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1/3/19
TREGNAGO E I 90 RIN-TOCCHI DI TONI PERLATO

Tutta la Tregnago calcistica che conta, quella di oggi e di ieri, si è stretta in un caloroso abbraccio al ristorante “Da Michelin” per festeggiare i 90 anni (compiuti per l’esattezza il 26 febbraio) di Antonio “Toni” Perlato. E’ stata la serata dove i ricordi l’hanno fatta da padrone perché il “presidentissimo” giallo e blu rappresenta nella sua grande persona la nascita, lo sviluppo, l’apice del “fubal” tregnaghese fino ai nostri giorni.

C’erano tutti i rappresentanti delle massime autorità federali – dal vice-presidente del C.R.V.-L.N.D., il ceretano Mario Furlan, al presidente della Delegazione Figc di Verona, il vigasiano Claudio Prando, ex vigile che ha trascorso alcuni anni della professione proprio lassù, proprio mentre allenava -, da don Nicola al primo cittadino Simone Santellani (“Toni è l’A.C. Tregnago, quando pensiamo alla nostra società, compare subito l’icona di Perlato”), ai dirigenti, ai calciatori della Prima squadra (girone ”B” di Prima categoria) alla Juniores Regionale.
 
Ancora lucidissimo, nonostante la pedina Perlato ha fatto tombola con i suoi 90 genetliaci, tuttavia, per non farsi marcare stretto dalla comprensibile emozione, “El Toni” ha letto, appuntato su un foglietto, quello che in tantissimi anni di storia ha tracciato le linee cartesiane del suo porsi nel mondo-calcio, prima come fondatore e presidente in prima persona, poi, nello scorrere degli anni, come il più alto suggeritore dei valori che hanno innervato la società, magari affidata ad altri da lui sempre scelti e monitorati (da ultimo, Gabriele Rizzin, invocato questa estate a riprendere le redini del sodalizio alto-valligiano).

“Il vero amore per il calcio” ha commentato il sindaco Simone Santellani  “lo si vede nelle annate difficili e Toni è riuscito a solcare, con la sua passione e la sua grande passione, i mari più perigliosi. L’A.C. Tregnago, per lui, non ha mai significato sponsor, stadi pieni, applausi, ma lotta, sacrificio, dedizione assoluta alla causa”.

“Monsignor Piangerelli”, ovvero Antonio Perlato, uno dei pochi al mondo cui è stato intitolato uno stadio da vivo, è stato una sorta di diplomatico, di “Richelieu del calcio”, capace di annodare nuovi rapporti, di consolidare quelli già preesistenti, di tessere con oculatezza le pubbliche relazioni, al punto che nel 1975 l’allora presidente della Figc, il dottor Artemio Franchi, gli ha appuntato sul petto il massimo riconoscimento, la stella d’oro del Coni: “Quella volta” ricorda con un filo di commozione Perlato, al termine del cenacolo calcistico “non voleva più lasciarmi la mano, stringendomela così forte che quasi mi fece male. Io risposi al futuro Presidente della Continentale Coppa dei Campioni e vice-presidente della mondiale Fifa, che per me non era stato quel riconoscimento un punto d’arrivo, ma quello di partenza, perché, vista la mia passione sviscerata verso il calcio giallo e blu, il feeling con il gioco più bello del mondo mi avrebbe accompagnato per tutta l’esistenza”.

“Non posso” tornando alla serata di stanotte “considerarmi altro che fortunato e ringraziare il Signore per essere arrivato fino ai 90 anni e godere di questo abbraccio immenso. Che aspettavo da qualche settimana, vissuta insonne assieme alla mia “Moreta”, mia moglie Maria. Un grazie a chi ha collaborato con me, ai giocatori e ai dirigenti che hanno portato in alto il nome di Tregnago e il prestigio della nostra comunità”.

In un altro fuori onda, quando oramai la moltitudine degli astanti aveva lasciato il ritrovo, il “gran patriarca” tregnaghese, rivolgendosi al giovane (1996) capitano giallo e blu, lo caricava con quel suo “Guarda che domenica prossima – domani pomeriggio, ndr – devi scuotere le reti dell’avversario, eh!”. Perlato ha rappresentato il caro, vecchio Tregnago nelle poche ombre e nelle sue tante luci (l'apoteosi, quel maggio 1988, al "Renzo Tizian", nella gara spareggio tra prime classificate vinto proprio dal Tregnago, mattatore Nicola Guglielmoni, rete che catapultò i giallo e blu dalla Promozione in Interregionale), la cui storia si divide tra quella inscenata nel vecchio campo, quello che costeggiava con l’ospedale, il "Comunale" dai pali quadrati fatti di legno, e l’A.C. Tregnago più recente e dei nostri giorni, più raffinato nell’impiantistica, e che è stato a lui intitolato all'inizio circa del nuovo millennio.
 
L’artista Adriano Cassini, pittore di Cellore di Illasi, ha dipinto per lui un quadro, con il Toni, raffigurato in basso a destra, che sembra sorreggere il campo e i tantissimi atleti che hanno indossato la casacca giallo e blu. “E’ nel cuore non solo di tutti i tregnaghesi” ha detto Rizzin “ma, di tutti quelli, anche non veronesi, che amano il dilettantismo puro, quello fatto di grandi valori, di attaccamento alla bandiera. E’ una persona davvero straordinaria, capace di calamitare collaboratori, di attirare col suo flusso magnetico-calcistico anche chi non la pensa come lui. Un amore viscerale e al tempo stesso contagioso!”
 
“Ha fatto del calcio” ha chiosato Claudio Prando “la priorità della sua esistenza, ponendolo davanti a tutto. E’, quindi, un emblema, un esempio da seguire, da imitare”. Oltre alla torta preparata apposta per le 90 primavere del “Gran patriarca”, ricco è stato il menù di pietanze servite durante l’indimenticabile quanto raro “cenacolo calcistico”: bocconcini assortiti con speck, mortadella e gnocco fritto come antipasti, poi, un tris di primo, a base di saccottini con radicchio rosso e brie, risotto all’Amarone, orecchiette con tastasal, ricotta affumicata e rucola. Filettini di maiale all’aceto balsamico, straccetti di manzo spadellati con funghi di bosco, contorni assortiti di stagione. Il tutto, innaffiato da Soave classico, Rosè frizzante dei colli vicentini, Valpolicella Superiore, e tocco finale per il dessert della casa, con Prosecco Torre dei Vescovi e Santero Moscato.

Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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