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24/10/07
INCONTRI RAVVICINATI: GIANCARLO PADOVAN...

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><>IL DIRETTORE VICINO AI DILETTANTI.>>

Un classico, repentino ed efficace “mordi e fuggi” messo a segno da quel “rapinatore d’area...stampa”, che corrisponde al nome del nostro direttore Andrea Nocini.
Armato come sempre di penna, foglietto ed immancabile registratore, il giorna
    a indipendente veronese è riuscito, qualche mese fa, in un corridoio affollato di gente, a strappare qualche minuto prezioso al sempre disponibile e gentilissimo direttore di “Tuttosport”: Giancarlo Padovan.
    48 anni, volto noto della Tv, ex caporedattore sportivo del Corriere della Sera, ora dirige la testata che ha sempre avuto una funzione culturale a Torino e in Piemonte, anche prima di rompere i confini e diventare un quotidiano nazionale nel senso pieno del termine.
    Due o tre parole scambiate sull’universo dilettantistico, vera risorsa del professionismo e speranza per il calcio del futuro....
    Giancarlo, nonostante tu sia il direttore di uno dei più grandi quotidiani sportivi d’Italia e credo anche d’Europa, sei sempre rimasto legato, con il cuore, al mondo dei dilettanti.
    Ricordiamo ai nostri lettori che sei un allenatore di “Terza categoria”, sei in possesso del patentino ...
    «Io credo molto nel mondo dei dilettanti perché è la base. Senza la base non ci potrebbe essere il vertice. Sono le infinite realtà minori che permettono al professionismo di nutrirsi. Offrono giovani, meno giovani...perchè qualche dilettante è arrivato anche in età matura al grande calcio. Non era solo il caso, per esempio, di Moreno Torricelli, ma ricordo anche il giocatore Federico Giunti, che ora gioca proprio nella vostra città, nel Chievo, e che ha militato anche nel campionato turco e prima ancora nel Milan, nel Perugia e nel Brescia. Cioè, voglio dire che il dilettantismo è ancora troppo poco riconosciuto e invece ha, e dà, grande importanza.
    La colpa è dei giornali, di alcuni giornali sportivi, che non se ne occupano a pieno, che non se ne occupano come dovrebbero.
    Noi nel nostro piccolo qualcosa facciamo: dedichiamo una pagina intera al campionato di serie D, con i vari tabellini, classifiche e quant’altro...nelle pagine regionali diamo ampio spazio all’Eccellenza e alla Promozione...ma certamente si potrebbe fare molto di più, soprattutto per il calcio giovanile che per il dilettantismo rappresenta la genesi.
    Credo che con la testa e con lo spirito, prima di tutto, si sia dilettanti perché si è stati praticanti.
    Anche a livello parrocchiale, a livello di oratorio...ma il primo sostenitore del calcio è colui che è stato praticante. Questo vale sia per i giocatori di A, B, C1, C2, sia per quelli che si mettono davanti al televisore a guardare una partita per cercare di capire e discuterne»
    Ecco, tu hai giocato nel padovano, in che ruolo, in che categoria? Dicci tutto...
    «Io ho giocato nel Carmenta, di Carmignano di Brenta, in provincia di Padova, che giocava allora in Prima categoria...»
    ...in che ruolo?
    «In che ruolo? Mediano destro. Allora il sistema di gioco non era quello di adesso. Non giocavo esattamente come un esterno di centrocampo di oggi. In quegli anni la Prima categoria equivaleva alla Promozione perché poi di fatto...»
    ...hanno introdotto l’Eccellenza, invece dalla Promozione si andava direttamente in serie D...
    «..esattamente. Quindi non ero un fenomeno e non avrei potuto fare una carriera professionistica - questo lo si era capito subito e l’avevo capito pure io - però, è stata una scuola importante e formativa. Direi che prima di tutto, se sono diventato giorna
      a sportivo, lo devo alla pratica calcistica, quindi alla passione per il pallone»
      E Padovan come allenatore? Visto e considerato il tuo impegno per conseguire il patentino?
      «Mah, solo nel calcio femminile con la Fiamma Monza, in serie A, come secondo di Raffaele Solimeno. Un allenatore di vaglia, che farà strada non solo nel calcio femminile»
      Ecco, le ripercussioni della “legge Bosman”: la grande tirata di cinghia che c’è stata tra i professionisti potrebbe portare ad un anno sabbatico - ad una serie di anni buoni, di reiterazione, di riduzione degli sprechi - che favorisca in qualche modo anche il pianeta dilettanti?
      «Ci sarà sicuramente una anno buono, anzi più anni buoni per il calcio minore. Le società dovranno inventarsi un nuovo modo di fare mercato, dovranno riscoprire i “talent scout” come una volta, dovranno battere i campi della provincia, i campi delle regioni, per trovare, non solo giovani, ma anche i giocatori maturi - che non vuol dire vecchi -, già pronti alle serie superiori, da mandare in campo. Un mercato dunque più fantasioso e molto efficace. E’ finita l’epoca delle vacche grasse, finalmente è arrivata l’epoca della competenza»
      Per te c’è più Cittadella o più Padova?
      «Sono nato a Cittadella, quindi più Cittadella»
      Ah...abbiamo scoperto anche questo! Grazie mille Giancarlo...
      «Grazie a te»

      <>Matteo Scolari per pianeta-calcio.it>

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