3/9/12 - INCONTRI RAVVICINATI: AMARILDO TAVARES DO SILVEIRA

PREGO, AMARILDO CON GHIACCIO!

Amarildo Tavares do Silveira, meglio conosciuto col solo nome di Amarildo, è nato il 29 luglio 1940 a Campos dos Goytacazes, in Brasile. Dopo aver dato i primi calci al pallone nel club del suo paese nativo, passa a guidare l'attacco della Fluminense (dal 1958 al 1961), quindi, approda al Botafogo, con cui vince due scudetti 1961 e 1962. Sbarca in Italia nel 1963, a Milano, sponda Milan, ma, fino al 1967 si deve accontentare solo di una Coppa Italia, quella dell'edizione 1966-67.
In rosso e nero firma 32 reti su un totale di 107 partite. Va meglio il suo destino nel nostro campionato a Firenze, perché conquista il secondo scudetto (1968-69) della storia della Fiorentina, e dove colleziona 62 presenze e sigla 32 reti. Gli ultimi due anni in Italia, dal 197O al 1972, lo vedono indossare la maglia della Roma, con 33 presenze e 10 reti all'attivo. Poi, il ritorno in Brasile, a chiudere la carriera nel Vasco De Gama (1972-1974), con cui trionfa nel campionato brasiliano.
Amarildo fa parte dei carioca che hanno trionfato ai Mondiali disputati in Cile nel 1962, e veste la casacca verde-oro complessivamente 24 volte, firmando 9 gol. E' l'attaccante che in Italia ha collezionato più espulsioni (dieci in 202 gare giocate), alla pari del grande Omar Sivori. Da allenatore ha conquistato alla guida dei tunisini dell'Espérance uno scudetto di Tunisia (1986) e una Coppa del Paese nordafricano. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente in Brasile.

Il ricordo più bello che ha in Italia, al Milan o alla Fiorentina?

“Di tutti e due conservo un bel ricordo: al Milan, perché ho vinto una Coppa Italia grazie a un gol mio segnato al Padova, a Firenze, oltre a vincere il campionato, ho conosciuto mia moglie, e ci siamo sposati. A Firenze ho trascorso anni bellissimi, ho conosciuto e sposato mia moglie”.

Come si chiama sua moglie?

“Fiamma. Che mi ha dato 3 figli (due femmine e un maschio), e in tutto ho quattro nipoti”.

Qual'è l'avversario più tenace contro cui ha giocato?

“E' stato Trapattoni, perché è stato con me al Milan, ed è stato mio amico, ed avversario quand'ero alla Fiorentina. E' stato uno dei migliori stopper, che marcava bene. Quando giocava contro Pelè, Pelè non toccava palla perché Trapattoni era uno leale, non era uno che picchiava, dribblava solo”.

Il giocatore più forte che ha incontrato come avversario?

“Mah, il più forte nel mondo, in Europa, o in Italia?”

Nel mondo. “Nel mondo, sicuramente è stato Pelè: ho giocato contro di lui quando era nel Santos. Se devo nominare il migliore nel mondo, devo dire Pelè”.

In Italia?

“In Italia c'erano due giocatori veramente spettacolari: Gigi Riva e Rivera”.

Il gol più bello firmato da Amarildo in Italia?

“Il gol più bello l'ho fatto contro l'Inter in una partita amichevole alla fine del primo tempo: mi è stato fatto un cross dalla destra e io ero alla sinistra, sul secondo palo, la palla ha girato in alto e in semi volé, in semi rovesciata, ho messo la palla all'incrocio dei pali. E abbiamo vinto la partita. E' successo al mio esordio nel Milan contro la squadra più importante, l'Inter”.

Lei è stato espulso dieci volte, perché così tanto?

“Se io le faccio vedere le mie gambe, sono una carta geografica. E gli arbitri avevano una certa prevenzione contro di me. Bastava che io alzassi il braccio per protestare e loro mi ammonivano e dopo mi buttavano fuori. Capito? Avevo un carattere molto forte e tante volte gli arbitri erano prevenuti nei miei confronti. Però, posso dire che, nonostante queste espulsioni, i tifosi capivano la mia reazione perché, anche quando venivo espulso, loro applaudivano e fischiavano, se la prendevano con l'arbitro perché era una cosa impossibile che ogni ogni volta che perdevo la palla erano botte, botte e botte, e, ogni volta che accennavo a una reazione, era cartellino rosso. Era una cosa proprio impossibile”.

Era un Amarildo marcato sempre molto stretto?

“Mi intervenivano sulle ginocchia, sugli stinchi, la gamba destra me la sono fratturata contro la Spal, dopo ho riportato l'infortunio al menisco quando ero alla Roma, ho avuto delle contusioni abbastanza gravi. Ogni volta che prendevo palla, era una guerra perché i giocatori avversari entravano in campo non per marcarmi ma per picchiarmi. E allora dovevo anche difendermi ed ero terrorizzato, e questa era una cosa che io disapprovavo e disapprovo perché gli arbitri si vedeva chiaramente che facevano di tutto perché io reagissi, oltre che con l'avversario, anche con loro. Forse, avrei dovuto stare più calmo ed è stata colpa anche mia, ed è stata un'esperienza quella che ho fatto in Italia contro i terzini e con gli arbitri”.

Ha mai sbagliato un penalty?

“No, mai, mai, mai, mai. Qui, in Brasile, mi chiamavano il “re del penalty” perché non ho mai sbagliato un rigore”.

Lei crede in Dio?

“Io credo moltissimo in Dio, perché la gente che non crede in Dio è un animale, è un ateo, è una persona senza cuore, è una persona malvagia, una persona così senza cuore, se non crede in Dio”.

Prova saudade per l'Italia, per la Fiorentina?

“Sì, sì, molto perché ho lasciato molti amici, sono sempre in contatto con loro, al telefono così, molte volte ci parliamo, ricordiamo certe cose vissute assieme ed anche perché c'è una figlia, Catiuscia, che ha tre figli, che è rimasta in Italia. E ho tutti i parenti da parte di mia moglie Fiamma. Posso dire di essere quasi più italiano che brasiliano perché io sono venuto in Italia nel 1963 e sono ritornato in Brasile adesso, nel 2007, e sono dunque 42 anni che sono stato in Italia. Io sono più italiano che brasiliano”.

Il rimpianto più grande nei suoi anni calcistici in Italia? Non aver vinto uno scudetto col Milan?

“Quello sì, non avere vinto uno scudetto con il Milan e non aver vinto la Coppa Intercontinentale contro il Santos, perché è stato un furto. L'arbitro, un uruguaiano, ha fatto di tutto per fare vincere il Santos, e si è saputo dopo che lui ha preso dei soldi ed è stato eliminato dal quadro di arbitro della Fifa e mai più richiamato ad arbitrare, perché sono state ritrovate le ricevute dei soldi percepiti dal Santos. E, questo è il mio rammarico perché il primo anno si poteva vincere il campionato e Coppa Intercontinentale e avevamo 7 punti di vantaggio e mancavano 4 partite: siamo arrivati nelle ultime partite con un punto davanti all'Inter, e, perdendo all'ultima giornata, abbiamo perso il campionato. Veramente un campionato buttato all'aria, e questo mi dispiace molto perché meritavamo, noi del Milan, di vincere tranquillamente quell'anno lì”.

E' felice, è stato felice?

“Sì, sono felice perché nella mia carriera da giocatore e da allenatore e ho vinto tutto quello che un giocatore e un allenatore sogna di vincere: ho vinto un campionato Mondiale col Brasile in Cile nel 1962, un campionato col Botafogo, una Coppa Italia col Milan, ho finito la carriera di calciatore nel 1974, nel Vasco de Gama, e ho vinto il campionato brasiliano, e da allenatore ho vinto in Tunisia Coppa D'Africa e campionato, e sono dunque felicissimo”.

Quand'è che ha pianto l'ultima volta di dolore, Amarildo?

“Ah, ah, ah! Quando ho pianto l'ultima volta, eh? E' un po' difficile. Si piange sul piano familiare, quando perdi un parente stretto, un amico caro. Purtroppo, la vita è questa, non si può solo sorridere. L'ultima volta non mi ricordo, ma ho pianto molto anche per le cose belle, e continuo a piangere, per un sogno tuo realizzato, e sono lacrime di felicità, no?”

Ma, lei all'Inter non ci voleva andare?

“Non è che non ci volevo andare, è che non sono mai stato contattato, non ho mai sentito voci a riguardo, talmente era grande la rivalità tra le due squadre di Milano. Ma, io sono stato contento di andare alla Fiorentina, perché c'era un'umanità talmente forte, talmente avvolgente e così all'Inter non ho sprecato 3-4 anni di felicità”.

Chi ricorda della Fiorentina?

“Chiarugi, Merlo, De Sisti, Mancin, Albertosi, Ferrante – che è morto -, Brizi, tutti compagni con cui veramente ho legato, sono stato bene assieme. Con Esposito, con lui scherzavo di più , poi, ricordo il portiere Superchi: sono veramente ricordi bellissimi”.

Firenze le ha dato tutto: emozioni, uno scudetto e la moglie Fiamma...

“Dopo 3 mesi che l'ho conosciuta a Firenze, l'ho sposata; è una toscana proprio!”

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 3 settembre 2012