13/8/12 - INCONTRI RAVVICINATI: VALERIA BENATTI

LINEA A VALERIA BENATTI!

Giornalista e speaker radiofonica, nata a Boscochiesanuova di Verona il 1° luglio 1961, Valeria Benatti dal lunedì fino al giovedì, dalle 11 alle 13, conduce con Angelo Baiguini, il noto programma di Rtl 102.5 “W l'Italia”. Iscritta all'Ordine dei Giornalisti Pubblicisti del Veneto dal 1983, in possesso della maturità scientifica, dal 1993 vive e lavora a Milano. Nel 1999 è direttore generale di “Serra Creativa” in Rai, nel 2001 conduce su La7 il talk show “Fobie, gente sull'orlo di una crisi di nervi”, nel 2011 pubblica per Gribaudo, del Gruppo Feltrinelli, il suo primo libro “Kitchen in love”, diventato un programma televisivo su Fox Life.

Valeria, la parola felicità che posto ha nel suo vocabolario?

“Beh, certo, ho avuto tanti momenti di felicità, però, appunto, sono attimi, non sono costanti; la serenità può essere una costante, può essere un obiettivo da raggiungere. La felicità sono stracci, sono momenti di esaltazione, momenti di particolare euforia, però, non è certamente un obiettivo. L'obiettivo è più la serenità che la felicità”.

Senta, Valeria, in questo libro affrontiamo anche i temi della libertà e della giustizia. Sono solo paroloni, utopie, oppure esistono, si possono raggiungere su questa terra?

“No, non penso che siano paroloni: penso che siano fondamenti della vita di ciascuno di noi. E credo che siano anche ideali per i quali vale la pena di combattere. Se togliamo libertà e giustizia, cosa resta? Per cui sono dei cardini sui quali fondare una vita che ha senso”.

Quand'è che saremo veramente liberi?

“Mah, io credo che ognuno deve fare la sua parte. Io credo che la libertà parta dalla consapevolezza individuale di poter fare qualcosa; anche nel privato, perché il privato è pubblico. Quindi, io credo che si parta da sé, sempre, per poi andare verso gli altri. Se uno è disonesto e non è libero nella sua vita di tutti i giorni, non può assolutamente esserlo nella vita pubblica e non può fare niente per gli altri”.

Di che cosa non può fare ameno nella vita di tutti i giorni Valeria Benatti?

“Bella domanda! Mah, guardi io non sono una persona che ha grandi pretese: non posso fare a meno della musica, della letteratura, dell'arte, del cinema, della buona cucina e degli amici. Dei sentimenti, quindi, rispetto alle altre persone; quindi, figli, amici, persone a cui voglio bene”.

Donna è difficile nel carrierismo: come ha fatto allora a diventare una persona importante, seguita dal grande pubblico di Rtl 102.5? E' scesa a qualche compromesso?

“No, non credo di essere una persona importante, credo di essere una persona assolutamente normale, ho sempre molto combattuto con dignità e con orgoglio per ottenere quello che volevo; sono stata disposta a rinunciare a degli obiettivi nel momento in cui, per ottenere i quali, avrei dovuto per assurdo compromettermi, appunto, e non a caso sono passato dalla tivù alla radio, con la tivù che era un luogo di grandi compromessi, e ho preferito fare radio. Che faccio da dieci anni con grande soddisfazione perché è un ambiente più “pulito” tra virgolette. Quindi, sta a noi decidere!”

E' anche più creativa la radio, stimola di più la fantasia rispetto alla televisione, o no?

“Sì, assolutamente sì, però, è chiaro che ti dà meno visibilità e meno denaro. Per me, è stata proprio una scelta di non compromesso: essere me stessa, la radio mi permette di essere me stessa, di essere io autrice di quello che dico e responsabile di quello che faccio. In televisione non è così. Quindi, si può arrivare. Probabilmente, per mantenersi integri bisogna rinunciare anche a delle cose, non si può avere tutto. E' molto difficile essere ricchi e integri, secondo me. Perché la ricchezza un po' corrompe e corrode”.

Esiste l'Aldilà? In queste notti di San Lorenzo, guardando in su si è immaginata dove andremo a finire – e potremo finire anche noi lassù, al di là del mondo, nel Supramondo, per dirla alla Zichichi! -, si è commossa, vedendo il cielo terso e stellato. Così come capita ed è capitato a molti umani?

“Eh, dunque, io non sono cristiana, sono vicina alle pratiche buddiste, che credono nella reincarnazione. Io credo che la vita di ciascuno di noi sia un cammino verso il miglioramento di sé e, quindi, verso il raggiungimento di Budda, ok? Certamente che mi commuove un cielo stellato piuttosto che la natura – adesso sono in mezzo a un prato, fra le palme in Sardegna, ed adoro stare in mezzo alla natura. E' solo dentro la natura che hai la possibilità di ritrovare te stesso e capire quanto piccolo sei rispetto all'universo”.

Il dolore degli altri, un bambino colpito da grave malattia, un anziano lasciato marcire nella propria solitudine in un ospizio, cosa le trasmette, Valeria?

“Questi sono drammi che mi devastano. Io non a caso mi occupo di sociale da sempre, da quando ero una ragazzina ho sempre fatto volontariato, mi sono sempre battuta per cause che favorissero maggior giustizia nel mondo. Ed anche qui, tornando al discorso di prima, io sicuramente non posso cambiare le sorti del mondo intero, non posso far sì che non muoiano più bambini di fame; però, posso fare delle cose, e tutto quello che posso fare nel tempo libero lo faccio. Non a caso, lavoro da vent'anni con una onlus che si chiama Children Institute, che si occupa di bambini di strada indiani, da tre anni ho fondato un'impresa, un movimento che si occupa – invece di impresa sociale in Italia, si chiama “Make change” e sono nel consiglio direttivo –, e collaboro anche con una onlus, che sta proprio qui in Sardegna, e che si chiama “Domus de luna”, la quale si occupa di bambini abusati e di minori in difficoltà. Io il mio tempo libero, tutto che posso lo faccio, lo do, lo regalo a chi è stato più stato più sfortunato di me, di noi, e che è partito svantaggiato proprio perché magari durante l'infanzia è stato violato. E, a me mi commuovono da matti bambini con problemi, perché penso che non abbiano potuto avere una chance per nascere, per crescere, per evolversi nel modo giusto. Quindi, nel mio futuro sicuramente c'è sempre più sociale. E credo che sia un percorso fondamentale per ciascuno di noi”.

Ha pianto più con dolore per un amore perduto o lasciato, che l'ha delusa, oppure per un amico, un affetto mancato definitivamente da questa terra?

“Bé, la perdita di qualcuno è irreparabile, mentre la perdita di un amore no; non si muore per amore, si può star male, però, insomma, direi non c'è paragone rispetto alla sofferenza. Io ho perso due amici carissimi, che porto dentro di me, che sono dentro di me, e purtroppo le perdite di questo tipo sono irreparabili. Quelle amorose no, perché, guardi, gli amori finiscono e grazie al cielo lo stesso riesco a mantenere un rapporto di amicizia anche con le persone che ho amato, e, quindi, un rapporto rimane, ci si può risentire, ci si può rivedere. Non è una perdita drammatica come quella della morte”.

Il suo rapporto con lo sport: ha mai giocato a calcio, praticato vela, fatto sci?

“Ohhhh! Sì, ho praticato quasi tutti gli sport perché avevo una madre che pretendeva che io fossi molto sportiva. Poi, negli anni mi sono un po' impigrita. Adesso ancora gioco a tennis, nuoto, vado in palestra, mi mantengo diciamo tra virgolette, anche se poi tendenzialmente amo molto la pigrizia e la domenica mattina starmene a letto con un buon libro. Trovo che sia il modo migliore per passare il tempo”.

Tra i poeti del Novecento, se lei dovesse passare “'a nuttata” terribile, con quale sceglierebbe di traghettare ore di angoscia, di tormento? Pascoli, Carducci, Foscolo, Montale?

“Montale, sicuramente!”

Magari col suo “Ossi di seppia”?

“Sì, perché era bello, essenziale. Andava al dunque, e poi le poche sue frasi ti restano, te le elabori, ci pensi, ci torni, ti danno sempre qualcosa di nuovo”.

Che cos'è che le fa venire la pelle d'oca e che cos'è che le fa veramente più fastidio nella vita?

“Mi dà molto fastidio l'arroganza, la disonestà, la pacchianeria, la volgarità di questi tempi: l'esibizionismo. E, mi commuovono le persone che si occupano degli altri, totalmente, che riescono a farlo totalmente. Ecco, il mio obiettivo è quello: quando riuscirò a non dover più lavorare e avrò messo da parte abbastanza soldi per non dover più lavorare, vorrei far quello. Occuparmi degli altri e basta!”

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 12 agosto 2012