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26/4/09
INCONTRI RAVVICINATI: ROCCO BUTTIGLIONE

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><>“IL PARON ROCCO” DELLA FEDE>>

<>Rocco Buttiglione nasce a Gallipoli (Lecce) il 6 giugno 1948, ma, si trasferisce presto a Torino, dove frequenta il Liceo Classico al “Massimo d'Azeglio”.

Sempre nella città della Mole frequenta il Corso di Laurea in Giurisprudenza, che completa però a Roma.

E' nella Capitale che si forma uno dei maggiori filosofi e politici dei nostri tempi, Rocco Buttiglione.

Come professore universitario, si è occupato di Filosofia, di Etica sociale, di Economia politica.

Editoria
    a di diversi quotidiani, Buttiglione ha tenuto corsi, lezioni, incontri, seminari negli Stati Uniti assieme ai più autorevoli rappresentanti dell'intellighenzia americana.

    Ha quattro figlie e si è sempre interessato di Politica, diventando parlamentare italiano nel 1994, parlamentare europeo, invece, a Bruxelles nel 1999.

    Nel luglio del 1994 riceve la nomina di Segretario del PPI, mentre il luglio dell'anno successivo (1995) assume la carica di Segretario dei Cristiani Democratici Uniti (CDU).>

    Anche il vice-presidente della Camera dei Deputati, nonché ex Ministro, Rocco Buttiglione nei “Vip nel pallone”.

    Ha mai giocato a pallone?

    “Ah, poco, molto tempo fa. Ho segnato anche una rete. Ma con la parte sbagliata del corpo: di dietro!”

    In che ruolo ha giocato da ragazzo?

    “Giocavo tendenzialmente in difesa”.

    Nella vita Rocco Buttiglione è stato un attaccante, un difensore o un centrocampista?

    “Io? Nella vita? Mah, io sono uno che cerca in genere di evitare i guai, ma, purtroppo, i guai vengono a cercare me. Quindi: sono sempre stato all'attacco, ma senza volerlo”.

    Il gol più bello che ha fatto da parlamentare, la soddisfazione più grande che ha vissuto in tutti questi anni?

    “Quando non mi hanno voluto in Europa; mi sono guardato allo specchio e ho detto: beh, però, ho ancora una coscienza.
    A volte i politici dubitano di averla”.

    E, l'”auto-gol” più clamoroso, il rammarico più grande?

    “La distruzione della Democrazia Cristiana e del Partito Popolare.
    Le colpe sono di tanti, però, mi domando sempre se non avrei potuto fare qualcosa di più per evitarla”.

    Senta, onorevole, immagini per un attimo di essere il Commissario Tecnico di un'ipotetica Nazionale dei papi: dove schiererebbe gli ultimi 4 pontefici, da Montini a Ratzinger? Vojtjla, dove lo schiererebbe? In attacco, in difesa o a centrocampo, con tanto di fascia di capitano?

    “Oh mio Dio, lei mi attribuisce una responsabilità sicuramente eccessiva.
    Sicuramente, Vojtjla è un centravanti di sfondamento”.

    Mentre l'attuale pontefice, Ratzinger, dove lo metterebbe?

    “Prima ha giocato da mezzala, era quello che gli forniva i palloni; adesso tocca a lui andare in rete”.

    E, Montini, papa Paolo VI°?

    “E' stato il grande difensore della Fede. Negli anni più difficili e subito dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II°”.

    Quand'è che si è commosso l'ultima volta l'on. Rocco Buttiglione e attuale vice-presidente della Camera dei Deputati?

    “Commosso?” E, qui 11 interminabili secondi di completo silenzio.
    “Quando è morto Giovanni Paolo II°.
    E' stato – la voce è roca, molto roca – è stato un grande dolore e contemporaneamente l'apertura di una grande speranza.
    E, poi, di nuovo oggi vengo da Roma, dove abbiamo fatto un convegno con lo slodovisko: questi erano gli amici di Vojtjla, le coppie che aveva seguito nel matrimonio.
    E, allora, ci siamo ricordati tante cose”.

    Onorevole, lei una squadra del cuore ce l'ha?

    “Io sono juventino, non praticante. Non praticante perché io vengo dal Liceo “Massimo d'Azeglio” di Torino, da cui è venuta fuori la Juventus.
    Per cui, noi siamo a priori arruolati. Però non ho mai seguito”.

    Un giocatore bianco nero che le piace o le è piaciuto?

    “No, non ho un giocatore del cuore.
    Quand'ero bambino, mi ha colpito moltissimo un episodio: c'era un centravanti, che si chiamava John Charles, era gallese.
    Lui andava in rete, ha spazzato via un difensore che gli stava davanti, forse in modo regolare, forse in modo irregolare, ma, quello è caduto, e allora lui ha buttato la palla in fallo laterale ed è andato a soccorrere l'avversario.
    Purtroppo, non ci sono più lezioni così nel calcio”.

    Davvero un bel gesto di fair play, di quella che possiamo chiamare “gratuità calcistica”...

    “Sì. E' meglio perdere rispettando le regole che vincere violando le regole”.

    La Nazionale che le è più piaciuta: quella di Lippi nel 2006 o quella di Bearzot del 1982?

    “Per la mia generazione, quella dell'82: grande vittoria!”

    Rimpiange un po' l'Università di Urbino, dove lei nell'anno accademico 1984-85 ha insegnato Filosofia Politica?

    “Ho passato anni molto belli a Urbino.
    E' un'esperienza di Università viva.
    Eravamo con un gruppo di studenti molto affiatato e avevamo insieme un'esperienza di lavoro universitario ma anche un'esperienza di profonda amicizia umana e di fede cristiana.
    E di testimonianza nella vita della città”.

    Immaginiamola, come allora, nuovamente in cattedra: ad un ragazzo di 20 anni che sta attraversando una crisi politica e a uno invece una crisi etica, religiosa, cosa suggerirebbe? Di leggere San Tommaso d'Aquino – suo pezzo forte, onorevole – per la seconda ipotesi?

    Rocco Buttiglione, prima di rispondere, sorride in maniera sincera e fragorosa. Poi, risponde:

    “A uno che attraversasse una crisi etica, gli direi cerca degli amici.
    Cerca degli amici che vivano la fede, e vivi la fede insieme con loro.
    Perché nelle difficoltà ciò che aiuta è una presenza.
    E, a uno che avesse una crisi politica, gli direi vieni con me!”

    <>Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 24 aprile 2009>
    seguiranno foto...

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