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19/10/07
INCONTRI RAVVICINATI: SERSE COSMI...

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><>"SONO UN MISTER PANE E SALAME">>

Metti Serse Cosmi una sera a cena e lo spettacolo è garantito.
Ne è venuto fuori un Serse diverso da come ce lo dipingono i Mass Media – “i braccini armati” – a suo dire – del Palazzo: "Io non so cosa ho fatto di male nella vita – ha detto il trainer perugino – ma la stampa non mi vuol bene perché aspetta di cogliermi in fallo per denigrarmi o farmi vedere sotto un cattivo aspetto”.
Cosmi ha detto a più riprese che il calcio autentico è quello che si vive nei dilettanti, perché qui il calcio è poco inquinato e la posta economica non è così alta come nei professionisti.
"Sono ancora uno di voi" ha detto il coach dell’Udinese, che paventa da un momento all’altro la telefonata dell’esonero perché nei professionisti ciò che conta sono solo i risultati e il rispetto degli obbiettivi - "che, partendo dalla Prima categoria ha allenato tutte le categorie, ultimo il Genoa, che mancava al mio curriculum, ho vinto l’Intertoto, ho allenato in Coppa Uefa e in Champions League. Ma, ho guidato anche le giovanili: dai Pulcini fino agli Juniores, ad esclusione solo degli Allievi: ho guidato – io che sono nato a Ponte San Giovanni, in provincia di Perugia - i dilettanti di Ponte Vecchio perugino dalla Prima all’Interregionale e, per me, era già un sogno poter allenare quel club dilettantistico prestigioso a due passi da dove sono nato".
"Il calcio" ha ribadito il coach perugino – che ha dichiarato di tifare Perugia - "è quello che state vivendo, soffrendo voi, colleghi allenatori; se non ci fosse questo movimento dilettantistico, il calcio peggiorerebbe, anzi, sarebbe morto e sepolto. Siete i depositari di un qualcosa che i colleghi professionisti stanno perdendo".
Serse Cosmi è affascinato dalla figura del centro mediano metodista: l’esempio più alto in questo ruolo è stato Cordova, l’ex Nazionale e romanista: "Alla stessa guisa, ho fatto giocare Liverani a Perugia in C1. Ora guardate dove è arrivato: è stato capitano della Lazio e ha giocato nella Nazionale di Lippi. Sono per il trequartista fantasista davanti alla difesa, e Pirlo non sarebbe Pirlo oggi se non fosse stato messo in quella posizione; idem dicesi per D’Agostino ex Messina".
Il calcio è bello perché è calcio e perché riserva spazio ancora a qualcosa di magico, di non razionale: "Sacchi? La qualità sua più grande è stata quella di far giocare grandi campioni come se agissero all’interno di una squadra normale. La vera rivoluzione non è stata operata dal “mago di Fusignano”, ma è partita dal calcio totale dell’Olanda. Scoccò quando Cruyff, partendo da libero, in una finale Mondiale ha provocato il calcio di rigore: l’unico calcio innovativo esistito nella storia è quello olandese".
La migliore annata di mister Cosmi:
"E’ stato quando sono partito giocando in una maniera e cambiando – ad Arezzo, in C1 – dopo qualche mese".
La fortuna di un mister:
"E’ capire quando succede qualcosa di magico a livello tattico o psicologico: è importante capirlo bene ‘sto messaggio. Il calcio non è tutto così scientifico; volete una prova? Il 3-4-3 di Zaccheroni nacque a Torino, quando, costretto a giocare in 10, sconfisse la Juventus per 3-0: è un modulo nato in campo in maniera casuale e secondo necessità. Amoruso va in panchina, entra, firma una tripletta ed è diventato quello che è. Nel calcio esiste ancora qualcosa di magico, casuale. La storia ha visto mister ritornare sulla stessa panchina con un altro calcio, con un altro approccio".
Il mestiere dell’allenatore è tutt’altra cosa da quello del giocatore:
"Io ho giocato a calcio nei dilettanti in Eccellenza, vicino al paese mio, ruolo mediano, ma non di sfondamento: era già un successo per me essere arrivato fino lì, figuriamoci lo stupore dei miei amici quando mi videro pian pianino dare la scalata a una panchina di serie A. A proposito, non esiste il giocatore “allenatore in campo”: sò tutte cazzate perché uno che gioca non potrà mai fare l’allenatore. Un esempio: Mancini – che non era un trascinatore alla Franco Baresi in campo - non era un allenatore in campo, eppure, oggi in panchina fa vedere grandi cose all’Inter. Chi sono io? Bè, rispondo per quello che la stampa mi ha dipinto: “Un allenatore “pane e salame”, un “mister ruspante”".
La paura di un mister come Serse Cosmi:
"La paura perfetta, la cucina in troppo ordine; mi piace il movimento in campo e nell’architettura e nell’arte".
Ecco, sempre a giudizio di Cosmi, quand’è che si può definire “vincente” un allenatore sia dilettante che professionista:
"Vincente è il collega che rispetta gli obbiettivi che la società si prefigge; tutto, poi, è relazionato al materiale e all’organico che un club gli mette a disposizione".
La sua riconoscenza verso il presidente del Perugia Gaucci:
"Non toccatemelo, eh, Gaucci! Era un presidente dal grandissimo fiuto, di una genialità unica; difficilmente si sbagliava con l’istinto. E’ un presidente diversissimo dal Gaucci televiso: Gaucci è quello che manca al calcio: la genialità, l’istinto. Non sbagliava mai un ritiro. E personalmente devo dirgli grazie perché m’ha fatto crescere e quella volta che non vincevo da 21 partite, dopo essermi recato da lui sconfortato, mi ricacciò in panchina garantendomi il posto anche in caso di retrocessione. Quella volta mi disse: “Serse tu rimani al Perugia perché mal che vada ci riporterai in A”".
L’esonero, un argomento scottante, che ne pensa lei su questo argomento:
 "E’ una questione di sensazioni, di capacità, che appartiene a pochi presidenti. L’esonero non matura in caso di mancanza di risultati, obiettivi centrati; bisogna avere la capacità di intuire se quello è un momento negativo che sai protrarrà fino alla fine e, allora, si pensa alla soluzione più drastica. Il caso più giustificabile di una scelta estrema del presidente è quando il massimo dirigente di una società capisce che la squadra, i giocatori non hanno più stima del loro mister".
L’errore più clamoroso commesso da Serse Cosmi allenatore:
"Finora ho sempre sbagliato quando ho spiegato al giocatore la scelta di lasciarlo fuori: un giocatore vuole solo giocare, non vuole sentirne di stare in panchina. Poi, va a lamentarsi dal presidente o, peggio, va sfogarsi alla stampa e, allora, si capisce che l’80% delle fonti giorna
    iche le producono i giocatori. E’ il danno, il casino che i giocatori ti procurano dopo la tua scelta di lasciarlo fuori. Anche il giocatore che ha commesso l’errore più clamoroso, più evidente, non confesserà mai all’interno dello spogliatoio, o alla stampa, la sua colpevolezza. Ti dirà: “mister, ho sbagliato, però…”. No, non mi porterei dietro – l’ho fatto all’inizio, ora non più – i miei uomini: la storia ha insegnato che cambiano anche loro, che un mister deve fidarsi ciecamente solo di sé stesso, al massimo del suo secondo. Che nel caso mio è oggi Mario Sobrio. Un mister deve riscuotere sempre la massima credibilità presso i suoi giocatori, e sei credibile solo quando li fai giocare, non quando li lasci in panca pur spiegandogli i perché".
    E idem per l’allenatore cacciato:
     "Non è solo il giocatore escluso dalla partita, peggio dalla “rosa”, che infanga, calunnia il suo mister; è anche il tecnico che se ne va che addita il gruppo, che gli ha remato contro, che lo spogliatoio, il gruppo erano una bolgia di matti".
    Infine, la qualità in cui maggiormente si riconosce Serse Cosmi:
    "E’ il mio grande rapporto con i giocatori: io sono uno di loro, in campo e fuori dal campo".
    “L’uomo del fiume” – così è stato battezzato Serse Cosmi in un libro che narra la sua storia – conserva i più bei ricordi ai tempi delle giovanili e alla guida dei dilettanti:
    "Il calcio è lo stesso. Ci sono i miei giocatori che fanno “boh, chi era costui?” quando dico a loro: “Tu, Tizio, mi ricordi Pignattini, il mio forte attaccante, tu, Caio, invece, Martinelli, ecc…”. Questo per dire che il vostro mondo è un’oasi di pace, un mondo non inquinato, ancora per molti versi immacolato. Ricordo – sorride Cosmi – i primi anni di lavoro con i Pulcini: io non guardavo mai l’orologio, i genitori, invece, gridavano “arbitro,tempo, mancano 4-5 minuti, fischia!” quando i loro bambini vincevano. Ricordo anche una mega rissa in una gara di Pulcini… Rimpiango quei tempi perché quello lì era il calcio più autentico. Quello sì che era calcio autentico. Come vi invidio, dilettanti!”.

    <>ANDREA NOCINI per pianeta-calcio.it>

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