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Archivio: INTERVISTE VIP

7/9/08
INCONTRI RAVVICINATI : LAMBERTO SPOSINI...

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><>IO, LAMBERTO SPOSINI, BOMBER ALLA TREZEGUET>>

Pochi sanno che Lamberto Sposini, uno dei più celebri anchorman della nostra tivù, ha giocato a calcio come dilettante nella sua terra, quella umbra (è nato a Perugia nel 1952), alla quale si sente molto legato e in cui fa ritorno come un Cincinnato televisivo appena i suoi numerosi impegni glielo consentono.

“L'abbronzatura” ci confida “è da campi, non da vacanza ai Tropici”.
Il suo curriculum vitae è lungo come la sua statura, imponente.

Mentre svolgiamo l'intervista che un pezzo da novanta come lui ci ha concesso, ecco un lampeggiare di flash scattati dalle numerose donne presenti.

Che lo accerchiano, che se lo mangiano con gli occhi e che non vedono l'ora che l'intervista finisca per poter finalmente farsi immortalare in una foto che lo riprende con lui, uno dei più apprezzati mezzibusti televisivi dalla tribuna del gentil sesso, ma non solo.

E' stato inviato di programmi creati da due dei nostri più grandi maestri del giornalismo, Enzo Biagi (“Il fatto”), e Sergio Zavoli (“Viaggio intorno all'uomo”).

Molti lo ricordano come conduttore del Tg1 della sera e come condirettore del Tg5.

Sposini accompagna con una risata quando gli chiediamo di specificare che tipo di attaccante era nella Seconda categoria del Perugino:

“Ho giocato in attacco, alla Toni.
Ero un attaccante di peso fisico, ma non tecnico.
Una punta di movimento, non statico, non alla Boninsegna voglio dire.
Un attaccante che svariava su tutto il fronte d'attacco, non come dice lei alla Bierhoff, perché non ero forte di testa, ma mi muovevo abbastanza”.

“Tuttora” specifica Sposini “sono il presidente della Nazionale italiana dei giorna
    i televisivi.
    Adesso, purtroppo, non gioco più da qualche anno perché ho seri problemi di schiena.
    Però, ho giocato al calcio”.

    NOCINI: Che ruolo crede di aver giocato nel suo lavoro fino ad ora Lamberto Sposini?

    SPOSINI: “Bah, questo dovrebbero dirlo i posteri.
    Non lo so: posso dire quello che penso io del ruolo che ho giocato.
    E' un ruolo di cui sono soddisfatto, non ho rimpianti, non ho rimorsi e credo che questo sia molto importante”.

    NOCINI: Il flop, l'autogol giorna
      ico di Sposini?

      SPOSINI: “Ce ne sono diversi. In più di trent'anni di carriera si fanno sbagli, errori, si fanno anche stronzate – se mi passa il termine – però, se devo tirare un bilancio, è un bilancio in attivo”.

      NOCINI: E, il gol più bello?

      SPOSINI: “Forse, quella a cui sono più legato è l'ultima intervista televisiva al giudice Borsellino prima che saltasse in aria.
      Un uomo di quel tipo, di quella fatta, non ha età.
      Non è l'età l'elemento che conta in questi uomini.
      Possono avere 30 anni o 60, ma gli anni costituiscono solo un tratto distintivo della loro grande personalità.
      Purtroppo, Falcone e Borsellino non ci son più”.

      NOCINI: Se lei, Sposini, fosse nominato cittì di un'ipotetica Nazionale della storia dei papi, dove metterebbe Voitila, Ratzinger, papa Montini, papa Giovanni XXIII° e papa Luciani?

      SPOSINI: “Allora, Ratzinger in panchina.
      Al centro dell'attacco certamente papa Giovanni Paolo II°, che è stato sicuramente un pontefice straordinario. Aveva una personalità, un'umanità incredibili: nessun uomo sulla faccia della terra ha avuto la sua grande umanità.
      E, non solo perché era papa, ma, non è detto che un papa debba avere una grande personalità.
      Lui è stato davvero straordinario. Io ho negli occhi delle scene di Giovanni Paolo II° in giro per il mondo, davanti agli indios che ballano piuttosto che ai giovani che suonano dei tamburi davanti a lui.
      Ricordo le sue espressioni; quella di lui che guarda Clinton mentre parla: è una cosa incredibile. Era un uomo assolutamente unico.
      Poi, Giovanni XXIII°, un bel difensore, un bel terzinaccio, come si sarebbe detto una volta. Papa Montini? Un regista, un play-maker.
      Papa Luciani? Una meteora, ha giocato poco”.

      NOCINI: Il mito calcistico di Lamberto Sposini?

      SPOSINI: “Sivori. E' un campione, un fuoriclasse, talmente innamorato di sé, del suo modo di dribblare gli avversari, che avrebbe fatto qualsiasi cosa.
      Magari avrebbe rinunciato anche a un gol pur di fare un dribbling in più.
      Un uomo di spettacolo puro e assicurato”.

      NOCINI: Abbiamo scomodato la storia. Garrincha, Meroni e chi altro?

      SPOSINI: “Sì, oggi fa sempre un certo effetto dare le pagelle a questi campioni perché noi siamo abituati oggi a un calcio completamente diverso.
      Molti campioni del passato oggi non vedrebbero neanche la palla.
      Rivera, che è stato un grande campione, se giocasse oggi, non toccherebbe un pallone.
      E, quindi, è difficilissimo giudicare il calcio di ieri con gli occhi di oggi”.

      NOCINI: Si è mai calcisticamente commosso Lamberto Sposini?

      SPOSINI: “Mi sono commosso quando è morto Sivori e quando è morto Scirea, perché Gaetano è stato un campione straordinario, unico, un ragazzo assolutamente unico rispetto agli altri come uomo, e mi sono commosso davanti ad alcune giocate di Maradona, il più grande del mondo”.

      NOCINI: Moggiopoli è finito, oppure non siamo ancora risorti dalle rovine del più grande scandalo che ha colpito il nostro calcio?

      SPOSINI: “Non lo so, Moggi non c'è più, ma dicono che conti ancora in qualche modo.
      Non lo so, ma, di fatto il calcio continua ad avere un sacco di problemi.
      Non so se Moggi fosse il problema principale perché, a cominciare dalla violenza, abbiamo altre difficoltà ancora da superare oltre a quello scandalo”.

      NOCINI: Moggiopoli fa rima con tangentopoli?

      SPOSINI: “No, a me non piace un moralismo spinto, per cui, se succede una cosa, sono tutti ladri, mascalzoni.
      Le responsabilità penali sono sempre individuali: quindi, vanno provate, vanno condannate, vanno toccate, eccetera, ma non si deve fare sempre di tutta un'erba un fascio e pensare sempre che allora, siccome è successo quel misfatto lì, alé, siamo un Paese perduto per qualsiasi causa. Sono più laico come atteggiamento”.

      NOCINI: Già, laico, che anticamente significava “libero”.
      Libero di fare, agire e di esprimere la propria opinione... A proposito di libertà, Sposini si considera un professionista libero?

      SPOSINI: “Si è liberi se si vuole essere liberi.
      Non penso che conti sempre e comunque il contesto, il condizionamento sociale e storico, che comunque è importante.
      Se uno sceglie il proprio destino, bene o male, può farcela; potrà incontrare molte difficoltà, sostenere molti sacrifici, però, credo che il libero arbitrio conti ancora qualcosa”.

      NOCINI: Come attaccante, Sposini, più Charles o Trezeguet?
      Più un autentico signore, come “Il gigante buono” gallese, o cinicamente opportunista, e non invece uno stinco di santo come Trezeguet?

      SPOSINI: “Non lo so. Nel significato che lei ha dato ai due assi bianco-neri, allora, rispondo che ero più Trezeguet”.

      NOCINI: Se non avesse fatto il giorna
        a, che mestiere avrebbe fatto Lamberto Sposini?

        SPOSINI: “Quello che farò, e quello che di fatto già faccio: il contadino.
        La vedo un po' sorpreso, un po' stupito davanti a questa mia risposta. Io sono un contadino, i miei nonni erano contadini e adoro la terra, ho bisogno di tornarci periodicamente e di toccarla.
        E' nel mio DNA. Per cui, avrei fatto e farei il contadino.
        Che è un saggio per definizione perché ha a che fare con i cicli della vita, del tempo, con le fasi della luna.
        Sono, i contadini, quelli che conoscono il mondo e questa terra più di qualsiasi altro”.

        NOCINI: Non ha mai fatto il Cincinnato?

        SPOSINI: “Bah, potenzialmente sono un Cincinnato, perché mi ritiro ogni volta che posso nella mia piccola azienda agricola, e, quindi, sono un po' un Cincinnato”.

        NOCINI: Grazie, direttore.

        SPOSINI: Grazie a voi.

        <>Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 8 settembre 2008 >

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