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Archivio: INTERVISTE VIP

13/1/10
INCONTRI RAVVICINATI: MATTEO MANASSERO

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>MASSIMO, DAL GOL AL GOLF>>
Ha poco tempo a disposizione: la sua giornata, da qualche anno a questa parte, è organizzata come il miglior manager: scuola, palestra, allenamento, studio, gare un po' di qua e di là del globo.

Sta partendo per Abu Dabhi, per lanciare la pallina butterata più in fretta possibile in una fossetta, da cui sbucherà a maggio di quest'anno per fare ingresso nei professionisti di gran grido.

Lui, Matteo Manassaro, è da poco uscito dalla stanza dei giocattoli dell'infanzia, e, ancora adolescente (ha appena compiuto 16 anni e mezzo: 19 aprile 1993) ha in pugno la mazza che certamente gli sta cambiando, gli cambierà la vita; speriamo non gli amici di sempre e il suo buon carattere.

L'orologio scandisce, come un allenatore invisibile e incorruttibile, la sua giornata veronese, le cui pause le condivide con mamma Francesca e papà Vittorio, i suoi iniziatori a questa disciplina per pochi capaci e talentuosi, e per pochi che diventeranno (se non lo sono già adesso) ricchi, anche se meno famosi di un asso del football.
Impossibile – dicono – fermare i sogni quando sono già in movimento: e la mazza di Matteo lo spingerà lontano, molto lontano; anche dove la fantasia non riesce a portare.

Cicerone, il “De bello gallico”, le versioni in latino possono aspettare per un po': prima viene una gara da vincere, un traguardo internazionale da conquistare, un record da polverizzare.

E' già un professionista, il professionista “in pectore” (leggere l'intervista per credere!): sicuramente, la disciplina che lui abbraccia da quand'era bambino l'ha fatto maturare, crescere, responsabilizzare prima del tempo e prima degli altri suoi coetanei, intenti ancora a giocare con la play station, a seguire la moda, a scegliersi il telefonino dell'ultima generazione. Anche questo sport richiede organizzazione, sacrifici, rinunce.

Matteo, cosa ne dici di questa fama: ti ha più preso o sorpreso?

“Mi ha sorpreso all'inizio e preso adesso, perché all'inizio era una sorpresa, non ero abituato e, quindi, ho fatto fatica un po' ad abituarmi. Ma, adesso mi ha preso, nel senso che mi sono abituato, e ci ho fatto l'abitudine”.

Ci credi davvero, vuoi dire, adesso.

“Sì, sì, mi ha preso e mi piace. E mi diverte anche”.

Come fai a conciliare i tuoi impegni di studente con uno sport che richiede subito tanta professionalità?

“Personalmente, non lo vedo uno sport così difficile, perché l'ho sempre praticato e mi alleno continuamente. Quindi, non lo vedo come uno sport difficile. Chiaro che vedo difficoltà nel confrontarmi con gente più adulta e molto preparata. Però, penso di potercela fare sicuramente”.

Chi ti ha iniziato a questo sport, secondo noi più da gente matura più che da ragazzino?

“Sono stati principalmente i miei genitori che mi hanno portato per la prima volta. Poi, ho iniziato a fare le prime lezioni con Adriano Zorzi in campo pratica, in città, a Verona: e, questo per tre anni. Poi, mi sono trasferito al “Garda golf”, trasferito golfisticamente a 4-5 anni perché anche i miei genitori hanno deciso – mio papà giocava – di vivere là, e laggiù ho iniziato a lavorare e a tirare dei colpi con Franco Maestroni”.

E' stato tuo papà Roberto ad iniziarti a questa disciplina agonistica, o no?

“Sì, entrambi i miei genitori”.

Anche tua mamma Francesca gioca a golf?

“Mia mamma ha giocato una volta per un po', poi, si è stufata e adesso non gioca più: si diverte a guardarmi”.

Il calcio non l'hai mai praticato?

“Sì, sì, ho giocato a calcio per qualche anno, perché era lo sport che allora mi piaceva di più. Poi, ho dovuto decidere, a nove-dieci anni, e ho scelto il golf”.

In che squadra giocavi: nel Crazy Colombo, la società dei tanti giovani vicina a casa tua?

“Esatto!”.

In che ruolo giocavi?

“Ah, non c'erano ruoli per quell'età, almeno allora”.

Hai giocato, che so, in porta, in attacco, in difesa? Eri già grande come lo sei adesso?

“In porta non ho mai giocato. Sì, ero grande, ero grosso più che altro. E mi facevano giocare un po' in mezzo, perché ero grosso, il più fisicamente cresciuto di tutti”.

Quanto sei alto, 1 e 90?

“No, sono uno e 83, uno e 84”.

Tifi per qualche squadra di calcio?
“Milan, Milan”.

Ti piace un giocatore rossonero in particolare?

“Non uno, ma molti. Ti nomino due nomi, perché a me piacciono i difensori. Nesta e Tiago Silva”.

Tu dove schiereresti in un campo da calcio gli ultimi due papi che conosci, Wojtyla e Ratzinger?

“Bé, è una domanda difficile, ma, Wojtyla lo metterei ad attaccare e Raztzinger a difendere”.

La Nazionale azzurra la segui? Per chi tiferai in modo particolare?

“Sì, certo. Chi tiferò in modo particolare? Se ci sarà Nesta, lui, altrimenti direi Pirlo”.

Cosa vorresti fare da grande?

“Il golfista”.

E' una professione che rende?

“Eh, assolutamente, sì. Al primo livello, molto”.

Riesci a conciliare tutto: golf, studio, ragazza, amici, scuola?

“Sì, riesco a conciliare tutto. E' complicato, ma bisogna soffrire tra virgolette. Però, ce la faccio”.

Non hai paura di questa improvvisa notorietà?

“No, no, non ho paura assolutamente della notorietà”.

Avrai paura, piuttosto, sbagliando, di cadere nell'anonimato, o no?

“Dell'anonimato?”

E gran bel sorriso di Matteo. Che aggiunge:

“Non ho alcuna paura di questo genere”.

Qual è stato il più bel complimento che hai ricevuto finora?

“Da quale persona che mi ha fatto più piacere riceverlo? E' stato Tom Watson, che è un ex giocatore americano di golf, che ha fatto la storia del golf”.

Cos'è che ti ha detto?

“Ho giocato assieme a lui e mi ha fatto parecchi complimenti: si era instaurato un ottimo feeling”.

L'essere diventato un grande – anzi, il più grande – golfista italiano ti ha cambiato, continui a coltivare le stesse passioni e a cosa devi rinunciare?

“Devo rinunciare soprattutto al riposo; però, le passioni cerco di mantenerle tutte”.

Vuoi dire che ti piacerebbe dormire di più?

“Sì, ormai di pomeriggi per riposare ce ne sono pochi ormai”.

Quale sarebbe la passione che coltiveresti maggiormente se tu non fossi diventato un bravo golfista?

“Io non ho passione per gli sport. Per altre cose in generale. Sicuramente, giocherei di più al calcio con gli amici”.

Sei fidanzato?

“No, no perché... No, non ancora”.

Tu credi in Dio?

“No, personalmente, no”.

Non ti rechi alla domenica alla santa messa, non frequenti circoli parrocchiali?

“No, non sono credente”.

Come te li immagini il tuo paradiso nell'Aldilà?

“Il mio paradiso, eh. Chi lo sa, bo. Non lo so. Io mi immagino cosa può succedere adesso, cosa succederà dopo non lo so. Non penso e non mi immagino come può essere il futuro dopo la morte. Mi interessa il futuro terreno”.

Quindi, tu vivi alla giornata. Si può dire così?

“Si può dire così, sì”.

Cos'è che ti dà più fastidio, che cosa invece ti riesce a commuovere?

“Mi dà fastidio alcuni atteggiamenti delle persone, tipo l'arroganza, e la presunzione. Mi fa emozionare il raggiungimento dei miei obbiettivi”.

E quali sono i tuoi obbiettivi?

“Tra gli obbietti a lungo termine, quello di diventare uno dei più grandi golfisti. Adesso sono dilettante e, quando entrerò nel mondo professionistico, cambierà un po' tutto. Ora sono il primo dei dilettanti”.

Non hai mai pianto?

“No”.

Nemmeno, che so, per un cane che non hai più?

“No, fortunatamente, non ho avuto perdite né di animali cari, né di amici cari. Piangerò sicuramente più per la perdita di persone che di animali. Però, quando mi capiterà, sicuramente”.

Che cos'è che ti fa sentire ancora ragazzo; anche se un ragazzo maturo, più grande dei tuoi coetanei?

“Il fatto di continuare a frequentare i miei amici, continuare a vivere l'ambiente che mi circonda, e mi piace. E mi diverto”.

Non ti ha fatto crescere troppo presto il golf?

“No, no, no; perché, comunque, la vedo come una cosa positiva assolutamente”.

Sei superstizioso?

“Molto poco; cioè, non ho superstizioni o riti scaramantici particolari. Diciamo che però faccio sempre le cose abbastanza metodiche, nello stesso modo. Seguo una routine abbastanza uguale e ripetitiva, però, non sono superstizioso”.

Hai paura di non riuscire a coronare il tuo sogno sportivo?

“Beh, inizialmente, ce l'avevo; adesso, guarda, mi è passata, mi è decisamente passata”.

Se non avessi fatto il golfista, che cosa ti sarebbe piaciuto fare?

“Bella domanda! Non immaginerei nient'altro, cioè non saprei dirti nient'altro?

Il medico, l'avvocato, l'architetto?”

“Potrei aver fatto qualsiasi cosa; sicuramente non quei lavori dove bisogna avere tanta manualità, a parte il golf. Per fare l'architetto bisogna saper disegnare bene, e in questo non sono portato. Però, non ho mai coltivato molto di diverso dal golf. Non saprei dirti cosa avrei potuto fare”.

A quattro anni avevi già la mazza in pugno. Una sorta di predestinazione, la tua, Matteo.

“E' uno sport che strada facendo ho capito che era la disciplina mia preferita, quella che faceva più per me nella vita”.

Sei nato, insomma, golfista...

“Eh, sì, si vede di sì. Tutti mi dicono così”.

Sei ancora così giovane che non nutri rimpianti particolari, o no?

“No, non ne ho ancora, chiaramente. Va bé, qualche risultato non è andato come volevo, però, nessun grosso rimpianto”.

Andiamo in cucina: qual è il piatto che ami di più?

“Amo i dolci, la torta al cioccolato”.

Il tuo peggior difetto e il tuo miglior pregio?

“Il mio peggior difetto, mamma, aiutami tu a rispondere. Sono testardo, mentre il mio miglior pregio? Sono generoso”.

Fai volontariato?

“No, non faccio volontariato. Quando posso, lo farò, diciamo”.

Ciao, Matteo, e in bocca al lupo per Abu Dhabi e per il torneo internazionale “open” in programma il prossimo maggio a Torino.

“Grazie a voi”.

<>Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 13 gennaio 2010>

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