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Archivio: INTERVISTE VIP

3/12/15
INCONTRI RAVVICINATI: CRISTIAN DELLA CHIARA (“ROSSINI” DI PESARO)

Pesaro, patria della musica, delle belle spiagge, delle motociclette, dei mobili, Pesaro “città della musica”, di tante altre eccellenze, ma soprattutto del grande compositore Gioacchino Rossini (1792-1868). In un’intervista al Tg3, prima di una tappa del Giro d’Italia che passava proprio per la cittadina marchigiana, (siamo intorno a maggio del 2015) abbiamo, per caso, visto alla tivù una breve intervista svolta a un esperto da anni di rumori, temporali, di effetti speciali ed altro del Teatro “Rossini”, e il tal specia

    a-appassionato diceva che in un po’ tutte le opere di quel grande genio di Rossini si avverte il suono di temporali, tuoni, specialmente nel “Barbiere di Siviglia”. Cristian Della Chiara, che ha completato con lode i suoi studi presso il Conservatorio “Gioacchino Rossini” di Pesaro sotto la guida del maestro Giovanni Valentini, è Responsabile del coordinamento organizzativo/marketing della 52^ Mostra Internazionale del Nuovo Cinema. E’ lui che ci guida nel viaggio della conoscenza dell’edificio, inaugurato come Teatro del Sole nel 1637, durante il pontificato di Urbano VIII, il quale concede – come luogo per gli spettacoli pubblici – le vecchie scuderie ducali costruite da Federico Ubaldo Della Rovere.

    “Quello che lei sta vedendo” spiega Della Chiara “ e cioè il Teatro “Gioacchino Rossini”, è il contenitore più importante che abbiamo in città, e che ospita le manifestazioni culturali più prestigiose. E’ un edificio comunale, di proprietà del Comune, la gestione è affidata ad Amat, e, per quanto riguarda i servizi, il teatro è affidato alla Cooperativa Teatro Skené. Da qualche tempo, abbiamo deciso di proporre la visita di questo posto in una maniera anche un po’ inconsueta, con la convinzione che il teatro fosse non solo un luogo bello in quanto contenitore di cose belle e di spettatori, ma che fosse bello anche di per sé, e cioè meritasse di essere visitato anche nei luoghi dove normalmente non è possibile entrare perché sono riservati a chi in teatro ci lavora e non lo frequenta come pubblico. E, quindi, l’idea di queste passeggiate del teatro segrete, che sono appunto nient’altro che un percorso all’interno del teatro, dietro le quinte del teatro. Una cosa che in realtà riscuote successo anche in altre strutture, ma noi nella quale comunque cerchiamo di aggiungere anche l’aspetto esperienziale, con il racconto di quello che di fatto è la nostra esperienza e che racconta tanti anni passati qua. Il teatro di Pesaro è intitolato a Gioacchino Rossini, il nostro più illustre concittadino, che nasce a Pesaro nel 1782, ma, la pianta di questo edificio risale più o meno al 1600, esattamente nel 1637, quando le scuderie ducali vennero - che erano appunto ospitate in questi spazi - date alla cittadinanza per essere utilizzati come luogo di spettacolo. Tante sono state poi le ristrutturazioni, ma la più significativa, forse, è quella segnata con l’inaugurazione del 1818, in cui questo teatro viene restituito, consegnato alla comunità nella sua più o meno uguale a quella attuale, eccezion fatta per il foyer, che ha visto una ristrutturazione molto molto più recente. Insomma, nel 1818 il teatro viene inaugurato in questa veste, nella forma classica del teatro “all’italiana”, quindi, provvisto di una platea e 4 ordini di palchi più un quinto piano, che ospita il loggione. Gli arredi di questi, se richiamano quelli originali, in realtà, di perfettamente originale rimane soprattutto il sipario storico; che è un velario, che viene normalmente utilizzato come sfondo quando ci sono concerti in piccole formazioni, ed è molto molto bello ed anche interessante dal punto di vista contenutistico perché è una rappresentazione simbolico-metaforica – probabilmente, varie sono le interpretazioni -, ma la più accreditata è quella che sostiene che le figure accreditate in questo velario non sono altro che i patrizi locali, gente illuminata, la quale si era adoperata per fare questo teatro. Che nasce con un grande valore sociale perché nasce in un momento in cui Pesaro vive una gravissima crisi economica e, quindi, aprire un cantiere importante come quello del teatro era un mezzo per poter dare lavoro alla cittadinanza; quindi, sin dalle sue origini il teatro si interseca non come valore culturale, ma anche come valore sociale nella comunità locale, che si riconosce fortemente in questo edificio”.

    Inaugurazione, che avviene, nel 1818, diceva…
     “Sì, esattamente il 10 giugno, ed è un evento straordinario perché segna il ritorno a Pesaro di Gioacchino Rossini – partito da questa città molto giovane, un ragazzino di circa 12 anni -: nel 1818 ha 26 anni, molto giovane, ma è già uno dei più celebrati musicisti che ci sono al mondo, e torna nella sua Pesaro per inaugurare il teatro. E va in onda “la gazza ladra” diretta personalmente da Gioacchino Rossini: che suona anche la spinetta, e, quindi, in duplice veste: non solo di direttore, ma anche di interprete”.

    Le cronache dell’epoca cosa riportarono in merito?
    “Si racconta, ovviamente, di una serata memorabile, la più importante del secolo potremmo dire, in cui sono ospitate in questo teatro tutte le più importanti personalità locali e non solo. Le cronache sono molto curiose, interessanti, riportano in maniera dettagliata, particolareggiata come le persone sono vestite, e descrivano la modalità in cui raggiungono il teatro (con le carrozze), e, soprattutto, per noi di Pesaro leggere questa cronaca sembra di passeggiare fieramente per il centro storico perché vengono nominate anche quelle persone, alle quali la municipalità in seguito ha deciso di intitolare delle vie perché sono state tutte persone importanti della nostra storia. Tra questi, spicca non solo Gioacchino Rossini, ma anche una regina, la regina d’Inghilterra, che in realtà proprio regina non è mai stata, però, Cristina di Brunswick in quei giorni era ospitata a Pesaro in una villa del nostro entroterra, che ancora esiste, ancora frequentabile. Una donna molto bella, che non riesce mai di fatto a diventarlo, quindi, una sorta di regina ripudiata, girovaga per l’Europa, e che in quei giorni, per ventura, si trova qui a Pesaro. E, le cronache si soffermano a descrivere che lo spettacolo ebbe inizio solo quando la regina comparve dal palco di prim’ordine 25, tutti si voltano ad ammirarla e quello fu il segno per potere dare il la allo spettacolo. Iniziare a un orario inconsueto, se pensiamo ai giorni nostri, perché lo spettacolo finisce che è già mattina inoltrata, quindi, finisce all’alba; il che ci fa quasi pensare che lo spettacolo teatrale potesse essere all’epoca quasi il corrispondente a una discoteca di oggi, divertimento dunque anche per i giovani”.

    “In realtà, sono tante le curiosità, quelle che ci raccontano come è diverso l’uso del teatro: oggi siamo abituati a entrare, ad esempio, in platea, sapendo che sono i posti più preziosi quelli con i prezzi più elevati; in passato non era così: la platea era riservata al volgo, al popolo. E, in merito, abbiamo trovato delle iscrizioni interessanti su questo argomento, databile alla fine del Settecento, e che dicono che “il pubblico che vuole accomodarsi in platea, badi bene, a non vestirsi troppo bene, perché vige l’abitudine tra i palchi di sputare, di tirare il resto di ciò che non si è mangiato”. Il teatro, infatti, allora era utilizzato in maniera diversa: si veniva a teatro, si stava tanto tanto tempo, si veniva, si mangiava, si giocava a carte, c’erano le tabelle con su i prezzi della trippa che veniva venduta o consumata dentro il teatro. Adesso non si può portare neanche una bottiglietta d’acqua nei palchi. Oppure c’erano le tabelle con le quote delle arisse, delle scommesse dei giochi d’azzardo ammessi durante l’opera. Addirittura, per dire quanto fosse estesa l’attività del teatro, Rossini stesso, non a Pesaro, ma a Napoli, ad esempio, nel contratto che firmava per fare le sue opere era allegato anche il compenso che aveva in percentuale in base agli introiti che faceva una sala da gioco, da azzardo che era di fianco al teatro. Perché, appunto, il teatro catalizzava l’attenzione, portava gente, la gente prima e dopo il teatro frequentava anche la sala d’azzardo; quindi, nel compenso del musicista era compresa anche una quota di quanto introitava la casa da gioco lì vicina. Un’altra cosa che mi sembra molto interessante riguardo la platea, perché è la pianta, quella dei teatri storici in generale, ed è una riflessione che riguarda la forma, quella tipica a ferro di cavallo: comprende quello che dicevamo prima, e cioè nel teatro si rappresentava la società. La fora a ferro di cavallo sembra quasi suggerire che il fuoco dell’osservazione del pubblico si è spostato esattamente sulla platea: in effetti, i palchi sembrano chiudersi e guardare quasi più verso la platea che verso il palcoscenico. E, questo, aldilà delle motivazioni ovvie di carattere di acustica, è una curiosità che sembra confermare l’idea che la rappresentazione della società e quindi lo spettacolo era anche quello che si poteva vedere nel pubblico che frequentava il teatro e non solo nello spettacolo che era ospitato”.

    Teatro, contenitore di eventi, il “Gioacchino Rossini”; quali i più prestigiosi?
    “Ovviamente quelli della stagione di prosa, della stagione concertistica, teatro contemporaneo, poi, nel tempo si è sviluppato, molto arricchito – stiamo vivendo un po’ un’epoca d’oro, forse un po’ in controtendenza – ma un’epoca d’oro del teatro, che qui sta registrando numeri record in fatto di presenze. Oltre a questo uso ordinario, ci sono altri eventi speciali, particolari: uno cui sono molto legato è il Festival GAD Nazionale d’Arte Drammatica, il quale si svolge di solito in autunno, e più o meno segna la riapertura dopo l’estate del teatro ed è il più importante Festival che sia dedicato in Italia al Teatro non professionistico ed è il Festival che quest’anno segnerà la 68^ edizione, il più antico d’Italia, ma anche riconosciuto tra i più prestigiosi in Italia nel campo, ripeto, fra quelli specificatamente dedicati al teatro non professionistico”.

    Ma, l’evento-principe, immaginiamo, è il Rossini Opera Festival, o no?
    “Sicuramente. E’ un festival monografico, dedicato a Gioacchino Rossini, nato nel 1780, e quest’anno quindi ci sarà la 36^ edizione, ed è il più importante monografico dedicato a Rossini e il più importante in assoluto festival monografico, assieme a Salisburgo e a Bayreuth (città di Richard Wagner), dedicato a Wagner, Mozart e a Rossini, appunto, i più importanti festival lirici monografici che esistono al mondo. Per cui abbiamo un pubblico che viene da ogni parte del mondo: più del 70% delle presenze del “Rossini Opera Festival” sono persone che vengono dall’Australia, dagli Stati Uniti, Usa, Russia, Cina, veramente da tutti gli angoli del mondo. Un valore non solo economico di una certa portata, ma anche culturale molto importante, che fa sì che Pesaro diventi un centro culturale mondiale per quel mese all’anno in cui si svolge il festival, ed è quello di agosto”.

    Com’è il pubblico pesarese?
    “ Non so dirle se per quanto riguarda la lirica in generale il pubblico di Pesaro sia un pubblico molto vivace. Diciamo che uno delle funzioni, dei ruoli del Festival rossiniano è anche quello di presentare un Rossini sempre nuovo, sempre diverso, col recupero di opere meno rappresentate; e tutto questo lavoro di ricerca fa sì che talvolta il pubblico venga colto di sorpresa ed abbia quindi delle reazioni contrastanti e contrastate. Senza contare che la lirica è un po’ l’equivalente del tifo calcistico, per noi, e quindi anche le presenze di un cantante piuttosto che di un’altra generano tifi da stadio anche dentro il teatro, quindi, con ovazioni piuttosto che fischi che a volte sono un po’ prevenuti, proprio perché a volte figli del tifo più che della reale interpretazione fornita. C’è anche un aspetto di folclore molto appassionante nel mondo dell’opera. Così come sicuramente ricordiamo ed è per lo più anche la prevalenza – perché il Rossini festival è un Festival molto attrezzato -, per cui normalmente sono richiesti bis numerosi . Per riguardo le cantate nell’opera è una cosa molto più rara, ma anche quella c’è stata. Ed è un’eccezionalità assoluta quando durante l’opera viene concesso un bis. E, però, abbiamo memoria di diversi episodi in questo si è verificato”:

    Qual è l’opera più richiesta, più amata qui, al “Rossini”?
    “Io posso dire quelle che io ho più nel cuore a livello personale perché in realtà è abbastanza trasversale il successo; non dimentichiamo che il ruolo del Festival Professional è quello di promuovere un Rossini sconosciuto e sarebbe dunque troppo facile parlare del “Barbiere di Siviglia”, l’opera più rappresentata nel mondo assieme a “La gazza ladra” o “Cenerentola”, ma qua ricordiamo le produzioni straordinarie sì di “Cenerentola”, sulla quale una cosa che ricordo mai in altre occasioni mi è capitato di assistere a 15-20 circa minuti di applausi ininterrotti per un cambio scena. Un cambio di scena così spettacolare a vista fatto in “Cenerentola”, che il pubblico ha ininterrottamente applaudito: in pratica,tutto il palcoscenico viene sollevato e rivela sotto una seconda scenografia; che segna il passaggio di Cenerentola dalla casa genitoriale al palazzo reale. Una cosa straordinaria, così come in “Antelmo e i suoi faraoni”, o, adesso che mi viene in mente, in assoluto, forse, una delle opere più significative rappresentate al Rossini Opera Festival Rossini è “Il viaggio a Reims”, nel 1984, un’opera che era stata pressoché persa e riscoperta nel 1984; opera con la quale fu inaugurato il Rossini Opera Festival di quell’anno. E fu un autentico trionfo. Anche perché per l’occasione fu allestito il più straordinario cast possibile dell’epoca, con le migliori voci, da Rajna Kabajvanska, Katia Ricciarelli, la direzione di Claudio Abbado, la regia di Luca Ronconi. Poi, replicato negli anni successivi altri due volte, e sono in molti oggi tra quelli che allora erano presenti a ricordarlo con una certa emozione”.

    La modernità nelle scenografie al 2Rossini”?
    “Abbiamo avuto in scena le capre in “Aureliano in Palmira”, con “Tancredi” abbiamo avuto i cavalli. In 35 anni di Rossini Opera Festival e con una media di 3 opere all’anno, diciamo in 100 produzioni ne abbiamo viste di tutti i colori. Una di quelle che più mi è rimasta più impressa è “Maurice Fanon” del 1997 per la regia di Gramlick, in cui c’era un’enorme libreria, lunga credo più di cento metri, che faceva tutto il giro della tribuna, un fiume che circondava il palcoscenico, ma, soprattutto, un plafone enorme, grande quanto come tutto il palcoscenico, che veniva calato a fine opera e che rappresentava l’esodo degli Ebrei dall’Egitto, una cosa straordinaria, e, a mio modo di vedere, una delle rappresentazioni più spettacolari cui ho avuto la fortuna di assistere e che sono state realizzate qua”.

    Aneddoti, curiosità, clamorosi rifiuti?
    “La cosa più importante che c’è da dire è che il più prestigioso cantante rossiniano e non solo, esistente al mondo ad oggi, che è il tenore peruviano Juan Diego Florez, nasce artisticamente a Pesaro, proprio per una sostituzione. Lui nel 1995 era impiegato in un ruolo minore in una ”Matilde” di Chabrant, la prima parte ha dovuto rinunciare per motivi di salute e glie è stata affidata la prima parte e da quel giorno è diventato Jan Diego Florez. Il più importante tenore al mondo in fatto di voci rossiniane. Battesimo, sì, fortunato per il cantante, ma anche per il “Rossini” e il suo pubblico”.

    Scaramanzia, fantasmi?
    “Una superstizione collettiva non mi viene in mente: ciascuno ha i propri riti personali, quello sì. Non so per scaramanzia o per motivi di salute, ma Nicola Aureliano quando è venuto qua voleva 12 spicchi di aglio, voleva che ogni giorno nel suo camerino ci fossero 12 spicchi di aglio, che, poi, non si sa se mangiava o li voleva accanto per scaramanzia pura. Di sicuro, ogni giorno consumava quei 12 spicchi di aglio”.

    Magari per schiarirsi meglio la voce…Di che colore è la luce del “Gioacchino Rossini” di Pesaro?
    “Innanzitutto, chiariamo che io sono daltonico e non sono il più adatto a risponderle; detto questo, sarebbe troppo facile dire che il “Rossini” ama i toni rossi, perché sono i toni rossi della passione, i toni rossi della gioiosità e i toni rossi che sono ricordati anche negli arredi del teatro a lui intitolato”.

    Esiste un orologio?
    “Sì, ma non è antico, ma occupa lo spazio che forse in passato era già occupato da un orologio precedente, un orologio dalle fattezze antiche, ma dal meccanismo più moderno”.

    Ci sono stati artisti che negli anni Venti del Novecento hanno prestato la loro opera?
    “L’esplosione dell’attività di produzione avviene col Rossini Professional, quindi, in data più recente perché parte dal 1980. Da lì sicuramente si sono riunite a Pesaro le più importanti professionalità del teatro, quali Gae Aulenti, Luca Ronconi, Margherita Palli, Dario Fo”.

    Il golfo mistico?
    “Il golfo mistico, che è l’affascinante nome dato alla buca dell’orchestra, può ospitare 80 e più elementi, orchestrali. Il teatro, adesso, un po’ meno di 800 persone (si rispetta la sicurezza e la visione dello spettacolo deve essere garantita a tutti), e, quando c’erano regole meno rigide sulla sicurezza, arrivavamo anche a mille”.

    La danza?
    “La danza? Non abbiamo mai avuto un cartellone specificatamente di danza; abbiamo avuto anche presenze molto importanti all’interno dell’opera, ma una delle più importanti che ricordo è stata qua è stata Alessandra Ferri, che è stata qua per “Guglielmo Tell” nel 1995. Altre etoile assolute non mi vengono in mente”.

    Tenori, Pavarotti?
    “Certo: Pavarotti l’ha inaugurato questo teatro. Nel 1980, il giorno di Pasqua, con un Concerto che richiamò più di mille persone; in conseguenza anche a quell’esperienza, “Big Luciano” diventa cittadino di questa città. C’è ancora la casa della sua famiglia, in un bellissimo scorcio vicino al mare di Pesaro, e il maestro modenese era molto spesso qua, ospite della nostra città”.

    Registi passati di qui?
    “Abbado, sì, è venuto, Muti è venuto a dicembre, Riccardo Chailly, Renato Renzetti, ma, è più facile dire che dei direttori d’orchestra non si è esibito al “Rossini”. Poi, abbiamo avuto il piacere di aver cresciuto non solo dal punto di vista musicale Michele Mariotti, maestro d’orchestra pesarese doc (nato nel 1979), uno degli emergenti e uno dei più affermati al mondo. E’ nato proprio frequentando il Rossini Opera Festival ed ora si esibisce nei più importanti teatri del mondo”.

    Registi?
    “Mario Martone, di recente, piuttosto che Gramlick, Pierluigi Pizzi, Dario Fo, Luca Ronconi, altri”.

    Grandi rifiuti?
    “Se c’è stato è stato ben nascosto: non si ha notizia alcuna. Più candidature che clamorosi rifiuti abbiamo ricevuto qui al “Rossini””.

    Siete a metà via tra il “Comunale” di Bologna e lo “Sferisterio” di Macerata… Il rapporto con questi due teatri, collaborazione o sana rivalità?
    “Con Bologna abbiamo un ruolo di grande collaborazione. Il coro e l’orchestra del “Comunale” di Bologna sono ormai partner storici, ogni anno sono il nostro coro e la nostra orchestra ogni anno. Con lo “Sferisterio” esiste un rapporto di buon vicinato”.

    Cosa rappresenta per la pesaresità, chiamiamola così, il “Gioacchino Rossini”?
    “Fondamentalmente un luogo identitario e di orgoglio: tutti i pesaresi indipendentemente dalla quantità di tempo all’anno che trascorrono in questo luogo, tutti sono innegabilmente molto affezionati a questo teatro. Lo vivono e lo riconoscono come uno dei luoghi principali dell’identità cittadina. Ma, anche il Conservatorio “Rossini” è uno di grande livello, uno dei primi in Italia. Rossini partì molto giovane da Pesaro, in realtà tornò nella sua Pesaro soltanto un paio di volte, ma, in realtà ha sempre testimoniato il suo affetto e legame con la città di origine perché l’ha fatta beneficiare del suo immenso patrimonio, lascito testamentario”.

    Il colore della polvere?
    “Mi piace più l’odore della polvere (sorriso). Una cosa che mi piace ricordare che quando facciamo questa passeggiata all’interno ed intorno al teatro saliamo sul palco, e per noi è sempre un’emozione che si rinnova, e mi piace che le persone che sentono un odore particolare. E, allora, forse, l’idea dell’odore del teatro non è solo una leggenda, ma è un qualche cosa di sensibile, che si percepisce, e chi arriva solo per la prima volta si rende conto di trovarsi, di essere entrato in un ambiente particolare. Prima perché ce n’è proprio tanta di polvere, ma poi perché c’è la polvere intesa come storia, attimi, personalità, musiche trionfali suonate e passate”.

    Il palco, il rivestimento, è di legno?
    “E’ tutto di legno”.

    L’acustica?
    “E’ riconosciuta come un’ottima acustica. Qui non esistono vasche d’acqua fono riflettenti, come mi sta chiedendo lei, ma è una sala dotata di un’ottima acustica”.

    Capi di Stato, teste coronate, pontefici passati dal “Gioacchino Rossini” di Pesaro?
    “Recentemente, è passato il Presidente della Repubblica, l’on. Giorgio Napolitano. Sicuramente, diplomati da tutto il mondo, il Cancelliere della Germania, quello prima di Angela Merkel, Gerhard Schroder, poi, Ministri italiani, parecchi”.

    Pesaro, 10 giugno 2015, Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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