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5/4/10
INCONTRI RAVVICINATI: SILVESTRINI-ZAVOLI

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><>SILVESTRINI ACHILLE E ZAVOLI SERGIO>>
SEN. ZAVOLI: Qual è il significato del dolore nella vita di cristiani?

CARD. SILVESTRINI: “Bè, il religioso è quello di Gesù. Gesù ha avuto la passione, è stato coronato di spine, è stato, diciamo, flagellato, e, poi, è stato messo in croce. Ecco. E' quello che ha fatto lui, che ha detto “Signore, perdona loro perché non sanno quelli che essi fanno”. Quindi, nessuna rivalsa contro nessuno quando si ha un dolore. Soprattutto, l'accettazione con la pazienza e diciamo accettare dal Signore, dal Padre quello che, la prova che il Padre ha mandato al figlio Gesù”.

NOCINI: Di cosa non dobbiamo mai dimenticarci nella vita? In questo libro si parla anche di memoria oltre che di dolore, di sofferenza.

CARD. SILVESTRINI: “Non dobbiamo dimenticarci mai di Gesù. E Gesù è l'esempio che ci ha dato, come ha accettato questa prova, così anche pazientemente ha perdonato e ha chiesto al Signore di perdonare e di accogliere questo perdono”.

SEN. ZAVOLI: Può dirsi ancora come un tempo che l'esperienza del dolore ha un effetto salvifico, rendentivo?

CARD. SILVESTRINI: “Bè, sempre. Per un cristiano non c'è un tempo oggi e ieri: è uguale. La salvezza, la passione di Gesù ha un effetto redentivo anche per ciascuno di noi”.

SEN. ZAVOLI: E' vero che chi crede di più accetta meglio la sofferenza, il dolore fisico ed anche quello psichico?

CARD. SILVESTRINI: “Bè, chi crede di più, cioè. Evidentemente la nostra fede ci porta a identificarsi con Gesù. Gesù è colui che ha patito, è morto in croce e poi dopo è risorto. Allora, la fede che ci unisce a Gesù ci aiuta anche ad accettare il dolore, le prove di questa vita”.

SEN. ZAVOLI: Anche in Italia sarà consentito l'uso degli oppiacei a scopo terapeutico; cioè del lenire il dolore. E' una decisione del Parlamento. La condivide lei, Eminenza?

CARD. SILVESTRINI: “Mah, nella misura che può essere una medicina io non sono in grado di giudicare. Certamente, non se ne può fare un abuso, eh. E, deve essere qualcosa che può essere dato soltanto per medicina, per lenire il dolore, insomma, per dare la possibilità al malato di vivere una vita possibile”.

SEN. ZAVOLI: Perché lasciare nella disperazione, specie al culmine della vita, chi ne vive il congedo, senza poterne capire il senso, lasciando spesso atterrite le persone di casa, anziché raccogliere in sé ed attorno a sé un'idea di armonia e risarcimento nell'altra vita?

CARD. SILVESTRINI: “Certo, certo. Chi ha fede sa che la fede consola, aiuta, fortifica, accompagna; chi non ha la fede, eh, bisogna chiedere al Signore che aiuti, abbia misericordia per queste persone che, non avendo la fede, non hanno questo sostegno, questo conforto”.

SEN. ZAVOLI: Perché, in definitiva, il “dolore inutile”, cioè quello che annichilisce soltanto, che toglie ogni speranza al mistero che ci circonda?

CARD. SILVESTRINI: “Mah, io distinguerei: non c'è un dolore inutile per sé. C'è un dolore sopportato con fatica. Specialmente chi ha la fede lo sopporta meglio e la fede motiva la possibilità di ricevere il dolore. Chi non ha la fede, purtroppo, si trova solo. Si trova solo, si trova anche un po' non dico disperato, ma, diciamo sconsolato”.

NOCINI: Perché chi è nel dolore viene nella stragrande maggioranza dei casi lasciato solo?

CARD. SILVESTRINI: “Ma, non è vero, non è vero. Non è che nella stragrande maggioranza. C'è chi...”.

NOCINI: Anche Gesù era solo nel momento della crocifissione e del trapasso, o no?

CARD. SILVESTRINI: “Sì, d'accordo, però, diciamo, nella grande maggioranza non c'è una grande maggioranza di persone che nel dolore sono lasciate sole. Ci sono quelli che non hanno nessuno. Non hanno nessuno che li aiuti, che li diciamo conforti, che li sostenga, che li dia un perché per sopportare il dolore”.

NOCINI: L'ultima volta che lei ha pianto, Eminenza, quando è stato?

CARD. SILVESTRINI: “Non lo so”.

NOCINI: Intendiamo dire, Eminenza, quand'è l'ultima volta che ha patito una sofferenza spirituale.

CARD. SILVESTRINI: “Mah, insomma, uno più che piangere sente questa solitudine, questa afflizione, quindi, capita, capita”.

NOCINI: Quando è morto papa Wojtyla?

CARD. SILVESTRINI: “Sì, anche, anche. Però, quando è morto Wojtyla uno ha avuto l'impressione che è morto un santo, che è morto. Quindi, pure essendo dispiaciuti, però, non si era disperati, insomma”.

NOCINI: Era disperato anche quel grande genio di Federico Fellini? Sappiamo che lei l'ha confessato in punto di morte, esaudendo così un grande desiderio del maestro riminese”.

CARD. SILVESTRINI: “No, non era mica disperato. Gli sono stato vicino, gli ho dato una parola di sostegno spirituale. Non era mica disperato. Non era mica disperato: era consapevole della sorte umana, insomma”.

NOCINI: Grazie, sua Eminenza.

CARD. SILVESTRINI: “Grazie, grazie”.

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