messaggino: ha fame di calcio, ha tanta di quella rabbia in corpo da vendere che Dio solo lo sa e basta. Il tatuato attaccante, caldierese doc, termale dop, classe 1987, si sta rifacendo una carriera: sta vivendo la sua seconda meritata giovinezza pedatoria, consumata a rincorrere sfere di cuoio più o meno nobili: nessuno in tanti anni di cannoniere di Prima e Seconda categoria era disposto a puntare un penny, un cent di rame per lui. Ed eccoti l’uomo che spende in campo, salito da 18 mesi sul palcoscenico dell’Eccellenza, tutto se stesso, dà l’anima, getta il cuore oltre l’ostacolo, consuma fino all’ultima stilla di sudore e bolla di ossigeno che ha in corpo: il suo santuario prediletto, per via della cura maniacale, alla Gianluca Vialli, alla CR7, con la lancia in resta, pronto a mostrarti il ghigno satanico per il tempo perduto e per la gran voglia di fartela pagare, per l’ossessione positiva di recuperare e di dir ancora la sua.
 
Per 120 minuti e più ci sembra di aver rivisto in campo la sagoma del grande Gaetano Scirea: poi, ci siamo dati un pizzicotto sulla guancia gelata e siamo ripiombati nella realtà quando abbiamo capito che quel nimero 3 con le maniche fatte su e la lasciva di una lumaca incollata sul suo avversario in maniera molto, forse troppo, corretta, era quella di Alessandro Pisani: nemmeno un fallo poco ortodosso; addirittura, un suggerimento da libro “Cuore” propinato – l’hanno visto anche i miopi e i presbiti dalla tribuna – quando, chiamato dal proprio portiere para-rigori Fortunato, lui, stringendogli forte i guantoni e i polsi come si usa fare per trasmettere la più elettrizzante delle cariche, ci ha confidato che alla domanda rivoltagli dal portiere e compagno di squadra e di reparto caldierese, lui ha consigliato: “Ma, buttati dove ti porta il cuore!”.

E, Fortunato ha avuto la bravura e la Fortuna di ascoltarlo, intercettando sulla sinistra la minaccia dell’ultimo “cecchino” mestrino. Impressionante generatore di corrente e di energia il biondino caldierese col numero 4 sulla schiena: tal Francesco Peotta, classe 1992, uno che correrebbe in 9 e 99 i 100 metri piani sulle alture del Messico. Cose egregie sono sprigionate dai piedi e dalla cervice del “bocia del 2000”, tal Simone Vanzetta (immediato l’accostamento con lo storico eccidio di Sacco e Vanzetti…, i due innocenti immigrati anarchici ingiustamente condannati alla pena capitale perché volutamente accusati di rapina e di omicidio…; tragico epilogo immortalato nel film girato nel 1971, regista Giuliano Montaldo…), con il n.2 sulla schiena, e la capacità di irridere il proprio dirimpettaio sulla bassa fascia di destra; padrone, come un giocoliere, del cuoio come dei birilli o delle palline magiche. Deve saper conoscere le montagne e i colli come le sue tasche: impossibile fermarlo, se non con una scarica di kalasmikov.
 
Splendido il difensore 1990 Alessandro Tonolli, nemmeno una sbavatura; impeccabile la regìa dell’8 Alberto Filiciotto, ex Bardolino, suo coetaneo. Abbiamo registrato la crescita del retro-guardista nogarese Francesco Baschirotto, classe 2000, sdoganato, a nostro avviso, troppo presto dalla serie D e dall’Ambrosiana: fa parte di una famiglia di fratelli calciatori, il DNA, da che mondo è mondo, difficilmente tradisce!

Degli avversari, per rispetto della “par condicio”, ci è piaciuto il n.3 Corteggiano, e il n.10 e capitano Bradaschia, il cui cognome ricorda origini alabardate, triestine. Il Calcio Caldiero Terme era arrivato al “Rino Mercante” a bordo del lussuoso pullman del Chievo Verona: i “giallo e blu della diga” dovrebbero essere orgogliosi di risalire su quel torpedone in vista della prossima trasferta, perché da sabato pomeriggio tardo è carico di gloria, oro, argento e mirra; sì, proprio come i re Magi, che dall’estremo Oriente portarono in dote con sé, facendone di strada, per offrire i loro doni alla Santissima mangiatoia del nostro Salvatore, a Betlemme (letteralmente, casa del pane).
 
E, speriamo che di fame il Caldiero ne abbia ancora: tra poco più di 24 ore attende i “termali” del presidente Filippo Berti il big match della stagione e del girone “A” di Eccellenza, la trasferta nel rione padovano dell’Arcella. Dove la “regina di Coppa” sarà sfidata dalla “regina d’inverno”, nella singolar tenzone che sicuramente non potrà valere una stagione intera, ma uno spicchio, quello sì. Papà Mario, che assieme al compianto fratello Giorgio, di origine e natali nel Vicentino, ha fatto da scintilla ad una delle aziende più emergenti, più solide di Verona e dell’Est veronese, la Berti Macchine Agricole, sussurrerebbe, dall’alto della sua grande esperienza e del suo silenzioso quanto pragmatico bagaglio esperienziale, “Caro, mio Pippo, ricordate che finora non t’è vinto ancora niente. E, che il bello el ghà ancora da vegnèr!” E, noi, come bravi e fidi scolaretti iscritti al Grest, siamo qui ad ascoltare il grande Berti sr e a vivere altri momenti da “regina” giallo-verde…

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it












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