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28/6/12
INCONTRI RAVVICINATI: MONS. GUALTIERO SIGISMONDI

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><> SIGISMONDI FA RIMA CON GIMONDI>>
Il 3 luglio 2008 papa Benedetto XVI nomina alla guida della diocesi di Foligno monsignor Gualtiero Sigismondi, uno dei vescovi più giovani d'Italia (è nato, infatti, il 25 febbraio 1961 a Bastia Umbra, nel Perugino). Laureatosi in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, diventa vicario dell'arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve per il periodo 2005-2008. Dal 1994 al 2005 ricopre l'incarico di direttore dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose ed assume anche l'incarico di docente di Teologia dogmatica presso quell'Istituto Teologico di Assisi, che aveva frequentato durante il periodo del Seminario Regionale stesso. Nota la rivalità tra Spoleto e Foligno (patroni rispettivamente San Ponziano e San Feliciano), con la diocesi spoletina che comprende 39 parrocchie, per un totale di quasi 70.000 anime.

Reverendo, ha mai dato quattro calci al pallone?

“No, non ho mai dato un calcio al pallone, ma, ho amato tanto la bicicletta, che per me era un mezzo di trasporto. Non ho mai amato il pallone perché mio fratello maggiore, giocando a pallone, si ruppe un braccio. E, quell'esperienza traumatica accaduta a mio fratello mi è servita da monito per evitare di cadere nella stessa trappola”.

L'ha contagiata in maniera negativa, insomma...

“Sì, anche perché tanti anni fa una frattura al braccio era un serio problema, perché non ci sono gli strumenti di cui oggi la Medicina dispone, e ripiegai sulla bicicletta, che è stata mio compagno, meglio, strumento di viaggio fino all'età di 28 anni”.

Quindi, Francesco Moser le sarà piaciuto?

“Certo, ma anche Gimondi, perché ha un cognome quasi simile al mio: era un campione che ha vinto tanti giri di Italia e, quando andavo a scuola invece di chiamarmi Sigismondi mi chiamavano Gimondi, anche perché arrivavo in bicicletta”.

La felicità esiste? E in che cosa consiste?

“La felicità nasce quando si è liberi da se stessi, non basta la libertà dalle cose o dagli affetti: è la libertà da se stessi, la garanzia dell'autentica felicità. Qualsiasi scelta, quando è compiuta con questa libertà da se stessi, manifesta la gioia. La felicità, per me, è una sorta di manifestazione della libertà, e non si potrà mai essere felici quando si è schiavi di se stessi, La peggiore servitù è la schiavitù di noi stessi. E, di questo ne sono fermamente convinto e spesso vedo i volti dei giovani annoiati; la noia fa soltanto rima con gioia, e spesso questa noia nasce dal fatto che non si sono allenati di quella libertà da se stessi, e il passaggio dalla noia alla nausea della vita è brevissimo”.

Il suo motto episcopale?

“”Ecclesiam suam dilìgere”: è un'espressione che dal punto di vista grammaticale ha qualche stonatura, ma mette insieme la prima Enciclica di Paolo VI e il verbo “dilìgere” che Sant'Agostino dedica alla Chiesa. Non è un semplice amare, ma è molto di più: è quel donare se stessi, e ho voluto questo motto perché la passione per Cristo sarebbe un vago effetto se non si esprimesse nell'amore verso la Chiesa”.

Quand'è che saremo veramente liberi?

“Bé, certo nella vita eterna, dove riceveremo il dono della libertà perfetta, però, già su questa terra, dimenticando noi stessi, rinnegando noi stessi, come dice il Signore, che non è un'opera di demolizione di noi stessi, ma è una scoperta della vera libertà, di abbandono alla fedeltà di Dio è già su questa terra. Fino a quando noi cerchiamo noi stessi, fino a quando le intenzioni non sono limpide, le cose che facciamo possono essere anche molto belle; ma, non sono“.

L'Aldilà: come sarà, come se l'immagina? Lei, monsignore, è giovanissimo ed avrà ancora entrambi i genitori...

“No, ho perduto la mamma, ho il papà infermo, ma mi immagino la felicità eterna, la vita eterna come luogo dell'assoluta felicità. In fondo, la vita, con le sue prove ma anche con le sue gioie, ci aiuta a semplificarci. Mi immagino la vita eterna come un mistero di assoluta semplicità, dove tutto sarà semplice perché non ci saranno assolutamente veli. In fondo, la libertà che su questa terra dobbiamo cercare è questa ricerca di semplificazione. Per il resto, tutte le cose grandi sono semplici”.

La giustizia esiste, è un'utopia o è solo un parolone di cui si riempiono per primi la bocca chi devono amministrarla?

“E' una bella parola, senz'altro! E' una delle realtà che dobbiamo sempre cercare e che viene addirittura prima della carità, perché io non posso fare per carità ciò che spetta alla giustizia. Con la carità posso espiare un'ingiustizia, ma non potrò mai sostituire la giustizia”.

Di che cosa nella vita non può fare proprio a meno, monsignor Gualtiero Sigismondi?

“Mah, non possiamo fare a meno nella nostra vita di questa dimensione di assoluto dono di noi stessi, perché fino a quando non doniamo noi stessi siamo schiavi, siamo infelici. La vita è un processo di semplificazione. Più vado avanti nell'esperienza della vita, e più scopro che si cresce e si diventa semplici. E, se si cresce nella complicazione, vuole dire che c'è un processo di involuzione, di invecchiamento. Persone con tanti anni possono essere giovani perché hanno quella semplicità che risiede nella grande grande bontà”.

Sta passando una notte di insonnia ed io, in cambio, le offro alcuni libri: sulla vita di don Lorenzo Milani, dell'abate Giuseppe Dossetti, di Sant'Agostino, di don Carlo Gnocchi. Quale testo sceglierebbe?

“Ne suggerirei un altro perché nella mia formazione ho studiato il pensiero di don Primo Mazzolari, grande prete della bassa Padana, e ho avuto la fortuna negli anni di studio di conoscere i suoi scritti, e questo fatto mi ha permesso di scoprire anche la bellezza di una vita donata, di una vita semplice. La bellezza di un uomo, prete, che non aveva altro calcolo all'infuori dei calcoli che il Signore aveva su di lui”.

E, torniamo alla sua passione per la bicicletta: passista o fondista?

“No, la bicicletta non era un divertimento, ma semplicemente un mezzo di trasporto: non ho mai fatto competizione. E, può immaginare 40-30 anni fa. Ecco, la bicicletta era ancora semplicemente un mezzo di trasporto”.

<>Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 27 giugno 2012>

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