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Archivio: INTERVISTE VIP

22/12/12
INCONTRI RAVVICINATI: ELISA SANTONI

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><>ELISA “BUTTERFLY” SANTONI>>
Adesso che ha deciso di festeggiare (il 10 dicembre 2012) il suo compleanno numero 25 (è nata a Roma nel 1987), Elisa Santoni può continuare fare l'Aviere Capo ed aprire, magari, una bottega di monete, diplomi e medaglie (impressionante il suo carnet di vittorie o prestazioni: ben 89, tra quelle di oro, argento e bronzo! E, così giovane e in pochissimi anni!). E, siamo sicuri che, se glielo avessimo domandato, lei ci avrebbe risposto, sorridendo, che ha messo il piedino fatato sulla pedana – per disegnare parabole mirabolanti con cerchi, nastri e funi – già dalla tenera età di quattro anni e mezzo.

Le “farfalle azzurre” - ben 6 eteree atlete (Elisa Bianchi, Anzhelika Savrayuk, Romina Laurito, Marta Pagnini ed Andreea Stefanescu; coach Emanuela Maccarani) – ora balleranno, ondeggeranno, scintilleranno sui lucidi parquette del mondo senza più il loro capitano, la Elisa Santoni.
Ha deciso di lasciare, infatti, dopo il bronzo alle ultime Olimpiadi di Londra 2012, dopo la rabbia del 4° posto a Pechino 2008, e dopo l'argento di Atene 2004. E' uscita di scena, leggera, in silenzio: come il battito di una farfalla che non fa rumore. Come quando scende la neve, come quando si girano le costellazioni, come quando brillano gli astri.
Il 27 settembre 2004 è stata nominata Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica, ha inanellato, via via, tanti di quei diplomi, riconoscimenti, collane d'oro, premi speciali, onorificenze da far paura, da farti venire il mal di testa!

E' l'atleta più titolata in assoluto!
Un mostro di bravura, un record in fila all'altro, una pioggia di applausi continuo, incessante, dallo scroscio interminabile. Finché ha detto basta lei, la “regina delle farfalle”, bella e impossibile, tenace e donna al tempo stesso, graziosa e volitiva, mai banale o superficiale.
E' entrata nel Corpo dell'Aeronautica Militare Italiana e siamo sicuri che l'equipaggio a terra o in volo ne guadagnerà in grazia, dolcezza, vigore e certezze.

Qual è stata l'emozione più forte che ha provato?

“Prima di entrare in pedana ai Giochi olimpici di Atene, quando avevo solo 16 anni, poi, gli ultimi Giochi olimpici di Londra disputati quest'estate (agosto 2012, ndr), e il ricordo dei tre Mondiali vinti. Salire sul podio più alto ed ascoltare l'inno di Mameli sia un'emozione veramente indescrivibile. La pelle d'oca mi è venuto spesso”.

Ha pianto di gioia?

“Sì, negli appuntamenti più importanti, nel momento in cui sono arrivati i grandi risultati ho pianto, è vero. Diciamo che assieme a quelle lacrime c'era l'esperienza, l'anno trascorso, le fatiche, i duri allenamenti e vedere realizzato nel giro di poco tempo quello che ti è costato tanti sacrifici ti porta ad emozionarti”.

Lei è giovanissima, ma ha mai pianto di grande dolore? O per amore?

“Mah, sinceramente, non mi è capitato per amore. Non parlo di grande dolore, ma di delusione e di rabbia a livello sportivo alle Olimpiadi di Pechino, nel 2008: abbiamo eseguito due esercizi quasi rasenti la perfezione, però, siamo state buttate giù dal podio da una classifica che poi ha visto arrivare seconda il Paese ospitante, la Cina. Non volevo crederci perché avevo visto cadere un anno di sacrifici e quattro anni di attesa. Anche se la sconfitta deve essere tenuta in conto da qualsiasi atleta. Dopo una gara così bella, il quarto posto mi ha trasmesso tanta rabbia e tanta delusione”.

Dio – dicono alcuni tra i massimi teologi – è più vicino nella musica che nelle opere d'arte...Lei crede in Dio?

“Sì, credo in Dio, e mi è capitato spesso di sentire il bisogno di affidarmi a Lui nei miei momenti difficili e durante le mie paure. Dio mio è stato vicino sicuramente e in tanti momenti io mi sono affidata a Lui, e credo di essere stata aiutata in questo percorso”.

L'Aldilà, come se l'immagina tra cent'anni? Non ci ha mai pensato all'altra vita?

“Mi è capitato di perdere due nonni, uno in tenera età e uno invece che ero più grande. La morte, ora come ora, non mi fa paura, riesco a vederla come un momento di transizione, anche se quando sento alla televisione certe disgrazie improvvise o morti giovanili e violente, il pensiero inevitabilmente vola verso questo tema. Fortunatamente sono ben concentrata nella vita e mi godo la vita e raramente mi capita di pensare alla morte; però, la vedo come un momento di transizione, di passaggio, penso che non ci sia una fine totale, ma una vita totalmente diversa, parallela. Mi piace credere in questo e mi dà forse più tranquillità pensare che poi non ci sia una fine”.

E' scaramantica?
“No, non sono molto scaramantica”.

Perché ha deciso di chiudere così giovane?

“Il nostro è uno sport un po' diverso dagli altri: si concentra nella prima fase della nostra età, quindi, dopo essermi avvicinata a 5 anni, già a 14 ti ritrovi nel mondo Senior; cosa che non accade assolutamente nelle altre discipline agonistiche. Quindi, a 25 mi sono ritrovata ad essere tra le veterane. Ai Giochi Olimpici eravamo la squadra – noi azzurre – più matura, più di esperienza, più grande. E mi sentivo appagata da tante soddisfazioni e mi sentivo vogliosa di conoscere la mia vita lontano dalla pedana”.

Cosa piacerebbe fare, “da grande”, ad Elisa Santoni, ora giù dalla pedana, lontana dai parquette?

“Nel 2007 sono entrata a far parte del Gruppo Sportivo dell'Aeronautica Militare ed è un grande supporto, una grande certezza in questo momento di transizione e in questi anni di sport che mi hanno tenuto lontano dal contatto vero con la realtà di tutti i giorni. Poi, mi sto dedicando allo studio, perché vorrei laurearmi al più presto”.

In che Facoltà?

“In Scienze Motorie. E, poi, dopo un primo di stacco da uno sport che mi ha richiesto otto ore al giorno di allenamento, e che è stata fino ad ora la mia vita, avrò modo di ritornare in questo sport magari con l'insegnamento o continuarlo a seguire, visto che nutro una grande passione”.

Le piace la lirica?

“Non sono una grande appassionata di musica lirica”.

Si sente più “Butterfly” o più “Tosca”?

“(Sorriso): Mah, io dico “Butterfly” perché richiama l'etichetta con cui i giornali hanno incominciato a chiamarci: “farfalle azzurre”. E, questo dal 2004, dopo la medaglia d'argento conquistata ai Giochi Olimpici ateniesi. Il nostro movimento in pedana sembrava riprodurre quello di una farfalla perché sembriamo molto leggere, molto dinamiche”.

Ha mai giocato a calcio, tifa per qualche squadra?

“No, anche se ero della Lazio e tutt'ora non seguo moltissimo il calcio in generale. Sì, mi capita di seguire la Nazionale italiana, ma non il calcio. Mi piacciono gli sport di nicchia, un po' come il mio, e dopo averli conosciuti durante i Giochi Olimpici”.

Non c'è un giocatore che le piace, anche se, come ha detto lei, segue il calcio in maniera distratta?

“No, in particolare, no!”

La notorietà, il successo l'hanno cambiata?

“Mah, posso dire che quella delle “farfalle azzurre” è stata una notorietà relativa, nel senso che non abbiamo avuto il riscontro se non ogni quattro anni, durante le Olimpiadi, e cercando anche di fare bene in quell'occasione, in quella vetrina continentale. Però, vedere che sono aumentate le iscrizioni alla nostra disciplina agonistica, che tanti bambini e bambine si sono avvicinate alla ginnastica ritmica, e che magari qualcuno ci riconosce per strada, ebbene, non lo nascondo, ma è una grande soddisfazione per aver portato in tante case, in tante famiglie questa bella disciplina – la nostra – che fino a non molti anni fa era pressoché sconosciuta. O veniva scambiata per la ginnastica artistica o per il nuoto sincronizzato. E' una soddisfazione personale e per quello che abbiamo fatto in questi anni”.

Che cosa non si può dimenticare di dire di Elisa Santoni? Che è tenace, ambiziosa, donna, poi?

“Che è una persona determinata lo si intuisce col lavoro, ma, sono una persona anche piuttosto timida e comune, la quale, al di fuori dell'ambiente sportivo – che ci vede sempre forti e determinate in pedana – Elisa ha anche le proprie fragilità, la sua timidezza. Che in pedana e davanti a tantissima gente non si nota affatto, ma che poi nella vita comune risalta maggiormente”.

Più conquistatrice, più Diana cacciatrice, o più cacciata? Non scacciata, per l'amor di Dio, eh, mi intenda bene?

“Oh Dio, che domanda, questa! Diciamo più conquistatrice, mi piace di più pensarmi così. Beh, cacciata non mi piace troppo, mi sento un po' troppo egocentrica, sempre al centro dell'attenzione di chi mi incrocia per strada, nel lavoro, all'Università”.
E' lei che sceglie in amore, oppure si lascia corteggiare e scegliere?
“Beh, in amore credo che alle donne piaccia il corteggiamento, faccia estremamente piacere, senza ombra di dubbio. Mi piace essere corteggiata, sì, ma un po' e un po'. Un po' cacciatrice e un po' corteggiata. Ci deve essere un po' di equilibrio tra entrambe le parti”.

<>Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 23 dicembre 2012>
SEGUIRANNO FOTO...

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