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8/5/09
INCONTRI RAVVICINATI: GIANCARLO ABETE

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><>ITALIA FORTE COME L' ABETE>>
Nell’appuntamento del 9 aprile scorso il nostro direttore Andrea Nocini ha avvicinato il dottor ed on. Giancarlo Abete, l’attuale presidente Figc (e al momento dell’intervista vicepresidente-vicario), a seguito delle recentissime dimissioni presentate da Franco Carraro.

Giancarlo Abete, nato a Roma nel 1950 e laureato in Economia e Commercio, imprenditore e parlamentare, è stato tra i numerosi incarichi, presidente della Lega professionisti di serie C.

A livello federale, lei è molto vicino a Franco Carraro. Quali sono i suoi programmi per il 2006-2007?

"Abbiamo concordato un programma per il quadriennio 2005-2008, con degli obiettivi primari: il recupero di una centralità dei valori, anche sulla base del monito lanciato dal presidente Ciampi. Il tentativo di riavere dei risultati vincenti per la Nazionale, che farebbero da traino per tutta la Federazione. Quindi, un riequilibrio economico-finanziario".

Lei ha contestato la validità della classifica Fifa, reputando la posizione in classifica dell’Italia troppo bassa.

"Non si tratta di contestare, si tratta di evidenziare che la posizione della Nazionale italiana in tale classifica era troppo modesto, considerando il fatto che nel 2005 non abbiamo subito sconfitte e ricordando il positivo risultato a Firenze con la Germania l’1 marzo scorso. Questo non ci ha impedito di partire nel Mondiale come testa di serie in un girone comunque difficile, in cui Stati Uniti e Repubblica Ceca partono davanti a noi come classifica Fifa".

Lei ha detto che il sistema del calcio deve essere autonomo, anche se non separato dalla politica, e che la Federcalcio deve essere la casa di tutti, riacquistando credibilità nel mondo. In che maniera?

"La Nazionale e il calcio italiano sono un veicolo fondamentale per promuovere un’immagine positiva del nostro Paese nel mondo. Per farlo occorre avere un calcio di valori e di regole. La Federazione deve essere un punto di riferimento. Bisogna investire in comportamenti virtuosi, e noi abbiamo delle responsabilità, dobbiamo essere un esempio al riguardo".

Antonio Giraudo ha detto che la staffetta Carraro-Abete è un discorso serio anche perché il calcio italiano per il prossimo quadriennio nutre la reale speranza di vedersi assegnati gli Europei 2012. Un programma ambizioso che si può effettuare solo con dirigenti validi. Qual è il suo giudizio su tale affermazione?

"È in linea con quelle che sono le impostazioni intraprese dalla Federazione. Si è cercato di trasferire una volontà di lavorare tutti uniti. In momenti come questi, caratterizzati da sfide importanti a livello sportivo e economico, stiamo tentando di mantenere un rapporto saldo con l’opinione pubblica e i tifosi. Il vero rischio è che con l’aumento della violenza negli stadi e con gli impianti inadeguati ci sia una diminuzione della presenza dei tifosi negli stadi".

Il dottor Artemio Franchi fu presidente Uefa (e consegnò la Coppa dei Campioni) dal ‘73 al ’79, e diede per tre volte il massimo Trofeo Europeo a livello di clubs  al Bayern di capitan e nazionale teutonico Franz Beckenbauer. Solo un italiano negli ultimi anni (di sicuro nel 1999 perchè da me incontrato ad Abano Terme) nella commissione arbitri: il temuto e granitico Paolo Casarin. Noi non possiamo dire di essere la culla del calcio… ma quasi. A livello europeo, non possiamo contare un po’ di più?

"A livello Uefa, siamo tornati nel Comitato Esecutivo con Franco Carraro (ndr), dopo essere stati assenti per alcuni anni. Noi italiani siamo bravi nella dialettica “interna” e abbiamo la difficoltà a separare gli aspetti nazionali da quelli internazionali. Ciò comporta una maggior difficoltà competitiva con gli altri Paesi. Ora, comunque, siamo nel Comitato Esecutivo, siamo stati i più votati nella preselezione delle tre candidature agli Europei 2012. Con fatica abbiamo raggiunto un certo ruolo e speriamo di mantenerlo e consolidarlo".

Il Veneto è il secondo polmone d’Italia come numero di tesserati dopo la Lombardia. Il calcio periferico quanto può essere importante per il mondo calcistico del domani?

"Il calcio periferico è fondamentale, specie per gli aspetti educativi, valoriali e tecnici. Dal territorio, poi, ci possono essere espressioni qualitative di ragazzi che possono raggiungere risultati importanti dal punto di vista tecnico e sportivo, ma non deve essere la motivazione principale. Il calcio deve essere giocato innanzitutto per la sua bellezza e per la voglia di praticarlo. Ogni piramide funziona, se questa parte dal basso. Il Veneto è regione centrale come movimento calcistico".

Il 14 aprile 2006 a Peschiera, dopo l’incontro con Marcello Lippi avvenuto nella stessa Peschiera il 13-3-2006, verrà illustrato il progetto “cartellino verde” del fair play come elemento positivo per il settore giovanile. Ciò potrebbe portare a una maggiore distensione nel mondo del calcio, spazzando via l’esasperazione, manifestata anche dagli stessi genitori dei calciatori?

"Si tratta di dare un valore importante a ogni iniziativa, che preveda dei comportamenti virtuosi. Poi, occorre migliorare l’atteggiamento di tutti, dentro e fuori il terreno di gioco. Il fair play ha delle valenze sportive a livello Uefa. Tali iniziative ci fanno ricordare che, al di là di tutto, il campo da gioco è il luogo del confronto e del rispetto verso gli altri e verso le regole".

Un pronostico sui prossimi Mondiali di calcio di Germania 2006.

"Nell’ambiente c’è fiducia perché la Nazionale italiana ha operato bene, anche con un ottimo allenatore come Marcello Lippi. Ha i piedi per terra, e c’è comunque molta prudenza dopo le ultime esperienze europee e mondiali non troppo positive. Tornei come questi non possono, inoltre, far emergere le complete potenzialità di una squadra a causa della brevità della sua durata. Un mese è troppo poco per mostrare le proprie reali capacità. Ben diverso il discorso in un torneo come il campionato nazionale, dove si hanno a disposizione 38 partite per dimostrare il proprio valore. In un Mondiale a volte basta invece poco, una partita sbagliata, per rovinare anni di lavoro".

La sua squadra del cuore? Ha mai giocato a calcio, e in che ruolo?

"Fin da bambino, sono sempre stato tifoso della Juventus. Dal 1988, quando sono entrato in Federazione, devo privilegiare però la trasversalità del mio ruolo, potendo solo mostrare simbolicamente la mia simpatia calcistica. Per quanto riguarda Giancarlo Abete giocatore, sono stato in Nazionale, quella dei parlamentari però! Il mio livello tecnico non mi ha consentito altre carriere calcistiche. Per quanto riguarda il ruolo, essendo mancino, ho sempre giocato come ala sinistra".

Un pronostico per Juventus–Fiorentina di oggi 9 aprile 2006...

"Come dirigente federale, non posso fare pronostici e neppure scommettere".

Un giudizio sul Verona, sprofondato nell’anonimato, e del Chievo, che sta invece per tornare in Coppa Uefa.

"Il Verona, dopo i successi calcistici di un tempo, sta vivendo una fase complessa. È naturale che si senta la concorrenza con il Chievo, che rappresenta un modello per il calcio di provincia, con qualità di gioco e ottenimento di risultati importanti. Per la città di Verona non è facile avere e gestire due squadre. Per il Verona, mi auguro che possa tornare in quella serie A, essendo il giusto coronamento di un sogno che segue da alcuni anni".

L’ultima volta che si è calcisticamente commosso?

"Mi commuovo con le partite della Nazionale. Le commozioni in positivo dobbiamo limitarle, purtroppo, alle qualificazioni o a partite particolarmente difficili, dalle quali siamo usciti senza danni (come ad esempio con la Scozia). Ma, speriamo di commuoverci con il prossimo Mondiale di Germania 2006, partendo dal girone di qualificazione, e dal quartier generale degli azzurri, che ho trovato geniale, quello di Duisburg. Comunque sia, quando si sente l’inno di Mameli, specie all’estero, la commozione è imprescindibile, tanto è forte il senso della responsabilità e dell’affetto per il nostro Paese. Non possiamo deludere i nostri 600.000 emigrati italiani, lavoratori in Germania, e tutti coloro che dal nostro Paese affluiranno negli stadi in cui giocherà la nostra Nazionale".

<>Emanuele Zanini 09.05.06 ore 20.25>

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