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19/9/10
INCONTRI RAVVICINATI: DARIO FRANCESCHINI

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Dario Franceschini è nato il 19 ottobre 1958 a Ferrara, presso il cui Ateneo ha conseguito la laurea in Giurispridenza. Ma, l'onorevole Franceschini non è solo un politico, ma, anche un apprezzato e premiato scrittore (4 i libri finora scritti).

Sposato con Silvia, docente universitaria che gli ha dato due figlie, Franceschini è figlio di Giorgio, avvocato, Partigiano Bianco e deputato dal 1953 al 1958 nelle file della Democrazia Cristiana. E' il secondo – in ordine temporale (dal 21 febbraio al 25 ottobre 2009) – Segretario del Pd, dopo Walter Veltroni e prima di Pier Luigi Bersani. A novembre del 2009 viene eletto Presidente del gruppo del Pd alla Camera dei deputati.

Onorevole Franceschini, ha mai giocato a calcio?

“Bé, c'è un italiano che non ha mai giocato? Sarebbe gravissimo: ho giocato come tutti da ragazzo e poi ho fatto anche qualche campionato giovanile da portiere”.

Aveva un mito quando giocava a calcio lei, avvocato Franceschini?

“Oscar Massei, il capitano della Spal di Ferrara, detto “l'argentino”, perché nato in Sudamerica, ma con origini maceratesi. Grande giocatore, che ha tenuto 15 anni (dal 1959 al 1968) la Spal in serie A, e arrivava dall'Inter”.

Il dolore degli altri, cosa le trasmette?
“Dolore”.

La sofferenza altrui, insomma?

“No, no, le ho detto, le ho risposto: trasmette dolore. Quando si vede che il dolore degli altri è un dolore vero, arriva diritto dentro”.

Non ha mai vissuto un dolore giovanile, una sofferenza antica?

“Bé, i dolori d'amore da ragazzi, sì. Fortunatamente, non dolori veri di vita: sono stato fortunato”.

“Pene d'amore, pene d'inferno” le chiamava Dante Alighieri?
“Ah, ah, esagerava un po'”.

Il dolore è uguale per tutti; le felicità invece no: questo diceva Feder Dostoiewskij. Un suo parere, onorevole.

“E' assolutamente vero, anche se penso che sia impossibile riconoscere il dolore altrui, paragonarlo al proprio. Ognuno conosce il suo modo di avere dolore, non quello degli altri”.

Che cos'è che le dà più fastidio nella vita di tutti i giorni e che cos'è che la riesce ancora commuovere in questa società che pare abbia smarrito i grandi valori?

“Mi dà fastidio l'indifferenza totale, l'egoismo totale, ognuno che pensa solo a se stesso. Mi commuove quando in una società fatta così si vede un atto di altruismo, anche piccolo”.

Il dolore estremo, che il maestro Sergio Zavoli chiama in un suo libro “Dolore inutile”, porta inevitabilmente alla morte. L'Aldilà come se l'aspetta l'onorevole Dario Franceschini, come se l'immagina il grande salto, come lo chiamava ironicamente quel grande genio di Federico Fellini?

“Completamente diverso da come gli uomini hanno provato a immaginarlo per secoli e secoli. Penso che la nostra mente non possa arrivarci, e, quindi, è tutto un esercizio”.

C'è un desiderio di abbracciare qualcuno?

“Le persone che uno ha dimenticato e che, quando se le ritrova davanti, ricompaiono di colpo nella propria vita”.

La sua infanzia, la sua gioventù, com'è stata?
“Felice, divertente”.

E i suoi genitori?
“Ho un bellissimo rapporto: sono ancora al mondo”.

Quali sono le origini dei suoi genitori?

“Mio padre Giorgio è un avvocato, mia madre è una figlia di un funzionario dello Stato”.

Finora in lei ha vinto più il cuore o la ragione, l'”espressione della finezza” (ossia del cuore) o l'”espressione della geometria” (ossia della ragione), per dirla alla Renè Descartes, cioè alla Cartesio?

“Purtroppo, la ragione, perché vincesse il cuore”.

I suoi poeti più preferiti: Leopardi, Carducci, Montale, altri?
“Ungaretti e Montale”.

Per quale motivo le piacciono? Forse per l'ermetismo?

“Perché hanno rivoluzionato la poesia, hanno capito che la magia non stava nella rima ma nella parola”.

Il più bel “gol” finora realizzato dall'onorevole Franceschini e l'”autorete” più clamorosa?

“Non ho capito, è andata via la voce”.

Il più bel capolavoro e il rimpianto, l'errore, il rammarico più grande commesso da lei fino ad ora?

“Gli autogol sono troppi per raccontarli, e i gol fare due figlie. Due a zero!”

Se non avesse intrapreso la carriera di deputato al Parlamento, cosa le sarebbe piaciuto di più fare nella vita?

“Eh, un mucchio di cose: lo scrittore, il fotografo, un mucchio di cose”.

Esiste un pianto di commozione e un pianto di dolore...

“Assolutamente sì e qualche volta si mescolano”.

Si ricorda l'ultimo pianto di commozione e l'ultimo pianto di dolore vero?

“Bé, i pianti di dolore sono legati alle scomparse delle persone, i pianti di commozione sono legati..., basta vedere un film: se ti tocca una corda, ti metti a piangere”.

Di cosa non dobbiamo mai dimenticarci nella vita?

“Di guardare davanti, non indietro”.

Anche perché è pericoloso guardare indietro, o no, onorevole?

“Ci si fa trascinare nelle nostalgie”.

E, se si è alla guida di un automobile, come è il sottoscritto, si rischia di andare a sbattere la testa contro un palo, o no?

L'onorevole Franceschini si scioglie in un accenno di conferma e di sorriso con quel suo “Esatto!”

Senta, onorevole, a quando l'”Ut unum sint”, ovvero l'unione, l'unità dei cattolici in politica? Forse, mai?
“Saperlo”.

Ha detto saperlo?
“Saperlo ho detto”.

Ultima domanda, onorevole: il suo grande sogno, qual è?

“Che l'Italia diventi un Paese normale, finalmente. Europeo, civile”.

Si reputa più un vincente, un perdente o uno che finora ha fatto pareggio nella vita politica?

“Nella vita servono molto più le sconfitte delle vittorie. Io sono ben contento di averne subite alcune”.

Perfetto, e grazie onorevole Dario Franceschini.
“Arrivederci, la saluto”.

<>Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 18 settembre 2010>

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