Archivio: BREVINE

2/6/17
IL MAESTRO ALBERTO A 74 ANNI INSEGNA ANCORA CALCIO

Non conta l’età ma lo spirito con cui si affronta la vita, che deve essere sempre temperato e privo di paure. Parole semplici di Alberto Meritano, che non è un filosofo, ma, come lui ama definirsi, un semplice operaio del calcio giovanile. Uno di quei personaggi che stanno scomparendo e che hanno dedicato passione e molto tempo al calcio giovanile e che ancora oggi sono sui campi grazie ad un’inesauribile vitalità. Alfieri di una scuola dove l’obiettivo primario era insegnare a giocare a calcio e non inseguire risultati a tutti i costi. Testimoni di un calcio lontano, quello giocato nei cortili degli oratori, sotto lo sguardo del curato, o nei campetti di periferia, dove le porte non avevano traverse e per pali c'erano due grossi sassi. Questo è il calcio da dove proviene Meritano, dopo una gavetta fatta di graduali tappe, da giocatore e allenatore nello storico e scomparso Colorificio Scaligero. Successivamente, nel Crazy di Giorgio Dalla Via, figura storica scomparsa, Alberto ha accumulato le prime nozioni indispensabili per poter iniziare la sua lunga e variopinta avventura da insegnante. Con queste basi ha giocato e allenato contemporaneamente. Poi la scelta, che lo ha fatto dirottare verso il mondo giovanile e abbandonare i dilettanti dove Alberto non sopportava i compromessi, le imposizioni e i consigli dei presidenti padri-padroni  che volevano imporgli la formazione. Meglio allora i giovani, con la loro sincerità e l’esuberante gioventù, terreno fertile per la sua missione educativa. Per Alberto non importa se sulla sua carta d’identità l’anno di nascita è il 1943, lo spirito è ancora da battaglia, non gli difetta nemmeno la grinta e tanta voglia di continuare ad insegnare. Essere tra i giovani, seguirli nel loro sviluppo fisico e tecnico, è la più bella ricompensa per questo maturo maestro. Un impegno che lui riesce a mantenere impegnandosi in tuta sportiva per mostrare ai suoi ragazzi come si esegue un esercizio correttamente. Non importa la categoria della società in cui opera, il suo compito è formativo ed educativo, qualità che devono viaggiare in coppia. Non allena i bambini, che sono sempre allenati e si muovono in continuazione, la sua predisposizione è quella di spiegare con semplicità l’ABC del calcio. Con semplici e chiari movimenti tecnici che bisogna continuamente provare e riprovare. Non forzatamente ma con spontaneità fino alla sua assimilazione. Il calcio è sì un gioco divertente ma pretende impegno e concentrazione. Questo è il credo di Alberto, maestro di lungo corso. (R.C.)