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23/2/14
INCONTRI RAVVICINATI: GIORGIO ALBERTAZZI


ALBERTAZZI, IL "LEONE DEL PALCOSCENICO"

A 90 anni suonati – è nato il 20 agosto 1923 a Fiesole, sulle splendide colline fiorentine -, Giorgio Albertazzi calca i palcoscenici dei teatri più prestigiosi di Italia con la passione, l'energia e l'entusiasmo della prima volta. Dopo aver conseguito la laurea in Architettura, si dedica subito al teatro, al cinema ed alla televisione. Anche, se è per quello data la sua bellezza, ai fotoromanzi, ma è il palcoscenico il suo più grande amore, quello che gli darà maggiori soddisfazioni, riconoscimenti e gli conferirà maggiore notorietà. Il debutto avviene nel "Troilo e Cressida" di William Shakespeare, sotto la regìa di Luchino Visconti.
Nel 1996 tenta anche la carriera politica, presentandosi nel Collegio di Tradate sostenuto dal centrodestra; ottiene il 31% dei voti, ma viene battuto dal leghista Carlo Ambrogio Frigerio.
Sua compagna sulla scena e nella vita è per lunghi anni Anna Proclemer.

Il 12 dicembre 2007 si unisce in matrimonio con la nobildonna fiorentina Pia dei Tolomei. Nel 2004 riceve il "Premio Gassman" alla carriera; recita anche assieme al Premio Nobel Dario Fo. Nel corso della cerimonia d'inaugurazione dei XX Giochi Olimpici invernali, interpreta "Il Canto di Ulisse" di Dante Alighieri. Nel 2008, interpreta le "Lezioni Americane", scritte da Italo Calvino. Nel 2009 lo si vede aggirare tra le rovine del centro della città di Aquila martoriato, sconquassato dal terremoto, mentre registra una lettura della "Divina Commedia" di Dante. La sua grande passione; assieme all'"Amleto" di Shakespeare.

Maestro, qual è il suo concetto di bellezza?

"Mah, io sono di quelli che ha parlato della bellezza per primo in Italia. Sono il primo ad aver trovato il concetto, ad aver tirato fuori il concetto di bellezza in Fedor Dostoevskij. Poi, sono stato imitato, insomma, anche altri ne hanno parlato, ma io avevo scoperto questa frase di Dostoevskij nel taccuino de "I demoni" di Fedor, laddove stava scritto che "la bellezza cambierà il mondo!" La bellezza è il contrario del brutto, eh; quindi, vuol dire che è qualcosa di armonioso. Secondo me, la "bellezza è l'armonia delle imperfezioni"".

In quale opera teatrale potrebbe esprimersi meglio il significato di bellezza?

"Nell'arte sempre, in qualsiasi arte sempre. Poi, è tutto ciò che ha a che fare col bello, e in qualche modo si avvicina al divino, no? Non si può non immaginare non bella l'immagine, l'iconografia del Cristo; per questo, l'iconografia del Gesù ce lo ritrae sempre così bello, ed addirittura un israeliano che invece lo fanno sempre con gli occhi azzurri, i capelli biondi, perché l'immagine della bellezza dell'Europa, diciamo, del mondo europeo, occidentale. Per cui, voglio dire, la bellezza si identifica in un divino".

Non ha mai praticato sport?

"Io ho fatto boxe, ho giocato nei ragazzi della Fiorentina di calcio, ho fatto spada, scherma, fioretto, e poi ho fatto anche atletica leggera, ma con risultati relativi, insomma. A parte i risultati, però, lo sport l'ho fatto: ho corso i cento metri, ho fatto i 400 ad ostacoli, insomma, da ragazzo ho fatto abbastanza sport".

Qual è, maestro, l'opera in cui si identifica maggiormente?

"Mah, insomma, ci sono autori, opere con le quali non si chiude mai il conto, e per me sono l'"Amleto" sicuramente e le "Memorie di Adriano".

Ma, ce ne sono altre, insomma. Shakespeare, in genere, e Dante, ecco, sono i massimi autori".

Qual è il canto che più l'ha commossa nella "Divina Commedia" di Dante; forse, il Canto V dell'inferno, quello di Paolo e Francesca?

"Mah, sì, forse, sì, forse, forse. Uno dei canti più belli è il XXX del Purgatorio: l'incontro con Beatrice, che lui non la riconosce, oppure anche il canto XXXIII dell'Inferno. Quello che narra la tragedia del Conte Ugolino è un capolavoro!"

Fosse Ministro dello Spettacolo, che iniziative attuerebbe?

"No, no, non ci voglio entrare in questo campo: aspettiamo cosa dice Renzi, cosa decide Renzi".

Lei è un ottimista per natura oppure un ottimista della volontà, del grande lavoro?

"Sì, sono un ottimista, sì, della volontà, sì".

Il suo più grande sogno, maestro, qual è?

"La bellezza. E, che la morte sia bella! E' difficile pensarlo, però, non si sa mai. La morte, da emaciato, quando Garcia Lorca invoca la bellissima donna".

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, 24 febbraio 2014      

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