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Archivio: INTERVISTE VIP

25/5/14
INCONTRI RAVVICINATI: DOTT. MARIA ELENA VOLPES

QUELLA DONNA E' PROPRIO UNA...VOLPES!

La Sovrintendente dei Beni Culturali ed Artistici della città di Palermo è la dottoressa Maria Elena Volpes; antropologa ed etnologa. Ed è la stessa dirigente - terminata l'intervista - ad offrirci, a bordo dell'auto di sua proprietà e da lei guidata, un'esauriente escursione nel cuore della cittadina (un tempo anche dei Normanni, dei Borboni e degli Orleans, oltre che degli Arabi) per saggiare, toccare con mano, le principali bellezze artistiche del capoluogo siciliano raccontateci, illustrateci poco prima durante il nostro intenso colloquio.
 Una città, la Palermo antica dei pupi e dei carretti siciliani ("da cui i colori veri sono il giallo, il rosso e il blu": così ci ha svelato la dottoressa Volpes), che profuma di storia, di miti, di sapori, di orpelli arabeschi, di leggende e di zagare (i fiori dei limoni e delle arance), con la spiaggia di Mondello a far da sfondo assieme al Monte Pellegrino a Nord e il ristrutturato Castello di Maredolce – di arabesca costruzione -, che affiora come uno scoglio, che si staglia dalla spiaggia bianca come un gigante ombrellone color polvere, color avorio. Un tratto di mare, che ti invoglia – alla pari del gelato alla cioccolata e al pistacchio di queste parti - a tuffarti nel mare azzurro di questo lembo della Trinacria occidentale.
 
Dottoressa Volpes, in quale opere artistiche si riflette meglio il tema della bellezza a Palermo?
"Io ho avuto modo di riflettere sul tema che lei mi ha anticipato prima di entrare nell'intervista e per me non esiste a Palermo un monumento che in sè esprime tutto il concetto di bellezza; o perlomeno, non esiste un unico monumento. Per me, è la stessa città di Palermo, ammirata nel suo unicum, nel suo complesso – insieme di beni architettonici, di beni storico-artistici, oratori, presepi (del Giovanni Matera), alle sculture di Giacomo Serpotta ai dipinti del Caravaggio, il Museo delle marionette il più importante d'Europa, così il Museo "Giuseppe Pitrè", uno dei Musei etnografici più importanti d'Italia se non il primo nella nostra Penisola -. Quindi, noi abbiamo una storia, una stratificazione così incredibile, che mi fanno sostenere che Palermo è una delle città più belle al mondo. Il mio sembra un discorso campani

    ico, ma non ho mai trovato nè a Parigi, nè in Italia, quello che ti può offrire testimonianze ancora ben visibili di influenze di altri popoli, di altre culture".
     
    E, quali sono a Palermo?
    "Custodiamo già qualcosa, a partire dai Fenici, con tracce nei monumenti e nelle Porte della città, poi, abbiamo monumenti arabi: stiamo restaurando il Castello di Maredolce. Che aveva perso la propria identità perché era stato vandalizzato ed era stato utillizzato per appartamenti ad uso civile. Così come il Palazzo De La Ziza, che è pure di origine araba, con tutti i suoi giardini, le "mucarnas". Noi abbiamo potuti acquisirli dal Demanio Regionale, restaurarli e riportarli al vecchio splendore, alla propria identità. E, non dava più traccia di se stesso, perché tu camminavi e i palermitani del posto o i turisti neanche più erano in grado di riconoscerlo il Castello di Maredolce. E, cerchiamo, ristrutturando il Castello di Maredolce ed altre nostre risorse, di ricreare nei nostri abitanti la consapevolezza dei tesori che esistono nel proprio territorio; per farli amare, perché i beni culturali non sono miei, ma di tutti noi, che siamo i primi "custodi" e responsabili nei confronti del mondo perché dobbiamo consegnarli, dopo di noi, ai nostri posteri. E, dobbiamo, quindi, mantenerli bene".
     
    Una cultura, la vostra, che non si ferma soltanto all'opera di restauro...
    "Io mi reco nelle scuole, cercando di far capire agli studenti, ai giovani che non bisogna imbrattare i monumenti, suggerendo l'importanza di amare i beni, le risorse artistico-culturali che abbiamo. Perché, per me, bellezza è amore. Amare i beni culturali, in tutti quelli che abbiamo la fortuna di avere nella nostra città (non solo alcuni dei più rappresentativi, ma nel suo complesso, non legato a un solo monumento) significa poterli conservare e salvare per le generazioni future. Bellezza, dunque, legata alla cultura che la città di Palermo esprime: nelle sue conflittualità, nel tempo, nelle sue aggregazioni, nel suo modo di relazionarsi col mondo esterno, con tutta la sua storia. Perchè noi, trovandoci al centro del Mediterraneo, siamo stati sempre fatti oggetto di influenze di culture diverse e straniere; siamo stati in un certo senso "colonizzati". Invece, da un lato siamo stati colonizzati dal mondo africano, dall'altro siamo stati colonizzati dal mondo ellenico. Però, la colonizzazione non è stata negativa, distruttiva: non è stato un etnocidio, ma è stata un'integrazione di culture, un valore aggiunto. Noi siamo diventati quello che siamo grazie a tutte le culture, a tutte le popolazioni che sono venute da noi ed hanno portato qualcosa. E, quindi, noi oggi, specialmente qui a Palermo, rappresentiamo la vera identità di tutti i popoli che s'affacciano sul Mediterraneo. Abbiamo qualcosa di tutti loro, abbiamo qualcosa da poter raccontare anche a loro".
     
    E l'influenza dei Borboni?
    "Abbiamo cose interesantissime dell'èra borbonica; abbiamo recuperato un castello a Mare – e sta proprio al mare, ed era il presidio dove viveno i borboni -. Di fatti, quando i borboni sono stati caciati da Palermo, il Castello è stato non vandalizzato, ma è stato ricoperto con i detriti della guerra, per cui era un piano. Noi, allora, abbiamo fatto un vero e proprio scavo archeologico per riportarlo alla luce; per cui, oggi, il castello è integro in tutta la sua bellezza e riproposizione (abbiamo trovato perfino le palle di cannone)".
     
    In quali opere si esprime i concetti di bellezza, vita, morte ed amore nei "tesori" di Palermo?
    "La più significativa espressione artistica per me della morte, lo possiamo riscontrare ne "Il trionfo della morte" è a Palazzo Abatellis, detto anche Palazzo Patella; ed è un dipinto. Però, il concetto della morte è legato alla vita. Per cui, se il concetto di bellezza è legato all'amore, alla bellezza, nel modo di esprimere i monumenti, nel modo di conservarli, di valorizzarli, allora, cos'è la morte? E' l'incuria, l'abbandono, è la trascuratezza dei monumenti della propria città, l'immondizia per strada, l'indifferenza, ma anche la vandalizzazione di chi vuole vandalizzare".
     
    A livello di scavi, qual è la situazione a Palermo?
    "Da noi, si scava continuamente perché per ora tra l'altro si stanno svolgendo i lavori per il tram e la metropolitana in concomitanza. Ma, anche nel centro storico, quando scavano, ci chiamano sempre. Abbiamo potuto trovare delle tombe in luoghi, di cui non avevamo alcuna testimonianza. Da poco tempo, abbiamo recuperato fino a poco tempo fa reperti appartenenti al mondo animale, vedi ossa. Invece, abbiamo ritrovato dei flauti, i quali addirittura risalgono al mondo arabo. Ed abbiamo capito che in tanti posti, negli anni prima, li avevamo trovati. Ora li stiamo raccogliendo e documentando. Queste continue scoperte, questi continui ritrovamenti hanno il suo fascino, pur quanto apparentemente minute, insignificanti, piccole, perché racchiudono un significato profondo. E, poi, ci stupiamo sempre come se fossimo dei bambini che hanno ricevuto una caramella, un giocattolo, e, quindi, c'è un fascino in tutto quello che noi ritroviamo nel mondo archeologico. E' una scoperta continua nella nostra città. Faccio questo lavoro dal 1975, non da oggi né da ieri, mi occupo di beni culturali, della storia della mia città, e credo di intendermene; eppure, imparo sempre, oltre a stupirmi".
     
    Nel mare antistante alla vostra città si potrà rinvenire qualche Bronzo di Palermo?
    "Anche nel mare hanno fatto molti ritrovamenti, disponendo di una Sovrintendenza al mare specifica che si occupa di condurre questi studi (indagini portate avanti con i Carabinieri e il Gruppo Sommozatori); certo, ritrovano reperti bellici, ma attualmente non ci sono riferimenti risalenti ad epoche più lontane".
     
    Ogni città ha i suoi colori; quelli di Palermo?
    "Sono il giallo, il rosso e il blu: i colori dei pupi e dei carretti siciliani. Anche li abbiamo un pò persi i colori della nostra città. Il colore prevalente è quello più vicino alla sabbia, quindi, un colore oro, come se fosse un colore del sole, come se Palermo volesse indicare questo".

    Quindi, un giallo aureo, vivace?
    "No, chiaro; un giallo chiaro, non vivace. Infatti, ogni volta che noi facciamo i nostri restauri poi dicono sempre che noi abbiamo un colore che si chiama "giallo sovrintendenza", lo chiamano in senso dispregiativo quelli dell'Università di Palermo. Però, in realtà, è quello che noi più facilmente riusciamo a fare perché i materiali sono andati un pò persi".
     
    Che pietra va per la maggiore a Palermo, quella con cui è stata costruita la città?
    "E' un discorso molto interessante: noi avevamo delle cave da cui estraevamo delle pietre particolari che sono servite, appunto, per la costruzione dei nostri monumenti; e che ora non caviamo più. Non caviamo più per molte motivazioni per i problemi che arrecavano al paesaggio e per i danni che si creavano alle montagne, che rischiavano di scomparire; e si chiamavano calcarenite o tufo da Bagheria. Cstituisce un banco su cui è stata costruita la città di Palermo. Per cui, scavando, troviamo sempre questa pietra – con cui sono stati costruiti anche i "quanat"; che sono sotterranei pozzi di acqua, di fabbricazione araba -. Pietra, la calcarenite o tufo, che è o sotto tutta la città di Palermo, oppure c'è un altro banco a Bagheria, Santa Flavia, con cui sono costruite le case e le ville di tutta la Piana di Bagheria. Stiamo cercando di incentivare una minima protezione per poter restaurare i nostri monumenti grazie alla nostra pietra. Perché addirittura questa pietra la importiamo dalla Tunisia, in quanto le assomiglia molto. Noi in Sicilia, a Palermo in particolare, avevamo i più importanti scalpellini, i quali hanno costruito cattedrali nelle grandi città del Nord ed anche in Europa. E venivano chiamati apposta alle corti per abbellirle".
    Qual è l'opera artistica con cui lei sceglierebbe di rappresentare la bellezza di Palermo? L'opera che l'ha stupita per la prima volta e che continua a destarle emozione?
    "Per me, è la Real Cascina alla cinese: tutti sanno che il muo cuore è molto legato a questo luogo, dove il re Ferdinando I dei Borboni, scappato da Napoli e dai moti insurrezionali che stavamo scoppiando all'ombra del Vesuvio, cercò scampo e rifugio a Palermo. La regina stava al palazzo d'Orleans, invece, lui amava dimorare al Real Cascina alla cinese. Mi piace – e vi porterò fra poco – perché, intanto, è un luogo immerso nel verde, sta in un parco – quello della Real Favorita – e si chiama così perché là – tra storia e leggenda si narra - c'era la favorita del sovrano. E lui condivideva i giorni con una donna della nobiltà siciliana. Mi piace perchè racconta il gusto dell'epoca, questo mondo cinese, questi grandi viaggi spesi in Oriente; è una casa Museo, immersa nel verde, con tanto di chiesetta e scuderie reali. E', quindi, tutto un unicum, che inserito nel parco, dà l'immagine di cos'era la corte a quell'epoca, a quei tempi. Attraverso questo luogo racconto la storia di Palermo dall'800 ai giorni nostri, e ho in mente un progetto di rivalorizzazione di questo posto. Ma, anche del Palazzo de La Zisa, che è il Palazzo degli arabi, perché anche quella è una Casa Museo. Come vivevano questi arabi, chi erano? E lo voglio raccontare a noi europei, ma lo voglio raccontare anche agli arabi perché sono convinto che è un pezzo di storia – quasi cent'anni – del periodo della loro influenza a Palermo. Ma, vorrei che fosse lo stesso re a raccontare cosa faceva, come viveva, raccontare perché sua moglie non voleva stare con lui ma preferiva soggiornare a Palazzo Reale, perché amava la vita di corte a Palazzo Reale, perché era sola con la sua famiglia. E', in buona sostanza, uno spaccato di vita, quindi, il monumemto racconta se stesso, ma non solo se stesso; non è importante il monumento in sé, ma è importante in quanto monumento perché racconta il costruito, la pietra, il decoro, il pavimento, il vissuto, l'arredamento, il decoro, uno spaccato, insomma, di un'epoca. La colonna che troneggia racconta dello sforzo, della fatica di essere stata cavata, come è stato costruito quel monumento, come sono riusciti a trasportare quelle colonne. C'è il lavoro di operai, uomini, di donne (nel caso di attività di ricamo, nell'ambito della cucina)".
     
    Artisti, oltre al Caravaggio, al Perporta, che hanno lavorato, abbellito Palermo?
    "Ce ne sono tanti altri, quali Vittori, Mattia Preti".

    E nativi di Palermo?
    "Originari proprio di Palermo, non lo so; il primo che mi viene in mente è Fattori, però, non era palermitano, era del Trapanese".

    Quali sono i bei nudi, quelli d'arte, a Palermo, come il David di Michelangelo o i nudi del cortonese Luca Signorelli nella Cappella Sistina?
    "Tutti questi artisti venivano al seguito delle corti e venivano chiamati dai principi e dai re che venivano a Palermo. Quando se ne andavano, i reali, se li riportavano al loro seguito. La storia è un pò questa: tutti quelli che abbiamo a Palermo sono della scuola, magari un pò minori, che comunque hanno lavorato con i grandi artisti e che rimanendo hanno fatto scuola di tanto pregio".

    Il trionfo della vita, in quale opera viene rappresentata a Palerno?
    "Penserei a grandi oratori (sono piccole cappelle), a gioiellini d'arte, quindi, opere di Perporta, e, quindi, penso alla magnificenza di questi "piccoli scrigni d'arte" barocca".

    Del periodo svevo cosa è rimasto?
    "Abbiamo di normanno la cattedrale di Monreale, tutto il bellissimo chiostro, il Castello di Monreale, però, la cattedrale di Palermo sembra costruita sopra una chiesa araba, di una moschea, perché sotto esistono le "mucarnas", che svelano la preesistenza di un'architettura araba. La cattedrale di Palermo è stata costruita in più tempi e con più trasformazioni, in una sorta di sovrapietrificazione, stratificazione (vedi aggiunta della cupola), mutazione continua e progressiva".

    Dillo con un fiore, dice il famoso motto: per Palermo?
    "Bé, la zagara. Anche nella nostra arte si riscontrano molti moreschi e foglie di acanto, più foglie che fiori. Però, la zagara esprime meglio di tutti l'essenza del sicialino, un popolo bianco, profumato, quindi, puro, candido; dotato di una grande forza, fortemente espressivo, intenso, è il fiore del limone, frutto molto forte, molto semplice, molto puro. Siamo un bel popolo!"

    Opere che esprimono l'Aldilà, la Resurrezione, una Crocifissione?
    "A Palermo Crocifissioni, no; ci sono Deposizioni, Decollazioni. Al Museo, al Palazzo Albatelli ci sono tantissime Deposizioni, tantissime Vie Crucis, Cristi sul Calvario. Nella Cappella Palatina, ad esempio, c'è raccontata tutte le storie della Bibbia. A Monreale vengono ritratti gli episodi della Creazione".

    Non c'è un Giudizio Universale?
    "Il Giudizio Universale, sì: l'Arca di Noè, certo".
     
    Dove?
    "L'Arca di Noè c'è certamente nel Duomo di Monreale: è tutta fatta sostanzialmente di mosaico, un murale, splendido, di cui non si conoscono gli autori; che saranno probabilmente locali. Ed una anche, mi sembra, è racchiusa nella Cappella Palatina".

    Anche un architetto veronese tra i "salvatori dei monumenti" italiani (i cosidetti "Monuments men" o più laicamente "cultural officials-men"): tra questi "eroi, esperti nel recupero di opere artistiche" o trafugateci dalle potenze straniere (Napoleone ed Hitler in testa), anche il veronese Mario Guiotto (oltre a monsignor Giovanni Battista Montini futuro Paolo VI, al prof. Carlo Giulio Argan, sindaco di Roma, a Pasquale Rotondi a Giovanni Poggi e a Roberto Siviero), immortalato – il Guiotto - qui in questa stanza all'interno della Casina alla cinese in Palermo, vicino alle carrozze reali e nobiliari, mentre sotto le rovine, rischiando di perdere la vita, sotto le ferite procurate alla città di Palermo dai bombardamenti del Secondo evento Bellico mondiale, recupera colonne, statue, raffigurazioni civili e religiose del capoluogo siciliano...
    "Mario Guiotto è stato nostro Sovrintendente dal 1942 al 1949. La nostra città recentemente gli addirittura intitolato una piazza. Ebbene, Guiotto si è spesso trovato in prima linea durante i bombardamenti di cui fu vittima Palermo nel marzo del 1943. E contribuì in modo decisivo alla salvaguardia di nostri molti mounmenti e tesori d'arte".

    Lei donna esperta di arte, che idea ha dell'umanità, uomo e donna?
    "Io sono fiduciosa nel credere che esistano ancora persone sincere, io ci credo nelle persone. E credo che le persone che hanno dentro amore, amore per qualcosa, per la'rte nel caso nostro, per i monumenti, per il bello, riescono a trasmettere quest'amore. E, questa è la nostra missione: di trasmettere questa nostra passione, di fare4 innamorare gli altri; come noi amiamo, dobbiamo riuscire a convincerli a capire le cose che facciamo".
     
    Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it, Palermo, 13 maggio 2014

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