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30/1/14
INCONTRI RAVVICINATI: FRA' ARTURO PAOLI

ARTURO PAOLI, "FRA'-LIBERTA'"

Sacerdote e missionario della congregazione dei Piccoli Fratelli del Vangelo, frà Arturo Paoli – nato a Lucca il 30 novembre 1912 – è stato nominato "Giusto tra le Nazioni" dall'ambasciatore d'Israele a Basilea, nel 1999. L'alto riconoscimento gli è stato conferito per aver salvato a Lucca, nel 1944, in piena occupazione nazifascista, la vita dei coniugi ebrei Zvi Yacov Gerstel, e nel Muro d'Onore dei Giusti, a Vyad Vashem, è inciso: "Salvatore non solo della vita di una persona, ma anche della dignità dell'umanità intera". Laureatosi in Lettere alla "Cattolica" di Milano, viene ordinato sacerdote nel 1940, poi, risulta fatale l'incontro in nave con Jean Saphores, che lo introduce nella giovane congregazione religiosa ispirata a Charles de Foucauld. Nel 1969 è a Fortin Olmos, tra i boscaioli, in Argentina, e comincia a deliberare una personale teologia "comprometida", preludio dell'adesione alla teologia della Liberazione.

Subisce gli oltraggi e gli scempi dell'èra peronista, tant'è che viene accusato di traffico d'armi con il Cile di Salvador Alliende, deposto dopo nel 1973 il Golpe di Pinochet, e il suo nome compare in una locandina esposta nelle vie di Santiago e che lo vede tra le persone da eliminare. Va in Venezuela, e in Argentina ci tornerà nel 1985, quando oramai lo scempio si è già consumato, mentre 5 suoi confratelli in Argentina figurano tra i 30.000 e più "desaparecidos". Quindi, il Brasile, infine, il ritorno in Italia, nel dicembre del 2006, nella sua amata Lucca. Il 20 gennaio di quest'anno 2014, frà Arturo Paoli desidera incontrare Sua Santità e Papa Francesco esaudisce subito il suo desiderio, accogliendolo a Roma ed offrendogli come spitalità la sua stessa dimora di Santa Marta, in Vaticano.
Ha scritto una ventina di libri e ha ricevuto altre prestigiose onorificenze e benemerenze. Non solo italiane.

E’ vero che si scrive, si legge, si compone musica si prega si canta per non sentirsi soli?

"Questa domanda mi sembra strana perché io penso che nascono delle forme artistiche come statue, come quadri, come sinfonie non perché l’uomo si annoi e abbia bisogno di riempire il silenzio con qualcosa che lo rallegri. Mi sembra che definire tutte le espressioni artistiche come desiderio di riempire il silenzio sia un po’ troppo poco. Una definizione troppo bassa per definire le forme dell’arte. Sarebbe come dire che Michelangelo ha scolpito il Mosé per riempire la sua noia. In genere l’artista ha bisogno di silenzio per permettere alle sue fantasie musicali o di altro tipo di esprimersi. Egli ha bisogno di molto silenzio per lasciare che le fantasie artistiche entrino nella sua vita e lo tormentino lungamente prima di assumere una forma definitiva. L’artista non ha bisogno di essere accompagnato anzi detesta le conversazioni inutili, perché ha bisogno di sentirsi tormentato dai suoi fantasmi finché la forma artistica prenda sempre di più le sue completezze per uscire dal soggetto uomo o donna e prendere forma per esporsi alla ammirazione di altri certamente gran parte sconosciuti. Chi ricerca altre persone per il timore della solitudine è certamente una povera persona senza risorse personali."

Qual è la vicenda che più mi ha sconvolto?

"Rispondo senza esitare che è quel tempo vissuto in Argentina, pieno di azioni sconvolgenti e irrazionali come i sequestri di persone senza colpe, spesso colte nel loro lavoro o nel compimento dei propri doveri familiari. Non si capirà mai il vero perché si sia aperta in Argentina, paese nobile, laborioso, produttivo, quella furia di sequestri e di sparizione nel nulla di persone non solo senza colpa ma operatrici di bene e di positività.
La spiegazione è che qualche potenza straniera abbia prodotto nella storia di questo paese una parentesi di violenza inesplicabile, nella quale anch’io mi sono sentito coinvolto e salvato per un vero miracolo. Ho sentito in quell’epoca buia la luce del figlio di Dio che mi ha avvolto e reso quasi invisibile. Sono sicuro di essere sfuggito a quella follia dei rapimenti di persona perché avvolto da una protezione speciale che è venuta dall’alto. Questo è stato per me il momento più drammatico, poi divenuto il più felice della vita, per questa presenza improvvisa di un angelo o di un essere celeste che mi ha tratto in salvo da questa violenza che colpiva esseri umani facendoli sparire nel nulla. Questo ricordo mi accompagnerà certamente fino alla fine della mia vita sostenendomi nei momenti di dubbio, di oscurità che ci vengono nel processo di vivere."

Si può parlare, con l’avvento di Papa Francesco, della fine di un cristianesimo diciamo cosi “convenzionale”?

"Certamente l’avvento di papa Francesco coincide con la fine di un cristianesimo convenzionale. Se ci si chiede il perché, definirei questo periodo storico della Chiesa come se Gesù avesse cessato di essere dogma ma tornasse ad essere persona andando incontro ai poveri, ai disperati, ai disprezzati, tutti quelli che hanno bisogno di sentire il calore della fraternità. Papa Francesco richiama le folle giovanili che intuiscono di vivere un tempo vuoto di amicizia e riempito di strumenti meccanici. I giovani dimostrano corrispondere all’invito di papa Francesco con entusiasmo. La visita in Brasile ne è stato un segno chiaro per la presenza di una vera massa giovanile. Evidentemente non si potrà più affidare la conoscenza del cristianesimo a catechismi sempre più lontani dalla comprensione da parte dei giovani. Speriamo che il richiamo di papa Francesco, a cui sono sensibili anche persone non credenti, produca quel risveglio di fede tanto atteso. Questo vuoto non può essere colmato se non dal sentirsi amati dal Cristo Gesù di cui la figura semplice di papa Francesco è la presenza vivente."

Quali sono le certezze e le paure (i timori) quotidiani, in un mondo in continuo sconvolgimento-cambiamento, cui si aggrappa ogni giorno fratel Arturo?
 
"Non posso dire di essere sempre lieto e questo mi dispiace perché sento la ricchezza  di vivere avendo obiettivi precisi, imponendomi dei piccoli lavori che sono frutto di riflessioni solitarie che riempiono la mia vita. Non mancano tristezze nelle vicende della vita quotidiana; ma non posso dire di annoiarmi: la vita presenta sempre aspetti nuovi e interessanti. Credo che per non annoiarsi bisogni avere un deposito interiore; un segreto di pensieri alti ed essenziali. Infatti viviamo per i consigli che ci vengono da Dio e che fanno interessante la nostra vita."


"La tristezza per un cristiano? La non santità" (Leon Bloy)

"Mi risuona frequente alla mente il pensiero di Bloy:  “La tristezza per un cristiano? Non essere santo”. A un cristiano si aprono molte vie e molte occasioni per essere santo; ma in generale ci sembra troppo per noi e rifiutiamo le occasioni. La fondatrice del Carmelo, Teresa, racconta che molti giorni passava davanti a un Cristo in croce e non sentiva nessun movimento del cuore. Un giorno questo crocifisso le parlò. Che cosa successe? Certamente è difficile che una statua di legno possa entrare in movimento, ma il movimento avvenne certamente in lei che cambiò lo stato d’animo di indifferenza  che aveva avuto fino a quel momento in una sensazione di immenso amore. Quello che mi addolora molto tutti i giorni è non sentirmi all’altezza di tutti quei favori che discendono in me dall’amicizia con Cristo. La vita sulla terra dovrebbe essere la grande occasione di non vivere per se stessi ma vivere per gli altri. Non sempre è facile. Mille occasioni ci vengono incontro per accettare una rinunzia in favore di qualche amico che vorresti aiutare; ma spesso non siamo pronti per accogliere questo invito."

L'Aldilà: come se lo raffigura, come se l'immagina?  Ritroveremo un giorno, riabbraceremo i nostri cari perduti quaggiù? E di cosa saremo fatti, rivestiti?
 
"Molte volte mi viene chiesto come vedo e concepisco l’aldilà cioè il dopo morte. Confesso che non mi fermo su questo pensiero perché so che è inutile. Una persona che molto stimo e non è credente mi pone questa questione: tutte le generazioni di umanità che ci hanno preceduto nella morte, dove saranno? Eppure la nostra fede parla di un rinascere. Ma questo rinascere non bisogna pensarlo con la fantasia di Dante Alighieri; è un rinascere nello Spirito che è qualcosa che supera i nostri sensi. La nostra fantasia ha dimensioni che raggiungono l’infinito. Penso che il dopo morte sia inimmaginabile per cui quando entra in me questo pensiero lo respingo. Quello che puoi fare nella tua vita è amare gli altri come (di più che) te stesso."

Quando e’ che si avvererà tra i popoli, tra le diverse confessioni l’”unum sint” parole pronunziate da Gesù e riproposte da Paolo VI il 4 gennaio 1964 nella Terrasanta di fronte al patriarca Atenagoras?

"Non trovo risposta, perché l’unità anche solo fra cristiani, mi sembra sempre più lontana. Bisogna agire con la speranza viva che le proprie convinzioni possano realizzarsi. Occorre vivere le nostre azioni pensando che siano nella verità e sempre più efficaci."

Qual è il peccato mortale che il Dio misericordioso e giusto non perdonerà?
 
"Penso che Dio Padre perdona sempre la persona che si rivolge a lui e chiede aiuto e perdono. Non ci sono limiti al suo amore e alla sua misericordia. Questo credo."

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it (30/01/2014)

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