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24/6/12
INCONTRI RAVVICINATI: MONS. DOMENICO CANCIAN

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Monsignor Domenico Cancian guida la diocesi di Città di Castello, un tempo guidata dalla signoria dei Vitelli. I quali diedero ospitalità e lavoro al cortonese Luca Signorelli, uno dei grandi protagonisti del Rinascimento, che scelse proprio la graziosa cittadina dell'alta valle del Tevere e a nord dell'Umbria per dipingere le sue più prestigiose opere (in particolare, “Il martirio di San Sebastiano”). I suoi nudi e l'interesse per l'anatomia del corpo umano recano la calma spiritualità del Piero della Francesca, mentre lo stile impetuoso e tragico piaceranno molto al grande Michelangelo.

Domenico Cancian, nato nella trevigiana Mareno di Piave il 6 aprile 1947, con tanto di laurea in Teologia biblica presso la pontificia Università Gregoriana, il 16 giugno 2007 viene nominato da papa Benedetto XVI vescovo di Città di Castello. Che conta oltre 60.000 battezzati.

Monsignor Cancian, ha mai giocato a calcio da ragazzino?

“Certo, prima di entrare in seminario e poi anche in seminario. Mi interessa seguire il calcio ed altri sport che mi appassionano”.

Li sta seguendo gli Europei di Polonia-Ucraina?

“Sì, lo sto seguendo sì, magari non con la passione di altri tempi, però, li sto seguendo”.

Ed è bello vedere un Balotelli che grazie anche alla sua bella rovesciata ci spinge in avanti, ai quarti di finale?

“Certo, sì, sono delle persone che fanno un po' la differenza e danno un po' di brio e fantasia a una squadra, quella di Prandelli, che a momenti sembra un pochino piatta e prevedibile”.

In che ruolo giocava in seminario?

“Io giocavo in attacco, ala destra”.

Aveva un mito?

“Allora mi piaceva Sivori della Juventus”.

Recentemente la CEI (Conferenza episcopale italiana) ha ripreso l'importanza degli oratori invenzione di San Filippo Neri e tradotta poi in realtà da San Giovanni Bosco...

“Sì, come dice lei, gli oratori sono stati ultimamente ripresi dai vescovi e soprattutto riconsiderati sotto il profilo educativo, visto che proprio in questi anni si parla di educare all'amore del Vangelo e si è riscontrato che gli oratori sono un ambito in cui i ragazzi vengono educati in maniera davvero completa, umana e cristiana in un ambito che è quello naturale diciamo. Solo che per gli oratori occorrono degli animatori e la difficoltà credo stia tutta qui. E poi ovviamente gli spazi dove i ragazzi possano ritrovarsi per il momento di sport e per il momento di un momento educativo e per altri incontri di vario genere. Quindi, occorrono prima di tutto gli educatori e poi anche questi; quindi, un programma, un crederci a un'educazione di questo tipo”.

Il suo motto episcopale, qual è?

“E' “Come io vi ho amato”: sono le ultime parole della frase completa di Gesù “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato”. Ho ripreso le ultime tre parole “Come io ho amato voi””.

Libertà: esiste, e quand'è che siamo veramente liberi?

“La libertà è una dimensione profondamente interiore più che libertà esterna, si dice libertà da. E' molto più una libertà di, che viene appunto da una capacità dell'uomo stesso da non dipendere, da tendenze, vizi, comportamenti che in fondo schiavizzano l'uomo”.

La giustizia è anch'essa un'utopia: la si può raggiungere nella nostra esistenza terrena?

“Certo, la giustizia come la verità come l'onestà possono quanto meno essere avvicinati; io non sarei del parere che qualcuno possa dire io sono totalmente giusto o totalmente libero o vero. Se l'uomo è buono è anche peccatore allo stesso tempo, quindi, ha degli atteggiamenti, ha delle virtù, ma anche dei vizi. Però, è possibile fare un percorso molto virtuoso”.

La felicità in monsignor Domenico Cancian in che cosa finora è consistita?

“E' quello che dice papa Benedetto, cioè una profonda amicizia con Gesù: questo è fondamentalmente. Quindi, ha una profonda relazione fraterna con gli altri, delle relazioni significative, vere, autentiche con gli altri; e in terzo luogo poter fare quello che ognuno è chiamato a fare, cioè svolgere le proprie le responsabilità in maniera abbastanza puntuale”.

Che cos'è che le dà più fastidio oggi e cos'è che la riesce ancora a commuovere?

“Mi dà più fastidio quando l'uomo si chiude, si blocca, si dispera: quindi, questa tendenza che porta o all'odio o alla disperazione o alla presunzione. Questi, per me, sono gli atteggiamenti più gravi. Invece, le cose più commuovono è quando ci troviamo di fronte a un uomo che si apre, si rende attento e sensibile, disponibile, capace di dialogo e di amore”.

Umile, dunque...
“Certo”.

E in tensione continua verso Dio...

“Certo, in quest'apertura, in questo cammino, in questa disponibilità alla Verità, agli altri, a Dio, a se stessi”.

A Dio, nostro “Motore”...

“Più che nostro “Motore” come lo chiama lei, direi nostro Padre”.

E al contempo, come diceva Giovanni Paolo II, nostra Madre...
“Sì”.

Lei vive una notte molto inquieta e mi chiama da una pensioncina, chiedendomi di allungare un libro: quale sceglierebbe tra uno sulla vita di don Lorenzo Milani, su Padre David Maria Turoldo, sull'abate Giuseppe Dossetti, o “L'imitazione di Cristo”?

“I miei gusti sarebbero di tipo biblico più che altro; quindi, mi piacerebbe un bel commento ai Vangeli di un esegeta, oppure anche autori di teologia, di filosofia. Per cui, va bene don Lorenzo Milani, parroco di Barbiana, ma anche padre David Maria Turoldo. Sono tutti libri quelli che lei mi ha proposto ed elencato che mi appassionano”.

Quand'è l'ultima volta che ha pianto di grande dolore, lei che è un uomo che molte volte non deve far trasparire le proprie emozioni?

“E' stato proprio in questo Venerdì Santo: è successa una tragedia, che un ragazzo di trent'anni ha ucciso il fratello e poi ha ucciso se stesso”.

Proprio qui, a Città di Castello?

“Sì, a Citerna, che appartiene alla nostra diocesi, e durante il funerale avevo davanti a me la mamma di questi unici due figli, morti tutti e due nel giro di poche ore, e la moglie di quello che era stato ammazzato. Una cosa davvero impressionante”.

E che parole di conforto ha trovato per le due donne colpite dalla tragedia?

“La chiesa era strapiena e parto sempre dalla Parola di Dio, che è l'unica speranza, l'unica forza di consolazione. E, poi, rivolgendomi alle persone colpite dal lutto, ho chiesto di poter tentare, quanto meno, il perdono no. E in quel momento assieme al grandissimo dolore ho visto la grandissima gioia, quasi una sorta di liberazione, di questa che diceva “sì”, che perdonava a distanza di due giorni. E questa donna in così poco tempo ha avuto questo grande coraggio, e vedevo dall'altra parte la madre che era disperata, che voleva anche lei uccidersi, che di fronte proprio a questo perdono sussurrato anche dalla moglie di suo figlio si è sentita in qualche modo confortata, più serena. E questo mi ha toccato profondamente”.

L'Aldilà, come se l'immagina, cosa ci riserverà?

“Immagino la gioia propria divina, questo è proprio l'aggettivo, che deriva dalla Comunione profonda con Dio, dalla Comunione profonda tra noi, con tutti gli uomini. Questo è per me il Paradiso. Quindi, una soddisfazione immensa proprio nel vedere faccia faccia Chi ci ha fatto, Chi ci ha redento, Chi ci ha portato in Paradiso, in fondo, il Padre, lo Spirito Santo, la Vergine, i Santi, tutti gli uomini, tutte le persone, tutti i nostri cari che hanno creduto in Cristo”.

Immaginiamo i suoi genitori, i suoi più stretti parenti...

“Naturalmente, mio padre, ma poi tanti amici, tante persone”.

Quindi, intuiamo che lei, reverendo, ha ancora la mamma al mondo...

“Sì, la mamma, sì”.

La sua è stata un'infanzia povera?

“Sì, è stata un'infanzia povera. Erano contadini i miei genitori, ma la mia è stata un'infanzia molto serena”.

Mamma, di nome?

“Camilla, e di 92 anni”.

Nei nostri viaggi abbiamo trovato molti reverendi che hanno ancora la fortuna di avere la mamma, anche se di una certa età. Sembra quasi una benedizione, o no?

“E' vero. E' una benedizione”.

Infine, monsignore, il dolore degli altri cosa le trasmette? E' vero che le felicità sono diverse, mentre i dolori sono tutti uguali, come ha detto qualcuno?

“E' vero, potremmo dire così. Però, immagino che la sofferenza è diversa, è di vario genere: è diverso il modo in cui la affrontiamo. Io, tra le cose che mi commuovono, oltre a quelle che ho detto, sono quando incontro persone che accusano gravissime sofferenze, una gioia che non può essere del Paradiso in quanto non è umanamente giustificabile. Il Vangelo dice: “Beati coloro che piangono, beati quelli che mi seguono, beati quelli che mi credono, che toccano con mano che la felicità non consiste nel possesso di beni materiali, ma, dipende proprio dalla Fede, dall'amore, dall'accettazione del Signore. Quindi, anche in situazioni umanamente gravissime”.

<>Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 20 giugno 2012>

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