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Archivio: INTERVISTE VIP

5/9/09
INCONTRI RAVVICINATI: MONS. CLAUDIO STAGNI

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><>IMPORTANTE CHE IL GIOCO NON...STAGNI>>
Sua Eccellenza, monsignor Claudio Stagni, classe 1939, emiliano, è il vescovo di Faenza e Modigliana, una diocesi che parte da Argenta – nel Ferrarese – e si estende fino a Marradi, paese della provincia di Firenze abbarbicato sull'Appennino tosco-romagnolo.

Una diocesi che comprende circa centoventimila anime, che monsignor Stagni presiede dopo aver lasciato l'Arcivescovado di Bologna, di cui è stato vescovo ausiliario.

Monsignor Stagni, ha mai giocato a calcio da ragazzo?

“Be, noi in seminario giocavamo perché la ricreazione era necessaria, ma, io, quando c'era la squadra da giocare contro le altre camerate io non c'ero perché ero una schiappa. Però, un calcio al pallone l'ho dato anch'io, insomma”.

Che ruolo ha ricoperto in quel poco che ha giocato a calcio?

“Giocavo terzino, perché così facevo meno guai”.

Destro sinistro, Sua Eccellenza?

“Penso destro, perché io sono destro, ma, non penso di poter vantare nella mia storia un ruolo di terzino destro, per cui la storia del pallone non ne soffre certamente”.

In che ruolo ha giocato finora nella sua vita, parlando di metafora calcistica?

“Be, una metafora calcistica è un po' presuntuosa perché ritiene di poter incapsulare in questo schema tutta la realtà della vita, mentre è un po' viceversa, è la vita che prende dentro la parabola dello sport, dell'impegno, quindi, del gioco di squadra, come dice San Paolo, di giocare in modo di arrivare per primi, perché nella vita è questo un po' il senso. Quindi, io faccio fatica a vedere nella metafora del calcio quello che io ho fatto finora perché ho fatto quello che mi hanno chiesto, mentre nel calcio ci sono dei ruoli precostititi e il gioco di squadra comporta proprio il rispetto dei propri ruoli, che vengono assegnati per il bene di tutti e per il successo della squadra. Ecco. Quindi, nell'ultimo compito che mi riguarda e che è quello del vescovo, dovrei dire che sono piuttosto l'arbitro che uno dei giocatori. Quindi, in questo gioco della vita adesso mi spetta quel compito lì”.

Se lei fosse un Commissario Tecnico della Nazionale degli ultimi pontefici, dove schiererebbe i papi del Novecento?

“Sono ruoli molteplici, a mio avviso, perché, per esempio, il papa è chiaro che de ve stare in porta per parare i vari tiri, i rigori, i calci d'angolo, che si moltiplicano. Però, deve andare anche all'attacco, come, del resto, anche il nostro papa sta facendo, scoprendo sempre argomenti nuovi, motivazioni nuove, per sostenere sempre la presenza e l'impegno della Chiesa nel mondo. Quindi, è chiaro che non si può giocare sempre e soltanto in difesa, come a volte si rischia purtroppo di mettere la Chiesa. La quale, di per sé, non ci vuole stare solo in difesa, perché ho l'impressione che sia tra le poche realtà che oggi ha un gioco d'attacco, organizzato, pensato, e non a volte come fa la Nazionale italiana quando le sta prendendo e allora si butta alla rinfusa, peggiorando la situazione. La Chiesa cerca di andare avanti con un progetto, un metodo, un obbiettivo, un certo ordine”.

Più attaccante finora Ratzinger o Giovanni Paolo II?

“Apparentemente, sembrava più attaccante Vojtjla perché aveva un suo modo di fare pubblico, visibile, comprensibile anche nei gesti che compiva, gesti eclatanti che impressionavano. Ha fatto un lavoro di immersione nella realtà di questo mondo. Ma, anche papa Ratzinger, anche se in un modo più intellettuale, se vogliamo, però, anche lui ha avuto delle avanches importanti, che lasceranno, lasciano un lavoro e un seguito ancora lungo perché è appena all'inizio. Questo volersi mettere, per esempio, anche davanti al mondo musulmano con il recupero dell'uso della ragione, che diventa, in questo terreno comune, sul quale ci si può intendere”.

Papa Roncalli e papa Montini, dove li mettiamo?

“Papa Giovanni XIII effettivamente ha scombinato gli schemi, con l'idea del Concilio ha trasformato un po' il gioco della Chiesa sia per quanto riguarda il suo interno, come pure il rapporto con il mondo. Paolo VI, che è il “papa del Concilio”, nel senso che lo ha svolto, l'ha seguito, lo ha concluso, ha incominciato l'applicazione con il primo “terremoto” che nella Chiesa si è operato proprio a suo tempo, e che poi parallelamente c'era anche quello del mondo – pensiamo all'epoca del terrorismo che lui ha visto, l'omicidio di Aldo Moro e quant'altro – quindi, ha avuto l'avventura di affrontare una situazione estremamente nuova, violenta, e con tutta la fatica che lui faceva per la propensione alla riflessione, al pensarci due volte prima di decidere, però, direi che è riuscito ugualmente a fare delle azioni che hanno portato la Chiesa non solo a difendersi, ma anche ad andare oltre la situazione di aggressione che stava vivendo. Quindi, tutto sommato, mi sembra che, alla distanza, ne stia venendo fuori bene questo papa per la sua forza, il suo coraggio, e con tutta la sua mitezza che ha dimostrato durante il suo pontificato”.

E, a Roncalli che ruolo affidiamo, monsignore?

“Papa Roncalli dicevo che ha scombinato gli schemi; se c'era una Chiesa che andava avanti con la formazione classica, lui ha avuto un colpo di fantasia, opera dello Spirito Santo. Lui stesso lo sentiva e lo ha detto e, quindi, ha avuto questo compito così, insomma”.

Non ha, Sua Eccellenza, anche una “fede calcistica”?

“Ma, sì, “Bologna è una fede” si scriveva sui manifesti quando anni addietro giocava con un po' di dignità. Bah, anche qui vedo che sono tanti che sostengono il Bologna, poi, i romagnoli sono juventini, in gran parte. Ma, sostenere una squadra è quasi istintivo, però, io non lo ho mai seguita da sapere i nomi di tutti i componenti, i gol che hanno fatto, le partite che hanno perso e che hanno vinto, ecc... Però, certo, io dico così: quando il Bologna vince sono contento, quando il Bologna perde mi dispiace. C'è il postino che tiene per il Bologna, e, quando il lunedì porta la posta, già dalla sua faccia vedo cosa è successo. Quando ha perso, scuote la testa e non dice niente; quando ha vinto, dice “ha visto ieri il Bologna cosa ha fatto?””.

C'è qualche giocatore della Nazionale di oggi o di ieri che l'ha impressionata? Giacomo Bulgarelli, Helmut Haller, Romano Fogli, Ezio Pascutti? Buttiamo lì dei nomi del Bologna di Fuffo Bernardini, quello “che il mondo faceva tremar, e che un calcio così non si vedeva nemmeno in paradiso”, per aiutare il nostro interlocutore nel suo personale dribbling con il passato, soprattutto, di marca rosso e blu.

“Faccio fatica: di nomi ne conosco, ne ricordo, ma ci sono anche adesso dei giocatori: quando si vedono giocare, si capisce che sono dei signori. Per esempio, un Pirlo, lo stesso Del Piero, si vede che sono giocatori che culturalmente sono formati, quindi, si vede volentieri il loro gioco, perché, oltre che essere tecnicamente valido, è anche intelligente. Eppoi, sono anche rispettosi dei loro avversari. A suo tempo, sì ricordo Pascutti. Sì, c'è n'è uno che poi è andato a fare l'allenatore a Parma. Adesso...Ma, spetti un momentino che ha suonato il postino e gli vado ad aprire. Provo a chiedere se si ricorda lui quel nome che sto dimenticando”.

E, come la Provvidenza, il postino appare sulla porta dell'episcopio faentino in aiuto del prelato e al volo suggerisce Marino Perani.
Monsignor Stagni sembra quasi sollevato da un “peso mnemonico”.

Poi, dopo aver firmato e ricevuto la posta, la nostra conversazione riprende.

Cos'è, Eccellenza, che la commuove di più?

“Quello che mi commuove è vedere la gente che si spende gratuitamente per il bene, se vogliamo anche in famiglia, ma soprattutto anche al di fuori dei rapporti familiari. Per esempio, non so, famiglie che si aprono all'accoglienza di bambini che non sono neanche i suoi, abbandonati perché magari un handicap. Quelle sono le cose che fan vedere come l'uomo e la donna sono grandi, mostrino delle qualità che anche umanamente sono inspiegabili. Si spiegano soltanto come un dono di Dio: questa capacità di amare, di voler bene e di accogliere, senza alcun interesse; anzi, scombinando la propria vita, per affrontare qualsiasi situazione. Davvero, queste sono situazioni che sconvolgono, fanno capire che l'uomo non può essere soltanto quella realtà che pensa a se stesso, ma, se è capace di amare, significa che è di un'altra pasta”.

Come s'immagina l'Aldilà?

“Dunque, come saremo? – dice San Giovanni – non è stato ancora rivelato; quindi, non dobbiamo pensare di immaginare com'è perché noi usiamo le nostre categorie, e, quindi, sarebbe sempre e comunque un mondo umano, materiale, proiettato all'infinito, ma sempre di questa natura. Che ci sia è l'importante, cioè sapere che c'è. Il come sarà lo vedremo, perché dice San Giovanni saremo visti, lo vedremo così come Egli è, il Signore. Importante è che ci sia; il come?: aspettiamo che nella Fede”.

La cosa che le fa più rabbia? E' l'orgoglio il più grande peccato mortale per il cristiano?

“E' l'orgoglio, ed è vedere i giovani che perdono il tempo e sciupano la loro vita quando potrebbero spenderla in modo splendido”.

Il cardinal Carlo Maria Martini, alcuni anni fa, prima di ritirarsi, ha detto che i nostri giovani non hanno fiducia verso il futuro, tant'è che non vogliono aver figli...: ”Chi non vuole avere figli, non pianta un ulivo”...

“Sì, questa è la conseguenza di una realtà, di un modo di veder le cose che noi adulti abbiamo presentato in modo sbagliato. E loro ne sono le vittime, poveretti! D'altra parte, speriamo che abbiano la forza di un recupero e di un salto di qualità. Che permetta a loro di riprendere la bellezza di vivere una vita che merita di essere vissuta”.

Quand'è che si è commosso l'ultima volta il vescovo di Faenza e Modigliana, monsignor Claudio Stagni?

“Io mi commuovo facilmente, mi commuovo, per esempio, ad ascoltare un canto che in chiesa, in modo particolare, mi fa sentire attraverso la musica questa impalpabile superiorità dello Spirito, per cui, al di là dei gesti e delle parole, si capisce che c'è qualche cosa di bello e di grande, per cui vale la pena vivere. Di spirituale, di amicizia, di capacità di fare del bene, di sentirsi amati da Dio. Questa è una cosa che mi fa commuovere”.

<>Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it 10 agosto 2009>
seguiranno foto...

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