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Archivio: INTERVISTE VIP

4/3/08
INCONTRI RAVVICINATI: PAOLO CASARIN ...

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><>CASARIN:”DA ARBITRO ERO LIBERO, DA DESIGNATORE ANCORA DI PIU'”>>

Abbiamo conosciuto Paolo Casarìn ad Abano Terme, nel Padovano, nel novembre del 1999, più precisamente nell'ambito della 1^ Champion's League, competizione, questa, riservata ai dilettanti d'Europa.

Il presidente della FIGC era l'avv. Luciano Nizzola, al quale è toccato il gradito compito di premiare il Veneto – vittorioso ai rigori sul Madrid, selezione della Spagna – e già allora, per l'importante ruolo di designatore arbitri Uefa che ricopriva, e prim'ancora a livello FIFA, non ci saremmo mai sognati di poter intervistare Casarìn.

La sua personalità è così forte, che si udivano chiari nell'attiguo stanzino riservato alla Stampa Regionale della Figc i suoi focosi interventi, scanditi da energici pugni sul tavolo e seguiti dagli “yes” e dagli “ya” convinti profferiti dal presidente Uefa Lennart Johannson e dal suo vice Joe Sprengers.

Ebbene, nell'impresa ci siamo riusciti 8 anni e mezzo dopo.

Nel frattempo, Casarìn è uscito da quel mondo, a favore del quale ha speso quasi tutta una vita, interpretando, successivamente alle sue clamorose dimissioni, anche il ruolo di dirigente presso la società calcistica Parma, e intraprendendo quello odierno di opinionista sportivo(attualmente è ospite fisso a “Controcampo”, su Italia Uno, alla domenica sera).

<>Casarìn, lei è nato a Mestre (12 maggio 1940).
E', quindi, gloria di quel Veneto, di cui non ha mai rinnegato le radici.
Ha mai giocato a calcio, da ragazzo?>

“Ho giocato il minimo: quello che un po' tutti fanno, ma che poi viene lasciato giustamente perdere, visti i non felici risultati”.

<>In che ruolo giocava?>

“Giocavo in difesa, vista anche la mia stazza; e che voleva dire anche una certa lentezza.
Giocavo dietro, difendevo” e giù un sorriso.

<>Un difensore più alla Baresi che alla Facchetti, par di capire.>

“Sì, sì, più alla Baresi, diciamo così”.

<>Casarìn, noi ci eravamo conosciuti alla fine del 1999 ad Abano Terme nell'ambito della 1^ Champion's League riservata ai dilettanti d'Europa.
E, fu in quella circostanza, che ho avuto modo di conoscere la sua forte personalità di fronte ai massimi dirigenti Uefa Johannson e Sprengers... Ebbene, non è che la sua forte tempra l'abbia penalizzato?>

“Sa, tutto può essere nella vita.
Però, se uno dice le cose per migliorare e per fare, e poi viene penalizzato, pazienza, me ne sono fatta una ragione.
Ma, quella mi pare che fosse una strada che si poteva percorrere”.

<>Sì, però, quel litigio con l'allora presidente Fifa, Joao Havelange, brasiliano, che pretendeva ai Mondiali USA '94 di avere lui voce nel capitolo nelle designazioni e, soprattutto, nella scelta dell'arbitro per la finale Italia-Brasile, l'ungherese Sandor Puhl, fu, in pratica, un compromesso fra due forti personalità.
Ma a lei, Casarìn, accelerò la graduale uscita dalla FIFA, in un momento in cui la sua carriera arbitrale e mondiale aveva toccato la parabola più alta...>

“Io non litigavo per il gusto di litigare: cercavo di dire la mia, che non sempre era quella che loro volevano imporre.
Il mio, era solo un modo per far sentire un'altra voce, un'altra posizione.
Credo che poi non c'era una gran facilità di sostenere l'incontrario di questi signori.
E, il risultato è stato che poi ti emarginavano, o ti facevano uscire dalla Commissione.
Come poi è avvenuto”.

<>Lei, Casarìn, è un amante dei quadri d'autore.
Con questo non vogliamo dire né sapere se lei è un fortunato collezionista di opere d'arte – tanto meglio per lei, se ciò fosse -, ma, rimanendo in tema pittorico, le chiediamo che quadro è quello arbitrale italiano odierno.>

E, giù un altro sorriso:
“Io studio arte, non possiedo proprio niente.
Il quadro arbitrale del momento va molto studiato, perché non è sempre comprensibile”.

<>Lei è a favore della moviola, la morte della creatività, dell'iniziativa, della funzione, insomma dell'arbitro stesso?>

“La moviola è un modo per parlare, ma non sarà mai introdotta nel calcio perché, a parte la Fifa che è totalmente contraria, ma è anche contrario il 95% del mondo”.

<>Agnolin, altra gloria dei fischietti veneti, fa rima con Casarìn: infatti, anche l'ex arbitro di Bassano del Grappa ha scelto la carriera di dirigente a Roma e nel Verona.
Proprio come aveva fatto lei a Parma nel 2003...>

“Al Parma sono andato quando avevo dato le dimissioni di arbitro.
Quell'esperienza, lunga ed interessante, era finita, per cui, così come oggi faccio altre cose, mi sembra possibile fare esperienze diverse.
Non è che uno deve nascere arbitro e morire arbitro: non c'è scritto da nessuna parte.
Io ho cercato di conoscere il calcio da posizioni diverse”.

<>Ha collaborato con Rai, Tuttosport, Sky, La7, il “Corriere della Sera” e, dal 2006, è ospite fisso del programma televisivo “Controcampo”, in onda su Italia uno.
Insomma, è passato dall'altra parte della barricata, in quel giornalismo mangiarbitri e spietato nelle critiche. Come mai?>

“Non c'è alcuna barriera qui: ognuno esprime le proprie idee, e poi si assume la responsabilità di quello che dice.
Mi sembra abbastanza logico che non esiste da nessuna parte una sola verità, e così capita sulle vicende del calcio”.

<>Qual é stata la più grande autorete di Paolo Casarìn sia a livello di direttore di gara che di designatore arbitrale?
Lei ha arbitrato, tra l'altro, anche 4 finali di Coppa Italia, tra cui nel 1984 anche la doppia finale Roma-Verona...>

“Se per autorete intende gli errori, bé, non so neanche quanti.
Ma, un arbitro pensa sempre di aver fatto bene.
Gli errori clamorosi li stabiliscono gli altri.
Mi ricordo di tanti errori o di valutazioni discutibili, ma errori clamorosi non li ricordo”.

<>Qual è stata la Nazionale italiana ai Mondiali che le è più piaciuta?>

“Quella del 1982 in Spagna”.

<>C'era anche lei in quel Mondiale come arbitro...>

“Presenze, le mie, del tutto casuali.
Ma, credo che dal 1978 al 1982 la nostra Nazionale ha toccato un livello mai più raggiunto”.

<>Il più grande “gol” di Paolo Casarìn?>

“Di aver fatto l'arbitro libero e il designatore ancora più libero.
E, di aver saputo uscire quando l'ambiente era totalmente contrario. Senza nessun rimpianto”.

<>Non si è mai commosso calcisticamente parlando?>

“Mi sembra, questo, un particolare di nessun valore.
Direi, sotto questo punto di vista, di non aver mai pianto”.

<>Tifava o tifa per qualche squadra?>

“Ma, no. Semmai mi fanno venire così qualche emozione i colori nero-verdi di Venezia misti agli arancioni della Mestrina, perché è a Mestre che sono nato”.

<>C'è stato qualche giocatore che in campo l'ha fatta impazzire, andare su tutte le furie sia a livello di campionato italiano che europeo e ai Mondiali?>

“Impazzire, nessuno, guardi.
Magari qualcuno andava oltre il lecito e il regolamentare, ma un arbitro ha sempre le sue armi, che sono i cartellini.
Ma, mai alcuna situazione è andata
oltre il normale”.

<>Si ricorda una maxi-espulsione che lei ha fatto scattare?>

“Queste cose ti scivolano via: le fai perché ti sembra che sia giusto e quasi sempre sono giuste.
E' come chiedere: ti ricordi la più bella punizione.
Non me la ricordo perché sono tante e fanno parte del gioco.
Non mi ricordo cose del genere.
Tenga conto che a quei tempi il calcio, alla domenica sera, la partita era già finita”.

<>Già, il calcio di una volta, quel calcio, era meglio di quello di adesso, Casarìn?>

“Bé, insomma, mi pareva più divertente.
Però, ogni epoca ha il suo
calcio. Ed adesso c'è questo”.

<>Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 5 marzo 2008>

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