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20/3/19
NUOVAMENTE ABBATTUTO IL “PONTE”, ISOLA IN PARADISO!

I BIANCAZZURRI SONO PRATICAMENTE GIA’ IN PROMOZIONE!

Colpa, forse, di quella luna piena, mai così vicina alla terra in questa notte che schiude le porte all’inizio della primavera ed all’arrivo della bella stagione, ma “Pollicino” Isola 1966 atterra il Gigante Bassano. Già, una cittadina di 44 mila abitanti, uno stadio, il “Mercante”, che per anni è stato in serie C e che più volte ha sfiorato la serie B (l’ultima volta cedendo al Campobasso), s’inchina al passaggio di un club dieci volte più piccolo; cresciuto a pane e salame in riva a un Piganzo che mormora che in campo – ed è questo il bello del calcio e del pallone che è sempre rotondo, sotto ogni cielo e sopra ogni parallelo terrestre – non ci vanno i soldi, ma chi è disposto a gettare il cuore, l’anima, il sudore, le leve, i bicipiti femorali oltre l’ostacolo.
 
Il “Mercante” di Bassano, stadio che può contenere 5 mila spettatori e dotato di un velodromo, che, solo a vederlo, ti fa venire in mente le epiche sfide tra il più popu

    a Ginettaccio Bartali e il più nobile Fausto Coppi, porta – alla pari di questa luna, incinta, chiarissima, grande come una luminosa sfera, come una luminaria che nelle feste sale alta, alta nel cielo, come una mongolfiera, per poi farsi ingollare dall’infinito inchiostro dell’immensità dei super cieli – fortuna, meglio, porta bene, a un’altra veronese: dopo l’impresa della vigilia della Befana, in cui il Caldiero conquistò la Coppa Italia Veneta di Eccellenza, ebbene, la favola si è ripetuta a favore dei “biancazzurri del Piganzo” di mister Andrea Corrent (suo stretto collaboratore Michele Colognese; perfetta la disposizione tattica ritagliata ai propri ragazzi!) e del presidente Franco Brunelli, detto “il traghettatore isolarizzano” (è stato lui come diesse a portare il club dalla 2^ alla 1^ categoria ed oggi, in veste di massimo dirigente, a raccogliere la staffetta, trascinandolo verso il Nadir della sua storia: la Promozione oramai matematica).
     
    E’ una serata, quella “del ponte” di Bassano, carico di storia e grondante di benessere alto-vicentino, più tiepida di quella vissuta – in Mestre-Caldiero – il 5 gennaio 2019: per forza, il vento di Favonio, tanto caro a Zuanin Brera, il padre del giornalismo sportivo italiano, ha schiuso le porte alla costellazione dell’ariete, congedando quella dei pesci: già, di doppio, questa notte, c’era solo la doppia sconfitta che la corazzata giallo-rossa del ponte guidata dal “tenente di vascello” Checco Maino (orfano della punta Devid Savio, micro frattura all’omero) ha patito – proprio per mano; e per piè dell’Isola 1966 – nell’arco di due gare: quella già ipotecata all’andata, dopo il 2 a 1 maturato ad Oppeano, e quella sublimata stanotte dopo lo 0 a 1 del retourn match.
     
    Colpa, forse, della Super luna se i “biancazzurri del Piganzo” si sono trasformati, come toccati da una prodigiosa bacchetta magica impugnata da una fatina, da “pollicini” cresciuti a pane e salame a bonari orchi, a lupi mannari, a insidiosi roditori di un ponte che li sovrastava come nomea, come pedigree semi-professionistico dei suoi atleti, come prestigio di una delle città-players economiche (assieme a Schio, Thiene, Valdagno), una delle vie della Seta di una Vicenza laboriosa ed opulenta più di quella che noi “cugini” scaligeri riteniamo. Peggio: da “bestie nere” dei più nobili, dei più titolati “giallo-rossi”, per ben 17 volte vittoriosi in altrettanti incontri giocati fino all’altro ieri nel loro augusto, regale, prestigioso, glorioso “Mercante”.

    Un brivido, tipico di chi, dando uno sguardo giù dal ponte…(di Bassano), soffre le vertigini, lo procura proprio il Bassano 1903 al 26’, quando un traversone del n.3, il 1996 Ilir Frangu, viene girato, viene indirizzato, allungato minacciosamente di testa dal centravanti Nicolò Garbuio (1992) contro la traversa. E, il legno, balla, balla, come una ballerina di Lucio Dalla, in maniera quasi irriverente verso chi ha praticamente già vinto il proprio campionato, pensando poi di fare di un sol boccone il Davide isolarizzano. E, invece, no, niente di tutto questo: “Il cigno di Oppeano”, Luca Andriani, la mancata promessa empolese, l’odontoiatra Michel “Platini” Visentini, si sacrificano, si immolano sull’altare di un gioco meno spregiudicato, meno offensivo, meno solipsista, meno egoista, per andare a comporre la fisarmonica, per non erigersi a voci fuori dal coro, o primi violini de La Scala di Milano o del Regio di Parma, per accompagnare tutto lo spartito, anche quello difensivo di mister Andrea Corrent.
     
    E’ la notte di “Bobo” Nicolò Saggioro, classe ’93, ex Berretti del Mantova: grinta, corsa, determinazione fanno di lui un perno insostituibile del centrattacco: gli è mancato solo il gol, negatogli dal bravissimo estremo giallo-rosso Christian Scaranto (1997), il quale si è allungato come fa un millepiedi in caso di pericolo, deviandogli in corner il proietto destinato al sicuro raddoppio del contropiede sferrato al 90mo. Sotto il cielo stellato, davanti ai rumorosi Allievi dell’Isola 1966, instancabili con i loro cori – anche affettuosamente rivolti al ragazzino Giovanni bassanese affetto da cancro – brilla l’astro del Maghreb Afyf El Alami, 22 dicembre 1996: “il cormorano marocchino” gioca, corre, soffre con una caviglia in mezzo disordine – curata prodigiosamente il giorno prima dal massaggiatore Beppe Pimazzoni – e disegna come un compasso la linea cartesiana del colpaccio: lancio verticale, a sorpresa, e ad indirizzo di “Icardi” Matteo Badia (30 dicembre 1999; segnatevelo, addetti ai lavori, sul vostro taccuino: sarà il ragazzo del mercato d’estate!).
     
    Il centravanti isolarizzano – che fino a un mese fa si alzava con le stelle ancora luccicanti in cielo per dare una mano ai genitori, di professione ambulanti – arriva a un passo dalla gloria e dell’eternità, ma gli rovina addosso, come un ponte…, l’estremo Scaranto: per la signorina Anna Frazza di Schio (ma, perché un direttore di gara alto-vicentino in un match di tale importanza, di una Sezione Aia vicina a quella di Bassano? E, perché neanche stavolta si sono visti i due assistenti di linea; premio e vetrina per i futuri fischietti della nostra regione?) è rigore assoluto. Punta l’indice verso il dischetto e la tribuna ospiti scoppia di gioia, andando in sollucchero quando il “cormorano maghrebino” manda la sfera da una parte, quella opposta al tuffo del suo dirimpettaio bassanese. E’ il 12mo della ripresa: un solo, venialissimo, rammarico: si è segnato troppo presto, c’è ancora tanto tempo da soffrire; ma, è la notte dei “lupi mannari isolarizzani”, che come i loro nonni del 1915-18 lottano col coltello tra i denti, pur di portare a casa l’impresa che mai il loro club ha vissuto in tanti anni di storia, di sacrifici, di sudore, di scosse adrenaliniche.
     
    In tanti anni di quasi anonimato dilettantistico, chiusi dallo strapotere esercitato dal Legnago Salus, dall’opulenza ceretana e dal riemergere in superfice del calcio bovolonese. In anni di Isolaporcarizza – denominazione storica di Isola Rizza – si è prima badato ad avere ragione della terra, a combatterla per piegarla ai proprio fruttuosi desideri, poi, è arrivato il boom del mobile, in questi ultimi anni andato a scemare, con l’emorragico esodo di numerosi suoi abitanti anche verso la vicina Oppeano. Sì, proprio là, dove la Penelope Isola 1966 ha iniziato a tessere la sua meravigliosa tela: un plaid, cui manca solo il colore del trionfo regionale – bisognerà fare i conti - in campo neutro e a circa metà strada - con i terribili “pescatori del Delta” dello Scardovari del Polesine Adriatico -; quello che più del matematico balzo in Promozione (con i polesani già vincitori del proprio girone, i “biancazzurri del Piganzo” sono al primo posto nella graduatoria dei ripescaggi!).
     
    La notte? Troppo piccola per il “Davide isolarizzano”: iniziato a base di pane e salame amorevolmente affettato davanti al pullman da alcune mamme dei loro prodigiosi Ulisse dopo i benèfici vapori acquei della doccia, e terminato nel centralissimo “Bar Roma”, quello gestito da Sebastiano Gozzi, generoso nell’offrire una borsa di Champagne, reserve Billecart-Salomon. Tutto bollicine, quella boccia di champagne, come quest’Isola dei beati… e di prodi “Guerrieri del Piganzo” : che hanno fermato – i più coraggiosi – le lancette fino alle 3 del mattino, di un nuovo giorno e di una nuova epoca che è sorta per quel club in riva al Piganzo proprio dalla placenta di una Super Luna stregante ed ammaliante come mai si era vista in quel mantello scuro, color nero seppia.

    LE PAGELLE DELL'ISOLA "DEI FAMOSI":
    NEGRI ANDREA: l’estremo spinimbecchese, abituato a tuffarsi nei suoi campi di mais, a cercare di intercettare i palloni come le lepri che affollano l’Arzaron, stanotte ha, fortuna sua e merito dei compagni della retroguardia, poco allungato i femori e proteso gli omeri ad artigliare insidiosi proietti. Ma, ha saputo perdere il tempo necessario per far rifiatare la squadra, accompagnando con sguardi e finti tuffi la palla che si è persa nel velodromo. VOTO: 7,5.
    CERCHIER ANDREA: sempre impeccabile in cabina di regìa difensiva “il capitano” cadeglioppino, dimagritissimo negli ultimi mesi, ma senza perdere energie preziose, dannose al suo ottimo rendimento. Un giallo, che per fortuna non precluderà la sua presenza-assenza nella finalissima contro lo Scardovari. VOTO: 7.5.
    PERONI LUCA: il “Braccio di ferro”, il “Popeye isolarizzano”, tutto torace, bicipiti oliati e muscoli, ha digrignato i denti alle punte avversarie, mordendo i loro calcagni. VOTO: 7/8.
    GUSELLA RICCARDO: Molto più preciso, molto più sicuro il “Bred Pit bovolonese”, in questo retourn match: non si è scomposto nemmeno il cerchietto raccogli-capelli nei momenti più delicati della precisa e cadenzata marcatura. VOTO: 8+.
    VICENTINI ALEX: “Nembo Kid”, alla fine (mezz’ora circa del primo round), e, grazie a Dio, non tanto dispiaciuto, ha ceduto, cadendo alla maniera dei grandi, e cioè in piedi, invocando lui stesso il cambio: da mesi vive con una fastidiosa noia muscolare, ma, colpa forse anche della grande emozione del momento, e, vittima del suo perfezionismo derivatogli da tante battaglie sostenute, ha dovuto cedere la staffetta a Federico Chiavegato. VOTO: 6/7.
    PARRELLA LEANDRO: il centrale partenopeo ha giocato una partita quasi perfetta: VOTO: 8.
    VISENTINI MICHEL: il “re di Coppa Veneto di 1^ categoria” ha sacrificato il proprio talento, il proprio gran acume tattico a favore della squadra: il faro l’ha acceso per ripiegare in aiuto del pacchetto centrale e difensivo: VOTO: 6/7.
    SAGGIORO NICOLO’: una gara maiuscola, fatta di corsa, tempismo, gamba, l’herreriano “taça la bala”, mordi l’avversario senza mai fuggire. Peccato per il gol, giusto corollario a un atleta, ex Berretti del Mantova, che potrà rivelarsi ancora tanto utile alla causa isolarizzana. VOTO: 9.
    BADIA MATTEO: in una squadra, che prima cosa non deve prenderle, ebbè, è rimasto là davanti come un predicatore solitario in mezzo al Sahara. Appena ha ricevuto palloni – vedi l’occasione del rigore procurato da lui stesso – si è dimostrato importantissimo, decisivissimo. VOTO: 8.
    AFYF EL ALAMI: il molto tecnico “cormorano maghrebino” ha estratto dallo scarpino il compasso, disegnando con quel suo taglio verticale in profondità l’occasione, la direttrice, la linea cartesiana del penalty, riprovandoci anche mezz’ora più tardi. Sapendo in che precarie condizioni ha stretto i denti, questa volta si è letteralmente superato. Ha accarezzato la palla, come fa un esperto giocatore di biliardo, mettendoci precisione e tatto, così come fa quando durante la settimana alleva, educa all’abbiccì calcistico le piccole leve del 2011 dell’Albaronco. VOTO: 10.
    ANDRIANI LUCA: per l’elegante “Cigno di Oppeano” vale un po’ il giudizio tranciato per il compagno di reparto Michele “Platini” Visentini: si è sacrificato, facendo …okkupazione a centrocampo, presidiando il centrocampo, privandosi dei suoi tocchi illuminanti, delle sue serpentine, delle sue torsioni di busto smarcanti e prontamente illuminanti per i compagni. Sta studiando con molto profitto l’inglese: che voglia sbarcare nei Cosmos statunitensi, alla pari, all’epoca, del grande Edson Arantes do Nascimento, al secolo Pelè? VOTO: 6/7.
    CHIAVEGATO PAOLO: la “radiolina bovolonese”, ammirato da mamma (ex portiere dell’Hellas Verona femminile) e dal molto composto in tribuna papà, non ha fatto assolutamente rimpiangere chi è stato chiamato a sostituire, ossia “Nembo Kid” Alex Vicentini. Che, lealmente, ha riconosciuto nel “Chiave” la sua migliore alternativa. Corsa zampillante come la sua simpatica parlantina, partite vissute in anticamera, ma sempre ok quando è stato chiamato in causa da mister Andrea Corrent. Che è stato premiato nell’averlo lanciato in mischia al 32mo del primo tempo. Il giallo non gli ha macchiato la casacca né la bella e lusinghiera prestazione. VOTO: 8+.
    LUNARDI ALBERTO: per il “Facchetti di Roverchiaretta” finalmente spiccioli di gloria e grande determinazione di volersi conquistare palla, pagnotta e maglia di titolare. VOTO: 6,5.
    FANINI DAVIDE: è una prossima promessa del nostro calcio, il centrocampista molto tecnico di San Pietro di Morubio, classe 2001 (gulp!): il ragazzino dalla chioma color camomilla ha dalla sua il tocco fatato, il pedigree o curriculum vitae (è cresciuto nel LegnagoSalus), ha tanta umiltà da vendere e da conservare, sa stringere il morso dei tempi noiosi dell’attesa, e frenare l’impeto di volere, alla pari di tutti i suoi coetanei, spaccare e cambiare il mondo. VOTO: 6.5.
    GRANETTO MATTEO: un razzo, una freccia quando si fionda in percussioni, in progressioni nei corridoi della fascia. Intelligentemente è stato lanciato da mister Corrent per chiudere con un contropiede vincente la gara, ma, di fronte c’erano anche i molto attrezzati avversari giallo-rossi. VOTO. 7.
    MISTER ANDREA CORRENT: parla poco, stoffa dei futuri grandi coach, sa motivare i propri ragazzi, in più sa disporli tatticamente a pennello. E, ha una rara vis, una rara virtù del nostro calcio, che il grande Trap e Marcello Lippi continuano a lamentarne la assenza desertica: sa leggere la gara, interpretare a neraviglia il suo sviluppo, prevenire le sue dinamiche. VOTO: 10 e lode.
     
    Non impiegati: Pietro Rigo da Villabartolomea, secondo portiere, classe 1997 (futuro medico), il “silenziosissimo”, il compostissimo, il volitivo Omar “Sivori” Soardo (1996), il giovanissimo (2002, gulp!) Michele Malagnini, bomber di cui sentiremo parlare, figlio del molto longevo bomber dei dilettanti, Gianmatteo, mister degli Allievi, da lui radunati per tifare con bandiere e coriandoli la Prima squadra. Chiamasi “spirito di gruppo”, “coesione di corpo”, tipo lagunari veneziani, fantamarò, dicci niente? E, Massimo Mantovani, navigato “puntero” oppeanese, carattere docile e meraviglioso, pazienza da frate certosino, fortissima punta territoriale (alla pari di Emanuele Bagata della zona Garda-Baldo), rientrato all’ovile isolarizzano, dove ha costruito la sua fama di bomber, ma che finora con dei doberman, dei pointer inglesi, dei levrieri in campo, ha trovato poco spazio. Magari, e chi conosce il destino racchiuso nelle stelle, potrebbe essere lui l’astro decisivo, il terminale ultimo della finalissima di Trofeo Veneto!

    FORMAZIONE F.C. BASSANO 1903:
    Scaranto Christian (97), Scotton Alberto (97), Frangu Ilir (96), Xamin Davide (96), Gaborin Alessandro (2000), Bonaguro Marco (91), Bertollo Marco (99), Scanagatta Alessio (97), Garbuio Nicolo' (92), Frachesen Marco (94), Battistella Mattia (93). A disposizione di mister Francesco Maino: n.12 Pozzan Davide (94), 13 Bebetti Manuel, 14 Baldissera Davide (96), 15 Ceccato Nicholas (99), 16 Torresan Filippo (97), 17 Maistrello Giacomo (97), 18 Cosma Nicolò (92), 19 Ovoyo Salomon (99), 20 Comarìn Riccardo (98).

    Andrea Nocini per www.pianeta-calcio.it

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