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Archivio: INTERVISTE VIP

30/9/12
INCONTRI RAVVICINATI: MARTINA GIOVANNETTI

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><>GIOVANNETTI...DAVVERO FORTI!>>
Velocista e staffettista, nata a Trento il 10 agosto 1987, Martina Giovannetti gareggia per il Gruppo Sportivo Forestale. Nel 2004 conquista i titoli italiani nella categoria Allievi nei 100 metri e nei 200, nel 2006 riconquista tutti e due i titoli e partecipa ai Mondiali Juniores a Pechino sia nei 100 che nei 200 metri, conquistando il 5° e il 7° miglior tempo. Nel 2008 coglie il primato personale nei 100 metri col tempo di 11”51 a Cagliari, nei campionati nazionali. Quest'affermazione le vale la convocazione nella staffetta 4x100 metri alle Olimpiadi di Pechino nel 2008. Ma, l'improvvisa scomparsa della mamma quando ormai la Giovannetti si stava acclimatando, la costringe al rientro in Italia. Al meeting di Rieti tenutosi nello stesso anno stabilisce il nuovo primato personale nei 200 metri con 23”64, mentre nel 2009 migliora il personale nei 60 metri con 7”38. E' semifina
    a nei 60 metri nel febbraio 2009 agli Europei svoltisi a Torino.

    Martina, quand'è che hai creduto davvero di diventare una velocista?

    “La prima volta che mi sono sentita atleta è stata una delle prime volte che ho messo piede sul campo di atletica: scesa dall'autobus con i miei compagni di scuola per partecipare ai Giochi studenteschi, al campo Coni di Trento, ho sentito questo richiamo molto forte, misto ad agitazione, ampliata perché sono una emotiva. Ho tradotto quell'emozione come il richiamo di essere atleta”.

    C'è qualcuno che ti ha iniziato all'atletica leggera?

    “No, nessuno dei miei parenti ha fatto sport: ho un mio cugino che arrampica qua ed è abbastanza quotato nel Trentino, facendo parecchi ottomila e anche la guida alpina”.

    Come hai scoperto questa tua dote particolare di velocista?

    “Sono sempre stata una ragazza veloce fin dalle Elementari, dove ero la più veloce della classe, vincevo le sfide fatte in palestra. Ho fatto parecchi sport prima di essere approdata alla mia disciplina preferita”.

    Che cosa ti sarebbe piaciuto fare, a livello di sport, se non avessi praticato o deciso per l'atletica?

    “Ho provato tennis, nuoto, judo, altri sport, solo che niente mi procurava questa emozione, mi trasmetteva questo richiamo verso l'atletica”.

    Una carriera, un appuntamento importante come le Olimpiadi di Pechino 2008, bloccati da un avvenimento, un accadimento tragico, ad appena 21 anni compiuti e prima della grande gara...

    “Nel 2008 avevo conseguito degli ottimi risultati che mi portarono a ridosso dell'appuntamento e della qualificazione alle Olimpiadi di Pechino. Avevo da due anni iniziato ad intraprendere una carriera che non era più amatoriale ma professionistica. Sono sempre stata una ragazza determinata e con pochi grilli nella testa, con il pensiero puntato sempre sull'obbiettivo: diete ferree, allenamenti più intensi e specifici, cambio della sede degli allenamenti (dal Coni trentino al campo di Rieti), sostenendo parecchi sacrifici e tornando a casa poco. Non era – quello di partecipare alle Olimpiadi di Pechino – un obiettivo ben definito, ma, il tutto era avvolto da tanta curiosità e la notizia di far parte della Nazionale azzurra per le Olimpiadi mi ha colto un po' di sorpresa e mi ha molto emozionato. Quindi, sono partita felicissima, ma, purtroppo, non feci a tempo a salutare mia madre – che era venuta a trovarmi fino a Pechino in occasione del mio compleanno, il 10 di agosto; giorno in cui sono partita da Roma -, c'ero rimasta molto male. Poi, ho trascorso una settimana all'Università di Pechino, cosa consigliata prima di approdare poi al Villaggio Olimpico, e, appena arrivata mi è arrivata quella notizia”.

    La più brutta che si possa sentire...

    “Sì, oltre tutto distante chilometri da casa e nel momento più bello della mia vita di sportiva, a un passo dal sogno della partecipazione a un'Olimpiade. Ho vissuto due sorprese nettamente contrastanti: quella felice di essere ammessa alla Nazionale azzurra di atletica leggera e quella funesta della scomparsa della mamma”.

    E' stata una morte improvvisa o annunciata da una malattia già conclamata?

    “No, mia mamma stava benissimo: l'ho sentita il giorno prima ed è morta per infarto miocardico. Questo il 18 di agosto, esattamente due giorni prima la gara”.

    E hai deciso di rientrare in Italia subito...

    “Mio padre non se l'era sentita di comunicarmi lui la notizia, io avevo perduto in un taxi cinese il mio cellulare e la connessione internet, ed è stata la psicologa addetta alle atlete azzurre a comunicarmi che per mia madre non c'era più nulla da fare. Ancora adesso sento il vuoto delle grandi sensazioni di calore che mia madre mi trasmetteva: sentivo freddo e questa è stata la sensazione più forte che ho avvertito”.

    Ma, tu avevi espresso l'intenzione di correre ugualmente, o no?

    “Sì, è vero, e, visto che per mia madre non c'era proprio più nulla da fare, ho chiesto se potevo correre lo stesso perché il problema era mio, personale, e ci tenevo a non rompere un equilibrio della squadra. Il responsabile della nazionale non se l'è sentita di concedermi il nulla osta e sono rientrata in Italia il giorno dopo”.

    Come si chiamava tua mamma e quanti anni aveva?

    “Caterina, e non aveva ancora compiuto 51 anni!”

    Sei rimasta ferma tanto tempo?

    “No, ho ripreso a gareggiare dopo due settimane facendo il mio personale sui 100 metri. Poi, è stato molto faticoso continuare a correre perché la notte dormivo due, tre ore, e stavo molto male, dormendo da sola in un ex monastero, molto cupo, in un paesino in provincia di Rieti, in una cittadina di duemila abitanti, Città Ducale, sede del Gruppo Forestale per cui corro. Non avevo neanche la macchina e dovevo farne di strada per andare a prendere un trenino che passava due volte al giorno, tra i casolari, sotto la pioggia”.

    Quindi, il dolore hai dovuto conoscerlo presto; ma, non c'è un amore che ti sia stato a fianco, oltre a quello paterno e dei tuoi parenti?

    “No, purtroppo no: il mio obiettivo era quello di andare a Londra, quest'estate, ma, purtroppo, l'ho mancato”.

    Ma, ce l'avresti fatta lo stesso a guadagnarti la partecipazione a Londra 2012, senza aver patito il lutto della mamma?

    “Il primo anno sono stata molto male, il secondo sono stati mesi impegnativi e non pensavo più all'obiettivo-Olimpiadi di Londra 2012, ma, cercavo di vivere, di gareggiare alla giornata”.

    Ma, sei pronta a ritornare a sfidarti per le prossime Olimpiadi di Brasile 2016, oppure stai pensando grado per grado al titolo nazionale, agli Europei ed ai Mondiali?

    “Ho fatto di tutto per non lasciarmi sfuggire le Olimpiadi di Londra: sono andata ad allenarmi in America, ho fatto tanti sacrifici per potermi preparare nel posto migliore statunitense, adesso sto affrontando un momento di grosso sconforto a livello motivazionale. Faccio fatica a continuare su questa strada, sto riflettendo su me stessa e su quello che mi circonda”.

    Ma, sei ancora giovane per meditare l'addio alla pista...

    “Lo so, anche perché la maturità fisica di un'atleta si aggira di solito intorno ai 28, 29 anni, e avrei ancora parecchio tempo per prepararmi all'appuntamento che conta”.

    Allora, significa che stai mollando?

    “No, non ho mollato l'atletica. Fino a un mese fa (agosto 2012) mi stavo allenando, adesso è pausa forzata”.

    Sei in gara con te stessa ed ancora, per fortuna, sei proiettata verso Brasile 2016, giusto?

    “Adesso è un momento un po' particolare, difficile per me ora come ora pensare a un lavoro di quattro anni. Allo stesso tempo, nutro la grande passione per l'atletica. Devo fare chiarezza dentro di me”.

    “Pene d'amore, pene d'inferno”: è vero?

    “In questo ambito, io sono abbastanza riservata; anche i miei migliori amici sanno poco della mia vita sentimentale”.

    Per un ragazzo, per un amore hai mai sofferto?

    “Sì, anche se quel dolore non è assolutamente paragonabile con la perdita della mamma. Di solito, cerco di tenere salde le redini della verità, quindi, il mio ipotetico ragazzo è una persona con cui posso stare a fianco, ma, senza che lui possa soffocarmi. Ci tengo molto, “in primis”, a tutelare la mia libertà”.

    Ma, ce l'hai il fidanzato?

    “Ah, è questa la domanda! No, ho delle conoscenze, ma, non si può ancora parlare di rapporto o di fidanzamento”.

    Quand'è che saremo veramente liberi e, secondo te, esiste la giustizia?

    “La libertà è molto personale, intesa come libertà soggettiva di fare le cose. Questa, per me, è la prima cosa e credo che sia vitale per ognuno di noi. Anche la giustizia dentro di me assume una grande importanza, ha un valore spiccato. E' difficile, avendo vissuto con persone molto semplici, vedere persone molto deboli che non riescono a difendersi contro persone più importanti o più quotate di loro”.

    Ma, la giustizia su questa terra è raggiungibile o rimane solo una bella parola, un'utopia?

    “No, no, la giustizia c'è assolutamente, ma, bisogna che tutti abbiano un senso della giustizia in generale abbastanza vicino. Certo che ci deve essere la giustizia”.

    Mai provato a giocare a calcio, simpatizzi per qualche squadra, ti piace qualche calciatore?

    “Simpatizzo un pochino per l'Inter, ma, il mio idolo è Giancarlo Antognoni: è un bell'uomo ed è anche elegante”.

    Ci credi in Dio, sei sicura che esista un Aldilà, in cui possiamo ritrovarci e riabbracciare le persone care?

    “Guarda, io non credo, cioè non sono una persona credente, purtroppo, ma, l'ho pian piano elaborata con l'età. I miei genitori mi hanno dato un'infarinatura cristiana, cattolica, purtroppo, non riesco a percepire null'altro. Sto cercando”.

    Quindi, non vedrai mai più tua mamma Caterina?

    “No, io penso che cercare di pensare che all'Aldilà ci rincontreremo tutti, non faccia del male a nessuno; anzi, ritengo che sia una cosa che ingeneri serenità ed è importante per ciascuno di noi. E sia una cosa che non ci faccia perdere il senno. Io vorrei assolutamente vorrei rincontrare mia madre e le altre persone che ho perso, però, nessuno lo sa. Non fa male pensarlo, quindi, perché no? Non sono credente, ripeto, ma, credo che sia un modo per incontrarci”.

    Il dolore, emozione terribile che tu hai vissuto, come lo declini in una parola?

    “Il dolore è qualcosa da cui non puoi guarire, è una sensazione veramente impegnativa, che non ti fa vedere la fine. E' un qualcosa che ti porti dentro e che non riesci a concludere, neanche a capire, non riesci a dargli una conclusione né a breve né a lungo termine. Ci convivi”.

    E' solo un vuoto?

    “Il dolore all'inizio è un vuoto, poi, qualcosa che si riapre continuamente”.

    <>Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 25 settembre 2012>

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