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17/12/08
INCONTRI RAVVICINATI : DIONIGI TETTAMANZI...

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Lombardo di Renate, dove è nato nel 1934, Dionigi Tettamanzi entra in seminario molto presto, a 11 anni.

Nel 1957 viene ordinato sacerdote dall'Arcivesco di Milano e futuro papa Paolo VI°, Giovanni Battista Montini.

Il 1° luglio 1989 è eletto Arcivescovo metropolita di Ancona-Osimo, ed ordinato vescovo nel settembre dello stesso anno dal cardinale Carlo Maria Martini.

Nell'aprile 1995, viene nominato da Giovanni Paolo II° Arcivescovo metropolita di Genova, soglio caro a Siri, Canestri, Bertone e Bagnasco.

Viene creato e pubblicato “principe della Chiesa” nel Concistoro del 21 febbraio 1998, e guida l'Arcidiocesi di Milano dall'11 luglio 2002.

Intenso il suo insegnamento e numerosi i suoi incarichi.

Vasta la gamma dei temi da lui trattati: matrimonio, famiglia, bioetica e sessualità.

<>Eminenza Tettamanzi, monsignor Carlo Mazza - ora vescovo di Fiorenzuola d'Arda e grande esperto di Sport del Vaticano - ha scritto di un Pio XII° abile nella canoa e nella corsa, e di un Giovanni Paolo II° amante dello sci, della roccia e del nuoto.
Lei ha mai fatto dello sport?>

“Sì, l'ho praticato come ragazzo, come adolescente.
L'ho fatto come giovane in seminario.
Questo è un aspetto interessante perché anche il seminario, in genere viene pensato come un luogo di studio, un luogo di pietà, un luogo di discernimento del proprio cammino vocazionale.
Sì, è tutto questo, ma anche un luogo profondamente umano.
E fa parte dell'umanità anche il momento del gioco, il momento del confronto con gli altri, nell'ambito dello sport.
Quindi, se vuole sapere, desideravo tra gli altri il pallone, ma, in particolare, l'essere portiere.
Non so se il portiere è una figura di primo piano nel gioco del pallone.
Comunque, sta di fatto che di solito il ruolo che sceglievo e che mi veniva affidato era appunto il ruolo del portiere”.

<>Lei, eminenza, è quasi un attaccante più che un portiere.
Ci ha bruciato in splendido contropiede la domanda circa il ruolo in cui le piaceva giocare a calcio...>

“Eh, no, invece, le rispondo, cercando anch'io di prevenire o comunque di modificare la domanda, dicendo che in particolare io ho amato anche un pochino più grande il gioco del tennis tavolo, del ping pong.
E ci riuscivo - e giù una bella risata – abbastanza bene”.
Don Umberto Bordoni e don Davide Milani, lì vicino a sua Eminenza assieme ad altri sacerdoti, ricordano all'Arcivescovo di aver battuto l'allora cittì della Nazionale di volley ed ora dirigente della Juventus, Gianfranco Montani.

“Non so se sono riuscito a vincerlo, o no” replica con grandissima umiltà il cardinale.
“Ho vinto”.
Un coro di sì rassicura il prelato della vittoria riportata in quella sfida, in quel confronto pongistico.

Poi, il cardinale Tettamanzi prosegue:

“Devo aver fatto una prova anche qui, a Milano”.
“Poi -continua l'Arcivescovo- girando nei vari oratori, avendo partecipato al “Natale degli sportivi”, mi chiedevano di battermi.
E lì qualche volta la sfida è andata bene, altre volte la partita è andata meno bene.
Mi ricordo, ripeto, quello show contro Montani”.

<>Eminenza, un'ultima domanda: se lei fosse il Commissario Tecnico della Nazionale dei pontefici, dove schiererebbe papa Wojtyla, Ratzinger, Montini – del quale recentemente abbiamo visto alla tivù una splendida rivisitazione - e, soprattutto papa Roncalli?
In porta, metterebbe San Pietro?>

Altra bella risata del cardinale...
“E' una domanda che mi....un po' complicata, troppo complicata”.

<>Possiamo, eminenza, accostare un aggettivo calcistico a questi grandissimi pontefici?>

“Roncalli lo metterei evidentemente in porta.
Wojtyla è stato capace di giocare a tutto campo: può stare in attacco, a centrocampo, in difesa…

<>Grazie e buon Natale, Sua Eminenza.>

“Grazie, grazie di cuore, e buon Natale a tutti”

<>Andrea Nocini, 15 dicembre 2008>

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