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Archivio: INTERVISTE VIP

12/12/11
INCONTRI RAVVICINATI: BRUNO TABACCI

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><>BAR “CALCIO & TABACCI”>>
L'onorevole Bruno Tabacci, nato a Quistello di Mantova il 27 agosto 1947, entra subito in politica dopo la laurea in Economia e Commercio conseguita a Parma. Ha assunto incarichi importanti nei Ministeri dell'Industria guidato da Giovanni Marcora e in quello del Tesoro presieduto da Giovanni Goria. Nel 1987 (fino al 1989) assume la presidenza della regione Lombardia. Viene eletto Deputato al Parlamento italiano per la prima volta nelle
    e della Democrazia Cristiana 1992, rieletto nella XIV^ legislatura.

    Aderisce al gruppo UDC (CCD-CDU) e nel 2001 viene nominato Presidente della Commissione Parlamentare Attività Produttive, Commercio e Turismo, dove si distingue come uno dei parlamentari più attivi. Nel 2006 viene rieletto alla Camera dei Deputati nel Collegio di Milano, mentre nel gennaio del 2008 lascia l'UDC per iscriversi al Gruppo Misto della Camera e fonda il movimento della “Rosa Bianca” (o “Rosa per l'Italia”). E' ancora deputato nel 2008, nella XVI^ legislatura, e fa parte del gruppo dell'Unione di Centro. E' anche vice-presidente della Commissione Bilancio della Camera.

    Il 9 novembre 2009 confluisce nel gruppo misto assieme al senatore Francesco Rutelli e a Gianni Vernetti del Pd e fonda Alleanza per l'Italia.
    Il 19 gennaio 2010 è iscritto al gruppo parlamentare Misto-Alleanza per l'Italia e il 10 giugno 2011 viene nominato Assessore al Bilancio e ai Tributi nella Giunta del sindaco di Milano guidata da Giuliano Pisapia.

    Onorevole Tabacci, ha mai giocato a calcio da ragazzino nel suo paesino di Quistello di Mantova?

    “Ho giocato nel Quistello fino alla Seconda categoria e poi ho giocato in una squadra della provincia di Mantova che si chiamava Club Montello, dove ho fatto qualche presenza in Prima categoria. Poi, ho smesso di giocare perché non ero un gran giocatore”.

    E in che ruolo?
    “Giocavo mezz'ala destra”.

    Aveva un idolo da ragazzino?

    “Certo: Gianni Rivera, anche se io non ero tifoso milanista, avevo più simpatie per l'Inter. Rivera era certamente il riferimento calcistico così come i campioni dell'Inter da Facchetti a Mazzola. Tra l'altro, devo dire che poi in vita sono diventati anche amici miei, sia Rivera che Facchetti, ma, soprattutto, andando a vedere una finale del campionato Primavera dell'anno 1961, ho visto al “Danilo Martelli” di Mantova la finale tra l'Inter e il Padova, e vinse l'Inter per 2-1 e i giovani del Padova erano guidati da Nereo Rocco. I nerazzurri la spuntarono grazie a due gol firmati da Mazzola e giocavano già Guarnieri, alcuni di quelli che di là a poco sarebbero diventati grandi campioni, e all'ala sinistra c'era Roberto Boninsegna, che era mantovana e che ebbe, appunto in quell'occasione, una particolare accoglienza da parte del pubblico mantovano”.

    Roberto Boninsegna da Viadana...

    “No, Roberto Boninsegna è di Mantova, non di Viadana”.

    Mezz'ala destra in campo, invece, da parlamentare in che ruolo ha giocato, che posizione ha ricoperto?

    “Sempre mezz'ala, ma ero magari più verso la sinistra che verso la destra”.

    Qual è stato il momento più bello, quello che da parlamentare le è venuta la pelle d'oca? O, se preferisce, qual è stato il “gol” più bello realizzato finora da deputato?

    “Mah, sono state diverse le ipotesi. Comunque. Quando nel 2001 sono diventato Presidente della Commissione Attività Produttive, perché da lì ho potuto gestire una serie di questioni molto delicate per il nostro Paese, dall'energia alla crisi dell'auto, alla legge sul risparmio, il caso Cirio-Parmalat. Quella è stata una fase molto creativa”.

    Di “autoreti” ne ha fatti in veste di deputato?

    “E bé, questo non glielo so dire, però, può capitare di compiere degli errori. Certamente, non tutte le cose che si sostengono, alla prova dei fatti, sono meritevoli di battaglie parlamentari. Però, insomma, l'importante è operare in buona fede”.

    Questo libro tratta in particolare i temi della felicità e della solitudine. E' esistita la felicità in un deputato sempre preso da mille impegni?

    “La felicità è il riscontro dello star bene con se stessi, per renderci utili ai propri figli, per avere cioè una vita che dal punto di vista dell'impegno sociale, intellettuale, culturale è appagante. E' ovvio che se uno è riuscito a fare le cose che gli piacciono, per questo motivo è appagato, insomma”.

    La solitudine, l'ha mai provata, la tristezza infinita?
    “No, mai”.

    Il dolore: quand'è l'ultima volta che ha pianto l'onorevole Bruno Tabacci?

    “Ma, questi sono sentimenti che sono troppo personali, non fanno parte di un'intervista”.

    Che cos'è che le dà più fastidio e che cosa la riesce di più a commuovere nella vita di tutti i giorni?

    “Quello che mi dà fastidio è la stupidità e la malafede, cioè l'idea che ci sono delle persone che credono di essere più furbi degli altri e sono pronti, per questo, a piegare anche la verità. La cosa che mi fa invece sorridere è pensare in positivo l'incontro di una persona semplice. Io che ho fatto la vita del bar del paese, ho dei ricordi molto belli, di quegli anni in cui erano le persone più anziane che facevano scuola di vita, raccontavano le loro esperienze della guerra del 1915-1918 e lo facevano sempre con una semplicità che dava il conto di un vissuto molto importante”.

    La sua infanzia com'è stata serena o difficile? Il babbo cosa faceva?

    “E' stata un'infanzia felice fino a quando mio padre non è morto che avevo 12 anni; quindi, è stato un passaggio molto duro. Aveva 48 anni e faceva il contadino”.

    <>Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 13 dicembre 2011>

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