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29/9/10
INCONTRI RAVVICINATI: GIULIO ZIGNOLI

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><>ZIGNOLI, TERZINO NELL'OMBRA>>
Settembre ci ha portato via Giulio Zignoli, il terzino destro del Cagliari scudettato, il quale aveva festeggiato l'11 di aprile il quarantesimo anniversario del tricolore vinto con i sardi guidati dall'allenatore-filosofo Manlio Scopigno.

Alla festosa rimpatriata sull'isola mancava – ci ha riferito un altro veronese, Pierluigi Cera - solo l'allenatore, scomparso anni addietro. Anche il negretto Nené, aggredito dal morbo di Alzheimer. Giulio Zignoli ha appena fatto in tempo a vivere la giornata di festa, anche se pare che il suo corpo fosse già minato da un male incurabile.

Nato a Verona il 19 di aprile 1946, era cresciuto nel Milan, che prima l'aveva prestato al Taranto, in C, e poi al Bari, in B, prima di riprenderselo e girarlo al Cagliari.
Due stagioni (1968-69 e 1969-70) con i sardi e l'apogeo dello scudetto, quindi, il rientro con il “diavolo” di mister “paron” Rocco, dove vive quattro stagioni (dal 1970-71 fino al 1973-74), vince due edizioni di Coppa Italia (1970-71 e 1972-73) e una Coppa delle Coppe (1972-73).

Con la casacca rosso-nera, lui, terzino, segna anche un gol in campo internazionale: a “San Siro”, contro i polacchi del Legia di Warsaw (2-1 alla fine per il Milan). Poi, lo vuole il Varese (1974-75) in A, torna nuovamente al Milan (1975-76), quindi, chiude con il calcio a Seregno (1976-77), totalizzando 9 presenze.
Non ha mai vestito la maglia azzurra della Nazionale.

Abbiamo sbobinato un cd con su una nostra intervista radiofonica svolta con il terzino mancino veronese nel maggio del 2003, e abbiamo voluto riproporvela, tale e quale. Anche in questa breve chiacchierata si capisce il carattere schivo di un calciatore, che non ha mai voluto sostare sotto le luci abbaglianti della ribalta. Ai tempi della nostra intervista, Zignoli gestiva in Svizzera, più precisamente a Lugano, un negozio di antiquariato.

Come tempo fa, Zignoli, lì a Lugano?

“Ma, c'è un sole splendido oggi sul lago di Como”.

Lei è un personaggio del quale non se ne è mai parlato abbastanza. Perché?

“Diciamo che ho vissuto quasi nell'ombra del calcio. Ho vissuto all'ombra di Gigi Riva, di Gianni Rivera, di grandi calciatori. Di Pierluigi Cera”.

Lei è veronesissimo, o no?

“Sì, di San Giovanni in Valle”.

Un saluto anche a mamma Clotide, 89 anni...
“Giusto”.

Come sta, mamma Clotilde?

“Bene, bene, insomma, con i problemi di 89 anni, ma sta bene”.

Un saluto anche ad Anna Carla, che ci ha permesso di raggiungerla telefonicamente a Lugano.
“Verissimo!”

Lei, Giulio, ha dato i primi calci al pallone al campetto “Luigi Piccoli”, sulle Torricelle, a Verona...

“Sì, sul campettino delle Torricelle. Talent scout Gianni Camerlengo dell'Azzurra di Verona”.

Lei ha un grande amico, Pierluigi Cera...

“Ho avuto la fortuna di giocare due anni con Pierluigi Cera e di vincere con il Cagliari il campionato italiano”.

L'età è un po' diversa: lei è un 1946, Cera un 1941...

“Sì, corrono pochi anni di differenza”.

Voi giocavate assieme a Bianconi, a Righetti, che oggi fa il pizzicagnolo...

“Sì, sì, con Bianconi, ecco, che era il nostro dirigente dell'Azzurra. Poi, gli anni passano”.

Sì, certo, gli anni passano, ma i miti rimangono: sono le mode che muoiono, Zignoli. Lei è un mito..., oltre che a essere un anti personaggio...

“No, non sono un mito, sono un buon lavoratore. Ho avuto la fortuna di distinguermi perché ho potuto giocare con grandi campioni, tipo Pierluigi Cera, che è veramente un mio idolo”.

Chi era Gigi Riva, il breriano “Rombo di tuono”?

“Era l'uomo-squadra, anche se, alla fine, era Pierluigi Cera era lui l'uomo, era lui la squadra”.

Con il Cagliari ha vinto un'isola intera e una sorta di provinciale, o no?

“La squadra dei record: abbiamo ancora (ndr) il record della difesa più forte del campionato italiano: 11 gol in 30 partite, grazie a Pierluigi Cera, che era il nostro libero, ecco”.

E, alla faccia del “re delle autoreti”, Comunardo Niccolai...

“Ecco, se non fosse stato per Comunardo Niccolai, forse, ne prendevamo qualcuna in meno”.

E, poi, gli altri: Gori...

“C'era Gori, Nenè, Domenghini, Creati, che detiene il record delle presenze consecutive in campionato: superò le 200 partite ininterrotte. Poi, Ricky Albertosi, portiere stupendo, sempre allegro, eh”.

Reginato, se non andiamo errati, come secondo portiere?

“Reginato, sì, Martiradonna e Ziglioli. Terzini minuti, ma efficienti”.

Guardi, Zignoli, che zia Carla la sta ascoltando in diretta radio, eh?
E, giù una bella risata del nostro interlocutore. Che aggiunge: “Mi sta ascoltando? Mi fa piacere”.

Zignoli: dal Taranto al Cagliari?

“Ho fatto Taranto, Bari, serie C, serie B e serie A. Col Cagliari ho vinto il campionato di Serie A nel 1969-70, e, poi, sono stato 4 anni al Milan, con il periodo buio di Verona-Milan:5-3 del 1973”.

Com'era Nenè?

“Nenè è un ragazzo d'oro: sudamericano, superstizioso, ma, dolcissimo”.

Chi potrebbe somigliare oggi a Zignoli? Chi era Zignoli in campo?

“Bé, andavo molto, ero molto generoso: forse, un po' troppo entusiasta del dare, ecco. Se dovessi rinascere come calciatore, vorrei essere magari un po' più obbiettivo, più contenuto; invece di dare tanto, più equilibrato”.

Zignoli, allora, chi era in campo? Un Gattuso, un molosso, un randellatore?

“Ero generoso, molto attento, non potevo essere un randellatore: un randellatore, io? Ma peso 65 chili, e non ero per niente cattivo: anzi, le ho sempre prese. Ero un generoso, ecco. Calciavo di sinistro perché quasi tutti destri e io ho capito che a sinistra ce ne son pochi”.

Una volta lo scudetto a Cagliari, non si aspettava anche la convocazione in azzurro?

“No, c'erano Facchetti, Burgnic, giocatori troppo importanti. Anche se Scopigno consigliò Ferruccio Valcareggi di portarmi in Nazionale per far compagnia a Gigi Riva”.

Il giocatore che l'ha più impressionata, l'avversario più difficile da marcare?

“E' Causio: è veramente bravo!”

L'ha messa più volte in difficoltà?

“Causio è fantastico: fantasia, velocità, tutto, estro. Completo, ecco”.

Il giocatore straniero che più l'ha fatta impazzire?

“Mah, ho fatto pochissime partite: ho avuto la fortuna con il Milan di disputare queste Coppe, ho vinto la Coppa delle Coppe, dove, però, ho incontrato Lorimer, il capocannoniere inglese”.

Chi era questo Lorimer?

“Un tiro potentissimo, ma la finale nel 1973 l'abbiamo vinta noi contro il Leeds United a Salonicco”.

Rocco, Rivera: chi erano costoro?

“Bé, Rocco era il nostro “paron”, il nostro allenatore. Che diceva il numero uno in porta, il due sull'11, il tre sul 7, mentre Rivera è stato forse uno dei giocatori più grandi al mondo”.

Non vi ha mai cacciato contro un “csà, mona!”?

“Sì, quello me lo diceva. Senta, da buon veneto, non c'era bisogno di tante parole perché ci si capiva bene. Ma, noi eravamo tutti veneti: io, Benetti, Biasiolo, Bigon, Sabadini, tanti ragazzi veneti”.

L'umanità di Nereo Rocco?

“Bè, ma Rocco era il “paron”, era proprio il padre , che controllava se la bistecca era buona, se il bicchiere di vino era buono, alla sera passava nelle camere ad augurare la buona notte. Era il “paron”, insomma, come era nominato”.

Il gol più bello, la marcatura più riuscita: insomma, i più e i meno di Giulio Zignoli?

“Io ho fatto in Coppa delle Coppe, ma, non l'ha visto nessuno: il cameraman ha girato la macchina. Non pensava assolutamente che potessi far gol?

Gol contro chi?

“Contro il Legia Varsavia. Però, abbiamo superato il turno. E, poi, abbiamo vinto la Coppa delle Coppe”.

L'errore più clamoroso?

“Forse, a Verona. Ma, a Verona è stata una tragedia per tutti noi. Luppi ha fatto tre gol: lo marcavo io, non so come abbia fatto a farli, però”.

Ma, è vero che eravate tutti molto stanchi, provati dalla trasferta di Salonicco di Coppa?

“No, ma il calcio è bello per questo, guardi. Ha perso il Verona, abbiamo perso noi con il Verona, ha perso il Milan successivamente, ha perso la Juve, ha perso l'Inter. Eh, sì, alla fine, ci sono queste occasioni, e si può vincere e si può perdere”.

Ha perso la stella del decimo scudetto con il Milan quel terribile pomeriggio al “Bentegodi” del maggio 1973...

“Sì, è vero, ho perso la stella. Potevo rimanere nella storia del calcio”.

Per che cosa?

“Per i risultati: abbiamo vinto nel 1973 la Coppa delle Coppe, la Coppa Italia, e abbiamo perso il campionato. A Verona è stata proprio la debacle, la mia città: dalle stelle alle stalle. Mercoledì la Coppa delle Coppe a Salonicco con gol (1-0) di Luciano Chiarugi. Poi, la domenica, veramente, la debacle”.

Avreste potuto fare il magico slam?

“E, oh, facevamo il tris di pasta”.

Giulio, noi la ringraziamo di cuore, perché è stato molto gentile.

“Grazie a voi e a presto. Torno spesso a Verona, anche se ormai mi sento quasi svizzero. A Pasqua sarò a Verona, a trovare mia mamma e mia zia, e avremo modo di conoscerci. Arrivederci, Nocini, arrivederci”.

<>Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 12 maggio 2003>

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