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6/12/09
INCONTRI RAVVICINATI: DOMENICO FIORAVANTI

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><>DOMENICO E' SEMPRE DOMENICO>>
E' stato definito la “rana più bella del mondo”, ma, mentre stava entusiasmando l'Italia con i suoi primati e i suoi ori olimpici, l'improvvisa, raggelante diagnosi di un'ipertrofia cardiaca ce lo ha tolto dalle vasche del mondo.

Ed è iniziata un'altra vita per Domenico Fioravanti, di Trecate (No), dove è nato il 31 maggio 1977 e dove è stato avviato alla disciplina del nuoto dal fratello maggiore Massimiliano.

La storia di Domenico corre in parallelo con quella di Marco Van Basten, il “tulipano” che ha vinto tutto quello che c'era da vincere con la maglia del Milan, capace di incantare con il suo incedere da “Cigno di Ultrech” le platee di tutto il pianeta, e sbalzato fuori pista da una cartilagine al ginocchio troppo fragile.

Nel 1995 Fioravanti disputa il suo primo campionato europeo, ma l'anno della sua consacrazione è il 2000, quando alle Olimpiadi di Sydney conquista due ori, uno nei 100, l'altro nei 200 metri della specialità rana.

In tutto, “Il Fiore” s'aggiudica il titolo italiano per 46 volte, mentre conquista due titoli europei nel 1999 e nel 2000 nei 100 rana.

E' stato insignito da Azeglio Ciampi del titolo di Commendatore al Merito della Repubblica Italiana, ed è stato il primo italiano a laurearsi campione olimpico nel nuoto in corsia.

Nel 2001 il nuotatore piemontese sale ancora sul podio, aggiudicandosi l'argento sui 100 metri rana e quella di bronzo nei 50 ai Campionati del Mondo.

Oggi vive a Roma, dove continua l'esperienza di inviato e commentatore televisivo nelle più prestigiose competizioni di nuoto, ed è testimonial della FIT, Federazione Italiana Nuoto.
Ha partecipato anche al reality show “La fattoria”.

Domenico, come trascorri la vita? Sappiamo che sei un brillante inviato e commentatore televisivo del tuo sport preferito, il nuoto.

“Brillante, non saprei. Per me, è un divertimento, lo faccio con molto piacere, anche se in maniera un po' sporadica perché comunque capita solo durante gli appuntamenti importanti, quali Europei, Mondiali ed Olimpiadi. Questo mi permette di stare a contatto con la squadra, con il mio ambiente, e mi piace veramente farlo”.

Tu non hai mai giocato a calcio da ragazzino?

“No, da ragazzino, no: ci gioco più adesso, giocando a calcetto, a calcio a undici, per beneficenza”.

In che ruolo giochi?

“Provo nella punta o seconda punta”.

Sei tifoso di qualche squadra?

“Sì, sono tifoso romanista, da sempre, ed ora, vivendo anche a Roma, è più divertente”.

Il tuo idolo, immaginiamo, è Francesco Totti?

“Be, ovviamente, il capitano della squadra non può essere lui, no?”

Qual è stata la Nazionale che più ti è piaciuta?

“La Nazionale di nuoto?”

No, scusaci, quella di calcio?

“Sono banale, scontato: la Nazionale che ha vinto il Mondiale del 2006: è anche una risposta abbastanza semplice”.

Torniamo a tuffarci in vasca: qual è il più grande nuotatore al mondo?

“Per me, attualmente è Phelps: è stato in grado di abbattere dei records che tutti noi pensavamo fossero irraggiungibili, vedi il traguardo delle 7 medaglie d'oro alle Olimpiadi di Mark Spitz. Sicuramente, con i suoi 8 ori, il più grande per me è lui, Phelps”.

E, Jan Thorpe?

“E, anche lui ha rappresentato una grande fase del nuoto negli anni un po' prima di Phelps, però, a differenza di Phelps, gareggiando solo nello stile libero, forse, per me, non sarebbe il più grande di tutti. Però, è chiaro che il livello era altissimo anche per lui: parliamo di un atleta straordinario”.

Esiste un Domenico Fioravanti, oggi come oggi, nel nuoto italiano, europeo o mondiale?

“A livello mondiale, non saprei, non vorrei esagerare. A livello italiano, forse, oggigiorno direi di no, nel senso che ero un atleta abbastanza anomalo. Non credo che oggi ci sia un atleta che possa assomigliare a me. Nel bene e nel male, naturalmente”.

Cos'è che ti dà più fastidio e cosa riesce ancora oggi a commuovere un uomo maturo come Fioravanti?

“Mi dà fastidio l'ipocrisia: credo che sia una cosa abbastanza comune oggigiorno. Mi commuove, mi commuovo, capita che ogni tanto riesca a commuovermi. Vedere...L'ultima volta che mi sono commosso guardando un film legato al nuoto”.

Ci può raccontare in pillole la trama?

“Era un film – si chiama “Pride” (“Orgoglio”) - americano, abbiamo avuto modo di vederlo a Roma in occasione del festival del cinema, e la trama racconta la storia di problemi razziali legati all'America degli anni Cinquanta-Sessanta. C'è un nuotatore di colore, cui viene impedito di gareggiare in piscina perché, appunto, di colore. E, poi, invece, lottando, sacrificandosi, subendo aggressioni, quant'altro, riesce poi a coronare il suo sogno, ovvero quello di nuotare liberamente con gli atleti bianchi. E' una bella storia, leggera”.

L'ultima volta che hai pianto è stato forse davanti alla morte, recentissima, di un grande maestro del nuoto come Alberto Castagnetti?

“L'ultima volta che ho pianto è stato, appunto come dici tu, al funerale di Alberto, che è una persona che ha rappresentato tantissimo nella mia vita”.

Pistorius, tu lo faresti gareggiare a livello olimpico?

“Mah, se con attente analisi non risultasse che quelle protesi offrissero un vantaggio per lui, sì, lo farei gareggiare”.

Il più grande rammarico finora della tua vita è stato relativamente a ciò che ti hanno riscontrato?

“Per me, non è stato un rammarico quello: è stato un dolore, più che un rammarico”.

Intendiamo un rammarico per non aver più potuto continuare ad esprimerti nel nuoto e a vincere.

“Quello, assolutamente sì. Da quel punto di vista, certo. Però, mi piace guardare il lato positivo, ovvero l'essermi ritirato da campione olimpico. Quindi, non essendo mai stato battuto”.

Proprio un ritiro da grandi, da Dino Zoff, anche se il portiere di Juve, Napoli e della Nazionale campione del Mondo in Spagna '82 aveva ben altra età...

“Esatto: se vogliamo vedere il lato positivo, questo credo che lo sia, anche se per pochissimo”.

Forse, calcolando quello che è capitato successivamente e in un altro soggetto dall'età e dal quadro clinico diverso dal tuo ad Alberto Castagnetti – mancato per le gravi conseguenze a una delicata operazione al cuore – forse, il male non è venuto per nuocere, almeno nei tuoi confronti, bloccato dai medici a scopo precauzionale, o no?

“Mah, bé, entreremmo in un discorso abbastanza complicato, perché poi non c'è mai stato niente di certo e di sicuro in ciò che mi è stato detto dai medici del Coni. Non essendoci una certezza, potremmo star qui a parlarne per giorni”.

L'inno di Mameli ti aveva commosso quando nel 2000 a Sidney sa
    i sul podio più alto per ben due volte?

    “Sai, sentire il proprio inno, l'inno del proprio Paese, sul gradino più alto del podio durante un'Olimpiade, tra l'altro la manifestazione la più importante per tutti gli sport, è chiaro che una grossissima emozione, una grandissima scarica di tensione dentro di te perché è una cosa inimmaginabile, e sentire il proprio inno fai fatica a trattenere le lacrime”.

    Ti manca più Verona o il nuoto?
    Bella risata di Domenico:

    “Senza offesa, il nuoto, anche se devo molto a una delle città più belle di Italia”.

    Tu ci credi in Dio?

    “Diciamo che credo in qualcosa di superiore a noi”.

    Come te lo immagini l'Aldilà, o come vorresti prefigurartelo l'Aldilà?

    “Oh Dio, sinceramente non me lo immagino e spero di non immaginarmelo mai per ora”.

    Sì, ma tra 150 anni, Domenico, non ora.

    “Sì, certo, certo. Non so, m'immagino come un grosso parco, dove si sta, boh, tutti serenamente, senza più pensieri”.

    Ti nominiamo adesso cittì di un'ipotetica Nazionale degli ultimi papi, almeno quelli che tu, ancora così giovane, hai potuto conoscere. E ti invitiamo a dare un numero di maglia e ruolo calcistico e di attribuire loro una specialità natatoria. Penso che tu non hai fatto in tempo a conoscere papa Montini e papa Luciani...

    “Sì, ne ho conosciuti solo due, Voytila e Ratzinger”.

    Dai vai, “Fiora”.

    “Oddio. Ruolo calcistico per papa Giovanni Paolo II quello di bomber. Perché? Perché era il numero uno. Lui era un grande, in grado di stupire sempre, anche, peraltro, con cose insignificanti. E, nel nuoto, sicuramente, rana”.

    Come te, Domenico: si vede che te lo senti proprio vicino il papa polacco... E Ratzinger?

    “Raztinger? Lo metterei terzino, specialità dorso. Perché è lo stile che non mi piace”.

    Ad accostarti al nuoto era stato tuo fratello maggiore Massimiliano: è anche lui nel mondo del nuoto?

    “No, no, no: fa tutt'altro. Lui, quando ha smesso di nuotare, ha lasciato completamente questo mondo
    per proseguire gli studi e fare ciò per cui è andato a scuola”.

    Il tuo peggior difetto e il tuo miglior pregio?

    “Pregio, diciamo altruista; difetto permaloso”.

    <>Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 5 dicembre 2009>

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