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7/9/18
INCONTRI RAVVICINATI: ANGELO TURRINI

Angelo Turrini nasce a Roverchiara di Verona il 2 febbraio 1929. Prima, a 13 anni, fa il meccanico di macchine agricole, poi, è la fisarmonica, la musica e la passione per il canto che lo rapiscono e lo proiettano verso il grande, magico, mondo del circo; dal quale non si sarebbe mai staccato un solo attimo. Dal 1960 al 1992 fa il direttore d’orchestra del Circo Medrano, viaggia mezzo mondo, suona la tastiera, compone anche musiche. Un’arte, quella di circense, che gli è sgorgata dal cuore e che Angelo, assieme alla moglie olandese Engelina Van der Vegt batterista (per 15 anni) e al tempo stesso funambola, riesce a trasmettere ai figli e al nipote José Ramos, giovane e promettente giocoliere (vedere servizio nel nostro libro).

Com’è nata la sua vocazione all’arte circense?
“Da giovanotto andavo dietro alle macchine agricole, ma, la mia grande passione era sempre la musica, la fisarmonica. Subito dopo la guerra, nel 1945, suonavo durante i festini, la batteria, ma la passione principale era quella di imparare a suonare la fisarmonica: andavo a sentire i grandi fisarmonicisti a Legnago di Verona, i quali si esibivano con balli e musica ai giardini della cittadina capitale della Bassa veronese. Ho fatto poche scuole, ma sempre privatamente e da solo, ma ho imparato ascoltando gli altri, i più bravi”.

Poi, il grande giorno…
“Mi hanno telefonato perché in un circo mancava uno che suonava e io l’ho rimpiazzato. E ho trascorso cinque giorni, mi sono fatto notare ed apprezzare in un’orchestra che suonava a Legnago e mi hanno chiesto se avevo piacere di fare con quelli del circo la stagione. Accettai ed entrai al Circo “Secondo Caveagna”, con 60 cavalli, in società con il Circo del tedesco Althoff. Ruppi il contratto di meccanico e partecipai alle tournée circensi, ricordo anche nella vicina Montagnana di Padova. E per 40 anni ho fatto parte di questo mondo”.

Dal 1960 fino al 1992 è stato direttore d’orchestra del Circo Medrano, quanti ricordi!
“Ho girato il mondo con l’orchestra del circo”.

Sempre vivendo in una casa con le ruote…
“E’ stata una vita stupenda, nel 1952 ho conosciuto, a Riva degli Schiavoni a Venezia, mia moglie, Engelina Van der Vegt, acrobata olandese, anche batterista con me, e l’anno dopo ci siamo sposati. Nel 1955 ho avuto la prima figlia Amalia e poi Anny, la mamma di José.  Siamo sposati da 65 anni, una mia figlia ha sposato un francese e l’altra un messicano”.

Che cos’ha rappresentato il circo per lei?
“E’ stata una cosa meravigliosa perché in quei 32 anni che ho vissuto con il Medrano non ho mai litigato una volta ed ero conosciuto come “maestro Turrini”. Mia moglie è nata in Olanda in carovana, questa casa dove vivo ora a Roverchiara, è stata fatta finché lavoravo in Turchia: quando sono tornato in Italia, l’ho trovata già bella e terminata. Venivo a casa e non vedevo l’ora di ripartire per un altro tour perché in quegli anni là non mi sentivo di stare fermo”.

Atmosfere magiche, luci sfavillanti e conoscenza di tante città, di tanti Paesi…
“Tranne che in America, sono stato dappertutto”.

Quando alla sera si corica, qual è la cartolina più bella che l’accompagna, la concilia al sonno?
“Mi viene in mente Israele, il circo, tutti i suoi figuranti. A Tel Aviv, ci sono stato tre volte, poi, Betlemme, Nazareth, Roma, ci siamo recati sul Mar Morto, siamo stati sul Giordano, in Egitto”.

Il più grande personaggio conosciuto in tutti questi anni di circo?
“E’ stato il più grande violinista, il francese Stéphane Grappelli (Parigi, 1908 – 1997): l’ho sempre in mente, ho tutto di lui, ho dischi in vinile, ha vissuto tanti anni in Francia; è stato un abile pianista ed anche un ottimo compositore”.

Cantare?
“Non ho mai cantato, anche se sono innamorato dei grandi di quei e di tutti i tempi, in primis, Frank Sinatra. Ho scritto musiche per il circo, musiche d’introduzione, il passo doble, altro”.

Personaggi importanti che ha incontrato?
“Papa Giovanni Paolo II, ci siamo esibiti in sala Nervi (ho qui la foto). Hanno partecipato ai nostri spettacoli i Principi di Monaco, ma non sono mai riuscito a dargli, a stringer loro la mano. A Napoli, ho incrociato, durante la manifestazione, diverse volte Maradona”.

Quand’è che le è venuta la pelle d’oca dalla grossa emozione?
“Quando sono venuto via dal Circo Medrano, dopo 32 anni: non nascondo che mi è scesa qualche lacrima”.

Il dispiacere più grande che ha provato?
“La morte, in un incidente d’auto, di mio fratello Luigi, 37 anni. Ero a Genova, con il Circo, mi sono precipitato subito a casa. Era solo e ho provveduto anche a seppellirlo perché era solo”.

Rimpianti?
“Nessuno, il circo mi ha dato tanto, mi ha riempito la vita. Poi, mi sono sempre accontentato di quello che la vita mi ha dato”.

Che consiglio ha dato ai suoi figli, ai suoi nipoti?
“Di imparare a suonare il pianoforte”.

Si nasce o si diventa circense?
“Si nasce, non si diventa: certe arti sono delle autentiche vocazioni, le senti fin da piccolo dentro”.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it (30 giugno 2018)

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