4/3/09 - INCONTRI RAVVICINATI: SEBASTIANO BRUNELLI

ECCO IL "SAMPEI" DEI DILETTANTI

La prima cosa che ci colpisce appena Sebastiano Brunelli varca la soglia della nostra Redazione è semplicemente la sua stazza: 1 metro e 91 per 89 chili, mica Piero Chiambretti.

L’assetto è sportivo: cappellino in fustagno beige ben calzato su capigliatura corvina e mossa che ne fuoriesce dal retro, felpa grigia, jeans, scarpe da tennis.

Sebastiano ha accolto il nostro invito e si è presentato in Redazione con grande puntualità, in una tiepida mattinata di fine febbraio, arrotolando tra le mani una rivista che ci apre sulla scrivania. La sfogli e te lo ritrovi fotografato, a piene pagine, mentre regge tra le braccia un pesce.

Ma non il simpatico pulitore degli acquari o il pagliaccetto biancorosso tipo Nemo: è una vera e propria bestia, un colosso, un mostro.

“Sono animali da 20-25 chili – ci spiega – e possono avere anche trent’anni di vita!”

Sebastiano gioca in Terza categoria nella Fortitudo Scaligera ed è Campione del Mondo di pesca sportiva a squadre: le foto lo immortalano mentre svolge il suo hobby e corredano un articolo, scritto sempre da lui, in cui spiega trucchi e tecniche per pescare con buoni risultati anche d’inverno, quando le temperature spingono i pesci negli abissi più remoti di cave o laghi.

“Tuttocarpa e siluro” è il titolo del bimestrale per cui scrive, oltre a fare da moderatore per un sito internet che tratta dello stesso tema.

“Ho sempre avuto una grande passione per la pesca in acqua dolce – racconta Sebastiano, che abita a San Giovanni Lupatoto e compirà 25 anni il prossimo 4 maggio – e ho iniziato a gareggiare a 15 anni. Due anni dopo sono arrivate le prime convocazioni per la Nazionale, oltre a quelle del “Club Azzurro” che è in pratica la serie A della pesca sportiva italiana”.

Piano, Seba, per noi profani è puro ostrogoto: spiegaci come funziona.

“Si tratta di una disciplina a coppie – ci dice – una competizione molto fisica che ti tiene impegnato anche tre o quattro giorni di fila sulle rive dello specchio d’acqua, con tanto di tenda. Hai una postazione di pochi metri quadri che ti viene assegnata in base a un sorteggio e da cui, favorevole o sfavorevole che sia per condizioni di luce, visibilità, fondale, presenza di prede e altri fattori, devi cercare di ottenere il miglior risultato possibile”.

Risultati che arrivano, evidentemente: nel 2003 Sebastiano e il suo compagno di squadra hanno vinto il Campionato del Mondo, che si è tenuto quell’anno a Milano:

“Un’esperienza incredibile – ricorda – anche perché ottenuta proprio qui in Italia.
Ma uno degli aspetti più belli di questo sport è proprio che ti porta in giro per il mondo, e alcuni posti sono davvero bellissimi: abbiamo gareggiato in Serbia, Portogallo, o in Sudafrica come lo scorso ottobre, quando a Bloemhof (circa 300 km da Johannesburg) pescavamo in una zona circondata da cobra, zebre, boa e gnu…fantastico! Il prossimo anno il Mondiale si svolgerà in Francia, spero di essere convocato di nuovo dal c.t. azzurro perché sono esperienze bellissime”.


Uno sport che però, immaginiamo, deve necessariamente vivere più di passione che di interessi economici, vista la sua visibilità relativamente scarsa:

“Vero – conferma Brunelli – nonostante l’alto livello agonistico nessuno di noi viene pagato, al massimo possiamo avere degli sponsor (nel mio caso un’azienda di Parma) che ci forniscono il materiale o ci rimborsano le spese in cambio della visibilità del loro marchio”.

E in caso di una vittoria come quella di Milano? Pagamento in natura, pesce?

“No – ride – ma nemmeno in moneta! E’ una vittoria simbolica, nel senso che ti guadagni un trofeo e una medaglia d’oro. A noi il CONI aveva dato anche una medaglia d’oro al valore atletico”.

Già, perché vista la stazza delle prede (ma anche dei predatori, a questo punto!) ce lo immaginiamo come uno sport davvero pesante: proprio come nelle storiche puntate di Sampei, in cui il simpatico (ma mingherlino!) pescatore giapponese ingaggiava delle vere e proprie battaglie all’ultimo sforzo fisico con pesci dalle dimensioni leggendarie.

Il nostro Seba non è certo da meno, viste le avventure affrontate in questi anni.
Come quando, qualche anno fa, ebbe la peggio in un duello con una carpa che lo trascinò dritto dentro il Mincio:

“Si era incastrata in una pianta con la lenza – racconta divertito – e nello sforzo sono finito nel fiume anch’io, dai piedi al collo! Un altro combattimento furioso l’ho avuto poi con una carpa erbivora di un metro e 20 che, in piena estate col sole a picco che mi squagliava, mi ha tenuto impegnato per tre quarti d’ora.
Ma ho tanti altri ricordi bellissimi, la maggior parte dei quali non necessariamente legati a competizione agonistiche ma a giornate di pesca che amo regalarmi in libertà, per gli affari miei, in begli ambienti naturalistici e con prede sopra i 20 chili prese dopo 24 ore di attesa.
D’altronde, già le prime esperienze, quando avevo 15 anni, mi avevano fatto capire che si tratta di uno sport molto duro, sia dal punto di vista mentale che fisico: passavo intere notti in piedi per aspettare anche solo una boccata!”


Uno sport dove la preda, il pesce, viene tra l’altro trattato proprio come un rivale, un concorrente, un avversario. Sentite perché:

“Tutti i pesci pescati vengono poi rilasciati: materassino, disinfettante per le ferite rimediate dagli ami e via, liberi come prima!”

Momento: vuoi dire che, alla fine, i pesci che vengono pescati sono sempre gli stessi?

“Più o meno sì – spiega il Sampei della Fortitudo - non per niente sono animali che possono avere anche 20 o 30 anni.
Spesso capita infatti di riconoscere, a distanza di lunghi periodi, prede che avevi pescato in precedenza, che magari nel frattempo sono cresciute ancora di più!”


Fortuna? Bravura? Istinto? Cosa conta di più per essere un bravo pescatore?

“Un po’ di tutto insieme: serve l’istinto, certo, ma anche l’esperienza e la conoscenza tecnica. Devi saper scrutare bene il pelo dell’acqua e capire cosa fare.
E’ un po’ come nel calcio, se vogliamo, quando un attaccante stoppa il pallone e sa già esattamente cosa fare, per esperienza ma soprattutto per istinto”.


E a proposito di calcio, eccolo l’assist che ci voleva: perché Sebastiano ha coltivato in parallelo, in questi anni, anche un’altra grande passione: quella non per le reti da pesca, ma per quelle da gonfiare alle spalle dei portieri.

Giovanili del San Giovanni Lupatoto, una breve parentesi nel Vallese, poi il ritorno in biancorosso negli juniores regionali di mister Dario Adami prima del salto in Prima categoria, a diciotto anni.

Una comparsata nel Marchesino e poi il lungo stop (tre anni), per la mononucleosi. E poi?

“Mi sono dedicato più alla pesca – ricorda Brunelli – fino a quando il mio amico Lino Bassan non mi ha convinto a tornare sui campi da calcio, nella allora Real Fortitudo.
Sono contento della scelta che ho fatto, siamo un gruppo di amici che si divertono nonostante i risultati non certo entusiasmanti!”


Con un fisico del genere non potevi che fare il centravanti…

“A dire il vero adesso sto giocando più arretrato, diciamo tra il centrocampo e l’attacco.
Ho segnato pochi gol
(4, N.d.R.), ma sono soddisfatto del mio rendimento. Do il meglio nel contrasto fisico e nel duello aereo, naturalmente, non sono né molto tecnico né tantomeno veloce!”

Un po’ alla Luca Toni, insomma, che Sebastiano ricorda tanto per il fisico. Anche se, gli facciamo notare, sembra piuttosto che, sul longilineo e muscoloso corpo dell’attaccante del Bayern Monaco, abbiano installato la testa di Simone Barone, centrocampista del Torino ex Parma, Chievo, Palermo e soprattutto Campione del Mondo 2006 in Germania con la Nazionale di Marcello Lippi: davvero impressionante la somiglianza tra i due, dal naso lungo ma arrotondato alle folte sopracciglia nere, dai capelli alla carnagione scura.

Quello che si dice tranquillamente “un bel butel”, senz’altro: e infatti Sebastiano fa pure il modello, anche se a tempo perso.

“E’ nato un po’ tutto per scherzo, per gioco – dice – a una selezione che hanno fatto qualche anno fa al Dorian Gray.
Ho vinto il concorso “Bello di Verona” 2008 e poi ho passato anche le selezioni successive, approdando alle fasi nazionali…nella finale del Triveneto, ad Andalo, sono arrivato tra i primi dodici ma poi sono stato eliminato, e devo dire che quelli che sono passati erano proprio dei ruderi!”


Ci ride sopra mister Brunelli, che non sembra però per niente uno che se la tira:

“Le opportunità di andare avanti c’erano – spiega con serenità – ma mi sono reso conto che non è un mondo che mi interessa, nè mi appartiene.
Così continuo a posare per delle foto, ogni tanto, raggranellando qualcosa presso uno studio fotografico, ma di certo non lo considero il mio lavoro!”


Modello sciupafemmine con schiere di ammiratrici ai bordi del campo di gioco?
Macchè, anzi: una sola vera ex fidanzata, Arianna, e anche qualche bel due di picche, come quello messo in saccoccia per opera di una (poco) gentil donzella di San Giovanni Ilarione per la quale il nostro romantico eroe aveva addirittura (di questi tempi è un avverbio che ci sta) comprato dei fiori.

Quanto alle tifose a bordo campo, poi, con qualcuna Sebastiano ha pure litigato:

“E’ successo nella partita con l’Edera – ricorda divertito – ho avuto un battibecco con la ragazza di un avversario, la quale mi aveva detto qualcosa dopo uno scontro di gioco col suo moroso…un parapiglia che non ti dico!”

Calciatore, pescatore, giornalista (“articolista, prego” ci corregge), modello. Ma non è finita. Perché nella vita di tutti i giorni Sebastiano sta pure studiando, Giurisprudenza per la precisione, dove è arrivato al secondo anno all’Università di Verona:

“Lo faccio non per fini professionali però – rivela – fare l’avvocato non mi interessa.
E’ piuttosto un discorso di cultura personale. Cosa farò da grande? Non lo so, tanti dubbi e tanti bivi, non ho le idee molto chiare!”


Beh, pensaci su allora Seba, mentre trascorri le tue giornate tra uno scatto dietro al pallone e un altro davanti all’obiettivo di una fotocamera.
Tra un boccone preparato “con amore” a una bestia di 45 chili (Ardeche, il tuo bovaro del bernese femmina) e un altro preparato invece “con amo” a un’altra bestia, non tanto più piccola a dire il vero, che sguazza sotto il pelo dell’acqua e che ti sfida a duello.
Tra un sogno alla Sampei e un altro alla Holiver Hutton, tra un articolo di diritto privato e un altro sulla pesca del siluro.

Pensaci e decidi ma, soprattutto, continua a divertirti così in tutto quello che fai.

Luca Corradi per www.pianeta-calcio.it